...lotta...
Roma. Il giorno dopo – puliti gli sputacchiamenti, cambiata la giacca col bottone strappato – Gustavo Selva racconta: “Dunque, io esco tranquillamente da Montecitorio, dopo aver fatto il mio dovere votando liberamente e convintamente il lodo Maccanico…”.
E cosa voleva, andare a prendere i complimenti dai girotondini? “No, no. Io lo sapevo che c’erano. Ma era mio diritto e mio dovere passare in mezzo a loro, pronto a rispondere alle domande”.
Altro che domande, casomai pronto a difendersi fisicamente.
Infatti, come lo vedono quelli smettono di urlare all’Ulivo di uscire dall’aula per chiedere all’esponente di An casomai di rientrarci. Dica la verità: lei un po’ provocatore lo è stato. “Provocatore di dibattito, prego”. Fatto sta che come si vedono comparire di fronte l’antico fantasma di Radio Belva, tra i floresdarcaisti è successo l’iradiddio:
“Porco! Maiale! Fascista!”. Che se c’è una cosa che ha mandato in bestia Selva, è proprio quest’ultima: “A me fascista proprio non me lo possono dire. Tutto, meno che questo”. Perché i, fascisti, per la verità, durante l’ultima guerra verso Selva manifestarono pessime intenzioni. E poi? “Non vorrei fare l’antifemminista, ma erano soprattutto le donne le più scatenate. C’era una, piuttosto di una certa età, che continuava a strillarmi addosso: ‘Vai via! Invecchi malissimo! E io: non quanto lei, signora. Che proprio graziosissima non era’”.
Cercano di mediare un po’ di deputati dell’Ulivo – da Mussi a Franceschini – che lo esortava, “vieni via”, facendo una specie di no flay zone. Selva niente, anzi si piazza sopra un motorino, una sorta di piccolo Eltsin polista. Arriva qualche sputo, racconta, gli strappano la giacca. Spaventato? “Macché. Negli anni Cinquanta non mi facevano paura i comunisti, che a Bagnara e Alfonsine mi buttavano giù dal palco, figuriamoci questi”.
Selva giura: “Non credevo che la gente che viene a protestare potesse aggredire”.
Ci provano i poliziotti: “Onorevole, venga…”. Selva niente, non schioda dal motorino. Finché i contestatori lo fissano e non sanno più cosa dire. E lui riprende la sua
passeggiata. “E pensare che il regolamento di Montecitorio dice che, in caso di oltraggio alla Camera o a un suo membro, il responsabile è immediatamente arrestato. Ma se i poliziotti avessero applicato alla lettera la disposizione, mi sarei opposto per primo.
Curioso, però: quelli protestavano in difesa delle regole, e intanto le violavano”.
Gustavo Selva.
.....e di governo!
Roma. Quando Flores d’Arcais e i suoi girotondini hanno ordinato il “tutti fuori!” ai parlamentari dell’Ulivo che erano in aula, un manipolo di coraggiosi li ha mandati (politicamente) a quel paese. Tra loro i ds Salvatore Buglio, Elena Montecchi, Alberto Nigra e pochi altri. A Buglio, per esempio,
l’idea di obbedire ai contestatori – nonostante le disposizioni del gruppo – non è passata nemmeno per l’anticamera del cervello. “Sono restato per serietà: per giorni, convinto, ho fatto una battaglia, e sono rimasto per votare no. Non sono la marionetta di qualcuno. Quello che è successo significa che i movimenti ci controllano, ma noi non possiamo, decentemente, essere floresdipendenti.
Ma come: arriva qualcuno lì fuori, ci ordina di uscire e noi usciamo? Si manca di autonomia e di capacità di dirigere”.
Racconta che è stata Rosy Bindi, “facendo incazzare anche Rifondazione”, a dire in piazza che tutti noi abbandonavamo l’aula”. E si domanda: “Ma come fa la Margherita a pensare di esprimere posizioni di centro se poi si fa guidare da persone come la Bindi, ottimo ministro, ma come politico
con poca autonomia e molta demagogia?”. Rivendica Buglio: “Con il mio atteggiamento penso di aver rispettato le istituzioni e la capacità di dirigenza del partito. La piazza si ascolta, ma le decisioni si prendono qui”. Di più: “Con quell’ordine di uscire, ho sentito lesa la mia dignità di parlamentare. Ho chiesto: ma stanno scherzando?
Anche Anna Finocchiaro, che ha condotto tutta la partita sul Lodo, non lo sapeva e spiegava ai giornalisti che non saremmo usciti, poi è arrivato uno a dirle: guarda che si esce”.
Pure Alberto Nigra è rimasto in aula. “Modi che non condivido per niente. Il problema è contestare la maggioranza, non dileggiare il Parlamento. Invece una parte dei girotondini lì fuori proprio il dileggio del Parlamento aveva come obiettivo. Il problema è che c’è sempre qualche esagitato, tra di noi, che strizza l’occhio alla piazza”. Per niente pentito, Nigra: “Il mio no ha rappresentato tanti che non condividono il lodo ma neanche certi modi di fare.
Inoltre, guardate le cronache dei giornali: ci siamo fatti imporre una cosa del genere per un impatto assolutamente insignificante”.
Verrebbe da dire: chi semina vento raccoglie….coglioni!
A proposito: quale delle due si presenterà alle prossime elezioni?
saluti




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