1) appello di alcuni economisti italiani:
IL «SI» DEGLI ECONOMISTI ITALIANI
Uuniversità e centri di ricerca per l'estensione dei diritti
Il 15 e il 16 giugno votiamo SI - perché l'ampliamento delle norme di
protezione dei lavoratori non pregiudica l'occupazione, la crescita e la
competitività del sistema economico. Le norme a tutela dei lavoratori,
infatti, non provocano aumenti della disoccupazione, non impediscono la
crescita dimensionale delle imprese, non favoriscono lo sviluppo del
sommerso e possono anzi contribuire al suo ridimensionamento. Inoltre,
l'estensione delle tutele dei lavoratori e dei diritti sociali è condizione
essenziale per l'avvio di una nuova fase di sviluppo, fondata
sull'innovazione e sulla qualità, obiettivi inseparabili da quello di un
lavoro esercitato nella pienezza della sua dignità.
- perché la grande diffusione del lavoro atipico e del precariato non ha
prodotto effetti positivi sul piano economico e sociale, come dimostrano i
bassi tassi di crescita del Pil e della produttività di questi anni. Per
giunta, la flessibilità sul mercato del lavoro ha aumentato l'incertezza e
ha annullato il potere contrattuale dei nuovi assunti. La conseguenza è che
i lavoratori, in particolar modo quelli più giovani, si trovano costretti ad
accettare salari bassissimi e un progressivo deterioramento delle condizioni
di lavoro.
- perché il vero ostacolo che strangola le piccole imprese, oltre alle
politiche macroeconomiche restrittive, non sono affatto i vincoli ai
licenziamenti ma l'assenza di qualsiasi politica strutturale degna di questo
nome. Ciò di cui questo paese ha assoluto bisogno è una seria programmazione
industriale e territoriale, una politica che favorisca lo sviluppo del
credito e degli accessi alle risorse finanziarie, una politica che innalzi
finalmente la spesa per la ricerca e per la produzione di beni pubblici a
livelli europei. E' l'assenza di queste politiche, infatti, la causa reale
del declino industriale e della minor competitività dell'economia italiana,
non certo la presunta rigidità del lavoro o l'eccessivo costo del lavoro.
- perché il referendum per l'estensione dell'articolo 18 costituisce un
primo passo verso una credibile alternativa di politica economica agli
orientamenti che hanno dominato nell'ultimo ventennio, e che hanno provocato
stagnazione economica, incertezza sul futuro e inaccettabili disuguaglianze.
Un'alternativa che torni a coniugare sviluppo economico e diritti sociali:
che non riduca il lavoro a variabile di aggiustamento dell'instabilità
economica e degli errori dei politici, ma ne faccia di nuovo il fondamento
primo di una politica di progresso e giustizia sociale.
(***)
Marco Almagisti (Università di Firenze)
Lilli Basile (Università di Napoli)
Riccardo Bellofiore (Università di Bergamo)
Mario Biagioli (Università di Parma)
Bruno Bosco (Universita' di Milano-Bicocca)
Emiliano Brancaccio (Università del Sannio)
Sergio Casanova (Tranform! Italia)
Sergio Cesaratto (Università di Siena)
Laura Chies (Università di Trieste)
Daniele Checchi (Università di Milano)
Guglielmo Chiodi (U. `La Sapienza' Roma)
Roberto Ciccone (Università di Roma Tre)
Silvana Dalmazzone (Università di Torino)
Massimo De Francesco (Università di Siena)
Nicolò De Vecchi (Università di Pavia)
Davide Di Laurea (Istat)
Nicola Fabbri (Università Bocconi)
Riccardo Faucci (Università di Pisa)
Aldo Femia (Istat)
Francesco Feri (Università di Ferrara)
Riccardo Fiorentini (Università di Pavia)
Giuseppe Fontana (University of Leeds)
Lia Fubini (Università di Torino)
Andrea Fumagalli (Università di Pavia)
Giorgio Gattei (Università di Bologna)
Claudio Gnesutta (U. «La Sapienza» di Roma)
Augusto Graziani (U. `La Sapienza' Roma)
Gualberto Gualerni (Università di Bergamo)
Joseph Halevi (Università di Sydney, Australia, e Grenoble, Francia)
Giorgio Lunghini (Università di Pavia)
Ugo Marani (Università di Napoli)
Pietro Masina (Roskilde University, Danimarca)
Nicola Massarelli (Istat)
Giovanni Mazzetti (Università della Calabria)
Marco Mazzoli (U. Cattolica di Piacenza)
Franca Meloni (Università di Napoli)
Guido Ortona (U. del Piemonte Orientale)
Stefano Palombarini (Cepremap, Parigi)
Sergio Parrinello (U. `La Sapienza' di Roma)
Stefano Perri (Università di Teramo)
Mario Pianta (Università di Urbino)
Felice Roberto Pizzuti (U. `La Sapienza' Roma)
Paolo Ramazzotti (Università di Macerata)
Marco Rangone (Università di Padova)
Fabio Rapiti (Istat)
Riccardo Realfonzo (Università del Sannio)
Enrico Rebeggiani (Università di Salerno)
Salvatore Rizzello (Un. del Piemonte Orientale)
Francesco Scacciati (Università di Torino)
Ernesto Screpanti (Università di Siena)
Anna Soci (Università di Bologna)
Antonella Stirati (Università di Siena)
Mario Tiberi (Università `La Sapienza' Roma)
Gianni Vaggi (Università di Pavia)
Luciano Vasapollo («La Sapienza» di Roma)
Giovanna Vertova (Università di Bergamo)
Marco Vivarelli (Università Cattolica)
Maurizio Zenezini (Università di Trieste)
2) Occhetto e 12 senatori DS:
Il sì di Achille Occhetto
«Da referendario voto per i diritti». Appello di 12 senatori Ds
«Da referendario andrò a votare e voterò sì, con l'auspicio che un buon
risultato induca il parlamento a legiferare con prontezza e a favore dei
meno protetti, come quei settori giovanili che non sono contemplati in
questo referendum». Così l'ex segretario del Pds Achille Occhetto annuncia
che andrà a votare al referendum sull'articolo 18. «Ho già avuto l'occasione
di dichiarare che il modo, la forma e il momento in cui è stato proposto il
referendum sull'estensione dell'articolo 18 sono profondamente sbagliati -
spiega Occhetto - Tuttavia in quanto referendario convinto che ha sempre
considerato non confacente a una corretta visione democratica il voler
sommare la propria posizione minoritaria a quella del qualunquismo
assenteista non posso in nessun modo astenermi dal voto senza con ciò
contraddire tutte le mie precedenti posizioni. Inoltre dal momento che andrò
a votare, non potrò nemmeno non considerare come valida l'esigenza di
appoggiare le istanze dei settori meno protetti della nostra società, per
quanto sostenute da uno strumento non del tutto soddisfacente». Un appello
ad andare a votare viene anche da 12 senatori della minoranza Ds. Maria
Chiara Acciarini, Giovanni Battaglia, Daria Bonfietti, Massimo Bonavita,
Paolo Brutti, Piero Di Siena, Angelo Flammia, Nuccio Jovene, Aleandro
Longhi, Antonio Rotondi, Cesare Salvi e Massimo Villone hanno diffuso ieri
un documento che - anche a partire da diverse valutazioni iniziali circa la
promozione del referendum - «se al referendum prevarrà il Sì, circa 4
milioni di lavoratori avranno più diritti, resterà aperta la strada per
estenderli a quanti hanno rapporti di lavoro precari, il centro destra
subirà una pesante sconfitta e verrà preclusa la possibilità per il governo
Berlusconi, e per Confindustria, di cancellare l'articolo 18 dello statuto
anche nelle imprese con più di 15 dipendenti».




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