Giudici comunisti e giacobini complottano da tempo per incastrare il grande comunicatore, il re dei telepiazzisti, il promotore dei consumi attraverso la tv. Finanzieri, tributaria, libri contabili in Tribunale, intercettazioni telefoniche, falsi testimoni e false prove: gli strumenti della persecuzione sono raffinati, ma sempre gli stessi. E, nonostante l’appoggio di sostenitori e fans che continuano ad avere fiducia nel leader carismatico, nell’imprenditore televisivo milanese, la magistratura ha proceduto contro di lui come una cellula impazzita, inventando una trama da romanzo di società costruite a scatola cinese, di prestanome e di amici degli amici. Non senza probabili diramazioni internazionali della grande macchinazione giudiziaria costruita allo scopo di infangare un uomo che si è fatto da sé, che ha speso tutte le sue energie e tutto il suo fiato per costruirsi una fama e una posizione invidiabili. Ed è proprio per questo che le toghe rosse lo hanno preso a bersaglio e si sono accanite a distruggerlo. Cosìcché, dopo anni di appostamenti e indagini, il povero Roberto Da Crema è stato incastrato, seguendo la sorte dei colleghi Vanna Marchi, Sergio Corbelli, Giorgio Mendella e Silvio Berlusconi.
Amen




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