Il Messaggero Veneto, nonostante il nome, è un diffuso quotidiano del Friuli Venezia Giulia. Fa parte dell'onnipresente cordata Espresso, che monopolizza l'informazione, nel triveneto e non solo, tramite una serie di piccole testate che affiancano ad una scrupolosa e massiccia informazione locale diverse pagine di cronaca nazionale, di cui tutto si può dire tranne che siano soggette alla nefasta influenza del Caro Illuminato (e come dice il Foglio, dal giorno della maturità, dal Caro Idraulico).
Mercoledì 18 giugno il Messaggero Veneto, che veneto non è bensì friulano, ospitava un intervento di Manlio Collavini, dal titolo "La fiducia c'è ancora", proprio in prima pagina. Collavini è un noto esponente nonchè parlamentare di Forza Italia, ma le sue parole vanno tenute da conto se si vuole analizzare con un po' di giudizio come davvero sono andate queste amministrative. Riferendosi alla situazione elttorale di tutta la penisola, Collavini afferma: "tra le varie riflessioni che possono essere fatte sul voto espresso nell'ultima tornata amministrativa, ce n'è una alla quale non si può sfuggire e la cui attendibilità è difficilmente contestabile: il conto dei voti assegnati alle due principali liste in competizione. Un dato che attribuisce alla Cdl 3.200.000 voti, alla Sinistra 2.800.000. (...) la maggioranza dell'elettorato ritiene la Cdl migliore dell'opposizione, la forza politica di riferimento."
Certo, le elezioni le ha vinte l'Ulivo allargato, ce lo siamo ripetuti e non nascondiamo la testa, anzi; la Casa delle Libertà ha manifestato difficoltà notevoli e si è dimostrata incapace di unità nonchè di forza propositiva nello scegliere i candidati giusti. Su questo siamo d'accordo, e sorprende che ancora molti, moltissimi, troppi nel centrodestra si ostinino a non vedere le cose. Ma i numeri ci sono, eccoli, incontestabili, come dice Collavini: 400.000 consensi in più per la coalizione di governo. E, non scordiamolo, anzi, teniamocelo bene in testa: tra il '98 e il 2001, in piena era ulivista, caddero sotto la scure azzurra Parma, Piacenza, Arezzo, Lucca, Grosseto, Bologna, Palermo, Catania, Padova, Trieste e chi più ne ha più ne metta. Ok a campanelli d'allarme, quindi, ma che non diventino assordanti piagnistei senza motivo.




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