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Risultati da 51 a 60 di 210
  1. #51
    Affus
    Ospite

    Predefinito Re: e..

    In origine postato da Alessio
    ..tu non pensi che in primo luogo il centro sinistra non è composto da solo comunisti, anzi!
    In secondo luogo siamo liberali come loro.
    Il passato non viene rinnegato, anzi ci sono chiare ammissoni degli errori commessi in passato che sono da monito per non commetterli mai piu.
    Essere liberali non vuol dire essere per forza comunisti.
    Poi la cosa si puo vedere in cento maniere ma penso che ora come ora la vera libertà sta solo nel centro sinistra come anche la serieta.
    E ti posso assicurare che sempre nel CS ci sono tantissimi cattolici.
    E lo saprai bene anche tu dai!
    seocondo i vostri rappresentati , per me tutti eretici e smidollati amanti della pagnotta , la politica è mediazione , trattazione , compromesso .
    Ora mi chiedo , come puo un cristiano venire a continui compromessi sul bene comune e favorire continuamente chi rema contro il bene comune ? Per me non si puo essere cristiani e contemporaneamente essere democristiani perchè a voi la politica vi impone di mediare e scendere a compromessi come avete sempre fatto sia per ottenere voti e sia per stare al potere .
    Gia accettare la democrazia per un cristiano è un compromesso ideologico perchè sginifica sottoporre ai voti le verita fondametali della vita politica .

  2. #52
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    Predefinito Re: DC&CS - In Sintesi

    In origine postato da ARI6
    Si vabbè, ho capito: sei un comunista.
    Quando lo Stato è senza risorse e fonti sue proprie di guadagno deve tassare i cittadini. I "cittadini" che pagano sempre e per tutto sono normalmente i poveri ed i salariati. Il 51% serve a non vedersi privatizzato tutto (presto anche l'aria: polmonimetro) ed a controllare la presunzione di controllare le libertà essenziali.
    Se fossi "comunista" vorrei il 100% per lo Stato. Per il Nuovo Libero Mercato anche la statalizzazione della Fontana di Trevi è indizio di comunismo. In alternativa la proprietà di aziende in settori chiave serve al pluralismo della comunicazione innanzitutto, ma sicuramente ciò sarebbe utile anche a controllare i prezzi con strutture sociali cooperative e liberarsi una volta per tutte del ricatto delle tariffe assicurative. Naturalmente se anche lo Stato si vende agli interessi lobbistici a tartassare i cittadini sono in due. ll costo della benzina infatti è supertassato. Quando lo Stato ha le sue aziende e le sue entrate deve anche garantirsi l'autosufficienza economica, per cui che la benzina costi quel salasso attuale non può essere giustificato. Il bilancio in negativo delle aziende statali è di solito dovuto alla corruzione, per cui la gestione deve essere affidati a gente non solo professionale ma anche integerrima. Io andrei a pescare le vere leve della gestione e della sicurezza dello Stato e dei suoi beni tra uomini della cultura e della scienza che hanno dimostrato la propria dignità ed autonomia di pensiero - i Nobel li metterei in prima lista. Perché non si vuole che lo Stato possieda un pezzo importante del settore produttivo e finanziario? Perché quando si caccia nei debiti e la supertassazione, i licantropi che si sono fatti una fortuna illegalmente possono anche organizzare la svendita dei beni pubblici che rimangono. I privati devono mettersi in testa che il mondo non è loro dominio privato e che l'Italia l'hanno fatta i martiri ed i poeti - i procacciatori d'affari a buon mercato sono quelli che vogliono impossessarsene.

    Saluti

  3. #53
    Affus
    Ospite

    Predefinito Re: Re: DC&CS - In Sintesi

    In origine postato da david777
    Quando lo Stato è senza risorse e fonti sue proprie di guadagno deve tassare i cittadini. I "cittadini" che pagano sempre e per tutto sono normalmente i poveri ed i salariati. Il 51% serve a non vedersi privatizzato tutto (presto anche l'aria: polmonimetro) ed a controllare la presunzione di controllare le libertà essenziali.
    Se fossi "comunista" vorrei il 100% per lo Stato. Per il Nuovo Libero Mercato anche la statalizzazione della Fontana di Trevi è indizio di comunismo. In alternativa la proprietà di aziende in settori chiave serve al pluralismo della comunicazione innanzitutto, ma sicuramente ciò sarebbe utile anche a controllare i prezzi con strutture sociali cooperative e liberarsi una volta per tutte del ricatto delle tariffe assicurative. Naturalmente se anche lo Stato si vende agli interessi lobbistici a tartassare i cittadini sono in due. ll costo della benzina infatti è supertassato. Quando lo Stato ha le sue aziende e le sue entrate deve anche garantirsi l'autosufficienza economica, per cui che la benzina costi quel salasso attuale non può essere giustificato. Il bilancio in negativo delle aziende statali è di solito dovuto alla corruzione, per cui la gestione deve essere affidati a gente non solo professionale ma anche integerrima. Io andrei a pescare le vere leve della gestione e della sicurezza dello Stato e dei suoi beni tra uomini della cultura e della scienza che hanno dimostrato la propria dignità ed autonomia di pensiero - i Nobel li metterei in prima lista. Perché non si vuole che lo Stato possieda un pezzo importante del settore produttivo e finanziario? Perché quando si caccia nei debiti e la supertassazione, i licantropi che si sono fatti una fortuna illegalmente possono anche organizzare la svendita dei beni pubblici che rimangono. I privati devono mettersi in testa che il mondo non è loro dominio privato e che l'Italia l'hanno fatta i martiri ed i poeti - i procacciatori d'affari a buon mercato sono quelli che vogliono impossessarsene.

    Saluti


    Amico non hai capito che è una qustione etica e non di fare nuove
    ipotesi e individuare nuovi onesti che metterebbero a posto tutto con la loro competenza .
    Ogni politico deve sentirsi costretto dalla sua coscienza ad agire per il bene comune e per fare questo deve avere una coscenza etica , altrimenti siamo sempre punto e daccapo

  4. #54
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    Wink mi sa..

    ...che con questo governo ci resti per parecchio punto e a capo

  5. #55
    Affus
    Ospite

    Predefinito

    In origine postato da ARI6
    Sento puzzo di cattocomunismo.
    Da scomunica...
    questi hanno avuto un po di fortuna grazie a un papa comunista che sembrava appoggiarli
    ,ma non potranno andare avanti sempre cosi .

    Il prossimo papa dovra schierarsi finalmente e riconfermare la scomunica al comunismo e a tutti quei pseudocattolici che loro servi , usi ad accettare ogni compromesso morale pur di spartire una sedia di potere .

  6. #56
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    Predefinito Re: Affus - DC&CS

    In origine postato da Affus
    Amico non hai capito che è una qustione etica e non di fare nuove
    ipotesi e individuare nuovi onesti che metterebbero a posto tutto con la loro competenza .
    Ogni politico deve sentirsi costretto dalla sua coscienza ad agire per il bene comune e per fare questo deve avere una coscenza etica , altrimenti siamo sempre punto e daccapo
    Salve Affus, da un pezzo non ci si sentiva.
    Questa volta voglio sentire quale è la tua visione delle cose e come pensi di mettere "in carne ed ossa" la tua idea teocratica dell'etica.
    Una più precisa domanda riguarda il modo di come scrollarsi di dosso le tariffe insopportabili imposte da grandi aziende e società private; e di come (se è lo Stato a doversene prendere cura) risolvere la corruzione nella gestione della "cosa pubblica" e di eventuali aziende statali [diciamo, nella misura in cui esse non sono "cattocomuniste" ma nondimeno necessarie].
    Se non il 51% o presenze in settori chiave, in che proporzione è legittimo per lo Stato avere sue proprie fonti di guadagno e produzione (non le solite supertasse perdenti)?
    Ti prevengo: Città di Dio va bene ma come la poni nella ineluttabile Città dell'Uomo, se il dialogo, il pluralismo, la democrazia e la ricerca degli uomini più adatti sono tutte cose incompatibili con l'Etica dalla scintillante armatura?
    Non ho capito se sei per un integralismo cattolico teocratico che intravede nel Papa l'autorità temporale e spirituale (Sacro Romano Impero), o per un liberismo radicale che lascia al libero mercato decidere chi sia il Basileus senza immischiarsi per non "sporcare" l'etica e così guardare la barca del popolo affondare.

    Saluti

  7. #57
    Affus
    Ospite

    Predefinito Re: Re: Affus - DC&CS

    In origine postato da david777
    Salve Affus, da un pezzo non ci si sentiva.
    Questa volta voglio sentire quale è la tua visione delle cose e come pensi di mettere "in carne ed ossa" la tua idea teocratica dell'etica.
    Una più precisa domanda riguarda il modo di come scrollarsi di dosso le tariffe insopportabili imposte da grandi aziende e società private; e di come (se è lo Stato a doversene prendere cura) risolvere la corruzione nella gestione della "cosa pubblica" e di eventuali aziende statali [diciamo, nella misura in cui esse non sono "cattocomuniste" ma nondimeno necessarie].
    Se non il 51% o presenze in settori chiave, in che proporzione è legittimo per lo Stato avere sue proprie fonti di guadagno e produzione (non le solite supertasse perdenti)?
    Ti prevengo: Città di Dio va bene ma come la poni nella ineluttabile Città dell'Uomo, se il dialogo, il pluralismo, la democrazia e la ricerca degli uomini più adatti sono tutte cose incompatibili con l'Etica dalla scintillante armatura?
    Non ho capito se sei per un integralismo cattolico teocratico che intravede nel Papa l'autorità temporale e spirituale (Sacro Romano Impero), o per un liberismo radicale che lascia al libero mercato decidere chi sia il Basileus senza immischiarsi per non "sporcare" l'etica e così guardare la barca del popolo affondare.

    Saluti


    Ma come , hai cambiato avatar? Dove sei stato ? Mica al tsar-el ?
    Senti nello stato teocratico non c'entra nulla il Papa , altrimenti si ritorna allo stato assistenziale e al comunismo , oppure all'evangelismo anarchico e al perdonismo ingiusto.
    Lo stato applica un prelievo non superiore alla decima dei guadagni annuali di una familgia come Dio comandava nella legge e difende la propriata privata dei cittaidini aiutando solo le categorie piu povere e meno fortunate . Cè è un a dignita dell'uomo che gli deriva dalla sua proprieta che lo stato deve difendere. E' chiaro che lo strapotere di un gruppo economico
    puo danneggiare l'intera societa asservendola ai suoi guadagni , ma anche in quel caso il senso dell'etica di uno stato , suggerisce le misure idonee al bene comune .
    Non sono per un in liberismo radicale , sono per un integralismo etico dello stato in cui la giustizia si addatta di volta in volta alle varie situazioni delineatesi .

  8. #58
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    Predefinito Re: Affus - DC&CS

    In origine postato da Affus
    Senti nello stato teocratico non c'entra nulla il Papa , altrimenti si ritorna allo stato assistenziale e al comunismo , oppure all'evangelismo anarchico e al perdonismo ingiusto...
    Dire che con la teocrazia del Papa si ritorna allo stato assistenziale suona di questi tempi come un gran complimento al Vaticano. Papa comunista, evangelismo anarchico e perdonismo ingiusto? Non credo. Lo Stato che applica il 10% mi sembra giusto ed equo, perché così sarebbero anche tutti a pagare in proporzione al proprio reddito e non tanto ai beni già una volta tassati. Bello anche perché i poveri ed i disoccupati non pagherebbero praticamente nulla - in mancanza di Social Security almeno non ci sarebbero per loro tasse. 10% su tutto anche sulla benzina = costo alla pompa di non oltre 400 lire!
    Lo Stato che difende la proprietà dell'individuo ma che previene lo strapotere di un gruppo economico, il quale "può danneggiare l'intera società asservendola ai suoi guadagni" mi suona benissimo... - temo che Ari6 ci vedrebbe tracce di comunismo: "prevenire lo strapotere" ... (estremamente attuale ed in odore di cattocomunismo).
    "Il senso dell'etica di uno stato... suggerisce le misure idonee al bene comune...": un'antica idea patriarcale che trovo funzionale e lungimirante - servono però i patriarchi o gli "anziani" che prima o poi dovresti cercarli tra gente "collaudata" e forse finiresti anche tu con la pesca tra nobili eroi (dovunque essi siano, politici, giornalisti e statisti compresi) e Nobel.
    L'etica dello Stato che si applica in considerazione delle circostanze e delle situazioni sarebbe anche rispettosa del valore e dell'identità di ogni individuo, ma sono certo che con questo intendi dire anche che i codici di legge troverebbero comunque la loro opportuna applicazione.

    Sai che ti dico? Idee compatibili con una democrazia cristiana, che forse ti costerebbero la medesima etichetta di "cattocomunista" senza meritarlo.
    Dunque quel che rimane è la buona volontà di avvicinare le idee altrui con un pò di pluralismo e democrazia, senza le quali - pur potendolo potenzialmente meglio di altri - non potresti governare, se non come illuminato, bravo e giusto Basileus ma solo sul trono, come certa autarchia vorrebbe infatti oggi in Italia.

  9. #59
    Affus
    Ospite

    Predefinito Re: Re: Affus - DC&CS

    Sai che ti dico? Idee compatibili con una democrazia cristiana, che forse ti costerebbero la medesima etichetta di "cattocomunista" senza meritarlo.
    Dunque quel che rimane è la buona volontà di avvicinare le idee altrui con un pò di pluralismo e democrazia, senza le quali - pur potendolo potenzialmente meglio di altri - non potresti governare, se non come illuminato, bravo e giusto Basileus ma solo sul trono, come certa autarchia vorrebbe infatti oggi in Italia.



    mi dispiace ma non capisci il senso di quel che dico e mi attribuisci le tue idee democratiche -

    Le mie idee non sono per nulla compatibili ne con la democrazia , nè con quella cristiana ; sono due cose in antitesi .
    Per me non si puo essere cristiani e nello stesso tempo democratcici . E il massimo dell 'apostasia cattolica in politica è il cattocomunismo . E' un controsenso affermare che esiste una verita naturale unica che è il bene comune da realizza e poi sottoporre al voto democratico il bene comune in un sistema del genere . Parteciparvi chiedendo voti al popolo , è gia di per se immorale . Senza contare poi i salti mortali per conservare quel potere e queio voti . Ogni tattativa e compromesso è utile su qualsiasi problema . No, per me non c'è conciliazione tra relativismo morale= democrazia e cattolicesimo .
    E' questo lo costatiamo nei fatti storici .
    Questa democrazia cristiana è il frutto del compromesso storico e morale dei cattolici con le altre ideologie . Pio XII litigo con De Gasperi perchè preferiva la guerrra civile alla trattativa coi comunisti , cosa che per De gasperi era una pazzia .

  10. #60
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    Predefinito Il "Social Gospel" (x Affus ed Angelo)

    In origine postato da AngelodiCentro
    caro david, se ti sembra che parlo come un protestante forse è perché non sono un bigotto casa e chiesa e cerco di prendere quel buono che c'è da tutti, cmq il fatto della fede e della grazia ormai l'ha riconosciuto anche il Papa(ci fece un accordo con i luterani) e molti movimenti cattolici vanno in questa direzione...come le prime comunità cristiane. cmq non è vero che i protestanti in politica sono tutti ultraliberisti e indifferenti verso i poveri ma ci sono sfumature molto diverse. i cristiani protestanti del PPE del nord Europa, come nella CDU tedesca guidata da Angela Merkel(figlia di un pastore protestante, sinistra interna al partito!!!). il valore dell'impresa è SOCIALE, l'iniziativa privata porta i suoi frutti al bene comune, noi ci ispiriamo al principio di sussidiarietà e al welfare mix, non al liberismo estremo. questo vuol dire essere per l'umanesimo cristiano e liberale. sarebbe bello vedere un confronto-scontro tra te e il Condor non so se lo conosci

    Grazie Alessio per questo topic che fornisce l'opportunità di spaziare intorno all'argomento DC-CS e mettere a fuoco i temi etico-politici correlati alla tradizione cristiana.
    Angelo, la discussione tra Cattolici e Luterani circa la Grazia mi sembra nella sostanza avviato ma la valutazione del suo approdo non risolve i problemi, i quali ri risolveranno quando la relativa dottrina verrà storicamente e sistematicamente esaminata e studiata con cura. Per la teologia protestante ogni soluzione vera non può che passare dall'ammissione della "Grazia Totalmente ed Esclusivamente Sufficiente".

    A proposito di dialettica, come è noto, la diplomazia cattolica e l'Arte della Retorica (in senso aristotelico) in teologia è un punto di forza ma anche di debolezza perché, a partire dalla Controriforma si espongono i problemi, ma poi si risolvono in un linguaggio che non muta la sostanza, per cui, anche per quanto riguarda la Grazia, si può far uso della sua parola in un ambito ecumenico - credendo di aver creato l'ecumene - riferendosi però a contenuti sostanzialmente diversi.

    Il dialogo ecumenico è possibile e necessario ma l'ecumene rimane una meta non ancora realizzata.

    Ritornando ai temi politici, le tue riflessioni, Angelo, ricordano che molti protestanti (fondamentalsti inclusi) non sono ultraliberisti.

    Infatti la discussione della questione etico-sociale è fortemente discussa e la sua controversia accesa, benché talvolta celata sotto la cenere. Negli ambienti più "radicali" le sofferenze ed infine le dolorose incomprensioni non mancano, così come non mancano i danni esistenziali per gli "avventurieri".

    Devo dire però che quando il Social Gospel viene spiegato con procedimenti esegetici e teologici sistematici e corretti la lotta porta a dei risultati - perlomeno l'ascolto e la riflessione.

    I motivi dell'ultraliberismo si spiegano (e propagandano) con la paura di compromettere la libertà di parola e la sicurezza della coesistenza con entità "a rischio". Da tale diffidenza partono anche lo scetticismo e la contrarietà verso quelle entità (l'ONU ad esempio) che vogliono spingere entità "eterogenee" a vivere insieme con pari diritti. Gli USA sono "incavolati neri" su tale questione senza essere però riusciti a spiegarne adeguatamente le ragioni, lasciando così intatto il sospetto che osteggiare l'ONU significhi difendere interessi economici e supremazie inique.
    Allo stesso tempo - e quasi a contraddizione - i "Fondamentalisti" credono nella democrazia pur ispirandosi ai principi teocratici, soltanto che poi in pratica ciò si risolve - per una parte dei Fondamentalisti in una parte del mondo - in "prudente e preventivo" iperliberismo. Affus può notare quì che l'idea della "fermezza" nel non compromettere "la Verità" deve nella realtà tener conto della carità, la uqlae non può dire: siccome ho ragione faccio le cose a testa mia senza dar conto ed ascolto a nessuno. L'esigenza di dialogo e democrazia è parte essenziale per ogni proficuo impatto del Regno di Dio nel mondo degli uomini.


    Le tue riflessioni mi ricordano quando ho scritto a proposito una ventina d'anni orsono in uno scritto che per praticità chiamerei MD CODE.


    Vi propongo dei pezzi ma possono annoiare. I numerini si riferiscono alle fonti che quì tralascio.

    Per il momento vi saluto, ricordando che oggi - per i danni inflitti alla Costituzione ed alla Repubblica - dovrebbe essere Lutto Nazionale. Lo dicevo che tra il 17 ed 25 si giocava il destino nazionale e di "molti". Perlomeno adesso è estremamente chiaro chi vuole l'autarchia. Certe forze di DX mi hanno rattristato. Veramente pensavo che all'ultimo avrebbero tenuto ed imposto un limite - così non è stato. Ora le cose si complicano, ma quel che avverrà non ci sorprende e la tradizione cristiana ce ne ricorda le ragioni "escatologiche": il Regno di Dio arriva tra le doglie. Anche il Premier si è cacciato in un vicolo senza uscita - egli rischia di adempiere le profezie...

    1. Il sentimento teocratico deve rassegnarsi all'idea che "the kingdom is not yet the way it is among men... (it is not the present reality) our present world with its injustices, brutalities, and wars demonstrates the gap between itself and the Kingdom of God", senza che ciò implichi la rassegnazione o l'alibi pietistico al disimpegno etico-sociale: "This insight does not paralyze political activity. The future Kingdom of God - because it is God (for God's Being cannot be separated from his rule) - demands obedience already in the present. The future of the Kingdom releases a dynamic in the present that again and again kindles the vision of man and gives meaning to his fervent quest for the political forms of justice and love."376 La tensione del Regno di Dio è profittevole e non futile nell'azione politica, al contrario di quanto "superficial minds might think": "They fail to recognize that the satisfaction is not the perfection of that with which we begin but in the glory of that toward which we tend. We possess non perfect program, but are possessed by an inspiration that will not be realized perfectly by us. It is realized provisionally in the ever-renewed emergence of our striving in devotion to history's destiny."377 Il vizio in cui cadono spesso i regimi teocratici totalitari consiste nell'applicazione legalistica ed unilaterale delle norme e dei precetti a scapito del fondamento etico che ad essi soggiace, per il quale è possibile riconoscere l'influenza del Regno di Dio: "... how do we know what is better as we move toward the best? The measure by which we evaluate the transformations of political and social forms of life is the measure of love. In Jesus'teaching, love is the final norm of justice. Love is equipped to be the measure of justice because it is not an abstract principle."378 L'adozione politica nel governo dell'uomo secondo carità conduce inevitabilmente a guardare agli uomini di tutte le nazioni ed agli affari degli altri governi come ad un'unità verso la quale si è responsabili, a tal punto che la garanzia delle libertà e dei diritti democratici internazionali rappresenteranno un obbligo morale, purché non rappresenti il pretesto per fare i propri interessi: "Love is a dynamic reality producing, in an ongoing process, new forms of human unity; each form surpasses its predecessor and anticipates its successor."379 Accade così che il sistema democratico porta con se allo stesso tempo due diverse attitudini, prescindendo dalle distinzioni partitiche e talvolta confessionali: l'aspirazione alla città di Dio ed alla città terrena, unitamente alle relative conseguenze sul piano etico, economico, politico, sociale e culturale. I fondamentalismi che si propongono la distruzione del sistema democratico, credendo con ciò di soffocare le ingiustizie e sconfiggere il male, finiscono per combattere contro la città di Dio e riproporre una versione ancor più brutale della città terrena. E' stato osservato che la realizzazione dell'amore nel governo dell'uomo è strettamente collegata alla figura del Messia: "Jesus insisted upon the present and radical relevance of God's coming Kingdom: He identified love as its ultimate norm, and, by exemplifying the love of God in his own life and death, Jesus proved to be the expected christos, the Messiah of God, who shall establish God's Kingdom on earth."380 L'adozione e l'evidenza dell'amore nella contingenza storica dell'adozione politica è criterio di individuazione dei componenti della città di Dio e dello stesso Messia: "The dignity of Jesus as the Christ, as the Messiah, is a result of the way he represented and still represents for all of humanity the Kingdom of God as already determining and transforming the present by creating love. All the words and formulas of Christology have truth to the degree they express how the future of God's Kingdom became determinative for the present of Jesus' life and, through him, for the history of mankind. In Jesus' radical devotion to the Kingdom of God, that Kingdom became present in him. In him the Kingdom is present to all men,"381 Il rifiuto dell'impegno teocratico corrisponde ad una deformazione della predicazione del Regno di Dio, la quale si accompagna generalmente alla riduzione della testimonianza etica ad una evangelizzazione riduttiva ed inconsapevole delle più vitali implicazioni dell'annuncio di Cristo quale Signore, intaccando in tal modo il contenuto e l'efficacia del Kerigma. Klaas Runia ha tentato una risposta alla seguente domanda: "Qual'è la natura del Regno di Dio, la cui venuta fu annunziata da Gesù, e che fu iniziato nella sua stessa persona e nella sua opera? Si tratta di un regno puramente spirituale che non ha alcun riscontro nei problemi appartenenti a questo mondo come sono appunto la politica e le attività sociali, oppure esso racchiude un messaggio che riguarda il nostro impegno politico e sociale ed, in caso affermativo, qual'è questo messaggio? Oppure dobbiamo andare più oltre ancora, e dire che le nostre attività politiche e sociali fanno parte del Regno?"382 Dopo aver passato in rassegna la posizione cattolica, luterana e calvinista, a questo riguardo, Klaas Runia si sofferma sulla posizione delle chiese evangeliche, facendo derivare gli atteggiamenti del pietismo tedesco nei riguardi della politica dal pensiero di Lutero.383 La tradizione degli evangelici anglosassoni "mette l'accento sull'applicazione del messaggio di Cristo ai mali della società",384 ma "nella seconda metà del XIX secolo, sembra che l'evangelismo abbia perduto molto del suo primitivo slancio sociale. Nella sua etica divenne piuttosto individualistico. In contrasto con i sostenitori del Vangelo sociale esso sottolineò in modo particolare la necessità della rigenerazione quale condizione indispensabile a qualsiasi trasformazione della società."385 Ritengo che tale individualismo vada calibrato ed ogni occasione di coesistenza non debba essere trascurata, ma, francamente ritengo fondata la tesi secondo la quale gli uomini non sono adatti ad alcuna riforma senza una vera rigenerazione. L'uomo naturale è un esperto di abusi, di corruzione e di oppressione. Ogni sacrificio ed ogni rinuncia a forme esasperate d'individualismo vanno fatte per amore di coloro che, dispersi dovunque nel mondo, sono in attesa della giustizia del Regno di Dio. La convinzione di coloro i quali sostengono che le difficoltà della società non possono essere risolte in assenza della rigenerazione spirituale dei suoi componenti è in linea col pensiero agostiniano ed indubbiamente riflette il pensiero paolino sulla santificazione,386 giacché gli stessi sostengono che la radice del male dell'uomo possa essere estirpata unicamente appropriandosi dei benefici dell'opera di Cristo, "ma, malauguratamente, non andarono oltre questa protesta... non accompagnarono quest'ultima con un altrettanto vigoroso assalto diretto ai mali della società..." la quale invece abbandonarono a "sé stessa, concentrando invece tutti i loro sforzi solo sulla conversione dei peccatori individuali."387 Il sospetto che i comportamenti etico-sociali dei fondamentalisti evangelici, all'indomani della seconda guerra mondiale, siano stati caratterizzati da una riedizione del pragmatismo filosofico, almeno tanto quanto dalla teologia biblica, è suggerito dal ruolo preminente che il liberismo imprenditoriale è riuscito ad assicurarsi, nonostante il potere degli evangelici negli Stati Uniti, oltre che dall'opera di esponenti dello stesso pragmatismo quali lo stesso citato Giuseppe Prezzolini, devoti al sostegno ideologico della separazione tra Stato e Chiesa, facendo anche ricorso alla letteratura cristiana. Se tale separazione può esservi non è perché i principi teocratici siano scaduti, ma è soltanto per la necessità di garantire coesistenza e pluralismo democratico in uno stato moderno in attesa del Regno di Dio. La teologia fondamentalista evangelica ha accusato i segni del separatismo in modo particolare dopo la seconda guerra mondiale, in seguito all'opera di evangelici quali Carl F. H. Henry negli U.S.A. ed H. F. R. Catherwood in Inghilterra.388 Il Congresso di Lausanne sull'Evangelizzazione del Mondo, nel 1974, ha reso ufficiale la polarizzazione degli evangelici riguardo alla questione socio-politica, e rappresenta una tappa rilevante per la messa a punto di una dottrina sociale paragonabile a quella cattolica, allo scopo di evitare alla cristianità protestante il cedimento al confronto delle ideologie che inevitabilmente conducono all'avvento del Piccolo Corno,389 per essere trovata fedele e saggia... a capo degli altri servi per distribuire il cibo al momento giusto, e non altrimenti,390 all'apparizione del Messia, anche se ciò potrà produrre sofferenze, isolamento e divisioni: "Affermiamo che Dio è tanto Creatore quanto Giudice di tutti gli uomini. Dovremmo perciò condividere con Lui la preoccupazione relativa alla giustizia ed alla riconciliazione della società umana, e alla liberazione dell'uomo da qualsiasi forma di oppressione. Siccome l'uomo è stato fatto ad immagine di Dio, ogni individuo, senza distinzione di razza, di religione, di colore, di cultura, di classe, di sesso o di età, possiede un'intrinseca dignità e, a causa di essa, dovrebbe venir rispettato e servito, non sfruttato. Anche per questo esprimiamo il nostro pentimento, sia per la nostra negligenza sia per aver, talvolta, considerato l'evangelizzazione ed i problemi sociali come entità reciprocamente esclusive. Benché riconciliazione con gli uomini non significhi riconciliazione con Dio, né l'azione sociale sia da identificare con l'evangelizzazione, e neppure liberazione politica significhi salvezza, affermiamo ciononostante che l'evangelizzazione e l'attività socio-politica fanno parte, ambedue, del nostro dovere cristiano. Per ambedue è necessario l'annuncio delle nostre dottrine di Dio e dell'uomo, il nostro amore per il prossimo e la nostra ubbidienza a Gesù Cristo. Il messaggio della salvezza implica pure un messaggio di giudizio su ogni forma di alienazione, di oppressione o di discriminazione, e poi noi non dovremmo aver timore di denunciar il male e l'ingiustizia da qualsiasi parte si trovino. Quando l'uomo riceve Cristo è nato di nuovo nel Suo regno: deve pertanto non solo affermare ma anche diffondere la Sua giustizia in mezzo ad un mondo ingiusto. La salvezza che dichiariamo di possedere ci dovrebbe trasformare nella totalità delle nostre responsabilità personali e sociali. La fede senza le opere è morta."391 Le prospettive etico-sociali della cristianità sembrano condurre Protestantesimo e Cattolicesimo in un punto di convergenza dove è pure il complesso dei principi teocratici del Giudaismo, suggerendo la possibilità di una comune sensibilità etico-messianica. Gli estremi da evitare saranno le riduzioni del pietismo da una parte (pressoché ortodosso nelle dottrine fondamentali, ma discutibile quanto all'interezza del kerigma a seguito delle implicite limitazioni della sovranità di Dio sulle vicende politiche terrene), e l'ideologia rivoluzionaria della teologia della liberazione dall'altra, la quale dimostra affinità coi fondamentalismi islamici e la teologia del Concilio Mondiale delle Chiese, specialmente e successivamente alla Conferenza su Chiesa e Società, tenutasi a Ginevra nel 1966.392 Il Regno di Dio deve avere una posizione centrale nell'azione politica, ma senza "trascurare la natura teocentrica ed escatologica di questo regno", badando dunque a non farsi animare da uno spirito di anticipazioni rivoluzionarie, il quale non può che dimostrarsi vano e fallimentare.393 Sono specialmente i mezzi di comunicazione e gli strumenti di lotta democratica a dover essere utilizzati, almeno finché il Piccolo Corno non riuscirà a neutralizzarli. Il vecchio ordine deve essere rovesciato ma solo per essere sostituito dall'ordine del Regno di Dio e della Nuova Gerusalemme.394 La creazione attuale viene rinnovata. Perciò la descrizione dell'ordine finale delle cose include sempre anche quello vecchio: la Nuova Gerusalemme, la nuova terra. Ma quello vecchio passa attraverso l'atto finale del rinnovamento. Perché il termine di tutta la storia è questo: la nuova Gerusalemme, la nuova terra, nelle quali abita la giustizia.395/a La guerra a cui può essere indotta l'azione teocratica in seno ad una società democratica è essenzialmente una guerra culturale e spirituale, per quanto sia prevista la partecipazione ai conflitti bellici quando si tratta di dare il proprio contributo alla salvaguardia delle libertà democratiche, a meno che la situazione internazionale sia tale da rendere inutile tale sacrificio. La vocazione teocratica del popolo di Dio può essere mediata dal pluralismo democratico ed influire oltre che sulla Chiesa anche sulle istituzione civili. Essa rimane un'aspirazione da realizzare, in attesa del Regno di Dio, compatibilmente con la struttura laica dello Stato, perché non è possibile affermare un modello teocratico giudeocristiano ed evitare gravi conflitti con altre ideologie e religioni. Ciò non deve indurre però a credere che i principi teocratici non siano operativi, perché Dio è sempre e comunque sovrano. Il popolo di Dio è tale in quanto riconosce la sovranità di Dio ed i valori etico-spirituali che ne derivano. Se esso è responsabile per non aver sempre promosso la giustizia, la solidarietà e la coesistenza, ed al contrario per aver partecipato economicamente allo sfruttamento dei popoli, non si può biasimarlo per la mancata realizzazione di un nuovo ordine internazionale etico-sociale, giacché quest'ultimo non concerne semplicemente la moderazione e la benignità dei rapporti di buon vicinato tra nazioni, religioni ed ideologie, bensì il riconoscimento di medesimi principi e comuni verità circa Dio, l'uomo e la realtà. I pentimenti del popolo di Dio, per le occasioni d'amore mancate e di solidarietà convogliate ed esaurite puntualmente nella predicazione evangelistica, sono più che motivati, ma ora si deve evitare di cedere alla tendenza di voler anticipare, in una situazione di pericolosa eterogeneità del mondo, l'indiscriminata e generalizzata operatività di valori etici e teocratici, la cui pienezza esige, oltre che l'ideale contesto teocratico (disponibile soltanto all'avvento escatologico del Regno di Dio), il supporto della struttura spirituale che è loro propria. Persino la sola coesistenza non può che rappresentare la misura di comuni contenuti etici ed antropologici, perché diversamente si offrirebbero all'avversario strumenti che nuocerebbero alla causa della libertà e della verità. La soluzione della commistione di molte religioni in un grande calderone sincretistico, onde realizzare artificialmente una comune identità antropologica, per poi risalire alle riforme etico-sociali, è ipocrita, fittizia, controproducente e diabolica, essendo favorevole ad una globalizzazione economico-politica, la cui pericolosità per il popolo di Dio e la cui affinità con il Piccolo Corno (finché questi non si libererà anche del sincretismo per imporre l'autarchia) presenta indizi assimilabili a quelli di Ap. 17: "I re della terra si sono prostituiti con lei e gli abitanti della terra si sono ubriacati con il vino della sua prostituzione... una donna seduta su un mostro di colore scarlatto, tutto coperto di parole di bestemmia. Il mostro aveva sette teste e dieci corna... Allora mi accorsi che la donna era ubriaca del sangue del popolo di Dio e del sangue di quelli che sono morti per la fede in Gesù... Le acque... dove abita la prostituta, rappresentano popoli, moltitudini, nazioni e lingue. Il mostro e le dieci corna odieranno la prostituta, la lasceranno nuda e priva di tutto, divideranno la sua carne e distruggeranno i suoi resti col fuoco. E' stato Dio a mettere in mente ai dieci re di eseguire il progetto. Così agiranno di comune accordo e daranno il loro potere al mostro, fino a che non sia compiuto tutto ciò che Dio ha detto. La donna... è la grande città che comanda su tutti i re della terra..." Della fine riservata dal Piccolo Corno al calderone sincretistico non si può al momento dire di più. Se neppure il Cattolicesimo è in grado di garantire una riforma etica globale che rispecchi la "parola che è stata loro affidata", non si vede come si possa pretendere che altri debbano riuscirvi ed essere responsabili per un eventuale insuccesso. Il mondo e la stessa cristianità sono ancora sostanzialmente troppo eterogenei per una comune riforma etico-sociale: il Cattolicesimo elabora encicliche ed enuncia principi etico-sociali che non sembrano ritrovare nella realtà antropologica quelle condizioni indispensabili della giustificazione per grazia mediante la fede, capaci di rendere effettivamente operativa la propria dottrina sociale. L'enunciazione della dottrina sociale cattolica non si presenta come un'intervento alle radici della spiritualità, per cui l'identità antropologica di nazioni a maggioranza cattolica tenderà sempre a produrre i fenomeni tipici della propria tradizione, così come avviene (nel bene e nel male) per le società a maggioranza protestante, in quanto ambedue si presentano vulnerabili alle influenze dell'antropologia naturalistica, la cui logica tende a pilotare sia i fenomeni criminali che quelli sociali, economici e politici, per ridurli ad un'unica entità belligerante e mostruosa. Ogni irrigidimento nell'opporsi ad una radicale revisione antropologica alle radici della spiritualità, nonostante si possano enunciare mille ed un'enciclica, non potrà che determinare (specialmente in Italia) i fenomeni della brutale corsa al potere, dello sfruttamento a seguito della preponderanza delle leggi di mercato, nonché del processo di traduzione mafiosa ed autarchica dello Stato, i cui fenomeni si vorrebbero in teoria disinnescare, opponendovisi. L'opposizione alle revisioni antropologiche e nello stesso tempo ai mali della società, si presenta come schizofrenica: è come voler guarire da un male che è causato da un'errata autodiagnosi.395/b La globalizzazione del pianeta in atto coinvolge tutti i popoli, ma essendo determinata da una dinamica ben diversa dal Regno di Dio, essa non può che sfociare in una versione dell'etica che non otterrà il consenso di coloro che non s'illudono di riformare gli uomini ed il mondo col denaro, al fine di dominarli entrambi. A partire da talune riflessioni circa Dan. 2 e 7, un eventuale ordine globale del mondo che rifletta i principi di un'etica fittizia ed illusoria, non dovrebbe essere osteggiato ricorrendo alle armi, bensì soltanto con le prerogative costituzionali e democratiche (almeno fin quando sarà possibile), perché è soltanto il Regno di Dio a poter rovesciare il potere del Piccolo Corno. Se i fondamentalismi armati, nazionalisti o relativi ai messianismi sia giudeocristiani che islamici, potessero convenire sul fatto che ogni tentativo di anticipare a proprio modo l'avvento di una giustizia rivoluzionaria o teocratica, comporta l'inutile spargimento di sangue ed un'ulteriore consolidamento di quelle forze già difficilmente controllabili in Occidente, non si verificherebbero quegli episodi fallimentari che caratterizzano frequentemente il Medio Oriente. Le gravi perdite di cui si parla in Zac. 12-14 si verificheranno proprio a motivo di una resistenza armata illusoria contro il Piccolo Corno. Il laicismo ed il pluralismo risultano indispensabili per la coesistenza e la cooperazione tra fedi e confessioni diverse onde controllare quelle forze che sono ad esse tutte ostili. I conflitti tra quest'ultime sembrano dipendere, oltre che da oggettive differenze dottrinali, soprattutto da radicate strutture psico-religiose inadatte alla riformulazione dei termini antropologici, e perciò squilibrate nelle conseguenze etico-sociali. La coesistenza, la pace e la solidarietà non si realizzano tanto con le belle sfilate, quanto piuttosto con la revisione di tali strutture, le quali segnano il passo dell'effettiva affidabilità spirituale dei popoli.

    2. La schizofrenia dei sistemi religioso-istituzionali

    E' la mistificazione della religione, al seguito di erronee concezioni filosofiche, che ha prodotto tali estremi che, pur facendosi la guerra, sono corresponsabili dello sfacelo etico-sociale del mondo moderno. A coloro che si ritrovano a prendere le distanze dagli squilibri dei sistemi teologici polarizzati e nondimeno avidi di adesioni totalizzanti, vengono destinati disagio ed alienazione. Dagli archetipi delle contrapposizioni del pensiero trae vigore, nel bene e nel male, la storia umana, specialmente moderna. Max Weber, ad esempio, suggerisce che dalla dottrina della doppia predestinazione di Calvino, in linea con la tradizione agostiniana, sia sorto il mondo moderno, il quale in effetti non si potrebbe intendere senza la conoscenza del pensiero protestante.423 Francesco Alberoni non condivide questa idea perché per mondo moderno egli intende i prodotti del laicismo e non già le cause pseudospirituali che lo hanno reso possibile. Il Protestantesimo fu una grande occasione per liberarsi dell'ingerenza teocratica del Cattolicesimo, per cui le grandi forze monarchiche ed imprenditoriali tenute sotto controllo non si risparmiarono la simulazione dell'entusiasmo teologico della Riforma, benché vi fosse in realtà ben poco da spartire con un vero spirito religioso, evidenziato pressoché sistematicamente nel corso del tempo, dall'incapacità della borghesia protestante di formulare un'etica socio-economica che fosse capace di giustificare le regole di mercato e della competizione capitalistica, la cui istituzione doveva servire invece a dimostrare nel credente l'efficacia dell'elezione e delle benedizioni divine. La riscoperta della grazia e della giustificazione per fede non implicavano necessariamente le nozioni antropologiche sottintese nel concetto di doppia predestinazione, ma a motivo di quest'ultima tesi dottrinale, ritenuta necessaria per contrapporsi al libero arbitrio della tradizione tomistico-pelagiana, nel quale s'intravedeva una minaccia al concetto di grazia, essa determinò il consolidamento di strutture psicologiche all'origine di un'apparente insensibilità etico-sociale, la quale nell'immediato può corrispondere anche alla mobilitazione di forze egoistiche alla base della dinamica del capitalismo, e la cui democraticità s'imponeva come sua necessaria condizione. Se la democrazia è specialmente prodotto protestante, l'elaborazione di un'antropologia liberata dalle contrapposizioni sia umanistiche che autoritarie, più tardi avrebbe potuto assicurare una sicura difesa dalle tendenze autarchiche delle democrazie occidentali in atto. Al contrario si può dire che la democrazia si presenta oggi come la via più lunga ed ambigua per giungere ad una dittatura internazionale, di fronte alla quale ogni altra ideologia politica sembra cedere il passo (volenti o nolenti) alle grandi concentrazioni economiche, il cui processo appare irreversibile ed al sicuro persino nei confronti dei tardi tentativi di riequilibrio dell'antropologia cristiana. Dal punto di vista della psicanalisi, sono piuttosto le psicopatologie della polarizzazione teologica e religiosa in genere ad aver reso possibile lo stato attuale delle democrazie occidentali. Questa è la ragione per cui si deve parlare di schizofrenia del mondo moderno, e non perché inspiegabilmente la religiosità e l'attività economica sono due momenti alternativi dell'esistenza di una società che non si è semplicemente liberata dei suoi feticci. L'inconcepibile e folle contraddizione della schizofrenia religiosa del mondo moderno ricade specialmente sui non allineati perché costoro sono tacciati di autoritarismo dagli umanisti, ed umanisti dagli autoritaristi, perdendo gli essenziali e vitali privilegi di ambedue i sistemi, (partiti, chiese, corporazioni, strutture sociali) oltre gli ambiti della cristianità storica. E' la schizofrenia dei sistemi che rende i non allineati psicopatici, ridotti alla più miserabile condizione di minoranza, sia che si tratti di chiese, templi, moschee o sinagoghe, o di ambiti familiari, accademici e sociali. La schizofrenia dei sistemi non ammette in pratica il criticismo degli osservatori e la distanza motivata dalle sue confessioni ideologiche e religiose, attraverso le quali passano all'individuo i privilegi del progresso. Il risultato è la psicopatologia tipica dei mistici, la quale viene interpretata ad un tempo come prova della loro incurabile asocialità e come alibi alla deresponsabilizzazione etico-civile nei loro confronti, nel senso che la collettività e le istituzioni non sono responsabili della stupidità e della presunzione del misticismo. Dal punto di vista di quest'ultimo la schizofrenia e le psicopatologie (per non dire delle altre virtù e qualità) sono da ben altra parte, ma ciò non toglie che la sua condizione umana si riduca all'impotente ed amara osservazione, benché non manchino intensi momenti di divertita ed ineffabile ironia, specialmente quando si è incrollabilmente animati dalle aspirazioni messianiche e dalle quasi satiriche riflessioni del Salmo 2, dove Dio ed il Messia non appaiono meno divertiti (che non sia il sarcasmo, oltre che la fiducia in Dio, il medicamento più efficace contro la psicopatologia del misticismo?). Francesco Alberoni sembra non condividere l'analisi di Weber, limitando l'incidenza del Protestantesimo originario a strutture spirituali che solo più tardi, purificato del furore teologico e delle guerre di religione, insieme al Cattolicesimo, avrebbe prodotto il mondo moderno, perché facendo riferimento alla doppia predestinazione egli ha sostenuto che "Max Weber ha sbagliato a pensare che da questa mostruosità teologica abbia potuto nascere il mondo moderno. Per prima cosa, essa è stata fonte di continui contrasti all'interno stesso del Calvinismo.424 Pochi decenni dopo la Westminster Confession, i doppi predestinazionisti erano in minoranza e prevalevano gli arminiani425 che non ammettevano la predestinazione dei dannati. D'altra parte, tutti gli spiriti più illuminati, a partire da Milton, rifiutarono la predestinazione come un'aberrazione. Si può addirittura sostenere la tesi che siano state proprio la sua assurdità e la sua inaccettabilità a provocare il rifiuto della teologia alla fine del Seicento. Così come furono le crudeltà delle guerre di religione a provocare il disgusto per il fanatismo religioso, aprendo la strada al razionalismo moderno. Il mondo moderno sboccerà quando la gente butterà via il furore teologico e le guerre di religione. Quando non crederà più all'inferno e alla dannazione, quando non vorrà più imporre il suo credo agli altri. Quando, eliminando le stratificazioni millenarie, prenderà dal Cristianesimo il messaggio morale essenziale e non vorrà più neppur sentir parlare di un Dio che si comporta come un patriarca collerico o come un inquisitore medioevale. Il mondo moderno sboccerà quando incomincerà la critica razionale ai testi sacri. Quando l'intelligenza avrà il coraggio di distinguere, anche in essi, ciò che è morale e ciò che, invece, è immorale. Di separare quanto è residuo di epoche arcaiche e barbariche e quanto è, invece, luminosa anticipazione, apertura ad una concezione più avanzata dell'uomo e del suo compito."426 L'ottimismo di Alberoni è dello stesso tipo che si rifiuta nella Dichiarazione di Francoforte, approvata dal Convegno Teologico tenutosi a Francoforte il 4 Marzo 1970.427 Si deve però badare affinché i contenuti che sono stati intravisti in quest'ultima dichiarazione non compromettano il dialogo con le istituzioni secolari ed i tentativi di coesistenza, riducendo ancora una volta il Vangelo ad una struttura di oppressione oligarchica: "La rivelazione biblica non sembra accreditare la tesi ottimista di un generale progresso verso una società pacifica e giusta. Al contrario i cristiani debbono annunciare un cammino opposto che porterà il mondo verso un'inevitabile catastrofe provocata da Satana l'usurpatore che tenta con ogni mezzo di contrastare la vittoria di Cristo. Anche qui il messaggio dell'Evangelo si discosta in modo radicale dalle varie filosofie ottimiste sul futuro dell'uomo."428 Il catastrofismo apocalittico è un dato biblico, ma le forme di ostilità verso il mondo non devono rappresentare una guerra all'uomo che si vorrebbe salvare. Una revisione della dottrina antropologica, pur riconoscendo le dottrine evangeliche, potrebbe evitare l'abuso che molto spesso si è fatto di quest'ultime sul piano socio-economico. Direi che la Dichiarazione di Francoforte trova un suo primo riequilibrio nelle dichiarazioni di Wheaton e di Manila, ma è soltanto la risistemazione della questione antropologica che può dare una risposta al desiderio della Chiesa di adeguarsi alle istanze etico-sociali del Regno di Dio: "La chiesa deve insegnare che i cristiani sono tenuti a dimostrare misericordia e giustizia. I cristiani ricchi semplificheranno il loro tenore di vita, apriranno le loro case, non saranno sordi al grido degli oppressi e dimostreranno giustizia ai poveri. Rientra nei compiti della chiesa rivolgere, a quanti sono fuori da essa, messaggi profetici che denuncino il male ed incoraggino la giustizia, ed elaborare adeguate ed efficaci strategie in questo campo."

    3. Secondo quanto Furio Colombo ha fatto notare, 11 il fenomeno che negli Stati Uniti appare come “egoismo morale” ha radici più profonde della cultura del laicismo socio-economico: “La cultura sociologico-politica italiana cerca costantemente cause economiche ed elaborazioni politico-ideologiche. Se non le trova, non riesce a distinguere e a descrivere nulla.” Può apparire strano che studiando il libro di Daniele ci si occupi di etica economica, ed ancor più strano che si colleghi l’etica all’antropologia ed alla teologia in genere, mentre usualmente si studia la letteratura biblica limitandosi alle norme, alle informazioni ed ai principi tradizionali dell’esegesi, della storia, della linguistica, dell’archeologia, che, certamente, hanno un importante ruolo nella ricerca biblica, la quale è comunque per sua natura e vocazione, attività interdisciplinare collegata ad un sistema filosofico. Se “per capire che cosa è successo negli Stati Uniti bisogna guardare alla religione”, per capire il libro di Daniele bisogna guardare anche a ciò che è successo negli Stati Uniti ed in Occidente in genere, altrimenti la conoscenza che di esso si potrà avere non sarà al passo coi tempi della profezia, che sono parte integrante dei criteri per lo svelamento della profezia stessa. 12 Furio Colombo è stato tra i primi ad informare la cultura italiana che alla base del nuovo corso economico statunitense e dunque occidentale, perfezionato durante la presidenza Reagan, non è semplicemente un motivo economico, ma soprattutto un fenomeno religioso: “I grandi protagonisti del cambiamento sono stati i movimenti religiosi. Sono loro che hanno alterato drasticamente l’equilibrio delle forze politiche americane. La parte più considerevole di questi movimenti è di tipo protestante e neofondamentalista. Nel loro insieme sono noti come Moral Majority. Non siamo di fronte soltanto ad un movimento di opinione, ma ad un vero movimento organizzato, capace di azione.” 13 Colombo ritiene che il Cristianesimo ha avuto due centri: la carità e la fede; e mentre il Cattolicesimo ha privilegiato la prima, il Protestantesimo ha messo l’accento sulla seconda. Il movimento neofondamentalista darebbe importanza solo alla fede a scapito della carità. Il nuovo Protestantesimo non avrebbe, preoccupazioni sociali e solidaristiche, ma soprattutto dottrinali e spiritualistiche. Valorizzando l’individuo, la sua responsabilità e condannando la carità e l’assistenza come valori, non esisterebbe più il problema della disoccupazione e la necessità di programmi assistenziali. Tuttavia l’analisi di Furio Colombo, per quanto utile, può condurre a conclusioni improvvisate e temerarie sulla natura del Protestantesimo, inteso come una cultura che non deve preoccuparsi degli altri, ma soltanto della propria salvezza. Semmài il Protestantesimo si occupa degli altri e pratica una carità che è il risultato della sua visione antropologica, caratterizzata da un certo pessimismo e dallo scetticismo nei riguardi delle buone intenzioni dell’uomo e dell’affidabilità della sua natura precedente all’esperienza della salvezza per sola grazia. Recriminare per le gravi conseguenze politiche, economiche e sociali non serve a nulla, se non ad accrescere l’intensità di uno sterile rovello, impotente ad arginare i fenomeni più deleteri del Protestantesimo. L’analisi dell’antropologia protestante è non solo utile a verificare l’intima relazione tra religione e società, ma anche a prendere coscienza della necessità di riformulare la dottrina dell’uomo, evitando di ricadere nelle contrapposizioni confessionali, conseguenza di parziali verità sulla natura dell’uomo. Ad ogni modo il pensiero antropologico protestante non è unitario, perché a seconda dell’origine storica e delle correnti teologiche, pur restando confermate alcune idee di fondo, la dottrina dell’uomo presenta alcune varianti in grado, se ben coordinate, di produrre diversi comportamenti socio-economici. E’ il caso delle chiese originate dal pietismo, in occasione del risveglio del XVII secolo, le quali reagendo al formalismo teologico e ad alcune perniciose spiegazioni teologiche riformate, pur avendo ridimensionato la dottrina evangelica ai fondamenti della fede, e trascurando ulteriori elaborazioni, dispongono della potenzialità necessaria ad un ulteriore processo di riforma, relativo questa volta alla soluzione delle tensioni storiche della teologia. Il pietismo non rappresenta lo scadimento della riforma protestante, bensì la sua momentanea esemplificazione, responsabile sì di limiti ed abusi, ma promettente per i contributi che ha già dato e potrà in futuro fornire alla storia del Cristianesimo, se saprà coglierne l’occasione e vorrà avere la visione ed il coraggio di dischiudersi alla cultura ed alla realtà intera, senza pregiudizi e separatismi spiritualistici. E’ soprattutto necessario che il suo potenziale si rivolga alla riflessione antropologica ed etico-sociale, senza le quali la sua attesa messianica ne viene impoverita, oltre a ridursi ad una cristianità inconsapevole dei principi e delle aspirazioni del Regno di Dio, la cui portata politica per le nazioni è conseguenza delle profezie escatologiche ed apocalittiche della tradizione giudeomessianica. Se non si dispone di una dottrina etico-sociale non potranno essere neppure affrontate problematiche tradizionalmente rilevanti per le minoranze, quali, ad esempio, la corrotta ed eccessiva burocrazia, l’iniquità e la faziosità degli squilibri fiscali. L’etica non può adeguarsi ad interessi di parte, secondo il proverbio: la lingua batte dove il dente duole; essendo chiamata ad esplicare una funzione globale. Sintomi di un progresso della sensibilità etico-sociale in seno al pietismo ed al fondamentalismo in genere si riscontrano nel Manifesto di Manila, redatto in occasione del Congresso Mondiale sull’Evangelizzazione tenutosi appunto a Manila (Filippine) nel Luglio 1989, il cui testo compare in SDT/II (n. 3, 1990/1), nella traduzione provvedutaci da Nino Ciniello, in cui si afferma: “... La proclamazione del Regno di Dio richiede anche necessariamente la denuncia profetica di tutto ciò che è incompatibile con esso. Fra i mali che noi deploriamo c’è la violenza nei suoi diversi aspetti: la violenza istituzionale, la corruzione politica, tutte le forme di sfruttamento delle persone e del territorio, l’indebolimento dell’istituto familiare, la richiesta di aborto, il traffico della droga e l’abuso dei diritti umani. Nel nostro interesse per i poveri siamo preoccupati dal peso dei debiti in due terzi del mondo ed anche offesi dalle condizioni inumane in cui vivono milioni di persone che come noi sono ad immagine di Dio. Il nostro continuo impegno sociale non confonde il Regno di Dio con la società cristianizzata. Piuttosto esso è il riconoscimento che il Vangelo biblico ha inevitabilmente delle implicazioni sociali. La vera missione dovrebbe sempre incarnarsi. E’ necessario entrare con umiltà nel mondo di altri popoli, identificarsi con le loro realtà sociali, con i loro dolori e sofferenze, e con le loro lotte per la giustizia contro gli oppressori. Questo non potrà realizzarsi senza dei sacrifici personali. Noi ci pentiamo perché la ristrettezza della nostra visione ci ha spesso impedito di proclamare la signoria di Gesù Cristo su ogni sfera della vita umana pubblica e privata, locale e mondiale. Ci impegnamo ad obbedire al suo mandato di cercare prima il Regno di Dio e la sua giustizia.”

 

 
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