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la campagna elettorale pollista in friuli.
Il solito trionfo pollista del dilettantismo a tutti i livelli. Pensano che rimbambendo la gente di propaganda questa poi li voti.
Se non siete capaci di lavorare, A CASA.
Corriere, 12.6.03
AZZURRI / Scajola e Tondo uniti dopo i contrasti: errori sui candidati
«Che danno quel teorema dei 20 punti avanti»
L’ex ministro: la scelta dei nomi non può essere l’effetto di una contrattazione tra i partiti. L’ex «governatore»: in Friuli la gente si è sentita colonizzata
ROMA - «Tra l’altro - ammette il friulano Renzo Tondo - ci ha fregato il teorema dei "venti punti avanti"». In che cosa consista il subdolo teorema che avrebbe trascinato la Cdl nel baratro della sconfitta lo vedremo tra un attimo. Prima, vale la pena di segnalare una novità: pur avendo avuto, in questi mesi, opinioni divergenti su quasi tutto, oggi Renzo Tondo, ex presidente della Regione Friuli, e Claudio Scajola, coordinatore del partito, almeno su una cosa concordano. Riconosce l’ex ministro degli Interni: «L’individuazione dei candidati non può essere l’effetto di una contrattazione tra i partiti. Bisognava puntare sulle personalità vincenti, non trattare per far contento ora questo ora quell’alleato. Lo so, a parole eravamo tutti d’accordo, poi tra il dire e il fare, come si dice...». Il pensiero vola a Brescia. «Sceglieremo, di caso in caso, l’uomo o la donna che hanno maggiori possibilità di vittoria», assicurava mesi fa Ignazio La Russa. Sapeva già che An avrebbe imposto Viviana Beccalossi. Eppure, la più giovane deputata italiana, la bresciana Chiara Moroni, socialista nella Cdl e buona conoscitrice del territorio, aveva dato l’allarme per tempo: «Brescia non è matura per un candidato di An».
Quattro giorni dopo il voto, comunque, e sia pure a distanza, Scajola e Tondo si esprimono unitariamente: «L’Ulivo ha preso meno voti di noi, ma i suoi candidati sono andati meglio dei nostri» riconosce il ligure. Il triestino concorda: «Qui la gente s’è sentita colonizzata da una scelta che non era stata preparata localmente. Non ha apprezzato». Convergendo sulle conclusioni, Tondo aggiunge all’analisi una serie di considerazioni. Ed è qui che entra in ballo il teorema. Di che si tratta? Forza Italia, si sa, nutre una fiducia totale, quasi mistica, nelle analisi sfornate dai sondaggisti. Per mesi, dunque, si è fideisticamente creduto che i dati elettorali delle Politiche valessero anche per queste amministrative. Tesi: alle Politiche la Cdl aveva venti punti di vantaggio sugli avversari. Antitesi: tutti gli analisti sostengono che il migliore dei candidati non sposta più di cinque punti. Sintesi: male che vada da venti punti di vantaggio, scendiamo a quindici. Come s’è visto, il teorema era, per l’appunto, troppo teorico. Seconda considerazione. All’eccessiva fiducia nel dato delle Politiche, si sarebbe aggiunta un’allegra indifferenza per gli usi e costumi locali. Racconta Tondo: «Il friulano è uno che ama il basso profilo, il rispetto delle regole, un certo stile. Era abituato, per dire, ai cartelloni elettorali affissi con un certo ordine: sono arrivati questi e hanno incollato manifesti della Guerra dappertutto, con un disordine che non è piaciuto. Ci son famiglie che hanno ricevuto anche trenta telefonate dai call center attivati dalla candidata della Lega. E il sabato pomeriggio, quando da noi si è sempre considerata chiusa la campagna elettorale, c’erano ancora le auto che giravano per le strade bombardando dall’altoparlante con l’inno di Forza Italia». Campagna elettorale scomposta e troppo aggressiva, insomma: Tondo punta il dito contro Roberto Rosso, il piemontese calato nel Friuli, il «colonizzatore». Nei suoi confronti, e solo nei suoi, l’ex presidente del Friuli formula un giudizio senza appello: «Dovrebbero rinchiuderlo in un "Grande Fratello" speciale, insieme con Pasquale e Ottusangolo. Il suo è stato un intervento disastroso».
Maria Latella




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