Il solito grande Cammilleri sull'odio anticattolico.
Da leggere.

VIRUS

Leggo una notizia del 25 giugno: il sito Internet del Vaticano viene attaccato da una media di diecimila virus informatici al mese. Gli assalti degli hackers sono una trentina circa alla settimana. Un assedio. Scherzi di buontemponi, di goliardi e/o ragazzini birbantelli? Può darsi. Ma può anche darsi di no. C’è, ahimè, un sacco di gente che ritiene il Vaticano la causa dei suoi guai o dei mali del mondo.

Che so, quelli convinti che sul pianeta siamo troppi e per colpa del Vaticano un miliardo di cattolici non usa il preservativo; gli omosessuali che non tralasciano Gay Pride-Day per vomitare insulti sulla Chiesa, convinti (chissà perché) che sia quest’ultima a impedire loro di sollazzarsi nel modo che vogliono; quelli per i quali la religione resta l’oppio dei popoli ma (chissà perché) degli effetti stupefacenti del calvinismo, del buddhismo, dell’induismo, dell’islamismo, dello shintoismo e perfino dell’animismo non si curano; i laicisti attardati, che sognano un mondo in cui comandino loro e nessun altro; i relativisti assoluti (mi scuso per la contraddizione in terminis), che non sopportano neppure l’esistenza di qualcuno che, a casa sua, professi di aver trovato la Verità; gli apostoli della tolleranza, che volentieri vedrebbero morto chi non la pensa come loro; i giacobini, fanatici della fraternité obbligatoria (una volta, ospite di una trasmissione televisiva, telefonò uno spettatore che così si definì: «Io sono un fanatico di Robespierre»; dedussi, e glielo dissi in diretta, che un fanatico di un fanatico è un fanatico al quadrato).

Insomma, l’elenco dei nemici della Chiesa è lungo. E previsto (vedasi il Vangelo). Ma per analizzare il fenomeno non serve il sociologo. Ci vuole l’esorcista.