da il manifesto
Gli anarchici del blocco nero (e non solo) attaccano banche e McDonald's poi si rinchiudono, dopo gli scontri, all'università. Diluvio di gas Cs, 73 fermi. La notte si teme il blitz della polizia nell'ateneo. Ma decine di migliaia sfilano pacificamente con comunisti e social forum a conclusione del vertice Ue.
Alle 23,30, l'università di Salonicco è accerchiata da centinaia di agenti e diversi blindati che non lasciano avvicinare nessuno e aspettano uno sgombero che chissà se e quando ci sarà, mentre l'aria è ancora satura dei lacrimogeni sparati in quantità così smodata che persino un sindacalista del Pame, il sindacato greco che ha sfilato con i comunisti del Kke, dal palco di piazza Aristotele è sbottato in un «finitela» rivolto ai poliziotti. Tuttavia, nonostante quello che passerà alla storia di questo controvertice saranno probabilmente le violenze e gli scontri, quella di ieri è stata una grande e pacifica giornata di mobilitazione, con tre cortei partiti separatamente che poi hanno fatto fronte comune per non finire nella morsa delle cariche e dei lacrimogeni. E oltre 100 mila persone in piazza, tra i militanti del Kke e del sindacato («siamo in 120 mila», hanno annunciato poco dopo la partenza gli organizzatori), quelli del Social forum (almeno 50 mila) e le poche migliaia di marxisti-leninisti dello Stalin bloc. Politicamente un successo, se si pensa che la stragrande maggioranza dei manifestanti era greca e dall'estero sono arrivati davvero in pochi, italiani compresi, nonostante questo vertice rappresentasse il passaggio del testimone del timone europeo proprio al nostro paese. Già dalla mattinata, girando per le vie del centro assediato dalla propaganda militante del Kke che aveva provveduto a montare su ogni pilone un altoparlante per invitare la gente a scendere in piazza contro l'Unione europea, gli Stati uniti e la Nato, notiamo come la città fosse invasa da decine di migliaia di giovani e meno giovani, che in alcuni casi hanno anche improvvisato dei mini-cortei. Grande la mobilitazione in particolare del Kne, l'organizzazione giovanile del Kke, tutti rigorosamente con la bandiera rossa e una maglietta inneggiante a Cuba e a Fidel Castro che ci spiegano creata per un apposito festival di solidarietà. Nel pomeriggio, invece, in attesa dei cortei, ci spostiamo verso l'università, luogo di campeggio per i no global arrivati dall'estero e occupata dagli anarchici. Calato davanti all'ingresso, uno striscione recita «smash capitalism». In uno dei palazzi, quello proprio di fronte al campeggio, ci sono il media center di Indymedia e il Medical center. Nell'edificio accanto, la facoltà di Filosofia ridenominata «black bloc squat», si ascolta musica punk e qualcuno prepara maschere antigas. Sul tavolo qualche felpa, ovviamente nera, alle mura scritte e cartelli «fight power, not people» («combatti il potere, non le persone»), «fuoco alle carceri», «let the social rage stop them» («lasciamo che li fermi la rabbia sociale»). Si fa poco caso a chi entra e chi esce. Sono arrivati davvero da tutta Europa, gli anarchici e libertari che a sera rimarranno asserragliati all'interno del campus: i «no border» che venerdì sono andati a protestare davanti a un centro di detenzione temporanea per immigrati e che invitano all'omonimo campeggio che si svolgerà in Salento dal 21 al 27 luglio; la federazione anarchica ceca; gli anarchici polacchi che invitano a un meeting a Varsavia a fine mese e vogliono «distruggere l'eurocrazia», perché «l'Ue è uno strumento del neoliberalismo», e ovviamente i greci, molti arrivati da Atene. Le donne del campeggio hanno redatto un «manifesto antisessista» che chiede di distruggere, insieme al capitalismo, anche il patriarcato. Man mano che si avvicina l'ora della partenza, cominciano i preparativi: si indossano felpe, cappucci e maschere antigas, le molotov già pronte finiscono in carrelli della spesa per essere trasportate con maggiore facilità, si fa la scorta di sassi e spranghe di vario genere e poi si parte. Il black bloc uscendo dall'università si aggiunge alla coda del corteo del social forum, e imboccando la via Egnatia ben presto entra in azione, mentre i lacrimogeni cominciano a fioccare. Difficile elencare le «azioni dirette»: diverse banche colpite nonostante le blindature, a fuoco negozi (tra cui un McDonalds e un rivenditore Vodafone) e auto, colpita anche la sede del Kke, davanti alla quale vediamo l'ambulanza portare via un ferito. Dopo quasi due ore, una parte del black bloc ripiega verso l'università, altri si disperdono verso il lungomare, anche se assistiamo a diverse scene in cui il servizio d'ordine del Kke, fornito di caschi e bastoni, caccia dal corteo alcuni «neri». Il bilancio parziale, a metà serata, è di 73 fermi tra i manifestanti, mentre non si hanno notizie precise sui feriti nonostante abbiamo più volte visto passare le ambulanze. Nel frattempo, il corteo del social forum prosegue e finisce per ricongiungersi con quello del Kke. Vi sono tutte le componenti che lo animano, dai comunisti «non ortodossi» del Synaspismos a numerose associazioni. Tre persone con stampato sulle magliette i nomi di Bush, Blair e Berlusconi fanno rotolare una enorme palla che raffigura un mondo, e ci sembra una splendida metafora in una manifestazione in cui, a differenza delle altre in cui si urla essenzialmente contro «l'imperialismo yankee», il sentimento dominante nei cartelli, negli striscioni e nelle numerose bandiere arcobaleno è quello della pace. Ma intanto la polizia continua l'assedio all'università, nella quale non può entrare per via di una legge promulgata all'indomani della caduta dei colonnelli. E in serata corrono voci di una possibile eccezione alla regola.




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