CARTA D'EUROPA, ULTIME SCELTE
UNA NAVE SENZA TIMONE
Franco Cardini
Siamo davvero in alto mare. Se non fosse dozzinale, aggiungeremmo: siamo veramente alla frutta. Ricordate il divino Dante, «ahi serva Italia di dolore ostello/ nave senza timone...»: proprio così. Solo che ormai non è l'Italia ad essere senza timone, è l'intera Europa. Non sappiamo più che cosa siamo. Stiamo appena per nascere, come libera unione di popoli, di Stati, di nazioni, di genti: e non siamo capaci di autodefinirci, di riuscire a spiegare in modo semplice e ragionevole agli altri chi siamo, cosa siamo, da dove veniamo. Fondamenti poi, questi, per rispondere all'altra fatidica e quasi ridicola domanda: dove andiamo?
Ricorderemo tutti i grotteschi presupposti di questa faccenda. Il Preambolo della Costituzione europea. Ci siamo arenati e ci siamo immediatamente accapigliati sulla questione delle origini e delle radici cristiane. Molti fra noi - e non abbiamo certo vergogna nel sottolineare che questo giornale è stato fra essi - hanno eccepito che, in tema di radici della identità europea, non si poteva tacere l'apporto fondante e fondamentale del cristianesimo. L'Europa, al suo nascere, è stata cristianità. Il dato potrebbe anche non piacere, ma non si può storicamente discutere.
Trattandosi di fondare l'Europa, c'è però spazio per ragionare. Si può benissimo essere buoni cittadini europei, addirittura europeisti ferventi, e non essere autenticamente cristiani. Il signor Voltaire, il signor Kant, erano sì cristiani, ma solo fino a un certo punto eppure, noialtri europeisti cristiani sappiamo bene che senza di loro, senza il loro precedente, senza il loro apporto, l'identità europea sarebbe dimidiata. Noi, proprio perché cristiani, non potremmo mai accettare che dalla definizione costitutiva del nostro continente, che è anche la nostra patria, fossero espunti tutti quegli e lementi che richiamano alla cultura greca, romana, illuministica, insomma a tutte quelle culture che hanno cercato disperatamente, in un modo o nell'altro, di smarcarsi dall'eredità cristiana. Noi siamo fatti così. Sappiamo di essere figli non di un Dio minore, bensì di una tradizione culturale complessa che ha proceduto per innesti e sintesi successive, e sappiamo che questo è un titolo di forza e di onore, non di debolezza o demerito.
Invece, si è scelto la via più breve. E naturalmente quella più semplice, più semplicistica, più banale, forse anche più disonorante. Pur di non far menzione del cristianesimo, i nostri amici difensori inossidabili degli splendori della classicità e dei nitori del neoclassicismo, hanno volentieri buttato a mare anche la loro eredità. In questo modo, per allergia della croce, si è preferito azzerare qualunque altra tradizione.
Il Preambolo della nostra Costituzione nasce assolutamente vergine di qualunque riferimento: non è cristiano, non è greco, non è illuministico. Non è nulla. L'Europa è Eurolandia, l'Europa è organizzazione finanziaria ed economica nata per gestire l'utile e il dilettevole dei cittadini europei; essa non ha nome, non ha storia, non ha tradizione. Pur di negare il sigillo cristiano che indiscutibilmente la caratterizza, lorsignori hanno negato anche il resto. Peraltro, noi cristianucci lo sapevamo benissimo: cominci col negare Cristo, e il resto viene di conseguenza. Aveva ragione il grande Nietzsche: neghi il Cristo e negandolo finisci col negare i fondamenti dell'esistenza del mondo. Questo è ciò che i padri costituenti hanno fatto, svendendo la loro tradizione intera pur di non accettare che essa riposa saldamente sul nome cristiano. Abbiamo avviato l'Europa battezzandola nel Nulla.
(Avvenire, 12 giugno 2003)




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