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Discussione: Per combattere l'AIDS

  1. #1
    Affus
    Ospite

    Predefinito Per combattere l'AIDS

    Mi scrive padre Italo Piffer, comboniano in Uganda
    dal 1961.

    "Leggo la stampa italiana e sento la Bbc.
    Si parla molto dell'Aids in Africa e tutti dicono
    che bisogna fermare questa specie di genocidio che
    sta verificandosi fra i nostri giovani.
    Concordo in pieno.
    Ma nessuno mette in chiaro quali sono le fonti
    dell'Aids.
    Ecco alcuni fatti che succedono in Uganda.
    Ad ogni funerale ci sono sette giorni di danze
    notturne con circa 300 adulti, cui i ragazzi e le
    ragazze non possono partecipare perché gli adulti si
    vergognerebbero.
    La poligamia: poco tempo fa è morto l'assistente per
    i lebbrosi e l'Aids di questa regione, il dottor Paul
    Okumu: aveva quattro mogli e 28 figli e figlie, tutti
    affetti da Aids".

    Continua:
    "L'ispettore della scuola superiore di Gulu mi dice:
    "Padre, sono triste perché alla sera una fiumana di
    ragazzi e ragazze partecipano alle danze notturne".
    Molti nella nostra zona hanno il videoregistratore e
    vedono i più osceni film in cassetta.
    Nei college non pochi studenti e studentesse hanno il
    "diploma", cioè il primo bambino.
    Ad ogni minima celebrazione governativa viaggiano
    cassette di birra e danze notturne.
    L'africano è fatalista.
    Il futuro non esiste.
    "Oggi faccio quel che mi piace: se muoio, pazienza,
    tutti debbono morire"".

    "Mi domando: perché i governi europei non dicono ai
    governanti africani che devono cambiare il modo di
    vivere della loro gente?
    Per me l'Africa è come una nave che sta affondando, i
    capi sono in cima a gozzovigliare e vanno a cercare
    aspirine da distribuire gratis!
    Molti governi africani non muovono un dito per cambiare
    le loro società.
    Dicono che gli ospedali hanno meno ricoverati di Aids:
    è vero, ma l'ospedale costa molto e la gente sa che non
    si ricevono cure; per cui si tiene l'ammalato in casa e
    gli si dà un po' di tè e zucchero".

    "Dico ai governanti africani: gente, cambiate
    comportamento!
    L'Aids si vince anzitutto con una condotta morale
    corretta.
    L'Africa nera si salverà dall'Aids, prima che con le
    medicine, con governanti, capi e autorità, padri e madri,
    figli e figlie che vivono in modo corretto.
    Gheddo, dille sui giornali queste verità, perché nessuno
    le dice.
    Firmato: padre Italo Piffer, comboniano".

    Questa lettera, nella sua semplicità e autenticità, invita
    a riflettere.
    Se la pubblichiamo (ben consci che il problema-Aids è assai
    complesso e non basta una paginetta) perché vogliamo tutti
    aiutare i fratelli africani.

    Ma per aiutare bisogna conoscere la realtà, non illudersi
    con facili slogan.

    Un medico italiano di un gruppo di volontari di Seregno
    (Milano) in Benin mi dice:
    "Il primo ostacolo alla lotta contro l'Aids è che manca una
    struttura sanitaria sul territorio. Le medicine contro
    l'Aids sono difficili da assumere: o si prendono in modo
    corretto (ad ore fisse, bevendo litri di acqua pulita, con
    una dieta adeguata, controllando ogni giorno la febbre,
    ecc.) oppure producono danni; se i pazienti non sono seguiti
    da persone esperte, è inutile avere medicinali.
    In Benin, come altrove in Africa, manca l'organizzazione
    sanitaria".

    La lettera di padre Piffer invita a due riflessioni.

    La prima. Anzitutto rendiamoci conto delle nostre
    responsabilità di occidentali.
    La moralità tradizionale africana è stata distrutta
    dall'impatto col mondo moderno portato dalla colonizzazione.
    Se noi, cristiani e ricchi del mondo, non ci convertiamo a
    Cristo e alla legge morale dei Dieci comandamenti, come
    possiamo pensare che il nostro "modello di sviluppo"
    (esportato con tv, turismo, film, moda) non produca danni
    peggiori in popoli giovani che mancano del necessario?

    La seconda. Se vogliamo veramente essere fratelli degli
    africani, dobbiamo prendere coscienza della realtà autentica
    dell'Africa.
    Per aiutare davvero non basta mandare un po' di miliardi e
    di container: bisogna andarci, donare la vita o parte della
    vita per educare, curare, assistere, condividere e dare una
    mano per creare la struttura sanitaria ed educativa specie
    nelle campagne (dove la scuola è allo stesso livello
    dell'assistenza sanitaria).

    Chiedo: chi va ad educare, curare, assistere, condividere?
    Chi dà la vita o parte della vita per l'Africa, quando nei
    nostri Paesi cristiani diminuiscono i missionari, le
    missionarie e i volontari laici?
    Perché nessuno protesta per questo?
    Nessuno protesta contro i mass media, la scuola, la politica,
    i partiti e sindacati che non educano i giovani a dare la
    vita per gli altri?

    P. Piero Gheddo P.I.M.E.
    (C) Mondo e Missione n° 04 anno 2003 -Africa- Uganda

  2. #2
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    Unhappy e aggiungo...

    ..c'è anche una forte crisi di vocazioni..poche persone sentono ora il richiamo di DIO, il materialismo ha preso il sopravvento su tutto.
    Questo è grave....molto grave!

  3. #3
    Affus
    Ospite

    Predefinito Re: e aggiungo...

    In origine postato da Alessio
    ..c'è anche una forte crisi di vocazioni..poche persone sentono ora il richiamo di DIO, il materialismo ha preso il sopravvento su tutto.
    Questo è grave....molto grave!

    Non solo vocazioni ,ma anche l'esercito a fare giustizia per quei poveracci .

 

 

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