< Noto che lei nutre una grande nostalgia per il comunismo predicato
sul manifesto dal compagno Pintor. Ebbene, le chiedo, mi vuole spiegare
di quale tipo di comunismo si tratta? E' per caso un comunismo che mira
al mutamento radicale della societa' e quindi dei rapporti di
produzione oppure e' solo una definizione che serve a coprire con una
patina di tristezza e di desiderio i discorsi dei reduci del Pci? >
* * *
Cara Lina,
eh, Lei mi fa una domanda da nulla! Bisognerebbe essere un politico per
risponderLe; io sono un compagno si', ma tutto sommato non granche'
come militante. Vediamo un po'.
- Lei, Orioles, e' communista?
- Si'! Al duecento per cento! Bandiera rossa e falcemmartello!
- Bene: e come penserebbe di risolvere i problemi di oggi in base al
suo communismo? Che ricetta di Marx o Lenin vorrebbe Lei applicare?
- Beh... non so, io manderei via Berlusconi...
- Si', ma per questo non c'e' mica bisogno di essere communisti! Mi
scusi, anche Scalfari e Prodi vogliono mandar via Berlusconi.
- Voglio... voglio la pace fra i popoli! E basta guerre! Non c'e'
petrolio che valga un solo morto ammazzato!
- E questo lo dice il papa. Insomma, mi dica qualcosa proprio di
communista...
- Nazionalizzare... la Fiat?
- Questo e' Cossiga. Il Ds non e' d'accordo.
- Grunt. Insomma, lei cerca il pelo nell'uovo!
- No, vorrei solo capire che cos'e' il communismo oggi. Sinceramente.
- Sincerita' per sincerita', non ne ho la piu' pallida idea. Io ho
conosciuto vecchi sindacalisti, militanti antimafia, partigiani...
Avevano lottato contro i "padroni", contro i boss del paese, contro le
Ss... Non so per che cosa lottassero a favore. Erano uomini buoni
comunque, questo glielo assicuro. Onesti, non egoisti, benevolenti.
- Si', ma politicamente? Insomma, che ricetta ci darebbero ora?
- Mah... Loro volevano abolire i mali della *loro* societa'. La
conoscevano bene. Andavano a piedi, loro, mica in mercedes come questi
di ora. Non so: mettere un gruppo di ingegneri e operai al posto della
famiglia Agnelli: tanto, peggio di com'e' finita non poteva andare.
- Cosi' lei chi metterebbe a gestire, che so io, la Microsoft?
- Va bene, mi arrendo. Non lo so.
- Eh eh...
- Aspetti a ridacchiare. Non c'e' nulla di male a non sapere le cose:
purche' non diventi vizio. Io non le so perche' sono vecchio, e la mia
societa' ormai e' sparita. Mica lei va da Garibaldi a chiedergli che
cosa pensa della Fiat! Quello e' garibaldino, si occupa di borboni,
italie unite e roba del genere. A ognuno il suo tempo.
- E allora perche' non se ne va ai giardinetti, invece di far finta di
sapere la politica?
- Ma io *sono* ai giardinetti! E non sapere la politica e' gia' una
conoscenza molto importante. Non creda che gli altri, quelli che ci
governano (o "opposizionano" a modo loro) ne sappiano tanto piu' di me.
Solo che io lo dico. E inoltre so *perche'* sono ignorante. Non e'
colpa mia. E' la Storia!
- Cioe'?
- Vede, ogni volta che cambia il mondo (ed e' cambiato, sa? Lo lasci
dire a me: una volta le ragazze mi sorridevano in tutt'altra maniera)
tutti cerchiamo istintivamente di non accorgercene: applichiamo le
ricette vecchie, e tiriamo avanti. Come se Garibaldi avesse detto
"Avanti, aboliamo la tirannia di Nerone". Invece, prenda Che Guevara...
- Ah si', e perche' non Fidel Castro?
- Perche' Castro ha vinto, s'e' affidato al potere, ha fatto cose
giuste e sbagliate, e adesso ha molto poco da insegnarci. I tempi.
Invece Che Guevara no. Lui ha perso, e' morto ai confini del mondo per
rivoluzionare quattro contadini e neanche c'e' riuscito... pero' e'
sempre uno di noi. Voleva bene alla gente, cercava di fare qualcosa per
gli altri e su questo ci puntava la sua unica vita. Gli bruciava.
Oppure Spartaco. O Peppino Impastato. Oppure Tindaro La Rosa, che era
il capo dei communisti del mio paese quando io ero ragazzo.
Diversissimi fra di loro, pero' con una cosa grande in comune: non si
facevano i cazzi loro.
- E insomma, ricette concrete niente?
- No: sarei presuntuoso. Piuttosto, direzioni in cui cercare. L'ultima
volta che e' cambiato il mondo, e' stato quando hanno inventato la
macchina a vapore. Difatti i compagni allora non solo facevano gli
scioperi, ma anche si mettevano in cooperativa e cercavano di
impiantare una trebbiatrice meccanica, tutti insieme. Tutt'e due le
cose erano socialismo, non solamente una. Ora ci sono i computer, c'e'
l'internet, ci sono tutte queste belle cose... Oh, ma ci deve pensare
Lei che e' giovane, a farsi il suo communismo, mica glielo debbo fare
io!
- Ma io non voglio fare il communismo!
- E allora usi un'altra parola: che importanza ha? Sapesse quante ne
abbiamo cambiate di parole, in tutte queste migliaia di anni! Mica
Spartaco votava per rifondazione o i Ds. Si trovi una bella parola, e
usi quella. Anzi, dia retta a me: non ci pensi poi tanto, alle parole.
Pensi alle cose.
- Allora niente bandiera rossa? Io al balcone mica ci ho messo quella!
- Nooo! Non toccatemela! Parlo per me, s'intende: per me vuol dire un
sacco di cose, e non credo che ne farei a meno. Per voi... beh, quella
che avete adesso non e' male. Ha un sacco di colori, mica uno solo,
mette allegria. La vede l'ultima striscia in basso, quella bella rossa?
Beh, quella e' la mia. Pero' ci sta bene con le altre, mica bisogna
prendersi solo quella.

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riccardo orioles <riccardoorioles@libero.it>
tanto per abbaiare
30 giugno 2003 n. 185