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  1. #11
    cittadino
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    Predefinito Re: Un sito che si è fatto da solo

    In origine postato da Davide
    Alle 15 e 50 lo avevano visitato più di 13.000 persone. Alle 16 e 08 erano già 14.700 e il server cominciava a perdere i colpi. Tanto per smentire il luogo comune che agli italiani le faccende giudiziarie non interessano: avere in una mattinata più accessi di un sito hard con Pamela Anderson è una faccenda di tutto rispetto. Comunque, andateci anche voi: il sito di Cesare Previti (www.previti.it) si chiama La verità (la pravda?) ed è costruito per spiegare al colto e all'inclita cosa significhi essere schiacciati dalla macchina della giustizia pur essendo innocenti. Bel sito.
    [...]
    ancora tristemente vuoto. Però ci sono i links consigliati: quasi tutti i giornali di destra più Governo, Camera e Senato, Mediaset, Rai e Forza Italia. Anche qui, pluralismo a piene mani. Insomma non c'è niente. Se non, nei documenti, l'accorata arringa difensiva dell'imputato, che già abbiamo letto in lungo e in largo sui giornali della famiglia del suo coimputato, poi stralciato, Silvio Berlusconi. Alle 16.30 gli accessi al sito La verità sono già 17.504, segno che gli italiani sono ormai addicted, non riescono a stare senza, si passano la voce, si telefonano eccitati. Ultima esplorazione: il motore di ricerca nel menu «Documenti». Digito compìto come uno scolaretto: «Cirami». Risposta disarmante: «La ricerca non ha prodotto alcun risultato». Ci riprovo digitando: «Legge Cirami». Stessa risposta: «La ricerca non ha prodotto alcun risultato». Visto? La Cirami non era una legge ad personam. Forse è per questo che «personam» si è fatto il sito.

    Alessandro Robecchi

    _
    Saluti Liberali
    Giorgio

  2. #12
    Sospeso/a
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    Predefinito

    Il sito purtroppo è incompleto, perchè mancano le testimonianze di quelli che avevano depositato i soldi sui conti di Squillante per conto di Previti e le fotocopie dei bonifici, però, ad esempio, è carino il verbale del capitano che ci dice come è nato il caso Previti, e che ci parla di tutti gli strani movimenti di denaro in nero di Silvio Berlusconi.


    Viene introdotto il testimone; questi viene avvertito dal Giudice dei suoi obblighi e rende la dichiarazione ex Art. 497 C.P.P.
    Fornisce le generalità: Cap. MARTINO ANTONIO, nato a Campiglia Marittima (Livorno) il 25 giugno 1964.
    Ufficiale della Guardia di Finanza in servizio permanente effettivo. Attualmente comandante della Compagnia di Busto Arsizio.

    INTERVENTO DELLA DIFESA - Avvocato Federico
    DOMANDA - Lei ha collaborato con l'autorità giudiziaria milanese nel procedimento Squillante.
    In particolare si è occupato o ha avuto modo di occuparsi della signora Ariosto?
    RISPOSTA - Sì, ho avuto modo di occuparmene.
    DOMANDA - Vuole specificare in quale posizione si trovava nel momento in cui se ne è occupato? Dove svolgeva le Sue funzioni?
    RISPOSTA - Svolgevo le mie funzioni presso il Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza di Milano, in particolare comandavo allora la seconda sezione del terzo gruppo. DOMANDA - Presso il Nucleo Regionale?
    RISPOSTA - Sì.
    DOMANDA - Lei agì su delega o su iniziativa?,
    RISPOSTA - Su delega.
    DOMANDA - Può dirci chi Le dette questa delega e come si attuò?
    RISPOSTA - In pratica mi vennero delegate una serie di indagini inerenti le movimentazioni di alcuni libretti al portatore che erano a disponibilità del signor Silvio Berlusconi.
    Nel corso di queste indagini avevamo appurato che da uno di questi libretti erano stati tratti dei fondi per l'emissione di assegni circolari che erano confluiti sul libretto al portatore acceso dall'avvocato Dotti presso il Credito Bergamasco, la filiale di Milano. Questi fondi affluiti su questo libretto costituivano la provvista per l'emissione di alcuni assegni incassati su un conto corrente, non ricordo se riconducibile direttamente alla signora Ariosto o alla società Ariosto Consulting, su questo mi riservo. Comunque feci convocare la signora Ariosto dai miei uomini...
    DOMANDA - In quale periodo?
    RISPOSTA - Questo avveniva nel febbraio 1995, la data esatta non la ricordo. Comunque c'è l'atto di sommarie informazioni.
    DOMANDA - Quindi fece convocare la signora...?
    RISPOSTA - Sentii la signora Ariosto sui motivi dell'incasso dì questa somma, ricordo forse intorno al centinaio di milioni, 200 milioni, non ricordo francamente la somma. Questa mi riferì che si trattava del provento di una vendita di alcuni mobili all'avvocato Dotti, che era il suo compagno. Dopodiché la signora Ariosto mi riferì anche che era a conoscenza di taluni fatti che potevano costituire reati o illeciti amministrativi che vedevano coinvolti personaggi del gruppo Fininvest. Io dissi che ero lì apposta e che se avesse voluto sporgere una denuncia l'avrei in quel frangente
    raccolta.
    La signora Ariosto mi disse che non era disponibile in quel momento a mettere nero su bianco queste sue informazioni e quindi le proposi che comunque ce le poteva anche dare in
    maniera confidenziale, divenendo una nostra fonte confidenziale. La signora Ariosto acconsentì in questo senso e io informai i miei superiori.
    DOMANDA - In quale modo?
    RISPOSTA - Informai il Colonnello Alessandro Falorni, che era il comandante del terzo gruppo, e insieme scendemmo dal comandante del Nucleo che era il Generale Marchetti e venne stabilito di sentire questa persona come fonte confidenziale. Venne stabilito che la dovesse sentire il Colonnello Falorni. So che si è incontrata varie volte la signora Ariosto con il Colonnello Falorni, ma non so dire di preciso quali informazioni dette al Colonnello Falorni la signora Ariosto. Pressappoco parlò, perché mi riferiva il Colonnello Falorni, ci sentivamo, di amicizie fra l'on. Previdi e4alcuni magistrati romani. Comunque di queste notizie veniva informato il nostro comandante e veniva informata di volta in volta l'autorità giudiziaria, purtroppo queste notizie non erano utilizzabili su un piano procedurale.
    Nel giugno 1995 venni informato, giugno-luglio, non ricordo di preciso, comunque sul finire di giugno mi sembra, che la signora Ariosto stava iniziando a parlare di dazioni di denaro da parte dell'on. Previdi ai giudici romani e poi mi informò il Colonnello Falorni, questo mi sembra a fine luglio 1995, che la signora Ariosto era disponibile a tradurre in atti formali queste notizie. Io contattai la signora Ariosto, chiesi conferma della sua disponibilità e questa me la confermò. Telefonai al dott. Greco che si trovava in vacanza, lo informai, venne fissato un appuntamento presso il locale del Nucleo Regionale e precisamente presso gli uffici del gruppo operativo antidroga. Devo premettere che in aprile-maggio 1995 il Colonnello Falorni lasciò il comando del terzo gruppo, andò a comandare il gruppo operativo antidroga e venne sostituito dal Colonnello Lopez, che divenne il mio nuovo comandante.
    Ricordo che andai io a prendere la signora Ariosto, perché doveva portare degli album fotografici piuttosto voluminosi. Ci trovammo nell'ufficio del Colonnello Falorni e lì venne sentita la signora Ariosto.
    DOMANDA - Da chi?
    RISPOSTA - La verbalizzazione, se può interessare, venne curata dal dott. Greco personalmente, fu fatta in un'unica copia, l'atto fu segretato e venne salvato il file su un dischetto che venne conservato insieme alla copia del verbale, penso nell'ufficio del dott. Davigo.
    DOMANDA - Chi fu presente a questo interrogatorio segretato?
    RISPOSTA - A questo interrogatorio fu presente il dott. Greco, intervenne più tardi, se non vado errato, la dott.ssa Taddei, ad un certo punto si trovò a passare per il Nucleo il dott. Davigo, quindi mi sembra che intervenne anche lui. Anche perché prima della firma del verbale la signora Ariosto chiese di potersi consultare con l'allora on. Dotti, il quale raggiunse il Nucleo a bordo di una Uno, me lo ricordo ancora, lo feci entrare nel cortile interno della Caserma, però non ho assistito al colloquio fra i magistrati. C'erano Davigo, Greco e forse la dott.ssa Taddei, ma io non ho assistito a quel colloquio fra Dotti, Ariosto e i magistrati. So che alla fine comunque venne confermato.... La Ariosto firmò il verbale, anche penso su consiglio di Dotti, ma questo... Non ero presente a questa conversazione.
    Successivamente ho assistito ad altre testimonianze rese dalla signora Ariosto, raccolte dalla dott.ssa Boccassini. Anche in questo caso i verbali vennero segretati, non so dire se sei-sette volte, sei-sette verbali, sei-sette occasioni. In una di queste occasioni addirittura la Ariosto non voleva venire, non voleva rispondere alla convocazione della dott.ssa Boccassini e fu ordinato l'accompagnamento coatto. Lo ordinai alla scorta che nel frattempo era stata disposta nei confronti dell'Ariosto per le note minacce.
    DOMANDA - Noi non le conosciamo, ce le può dire?
    RISPOSTA - La sera del 2 agosto 1995 venni informato dal Colonnello Falorni che la signora Ariosto aveva riferito a lui di avere ricevuto alcune minacce di morte per via telefonica. Io prima informai i magistrati, chiamai il dott. Greco, che era già tornato dalle vacanze in Sardegna, e poi il dott. Colombo, che era presente in loco. Fu richiesto in quel senso di attivarci in modo da dare una protezione alla signora Ariosto. Informai anche chiaramente i miei superiori, il Colonnello Falorni, che era già a conoscenza del fatto, il Colonnello Carta, che era il capoufficio operazione del Nucleo Regionale di Polizia tributaria di Milano, e penso che il Colonnello Carta avesse informato a propria volta il comandante del nucleo.
    Feci intervenire un sottufficiale della mia sezione e un altro sottufficiale presente in quel momento al Nucleo. Dovevamo in pratica accompagnare la signora Ariosto alla sua casa in provincia di Como, nei pressi di Menaggio. Le telefonai, ci siamo dati appuntamento in un punto di Milano, lei era accompagnata da un'altra persona che, se non vado errato, dovrebbe essere l'ex marito, arch. Margheritis.
    Io salii in macchina, con la dott.ssa Ariosto e i due sottufficiali con una macchina di copertura ci seguirono. Per farla breve, siamo arrivati a Como, a Como abbiamo preso la statale Regina e ci siamo incamminati verso Grandate. In un tratto piuttosto buio mi venne segnalata la presenza di una macchina che ci seguiva da diverso tempo. Questa macchina ad un certo punto ci sorpassò, si trattava di una Porsche di colore bianco, e si mise di traverso sulla carreggiata. La macchina dell'Ariosto si fermò, i-militari sopravanzarono, uscimmo tutti quanti e nel frangente sparai un colpo in aria a scopo intimidatorio. A quel punto la Porsche se ne andò, non riuscimmo neanche a prendere il numero di targa, se non la sigla della provincia iniziale.
    Effettivamente il giorno dopo richiesi i tabulati del telefono cellulare della- signora Ariosto e vedemmo che nell'orario in cui lei diceva di avere ricevuto queste minacce, risultava una chiamata da parte di tale Scavone Rocco che dovrebbe essere un cambiavalute, un prestasoldi presso il Casinò di Saint Vincent, questo non lo* ricordo. Comunque riferimmo tutto all'autorità giudiziaria,t ricordo che il rapporto di servizio e tutto quanto fu inviato al dott. Davigo. Dopodiché il Prefetto dispose che la signora Ariosto venisse scortata e le fu assegnata una scorta proprio a cura della Guardia di Finanza prima effettuata degli uomini del Nucleo di Polizia tributaria di Milano e dai Baschi Verdi di Ponte Teresa, e poi esclusivamente dai Baschi Verdi di Ponte Teresa.
    DÒMANDA - Ritornando all'origine, Lei ha riferito di avere avuto il primo contatto con la Ariosto in quanto persona che Lei ha convocato in relazione ad un'indagine su libretti di Silvio Berlusconi.
    Può dirci per quale ipotesi di reato procedeva? Qual era il quadro investigativo in cui avvenne l'audizione della signora Ariosto?
    RISPOSTA - In buona sostanza stavamo indagando su presunti fatti di corruzione che riguardavano due funzionari dell'ufficio IVA di Roma, che avevano proceduto all'annullamento di un verbale emesso nei confronti della SODIF S.r.l., se non vado errato, una società acquisita dal gruppo Fininvest.
    Con questo verbale era stato bloccato un rimborso di ingente entità, se non vado errato, intorno ai 500.000.000 di lire. Questo rimborso, che figurava nell'attivo patrimoniale, era stato preso a base della valutazione dell'azienda acquistata dal gruppo Fininvest e quindi fra le altre cose, fra tutte le attività di indagine che non sto qui a raccontare, venne anche sentito il rag. Giuseppe Pirola, che era il rappresentante della Triconsult Audiovisivi, che era la società che aveva ceduto la SODIF ex Gaumont, la società di distribuzione cinematografia, ad una società del gruppo Fininvest che, se non vado errato, dovrebbe essere Rete Italia.
    Questo Pirola disse che in effetti si era presentato da lui il dott. Sciascia, direttore centrale dei servizi tributari del gruppo Fininvest, che gli aveva fatto presente che vi erano state alcune sopravvenienze, lo dico in sintesi, e quindi gli aveva richiesto un'ulteriore somma di denaro a risarcimento del pagamento dell'errato prezzo pagato dalla società acquirente. Pirola venne a sostenere di avere dato a Sciascia un assegno che identificò e di cui seguimmo l'incasso. Di lì trovammo che questo assegno venne incassato su un libretto al portatore, acceso presso la filiale del Monte dei Paschi di Siena di Segrate. Il libretto era il 1957.1, intestato allo stesso, acceso da Giuseppino Scabini, cassiere centrale della ISTIFICE, della società tesoreria del gruppo Fininvest.
    Attraverso una serie di collegamenti arrivammo a scoprire circa un centinaio di libretti al portatore, collegamenti che potevano essere sia perché erano le stesse persone che avevano operato su quel libretto e avevano acceso ànche altri libretti, sia perché questi libretti erano agganciati alle stesse condizioni del gruppo, fatte per conti correnti del gruppo oppure c'erano dei movimenti che collegavano i vari libretti e così via. Arrivammo a circa un centinaio di libretti.
    Buona parte di questi libretti, a detta di Scabini, era .nelle disponibilità, facevano parte del patrimonio personale -del dott. Silvio Berlusconi. Questo lo riferì Scabini in atti.
    DOMANDA - Su questi libretti vennero formulate o vennero indicate all'autorità giudiziaria poi ipotesi di reato oppure no, ed eventualmente su quali reati?
    RISPOSTA - In pratica avevamo trovato su questi libretti alcuni assegni provenienti da tali Poccioni e Colaiacomo di cui non ricordo i nomi di battesimo, che erano gli ex proprietari della Medusa Distribuzioni S.r.l. di Roma, società acquistata dal gruppo Fininvest. In quel caso ipotizzammo un falso in bilancio, perché il gruppo Fininvest diceva di avere acquistato... La Rete Italia, anche in questo caso, se non vado errato, comunque ci sono le informative, diceva di avere acquistato a 18 miliardi, ma gli erano tornati indietro una decina di miliardi, quindi il prezzo d'iscrizione in bilancio di questa partecipazione secondo il nostro punto di vista era inferiore. In più questa valutazione era stata svalutata negli anni, quindi con recuperi fiscali che noi ritenevamo non regolari.
    Poi trovammo sette assegni bancari che si riferivano alla cessione di alcune quote relative ad una società che deteneva i terreni di Villa di Macherio. Comunque è la questione che e nota a tutti i giornali e per cui è stato anche processato e assolto il dott. Silvio Berlusconi. Poi furono rilevanti anche alcuni prelevamenti per contanti e alcuni sospesi di cassa da questi libretti per i processi per la corruzione di alcuni ufficiali della Guardia di Finanza.
    DOMANDA - Voi avete cercato dei riscontri per ogni versamento, per ogni assegno trovato?
    RISPOSTA - Certamente.
    DOMANDA - Quando vi siete imbattuti negli atti che riguardavano la Ariosto e avete effettuato i riscontri in ordine alle dichiarazioni dell'Ariosto, cosa ne venne fuori?
    RISPOSTA - Venne fuori che il primo rapporto di Dotti...

    INTERVENTO DEL GIUDICE -
    Questa è una domanda che tende a richiedere i riscontri e le dichiarazioni dell'Ariosto.

    INTERVENTO DELLA DIFESA - Avvocato Federico
    Se poi scaturirono o c'erano gli estr$mi per potere fare un procedimento penale nei confronti dell'Ariosto, è la tesi dei capitoli di prova. Noi chiediamo di conoscere qual era la situazione dell'Ariosto al momento in cui fece questa offerta di disponibilità. Potrebbe essere un dare e avere, signor Giudice, non credo sia una cosa né anomala, né inverosimile. Tra l'altro, una persona che viene ascoltata su 150.000.000 lire e offre immediatamente la sua disponibilità alla Guardia di Finanza, è una cosa che va indagata.


    Il testimone riprende:

    Vorrei chiarire un fatto. Quando venne proposto alla Ariosto di fornirci- confidenzialmente le notizie...

    INTERVENTO DELLA DIFESA - Avvocato Federico DOMANDA - Fu proposto da lei o da voi?
    RISPOSTA - Fu proposto da noi, da me.
    Le dissi: "Se non le vuole formalizzare ce le può dire confidenzialmente", come informatore della Polizia giudiziaria. Tra le altre cose, venne anche specificato in quel frangente che se le notizie che ci avrebbe fornito portavano ad un risultato, poteva essere anche retribuita. In quel caso notizie, noi la pagavamo, né di più, né di meno. Nessun favore poteva essere avanzato, nessun vantaggio ne avrebbe avuto, anzi era proprio il contrario. Se un informatore cerca di fare il furbo è la volta buona che uno dà addosso. Se non voleva essere retribuita lei non ci dava le informazioni e noi non le davamo alcunché, perché così funziona. DOMANDA - Come fu l'accordo?
    RISPOSTA - L'accordo fu senza retribuzione. Lei ci dava fonte confidenziale di grado di attendibilità non attribuito senza alcuna retribuzione. La fonte venne denominata fonte Olbia e ogni qualvolta che il Colonnello Falorni si è incontrato con la fonte Olbia le notizie che ha dato sono state riportate in un rapporto di servizio conservato agli atti del Nucleo di Polizia tributaria. Tutto qui.
    La signora Ariosto fornì la prova che il prezzo ricevuto dall'avvocato Dotti era relativo alla cessione di due mobili, di due maggiolini, e in più che era stata aiutata finanziariamente dal suo compagno. Il rapporto da indagare era quello a monte quindi, perché Dotti riceveva quei soldi, Dotti in merito ha prodotto delle fatture e disse che si trattava della retribuzione di proprie prestazioni professionali e a quel punto non c'era più niente da fare. ver tutti gli altri che non fornirono giustificazione operò #la presunzione di legge, per cui o ci dimostravano che quello non faceva parte del reddito imponibile oppure noi segnalavamo all'ufficio per la ripresa fiscale. Tutto qui.
    DOMANDA - Quando Lei ebbe questo primo contatto, questo primo colloquio, la signora Ariosto Le disse anche, sia pure sommariamente, qual era l'oggetto delle confidenze che voleva fare?
    RISPOSTA - Lei mi parlò di gravi illeciti, di gravi fatti, di corruzioni. Comunque alla Guardia di Finanza vengono decine di persone a dirci: "Voglio parlare", poi non parlano, non danno notizie attendibili.
    DOMANDA - Accennò a gravi illeciti che coinvolgevano magistrati anche?
    RISPOSTA - Sì, che coinvolgevano magistrati e che comunque erano inerenti a personaggi del gruppo Fininvest.
    DOMANDA - Fece nomi in quel primo incontro?
    RISPOSTA - In quel primo incontro non mi sembra che fece nomi. DOMANDA - La durata di questa collaborazione da confidente è da febbraio, da quanto ho capito io, fino a fine luglio?
    RISPOSTA - Io questo non glielo so dire con esattezza, perché come ho detto prima, il Colonnello Falorni poi venne trasferito a maggio. Io so che si sono incontrati varie volte, possono essere due, tre, quattro, cinque volte, non glielo so dire. So che una volta mi incontrai unitamente al Colonnello Falorni con la signora Ariosto, ma in quel frangente non venne data alcuna notizia, ad esempio. La collaborazione non so in cosa si sostanziò, fino a giugno non si sostanziò in un bel niente, perché le notizie che dava erano difficilmente riscontrabili. Ci parlava di contatti, amicizie tra l'on. Previdi e alcuni giudici di Roma, però mai ci disse: "Ho visto...", mai ci disse:. "Ho fatto...". Quando disse: "Ho visto...", "Ho fatto...", allora disse: "Questo è il momento di iniziare a dire: 'Signora mettiamo in atti questi fatti'".
    DOMANDA - Questo significa che fino a quando non avete avuto questa possibilità non sono state fatte segnalazioni all'autorità giudiziaria?
    RISPOSTA'- Veniva riferito all'autorità giudiziaria quello che ci veniva detto, l'autorità giudiziaria ne prendeva atto, ma non veniva trasmesso il rapporto. Veniva riferito verbalmente all'autorità giudiziaria: "Abbiamo una fonte che ci dice questo. Ci ha detto questo, questo e questo", ma in realtà queste notizie non potevano essere utilizzate per avviare delle indagini più penetranti.
    DOMANDA - Lei di questa disponibilità a collaborare iniziale della Ariosto ne parlò con qualche magistrato?
    RISPOSTA - La disponibilità a collaborare è avvenuta a fine luglio, perché la Ariosto... Ad un certo, punto venne fuori un articolo di stampa, che ho anche qui in fotocopia se Le interessa, che la turbò, mi sembra che apparve sul "Il Giorno". Lei disse: "A questo punto voglioo mettere nero su bianco. Le accuse a questi signori...", quello che io so.
    DOMANDA - Può dirci qual è questo articolo che la turbò? Almeno gli estremi, se consente il signor Giudice.
    RISPOSTA - Ho la fotocopia dell'articolo. "Nel ricco jet-set milanese il rep di via Monte Napo: furto perde, rapina vince".
    DOMANDA - Ed è "Il Giorno"?
    RISPOSTA - Penso che sia "Il Giorno", non ho scritto sopra quale giornale sia.
    DOMANDA - Comunque fu la stessa Ariosto che Le disse che questo articolo...?
    RISPOSTA - Quando le chiesi di confermarmi: "Lei vuole veramente...? Non è che io telefono ai magistrati, li faccio ritornare dalle vacanze e poi non depone?", lei disse: "Io sono convinta, qui è uscito anche questo articolo diffamatorio nei miei confronti, un ulteriore attacco nei miei confronti", e quindi disse di volere collaborare.

    La Difesa, avvocato Federico, chiede l'acquisizione del giornale.
    Le altri parti nulla oppongono.

  3. #13
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    Predefinito

    Letto?

    Questo che segue è come il Previti ha interpretato quella testimonianza. In pratica lui ha capito che l'Ariosto sarebbe stata pagata dalla Procura di Milano per infangarlo.

    Poi alla fine ci dice che la sua testimonianza è stata dichiarata inutilizzabile.

    E infatti non l'hanno condannato per le dichiarazioni dell'Ariosto, ma per i giri di denaro trovati e le testimonianze di chi li ha versati. L'Ariosto ha dato solo il via, poi hanno riscontrato che purtroppo, oltre a giocare a calcio con i giudici del giro (età media 65 anni), gli dava pure i soldi.

    Vecchio Previtone, perchè non le hai allegate, quelle, al sito della Verità? Faziosone.

    GENESI DEL TESTE OMEGA (FU OLBIA)

    Questo cosiddetto “testimone” non ha detto nulla, ma proprio nulla, che non sia stato letteralmente demolito in dibattimento. Ha infangato decine di magistrati, tutti prosciolti; ha sostenuto che presso Efibanca vi fossero conti “illimitati” messi a mia disposizione per corrompere magistrati, salvo poi constatare che detto istituto opera per statuto soltanto finanziamenti a medio termine; ha inventato situazioni grottesche, quali giudici “accovacciati” sul denaro, statue falliche, amanti; ha collocato episodi in contesti impossibili, quali case demolite, campi di calcetto con sedie in noce, partite di calcio mai disputate tra squadre che militavano in categorie diverse, e tante altre nefandezze del genere.
    Come è stato possibile tutto ciò? Perché si è voluto costruire un “teste” d’accusa, che prima di essere “teste” è stato “confidente” di polizia sotto gli occhi vigili della Procura? E, prima ancora, è stato “cliente” del Tribunale, nella veste di accusato di bancarotta e truffa all’assicurazione? Un “teste” minacciato dalla Guardia di Finanza per illeciti fiscali?
    Perché si è dato credito ad un “teste-confidente-accusato” che, per sua stessa ammissione, aveva bisogno di aiuto economico, essendosi pesantemente indebitata col gioco d’azzardo, e giudiziario?
    La vicenda, come si può vedere agevolmente dai documenti, è in gran parte chiara, grazie soprattutto all’esito di testimonianze rese nel corso di procedimenti pendenti presso fori diversi da Milano, che invece ha sempre tentato di occultare la vera genesi della “testimonianza”.
    In sintesi:

    a) prima di deporre in Procura la “teste” Omega era stata per diversi mesi “confidente” di polizia con il nome in codice “Olbia”;
    b) di ciò era perfettamente a conoscenza la Procura di Milano, costantemente informata dalla Guardia di Finanza che “gestiva” la fonte confidenziale;
    c) ciò nonostante nel primo verbale di deposizione in Procura la “teste”, alla presenza ingiustificata e non verbalizzata dell’avv. Dotti, ha affermato di essersi presentata spontaneamente in Procura; Procura che ha verbalizzato la messa in scena restituendo “verginità” ufficiale alla “teste”, occultando ad imputati e difensori il recente passato di “confidente” e le richieste improprie di “aiuto”;
    d) durante tutto il periodo delle deposizioni la “teste” ha avanzato richieste di ogni tipo, e tra queste di essere “aiutata” nei numerosi procedimenti a suo carico;
    e) la “teste” è uscita illesa da decine di denunce per calunnia e diffamazione, protetta da una barriera invalicabile costruita dalla Procura di Milano, che si è rifiutata sistematicamente di esercitare l’azione penale (teoricamente obbligatoria) in relazione a fatti conclamati;
    f) la “teste” ha risolto i suoi guai finanziari, a suo dire vendendo gioielli di famiglia, ed è stata protetta dai suoi creditori da una scorta “H24” per lungo tempo;


    La Corte di Cassazione, a sezioni unite, ha dichiarato l’inutilizzabilità delle testimonianze rese dall’Ariosto, in ragione della sua gestazione a dir poco impropria: ogni decisione che dovesse utilizzare tale fonte di prova sarebbe viziata in maniera insanabile. Vi sono aspetti, tuttavia, sui quali occorre ancora fare luce, misteri forse celati nel fascicolo inaccessibile che riguardano le modalità con le quali la “teste” ha risolto i suoi tanti problemi economici e giudiziari.
    E resterà per sempre una pagina nera della storia giudiziaria italiana l’utilizzazione di un “teste” siffatto per effettuare arresti clamorosi ed inscenare un processo-spettacolo che condiziona la vita politica del Paese.

 

 
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