Per la prima volta da quando Berlusconi ha vinto le elezioni, alla Camera si è svolto un dibattito “bipartisan”, come dicono i politologi. Cioè con l’opposizione che appoggia il governo. Piero Fassino, Pierluigi Castagnetti, e persino Fausto Bertinotti e Oliviero Diliberto, hanno espresso apprezzamento per il discorso del ministro dell’Interno. Da quanto tempo l’opposizione non si schierava col Viminale? Decenni, forse dai tempi del terrorismo. A offuscare questa novità, molto importante, sono venuti due fatti politici: l’assenza dei principali leader del centro-destra (Berlusconi, Fini, Bossi) e un furibondo attacco mosso dalla Lega al ministro Pisanu, al Presidente della Camera Casini e in generale a tutta la componente cattolica del governo. Per la Lega ha parlato il capogruppo Ce e ha chiesto esplicitamente le dimissioni di Pisanu (”ministro, cambi mestiere...”). Probabilmente questo incidente non provocherà conseguenze politiche immediate, però la maggioranza ha reso evidente la spaccatura al suo interno. E si è capito che non si tratta di una spaccatura basata su dissensi politici, o diverse valutazioni, o divergenza di interessi specifici o altre situazioni contingenti: è una spaccatura che nasce da profonde differenze di idee, cioè da modi diversi - opposti - di vedere la politica, la vita degli uomini, l’organizzazione della società, la convivenza tra i popoli.
Il duello che si è svolto nell’aula di Montecitorio, tra il ministro Beppe Pisanu e il leghista Alessandro Ce, è stato spettacolare ed emblematico di questa nuova divisione all’interno della maggioranza. E’ una divisione che fino ad oggi era rimasta in ombra e ora appare in tutta la sua grandezza. Noi ci eravamo preoccupati di distinguere tra le diverse sensibilità dei vari partiti della coalizione, avevamo valutato il loro più o meno accentuato liberismo, o il loro nazionalismo, o federalismo, o giustizialismo, o garantismo eccetera. Invece probabilmente c’è una divisione orizzontale tra una componente che si ispira ai principi cristiani e una componente che si rifà a una cultura che potremmo definire anti-clericale, anti-illuminista e reazionaria, che ha il suo punto di forza nella Lega ma probabilmente raccoglie anche una parte di Forza Italia e di Alleanza Nazionale. Bertinotti l’ha definita una “cultura vandeana” (riferendosi alla resistenza anti-giacobina di fine settecento, in Francia). Proprio così: si tratta di una cultura piuttosto robusta, limpida, abbastanza estesa in certi settori della società, e pericolosa per le comunità nazionali .
I gesti più plateali del duello tra Ce e Pisanu sono stati quel grido del leghista (”lei signor ministro non è all’altezza...”) e quel gesto clamoroso di Pisanu, che a metà del discorso di Ce si è alzato dal suo banco e provocatoriamente è uscito dall’aula (sostenendo che gli scappava la pipì, ma alla fine del discorso di Ce mancavano 4 minuti, e la pipì si trattiene...). La parte più di sostanza dello scontro però è un’altra. Pisanu ha voluto esporre in modo chiarissimo la sua teoria secondo la quale l’immigrazione è un fenomeno non eliminabile e provocato da un sistema politico-economico mondiale (la globalizzazione) che rende sempre più ricchi i paesi ricchi e sempre più poveri i paesi poveri. Pisanu ha detto che è un fenomeno destinato ad espandersi e che non può essere combattuto con le cannoniere, o i carabinieri, né semplicemente ergendo le barriere che blindino le ricchezze dell’occidente escludendo i poveri. E poi ha spiegato che il dovere delle classi dirigenti, in queste situazioni, non è la demagogia e la difesa dei propri interessi, ma è la “pedagogia”, la capacità di guidare il senso comune e non di farsene dominare. Nessuno può dire che il discorso di Pisanu sia stato la ricerca di una mediazione con la Lega. E’ stato un discorso coraggioso e di urto.
Alessandro Ce ha risposto in modo ancora più duro, denunciando i pietismi cristiani e illuministi, attaccando la Caritas e le parrocchie, prendendosela con papa Giovanni e con il Concilio, definendo molto bene la teoria politica leghista: difesa dei popoli occidentali e soprattutto del popolo della Padania, al di fuori delle ideologie moderne e moderniste.
Di fronte a questo urto così forte la maggioranza si è trovata in grande difficoltà e l’opposizione, per una volta, si è mostrata piuttosto unita e molto saggia. Ha apprezzato Pisanu, pur criticando - come ha fatto Fassino - la contraddizione tra il discorso generale del ministro e la difesa della legge Bossi-Fini, che invece è una legge puramente repressiva.
La posizione di Pisanu, e più in generale la posizione della componente cristiana della maggioranza, è destinata ad aumentare di peso, e a condizionare Berlusconi, o tornerà ad essere marginale? Per ora si può dire che è una posizione forte perché fa riferimento direttamente al Vaticano. Al pensiero dei vescovi e del Papa, ma anche alla loro “potenza”. Dopo il semestre europeo, cioè alla fine dell’anno, Berlusconi dovrà scegliere l’asse politica del suo governo, anche perché a quel punto mancheranno due anni alla fine del mandato. La partita è apertissima e riguarda l’intero equilibrio politico italiano.
da l'unità.it


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