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  1. #1
    Hanno assassinato Calipari
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    Predefinito Il fronte del Si si allarga ancora!

    1) appello di alcuni economisti italiani:
    IL «SI» DEGLI ECONOMISTI ITALIANI
    Uuniversità e centri di ricerca per l'estensione dei diritti
    Il 15 e il 16 giugno votiamo SI - perché l'ampliamento delle norme di
    protezione dei lavoratori non pregiudica l'occupazione, la crescita e la
    competitività del sistema economico. Le norme a tutela dei lavoratori,
    infatti, non provocano aumenti della disoccupazione, non impediscono la
    crescita dimensionale delle imprese, non favoriscono lo sviluppo del
    sommerso e possono anzi contribuire al suo ridimensionamento. Inoltre,
    l'estensione delle tutele dei lavoratori e dei diritti sociali è condizione
    essenziale per l'avvio di una nuova fase di sviluppo, fondata
    sull'innovazione e sulla qualità, obiettivi inseparabili da quello di un
    lavoro esercitato nella pienezza della sua dignità.

    - perché la grande diffusione del lavoro atipico e del precariato non ha
    prodotto effetti positivi sul piano economico e sociale, come dimostrano i
    bassi tassi di crescita del Pil e della produttività di questi anni. Per
    giunta, la flessibilità sul mercato del lavoro ha aumentato l'incertezza e
    ha annullato il potere contrattuale dei nuovi assunti. La conseguenza è che
    i lavoratori, in particolar modo quelli più giovani, si trovano costretti ad
    accettare salari bassissimi e un progressivo deterioramento delle condizioni
    di lavoro.

    - perché il vero ostacolo che strangola le piccole imprese, oltre alle
    politiche macroeconomiche restrittive, non sono affatto i vincoli ai
    licenziamenti ma l'assenza di qualsiasi politica strutturale degna di questo
    nome. Ciò di cui questo paese ha assoluto bisogno è una seria programmazione
    industriale e territoriale, una politica che favorisca lo sviluppo del
    credito e degli accessi alle risorse finanziarie, una politica che innalzi
    finalmente la spesa per la ricerca e per la produzione di beni pubblici a
    livelli europei. E' l'assenza di queste politiche, infatti, la causa reale
    del declino industriale e della minor competitività dell'economia italiana,
    non certo la presunta rigidità del lavoro o l'eccessivo costo del lavoro.

    - perché il referendum per l'estensione dell'articolo 18 costituisce un
    primo passo verso una credibile alternativa di politica economica agli
    orientamenti che hanno dominato nell'ultimo ventennio, e che hanno provocato
    stagnazione economica, incertezza sul futuro e inaccettabili disuguaglianze.
    Un'alternativa che torni a coniugare sviluppo economico e diritti sociali:
    che non riduca il lavoro a variabile di aggiustamento dell'instabilità
    economica e degli errori dei politici, ma ne faccia di nuovo il fondamento
    primo di una politica di progresso e giustizia sociale.

    (***)

    Marco Almagisti (Università di Firenze)

    Lilli Basile (Università di Napoli)

    Riccardo Bellofiore (Università di Bergamo)

    Mario Biagioli (Università di Parma)

    Bruno Bosco (Universita' di Milano-Bicocca)

    Emiliano Brancaccio (Università del Sannio)

    Sergio Casanova (Tranform! Italia)

    Sergio Cesaratto (Università di Siena)

    Laura Chies (Università di Trieste)

    Daniele Checchi (Università di Milano)

    Guglielmo Chiodi (U. `La Sapienza' Roma)

    Roberto Ciccone (Università di Roma Tre)

    Silvana Dalmazzone (Università di Torino)

    Massimo De Francesco (Università di Siena)

    Nicolò De Vecchi (Università di Pavia)

    Davide Di Laurea (Istat)

    Nicola Fabbri (Università Bocconi)

    Riccardo Faucci (Università di Pisa)

    Aldo Femia (Istat)

    Francesco Feri (Università di Ferrara)

    Riccardo Fiorentini (Università di Pavia)

    Giuseppe Fontana (University of Leeds)

    Lia Fubini (Università di Torino)

    Andrea Fumagalli (Università di Pavia)

    Giorgio Gattei (Università di Bologna)

    Claudio Gnesutta (U. «La Sapienza» di Roma)

    Augusto Graziani (U. `La Sapienza' Roma)

    Gualberto Gualerni (Università di Bergamo)

    Joseph Halevi (Università di Sydney, Australia, e Grenoble, Francia)

    Giorgio Lunghini (Università di Pavia)

    Ugo Marani (Università di Napoli)

    Pietro Masina (Roskilde University, Danimarca)

    Nicola Massarelli (Istat)

    Giovanni Mazzetti (Università della Calabria)

    Marco Mazzoli (U. Cattolica di Piacenza)

    Franca Meloni (Università di Napoli)

    Guido Ortona (U. del Piemonte Orientale)

    Stefano Palombarini (Cepremap, Parigi)

    Sergio Parrinello (U. `La Sapienza' di Roma)

    Stefano Perri (Università di Teramo)

    Mario Pianta (Università di Urbino)

    Felice Roberto Pizzuti (U. `La Sapienza' Roma)

    Paolo Ramazzotti (Università di Macerata)

    Marco Rangone (Università di Padova)

    Fabio Rapiti (Istat)

    Riccardo Realfonzo (Università del Sannio)

    Enrico Rebeggiani (Università di Salerno)

    Salvatore Rizzello (Un. del Piemonte Orientale)

    Francesco Scacciati (Università di Torino)

    Ernesto Screpanti (Università di Siena)

    Anna Soci (Università di Bologna)

    Antonella Stirati (Università di Siena)

    Mario Tiberi (Università `La Sapienza' Roma)

    Gianni Vaggi (Università di Pavia)

    Luciano Vasapollo («La Sapienza» di Roma)

    Giovanna Vertova (Università di Bergamo)

    Marco Vivarelli (Università Cattolica)

    Maurizio Zenezini (Università di Trieste)


    2) Occhetto e 12 senatori DS:

    Il sì di Achille Occhetto
    «Da referendario voto per i diritti». Appello di 12 senatori Ds
    «Da referendario andrò a votare e voterò sì, con l'auspicio che un buon
    risultato induca il parlamento a legiferare con prontezza e a favore dei
    meno protetti, come quei settori giovanili che non sono contemplati in
    questo referendum». Così l'ex segretario del Pds Achille Occhetto annuncia
    che andrà a votare al referendum sull'articolo 18. «Ho già avuto l'occasione
    di dichiarare che il modo, la forma e il momento in cui è stato proposto il
    referendum sull'estensione dell'articolo 18 sono profondamente sbagliati -
    spiega Occhetto - Tuttavia in quanto referendario convinto che ha sempre
    considerato non confacente a una corretta visione democratica il voler
    sommare la propria posizione minoritaria a quella del qualunquismo
    assenteista non posso in nessun modo astenermi dal voto senza con ciò
    contraddire tutte le mie precedenti posizioni. Inoltre dal momento che andrò
    a votare, non potrò nemmeno non considerare come valida l'esigenza di
    appoggiare le istanze dei settori meno protetti della nostra società, per
    quanto sostenute da uno strumento non del tutto soddisfacente». Un appello
    ad andare a votare viene anche da 12 senatori della minoranza Ds. Maria
    Chiara Acciarini, Giovanni Battaglia, Daria Bonfietti, Massimo Bonavita,
    Paolo Brutti, Piero Di Siena, Angelo Flammia, Nuccio Jovene, Aleandro
    Longhi, Antonio Rotondi, Cesare Salvi e Massimo Villone hanno diffuso ieri
    un documento che - anche a partire da diverse valutazioni iniziali circa la
    promozione del referendum - «se al referendum prevarrà il Sì, circa 4
    milioni di lavoratori avranno più diritti, resterà aperta la strada per
    estenderli a quanti hanno rapporti di lavoro precari, il centro destra
    subirà una pesante sconfitta e verrà preclusa la possibilità per il governo
    Berlusconi, e per Confindustria, di cancellare l'articolo 18 dello statuto
    anche nelle imprese con più di 15 dipendenti».

  2. #2
    Hanno assassinato Calipari
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    Predefinito

    Tanti gli appelli per il Sì. In Toscana quorum al 54%
    L'occasione perduta dei vertici della Quercia




    Una cosa è evidente: il quorum sarebbe ancora un obiettivo
    raggiungibile. Il 15 e il 16 giugno una quota consistente dell'elettorato
    andrà comunque a votare: essa non solo sarà molto superiore al "pacchetto"
    di consensi di cui dispongono allo stato Rifondazione comunista e i Verdi,
    ma comprenderà una parte cospicua di quel "popolo di sinistra" che sta
    ritrovando la voglia di vincere. Tra i sondaggi segreti che circolano, per
    dire, ce n'è uno che accredita la Toscana di un buon 54 per cento di
    partecipazione al voto, là dove, a livello nazionale, saremmo oltre il
    quaranta per cento. Notizie non controllate, s'intende, e non controllabili.
    E tuttavia il senso è chiaro: se non ci fosse stato l'oscuramento
    informativo, se ci fosse stata la "normale" mobilitazione dei media, la
    consultazione referendaria sull'articolo 18 avrebbe sicuramente avuto un
    esito positivo.
    Questi dati generali devono essere ben noti anche ai vertici della
    Quercia: i quali perciò si sono ritrovati, anche nella "tranquilla" riunione
    del Direttivo nazionale di ieri mattina, un partito diviso su una questione
    nodale come quella dei diritti. Un partito felice, certo, del risultato del
    25 maggio, ma non per questo pacificato, o normalizzato. Alla fine, la
    ribadita scelta astensionista di Fassino e D'Alema (con quest'ultimo
    visibilmente distaccato dalla discussione, nella quale non è intervenuto né
    in prima né in seconda o terza persona) è stata appena un po' stemperata dal
    giudizio di legittimità di orientamenti e comportamenti difformi da quello
    del segretario. Un po' poco, se si pensa, come dice Luciano Pettinari che
    «una parte di noi non solo è favorevole al Sì, ma il referendum ha concorso
    a promuoverlo». Una sfumatura che, tuttavia, ha il suo rilievo e rinvia
    l'immagine di una posizione molto convinta nel merito, ma politicamente
    dubbiosa. Sempre seguendo il ragionamento dell'esponente di Socialismo 2000,
    la Quercia rischia di «firmare» l'eventuale fallimento del referendum e di
    assumersene la maggiore responsabilità. Davvero ne vale la pena, con tutto
    quello che ne consegue sul terreno dei rapporti a sinistra, del dialogo
    possibile con Rifondazione, dei rapporti con la sinistra dell'Ulivo, i
    movimenti, il sindacato? E perché viene lasciata perdere un'occasione così
    ghiotta, da molti punti di vista, per infliggere a Berlusconi e al governo
    di centrodestra un sonoro e consecutivo schiaffone?

    Sono le stesse domande che circolano largamente nel corpo politico dei
    Ds. In questi giorni, del resto, gli appelli per il Sì di provenienza
    diessina si vanno moltiplicando, da Nord a Sud: dal direttivo di Brescia,
    fresco di vittoria, a zone significative, perfino, dell'Emilia "regno della
    piccola imprenditoria". Si va dal Sì netto di intellettuali come Gianni
    Vattimo o di ex-segretari del partito, come Achille Occhetto, allo stesso
    schieramento di molte sezioni del centro e del Sud. Si va dalla sinistra del
    gruppo senatoriale a un folto gruppo di dirigenti campani, tra i quali il
    segretario regionale Nappi e tredici tra assessori e consiglieri di Comune,
    Provincia e Regione.

    Un indizio, quest'ultimo, che conduce dritto al leader più che
    "naturale" della Regione: Antonio Bassolino. Come si schiererà il
    governatore più popolare dei Ds? Ieri, intanto, è passato assai
    fuggevolmente alla riunione del Direttivo: dove, però, né ha parlato né ha
    lasciato intendere il proprio pensiero. I soliti bene informati fanno
    notare, nell'ordine: a) che è difficile, per non dire impossibile, che un
    pronunciamento così diffuso per il Sì nei Ds della Campania si produca in
    dissenso con il proprio lìder maximo; b) che il medesimo Bassolino, ora che
    la stella di Cofferati è tramontata sulle Due Torri, è rimasto in campo come
    una delle poche figure dotate di un appeal di massa e di un legame non
    episodico con il mondo sindacale e con la Cgil in specie; c) che da un pezzo
    l'ex-ministro del lavoro dice a tutti di essere "stufo" dell'esilio, pur
    dorato, di Napoli; d) che da tutto questo deriva che un ticket credibile,
    per le prossime elezioni politiche, è proprio quello Prodi-Bassolino.
    Benedetto da un pezzo, così pare, proprio dal presidente della Quercia,
    contro le ricorrenti tentazioni di gettare nella bagarre delle candidature
    l'altro "pezzo da Novanta" del partito, e cioè l'attuale sindaco di Roma,
    Walter Veltroni, in diretta concorrenza con il presidente della Ue per il
    ruolo di candidato-premier.

    A parte le voci, più o meno, di palazzo, e tornando alla questione
    centrale, il referendum, nell'insieme la Quercia non è riuscita a celare un
    imbarazzo di fondo. Come se fosse emerso con chiarezza, anche agli occhi del
    segretario Fassino, che questa volta è stata gettata alle ortiche una
    formidabile occasione per vincere.

    Rina Gagliardi


    ---

  3. #3
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    Predefinito Re: Il fronte del Si si allarga ancora!

    Originally posted by yurj
    1) appello di alcuni economisti italiani:
    IL «SI» DEGLI ECONOMISTI ITALIANI
    Uuniversità e centri di ricerca per l'estensione dei diritti
    [...]
    Con tutto il rispetto per i firmatari di questi appelli, Yurj,reputo difficile che venga raggiunto in quorum. Infatti, se aggiungiamo al 25% di astensione "tradizionale" gli inviti all'astensione dei partiti (FI, DS, AN, LN, UDC, DL, SDI) la percentuale dei votanti crolla al 17%.
    Sinceramente non penso che i votanti saranno così pochi, ma presumo che in ogni caso non si supererà il 30 per cento.

    Saluti

    Questo il calcolo che ho fatto: ho ridotto i voti ottenuti dai singoli partiti in base 75 (FI 21%, AN 9%, DS 11%, LN 3%, UDC 4%, DL 9%, SDI 1%), e ho poi aggiunto i dati ottenuti al 25% di astensione tradizionale così da ricavare il dato di affluenza.

  4. #4
    Hanno assassinato Calipari
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    Predefinito Re: Re: Il fronte del Si si allarga ancora!

    Originally posted by Lollo87Lp
    Con tutto il rispetto per i firmatari di questi appelli, Yurj,reputo difficile che venga raggiunto in quorum. Infatti, se aggiungiamo al 25% di astensione "tradizionale" gli inviti all'astensione dei partiti (FI, DS, AN, LN, UDC, DL, SDI) la percentuale dei votanti crolla al 17%.
    Sinceramente non penso che i votanti saranno così pochi, ma presumo che in ogni caso non si supererà il 30 per cento.

    Saluti

    Questo il calcolo che ho fatto: ho ridotto i voti ottenuti dai singoli partiti in base 75 (FI 21%, AN 9%, DS 11%, LN 3%, UDC 4%, DL 9%, SDI 1%), e ho poi aggiunto i dati ottenuti al 25% di astensione tradizionale così da ricavare il dato di affluenza.
    Leggiti la costituzione

    mon> siamo gia' quasi al 50%

  5. #5
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    Predefinito Re: Re: Re: Il fronte del Si si allarga ancora!

    Originally posted by yurj
    Leggiti la costituzione

    mon> siamo gia' quasi al 50%
    La Costituzione?

  6. #6
    Hanno assassinato Calipari
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: Il fronte del Si si allarga ancora!

    Originally posted by Lollo87Lp
    La Costituzione?
    al Referendum votano i cittadini, non il Parlamento. Per fortuna.

    Inoltre in Burundi sono arrivati al 40%, vuoi che in Italia facciamo peggio?

  7. #7
    Hanno assassinato Calipari
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    Predefinito

    Associazioni dei consumatori per il sì
    Il mondo delle associazioni dei consumatori si mobilita. I presidenti di Adusbef e Federconsumatori, Elio Lannutti e Rosario Trifiletti, voteranno sì al referendum sulla servitù di elettrodotto, di cui sono promotori, e anche per quello relativo all'estensione dell'artico1018 per le aziende sotto i quindici dipendenti. Lo faranno, sottolineano, in maniera convinta con tre motivazioni: «Per ribadire che il referendum è strumento di partecipazione; per la piena consapevolezza di quale ricaduta negativa si verificherebbe in caso di vittoria dei no; per sottolineare che ogni iniziativa di consolidamento e di estensione dei diritti dei cittadini troverà sempre la loro presenza e partecipazione». Un altro sì arriva anche dall'Acu, l'Associazione consumatori utenti, che si schiera sia a favore del merito dei quesiti che per sottolineare il valore della partecipazione al voto. In questo caso un voto per i diritti.

    ---

    Tre parlamentari della Margherita scelgono il Sì. Intervista al deputato Giovanni Burtone
    «Rutelli, sull'art.18 sbagli»
    Sono parlamentari della Margherita ma, a differenza del loro leader Francesco Rutelli, domenica prossima non andranno al mare. O perlomeno, se ci andranno, lo faranno prima o dopo essersi recati nei rispettivi seggi elettorali per apporre una bella croce sul sì al referendum che chiede l'estensione dell'articolo 18 anche ai dipendenti delle piccole imprese. I "centristi dissidenti", almeno quelli che si sono esposti pubblicamente, per ora sono tre: si tratta di Luigi Meduri, Giovanni Burtone e Giuseppe Gambale (quest'ultimo è senatore, gli altri due sono deputati). «Credo sia giusto e legittimo esprimere la propria opinione», dice Giovanni Burtone, eletto al proporzionale nella Sicilia Orientale.


    Puoi spiegarci quali sono le ragioni che hanno portato a distinguerti dal resto della Margherita?

    Voglio precisare che non intendo assolutamente polemizzare con il mio partito o con chi, nel centrosinistra, ha assunto una posizione diversa dalla mia. E' semplicemente una questione di coscienza politica. Ho deciso di votare in primo luogo per un rispetto dell'istituto referendario. Oggi il nostro paese vive una situazione difficile, di restringimento degli spazi di democrazia. La maggioranza ha monopolizzato gli organi di informazione, il conflitto di interessi non è stato risolto. Quindi io credo che vadano consolidati gli istituti di partecipazione democratica come il referendum. Quanto al merito del quesito, io credo che il diritto di un lavoratore a non subire il licenziamento per una causa non giusta debba essere garantito al di là della dimensione dell'impresa. Ogni cittadino ha diritti e doveri: chi sbaglia deve pagare, ma chi non sbaglia non può essere punito ingiustamente.


    Enrico Letta, responsabile economico del tuo partito, sostiene però che i diritti in questo caso non c'entrano nulla, in quanto l'attuale normativa già prevede il diritto al reintegro anche per i dipendenti delle piccole imprese in caso di licenziamento per motivi di discriminazione.

    Ripeto, non voglio polemizzare con nessuno. Mi pare, tuttavia, che non si tenga conto del fatto che il vero motivo del licenziamento non viene mai evidenziato. Nessun padrone dirà mai: «Lo caccio perché è sindacalizzato o ha questa fede politica». Certamente non lo dirà davanti a un giudice. C'è poi un altro aspetto. Questo referendum è una prima risposta alle politiche del governo, che sono ancora oggi contro il mezzogiorno e sono basate su un eccesso di flessibilità che non aiuterà affatto l'occupazione, ma determinerà un maggiore stato di insicurezza e incertezza sul futuro. Come può un giovane sperare di costruire una famiglia se le uniche possibilità di lavoro che gli vengono offerte sono quelle precarie e senza diritti? Io credo che all'iperflessibilità indicata dal governo si debba contrapporre una nuova stagione di diritti dei lavoratori.




    Come spieghi allora che una parte così grande del centrosinistra sul referendum voti come il premier Berlusconi?

    I miei colleghi del centrosinistra ritengono che il tema referendario sia insufficiente rispetto a una linea legislativa per affrontare la crescita del paese e dei diritti dei lavoratori che il centrosinistra vuole portare avanti coerentemente. Io, invece, penso che già in questo passaggio referendario sia opportuno dare un segnale molto forte di contrapposizione rispetto alle linee che il governo vuole portare avanti.


    E' un po' la tesi della Cgil, secondo la quale la vittoria del Sì favorisce la possibilità di interventi legislativi per estendere i diritti.

    Io condivido questa impostazione.

    Roberto Farneti

    ---

    Quercia in fermento. Anche l'Umbria non si astiene
    Trenta dirigenti pro-referendum
    Anche i Ds dell'Umbria si discostano dall'asse Fassino-D'Alema e invitano a votare Sì al referendum sull'art.18. «E' importante - recita un appello sottoscritto da 30 componenti della direzione regionale dei Ds - andare a votare per riaffermare quell'idea di democrazia fondata sulla partecipazione popolare che è alla base della nostra Costituzione, oggi in crisi ed oggetto di pesanti attacchi da parte del governo e del centrodestra. Alcuni tra noi hanno partecipato alla promozione del referendum, altri, esprimendo un giudizio critico sull'utilizzo del referendum come strumento per allargare i diritti, avrebbero preferito una soluzione di tipo legislativo, ma oggi siamo tutti convinti che la cosa migliore sia votare Sì. Questo è tanto più necessario se vogliamo davvero contrastare l'attacco che il governo Berlusconi continua a condurre con determinazione contro l'art.18 anche nelle imprese al di sopra dei 15 dipendenti e, più in generale, contro tutto il sistema di diritti e tutele conquistato negli anni passati con le lotte dei lavoratori».

    Massimo Alunni Proietti, Paolo Baiardini, Ilaria Barboni, Catia Bertinelli, Paola Boriosi, Patrizia Bracarda Bomba, Stefano Briganti, Paolo Brutti, Franco Calistri, Brunello Castellani, Juri Cerasini, Antonello Chianella, Giorgio Dionisi, Riccardo Fioriti, Fausto Galanello, Domenico Gambelunghe, Fausto Gentili, Stefano Marzolani, Sonia Merli, Alessandro Miglietti, Venanzio Nocchi, Andrea Orlandi, Costantino Pacioni, Lorena Pesaresi, Dante Andrea Rossi, Clara Sereni, Silvano Silvani, Donatello Tinti, Leo Venturi, Amedeo Zupi

    ---

    Vicenza, l'appello unitario dei consiglieri comunali
    «Due sì per tutelare i diritti e la salute»
    «Il 15 e 16 giugno noi andremo a votare e voteremo Sì ai due referendum». Lo annunciano con un comunicato alcuni consiglieri comunali di Vicenza di tutte le liste di centro sinistra. Dunque sì all'estensione dell'articolo 18: «Il nostro territorio - si legge nel testo - è attraversato da una miriade di imprese artigiane e commerciali, molte delle quali oggi sono escluse dall'applicazione di questa tutela. Anche se esistono grandi e piccole imprese, noi riteniamo che non possano esistere grandi o piccoli lavoratori».

    Sì anche all'abolizione della servitù di elettrodotto: «Fino ad oggi - dice il comunicato -, le imprese elettriche hanno potuto piazzare tralicci e cavi dell'alta tensione senza bisogno di alcun permesso. La complessa questione dell'inquinamento da onde elettromagnetiche vede oggi i cittadini particolarmente indifesi ed esposti a scelte arbitrarie; il referendum rappresenta un'opportunità per rilanciare il diritto alla salute e aprire la strada a nuove possibilità di tutela».

    I consiglieri di Vicenza non condividono l'invito a disertare le urne: «In presenza di un sistema maggioritario e bloccato, il referendum - affermano - restituisce ai cittadini un potere reale e una concreta possibilità di intervento nella vita sociale e politica. Per garantire diritti uguali in ogni luogo di lavoro, per combattere la precarietà e l'incertezza del futuro, per tutelare la nostra salute andremo a votare e voteremo Sì (cosa che invitiamo a fare tutti)».

    Luigi Poletto (Ds), Gianni Cristofari (Ds), Valentina Dovigo (Ds), Alessandro Guaiti (Margherita), Ciro Asproso (Verdi), Emilio Franzina (Rifondazione), Carla Zuin (Lista Giuliari)

    ----

    La campagna per l'articolo 18 si lega alla giornata mondiale dell'orgoglio gay
    Verona, un diritto tira l'altro
    Verona nostro servizio
    A Verona la strada dei diritti è lunga e piena di curve, ma … i diritti sono come le ciliegie, uno tira l'altro. L'hanno ribadito ieri mattina, in una conferenza stampa al municipio, Roberto Aere, presidente della Commissione Diritti umani della prima Circoscrizione eletto nelle liste di Rifondazione, Gianni Zardini, presidente dello storico Circolo Pink-circolo di cultura gay-lesbica-transgender, che quest'anno festeggia i diciott'anni di attività, e Lorenzo Castellani, del direttivo Cgil di Verona. Due gli argomenti della conferenza stampa che - come è stato sottolineato - "si tengono": il dibattito che si terrà stasera alle 21 presso il Centro sociale La Chimica sull'articolo 18 e gli elettrodotti, con la deputata del Prc Titti De Simone, alcuni rappresentanti dei sindacati confederali e di base e un esponente del Comitato immigrati in Italia, e il convegno previsto per il 27 giugno prossimo in occasione della Giornata mondiale dell'orgoglio gay, che sta scatenando in città una ridda di polemiche.

    La proposta del convegno, ideato dalla Commissione Diritti umani e Pari opportunità della prima Circoscrizione in collaborazione con il Circolo Pink, ha suscitato, fin dal suo primo apparire, le (solite) pesanti reazioni delle associazioni integraliste cattoliche e di qualche consigliere comunale della minoranza, scandalizzati dalla possibilità che il Comune di Verona concedesse, come era stato richiesto, il patrocinio e un finanziamento all'iniziativa. Pericolo scampato, perché il sindaco Paolo Zanotto non ha neanche portato il progetto in giunta (lista Zanotto, Ds, Margherita, lista Sironi, Verdi del Sole). Zanotto ha fatto sapere, tramite l'assessora alle Pari opportunità, che il convegno si può fare al prestigioso palazzo della Gran Guardia, ma senza patrocinio comunale e con un piccolo contributo finanziario: «E' comunque un momento significativo per Verona - afferma Roberto Aere - per riprendere un percorso bloccato nel 1995 dalla precedente amministrazione, che si era presa la briga di annullare, con un voto del Consiglio comunale, la risoluzione europea per le pari opportunità delle persone con diverso orientamento sessuale. Allora, nel corso di un dibattito becero che coinvolse le destre con la Lega e gli integralisti cattolici, che stanno ancora pagando per questo nei processi civili a loro carico, ci fu una posizione di netta discriminazione. Ora è arrivato il tempo di riportare a livello istituzionale ciò che viene considerato un fatto privato, un modo di ridare identità anche ad una cultura laica e democratica». Il titolo del convegno, "Contro la privatizzazione dei diritti. Orientamento sessuale ed identità di genere: da fatti privati a pubblica cittadinanza", non lascia adito a dubbi. Vi parteciperanno diversi esponenti del movimento glbt nazionale, giornalisti e rappresentanti delle amministrazioni locali che stanno portando avanti progetti di estensione dei diritti di cittadinanza: «E' un primo passo - dice Gianni Zardini - speriamo che il prossimo sia portato avanti alla piena luce del sole anche dall'amministrazione».

    Paola Bonatelli


    ---

    E' una valanga

  8. #8
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    come ho detto in 1 post precedente andrò a votare di sicuro, credo scheda bianca, speriamo di raggiungere il quorum

  9. #9
    Hanno assassinato Calipari
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    Siamo un gruppo di dirigenti diessini che fanno parte della direzione del
    partito di Roma e della Regione e intendiamo portare un nostro contributo ad
    un dibattito che chiarisca le ragioni di chi sostiene la necessità di
    partecipare al voto e di esprimersi per il sì, fuori da logiche di
    schieramenti che poco interessano i cittadini che guardano alla concretezza
    delle cose .



    In primo luogo rivolgiamo un invito ad andare a votare. Nella storia della
    sinistra si é sempre combattuto l'astensionismo e ciò vale ancor più quando
    ci sono in gioco istituti di democrazia diretta che esprimono la volontà
    popolare . Invitare all'astensionismo significa imboccare una strada
    pericolosa, aprendo un varco al disimpegno dei cittadini proprio quando si
    richiede la loro massima partecipazione per garantire libertà e diritti. C'è
    un ampio schieramento di forze politiche e sociali che si batte per la
    difesa e il mantenimento dell'articolo 18 ma si dividono sulla posizione da
    assumere . A noi pare incontestabile il fatto che se vincono i sì si creano
    condizioni più favorevoli alla lotta contro l'attacco ai diritti dei
    lavoratori portato avanti dal governo e dalla maggioranza di centrodestra .
    La terza ragione é che se vincono i sì la battaglia per le riforme
    legislative sostenute dalla campagna di firme, più di cinque milioni,
    promossa dalla Cgil, le iniziative parlamentari del centrosinistra per il
    lavoro, diventa più credibile. E' impensabile infatti che senza lo sviluppo
    di un grande movimento si possa portare avanti una battaglia nelle aule di
    un Parlamento in cui il centrodestra gode di una vasta maggioranza La quarta
    ragione è che se vincono i sì si rafforzano le lotte per garantire i diritti
    per tutti quei lavoratori del precario e del sommerso, giovani in
    particolare, privi di ogni tutela. La quinta ragione é che la sicurezza dei
    diritti sul posto di lavoro, il rispetto della professionalità e della
    dignità del lavoratore, sono presupposti essenziali per l'affermarsi e per
    lo sviluppo dell'impresa, qualsiasi sia il numero dei dipendenti. Anche di
    questo ha bisogno l'economia del nostro paese. Anche di questo ha bisogno
    una società più giusta che deve avere il lavoro come suo fondamento.



    Pino Galeota, Luisa Laurelli, Maurizio Bartolucci, Silvana Pisa, Stefano
    Bianchi, Vittorio Parola, Adriano Labucci, Giancarlo Bozzetto, Marco Di
    Luccio, Teti Croce, Giorgio Mele, Mario De Carolis, Mario De Luca, Alessia
    Marri, Franco Ottaviano, Alessandro Cardulli, Massimo Cervellini, Valentina
    Rinaldi, Giovanni Vigilante, Massimo Marzullo, Mimma Miani, Alessandro
    Bongarzone, Andrea Malpassi, Ilaria Perrelli, Stefano Veglianti, Massimo
    Deminicis, Paolo Petri, Elio Matarazzo, Eugenio Bellomo, Marco Picozza,
    Tonino Tosto, Carlo Quintozzi, Aldo Carra, Mario Olmeda, Ugo Balsametti.

  10. #10
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    Ieri alle 22 aveva votato il 17,4% degli aventi diritto. Evidentemente, stamattina le cose non cambieranno più di tanto e al massimo si arriverà al 30 per cento. Forse sarà il referendum meno votato della (ingloriosa) storia dei referendum che non hanno raggiunto il quorum.

 

 
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