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  1. #11
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    Predefinito SARDIGNA NATZIONE, RACCOLTA DI FIRME

    Nei giorni scorsi Sardigna Natzione ha concluso la raccolta delle firme della petizione popolare per dire "no alle scorie nucleari". Le sottoscrizioni raccolte sono state consegnate dal coordinatore nazionale Bustianu Cumpostu al rappresentante del Governo italiano in Sardegna Fadda nella sede di Piazza del Carmine a Cagliari, che ha assicurato di far pervenire le 6000 firme raccolte, al Consiglio dei Ministri e al capo del governo Silvio Berlusconi. Pertanto, Sardigna Natzione, è scritto in una nota, << ringrazia quanti hanno firmato la petizione e tutti i sardi che con il loro impegno civico stanno dando un grande contributo per contrastare l'ipotesi di stoccaggio delle scorie nucleari nella nostra isola>>. Infine << il movimento continuerà la sua lotta pacifica per sensibilizzare i sardi e tenere elevato il grado di mobilitazione popolare>>.

  2. #12
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    Predefinito E C'E' CHI INVOCA IL NUCLEARE!

    Da circa due mesi è scoppiato l'allarme per il possibile trasporto e scarico in Sardegna della spazzatura nucleare, proveniente dalle centrali dell'Enel, dismesse dopo il referendum dell'87. Si sono pronunciati chiaramente anche diversi vescovi, come monsignor Tarcisio Pillolla, della Diocesi di Iglesias. Particolarmente importante l'appello lanciato da don Tonio Tagliaferri, delegato regionale per le telecomunicazioni sociali della Conferenza episcopale sarda e parroco di santo Stefano di Quartu: << Non possiamo permettere che la Sardegna diventi una pattumiera di rifiuti tossici ed una bomba a orologeria>> ( L'Unione Sarda, 5 giugno). Pare che questo abbia fatto esclamare il ministro Giovanardi: << La Chiesa Sarda: tutti demagoghi>>. La protesta contro le scorie radioattive è stata espressa anche da associazioni ambientaliste, sindacati e altre realtà della società civile ed è sfociata in manifestazioni pubbliche. Antonello Repetto di Pax Christi (Carloforte e Cagliari) ha ricordato come la Sardegna abbia già pagato duramente per i suoi soldati, come il caporalmaggiore Salvatore Vacca, mandati allo sbaraglio in cosiddette "missioni umanitarie", in zone dove venivano usati i famigerati proiettili all'uranio impoverito. Purtroppo, mentre non si sa più dove scaricare le scorie radioattive delle centrali dismesse, c'è chi fra i politici, gli scienziati o gli opinionisti ha il coraggio, proprio in questi giorni, di rilanciare la proposta di costruire in Italia le centrali atomiche.

    Angelo Cavagna (Padre dehoniano di Cagliari)

  3. #13
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    Predefinito SCORIE, L'APPELLO DI FAVA (DS)

    << Nelle troppe, contradditorie, affannate e spesso grottesche dichiarazioni del Governo sulla vicenda delle scorie nucleari in Sardegna c'è stato di tutto, dall'affanno di smentire alla vaghezza del minacciare.. Ma non una parola di attenzione su cosa pensino i sardi>>.
    E' quanto sottolinea l'europarlamentare Ds Claudio Fava, che sulla vicenda aveva presentato un'interrogazione alla Commissione Europea. Per Fava si è agito come se l'Isola fosse << placidamente disabitata, una terra alla deriva della quale discutere con accademico distacco>>.

    18 luglio 2003 Unione Sarda

  4. #14
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    Predefinito LE SCORIE VENGONO IN FERIE CON NOI

    Il tempo passa: e le scorie radioattive? Si avvicinano o si allontanano dalla Sardegna? Non si capisce se con il trascorrere dei giorni l'ipotesi di trasformare la nostra isola nel sito unico nazionale per la raccolta dei rifiuti nucleari prenda maggiore consistenza o, al contrario, perda quotazioni. In effetti i segnali che si possono interpretare sono tra loro contradditori. Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in visita in Sardegna ha assicurato che mai la nostra terra diventerà una pattumiera nucleare: ma è evidente il conflitto d'interessi, visto che lui ha la casa a Porto Rotondo. Altri ministri del Governo hanno reso dichiarazioni nello stesso senso: Gasparri a Sassari si è detto sicuro che le scorie radioattive non verranno a contaminare la Sardegna. Molte amministrazioni locali tuttavia, con in testa il sindaco di Alghero, ricordando il vecchio adagio latino per cui " verba volant rt scripta manent", hanno chiesto che le stesse cose che si dicono fossero messe nero su bianco: ovviamente non hanno ottenuto niente. Segnale preoccupante visto che l'italico costume vuole che più aumentano le rassicurazioni, più si fa concreta la prospettiva che ti vogliano fregare. D'altronde un altro ministro della Repubblica, Carlo Giovanardi, ha ripetuto sia in Commissione Ambiente, sia in aula in Parlamento che " non si può escludere che" in Sardegna siano ammassate tonnellate di rifiuti radioattivi: con l'artificio retorico della litote ha fatto capire insomma che l'isola èancora in lizza nella scelta del sito unico nazionale. E poi c'è il generale carlo Jean: parla di rifiuti radioattivi come fossero noccioline o giocattoli per bambini, di container di morte come di numeri aridi che non significano nulla. Si è permesso di smentire palesemente il Presidente del Consiglio, senza essere a sua volta smentito: ha affermato candidamente quello che già purtroppo si sapeva, che cioè nella rosa delle zone individuate dalla Sogin come possibile discarica nucleare, la Sardegna figura ai primi posti. A questo punto anche il povero Mauro Pili, Presidente sfiduciato e senza maggioranza, ha fatto la voce grossa a Roma dicendo che la Sogin è andata al di là del mandato che le era stato conferito dal Governo e dunque ha agito illegittimamente. Immagino le reazioni terrorizzate degli interlocutori, di fronte a un Presidente della Regione così poco credibile, di cui non si sa bene quale sarà la sorte di qui a qualche giorno e che ormai sta a Villa Devoto solo per inerzia. Già storicamente la voce della Sardegna nel rivendicare le proprie istanze è sempre stata flebile e poco scoltata: nella situazione attuale figuriamoci quale peso possono avere al di là del mare le dichiarazioni di chi non è ormai più preso in considerazione da nessuno neanche nella sua terra. Tuttavia nella battaglia per rivendicare un ambiente sano in Sardegna e nella lotta contro le scorie nucleari la politica ha avuto un ruolo molto marginale ed è venuta a ruota, inseguendo un sentimento popolare diffuso e un'opinione pubblica che ha risposto compatta e senza bisogno di sollecitazioni padronali per esprimere il proprio forte dissenso alla sciagurata ipotesi che la perla del Mediterraneo si trasformi in un cimitero atomico. Non aspettiamoci dunque risposte dal palazzo, semplicemente perchè non possono venire: nel Palazzo non c'è nessuno per noi, per portare avanti le nostre istanze, per difendere i nostri valori, per risolvere i nostri problemi. Non abbiamo nostri rappresentanti, ma solo persone autoreferenziali che pensano a sè e alla propria carriera all'interno delle istituzion.
    Se è vero che non risponde il Palazzo, oltre a generiche manifestazioni d'intenti del tutto formali e che qualcuno cerca tra l'altro do strumentalizzare a fini di bottega politica, è anche vero che è in prima fila in questa battaglia di civiltà una casa, la Casa Comunale (Municipio): i Comuni Sardi, uno dopo l'altro, con una serie articolata di iniziative, che vanno da consigli comunali straordinari a delibere che dichiarano denuclearizzati i propri confini, si sono schierati nettamente dalla parte dei cittadini. Peccato che l'ente locale, esaltato in una riforma federalista che da noi non è mai seriamente partita, pur essendo l'istituzione più vicina agli amministrati, poco possa fare contro decisioni di questo genere imposte dall'alto: è importante però che l'attenzione venga tenuta vigile, perchè la posta in gioco è troppo alta. Anche in questo periodo in cui la televisione dice che bisogna andare in vacanza ed incolonnarsi sulle strade che portano al mare e che non ci sono altri problemi oltre al caldo, la parola d'ordine resta la stessa: resistere, resistere, resistere!i

    Alessio Sarais

  5. #15
    Manuel
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    Predefinito

    Mi sembrate uno di quei vecchi mangiadischi che a un certo punto si incantava, e sempre la solita solfa con stè fregnacce nucleari.

  6. #16
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    Predefinito

    In Origine Postato da Manuel
    Mi sembrate uno di quei vecchi mangiadischi che a un certo punto si incantava, e sempre la solita solfa con stè fregnacce nucleari.
    Per noi è un problema che ci tocca molto da vicino

  7. #17
    Orazio Coclite
    Ospite

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    L'Italia è una colonia USA dalla fine del secondo conflitto mondiale. E questi ne sono i risultati: abbiamo perso la sovranità delle nostre terre.

  8. #18
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    Predefinito NO EST FINIA SA BATALLA CONTRA SAS ISCORIAS

    ( NON E' FINITA LA GUERRA CONTRO LE SCORIE)
    Nonostante le assicurazioni del capo del Governo degli Italiani, occorre tenere alta la guardia: la battaglia contro le scorie non è conclusa. Anche perchè il personaggio non è molto credibile e gli stessi suoi Ministri lo contraddicono.
    Sono perciò da seguire con attenzione e simpatia tutte le iniziative antiscorie. In questi giorni, provenienti da versanti molto diversi, due mi sembrano di particolare interesse: la prima è stata intrapresa dall'Associazione indipendentista < De natzionalidada sarda> che attraverso il suo Presidente, Gianfranco Sollai, un avvocato combattivo e sanguigno, senza diplomazie di sorta, partendo dal rifiuto delle scorie, ha attaccato l'intera partitocrazia italiana.
    " I Partiti italiani - ha affermato in una conferenza stampa - sono più pericolosi delle scorie radioattive". E ha proseguito:" Da tempo sono anche un forte ostacolo per lo sviluppo economico, politico, sociale dell'Isola. Ecco perchè bisogna sfiduciarli. Dicendo alla gente di non votarli, mettendo fine alla sudditanza romana, ridando il potere ai Sardi, ma non agli attuali esponenti che sono soltanto intermediari, anzi mercanti della politica".
    La seconda iniziativa è stata presa da sei consiglieri regionali della Margherita, che hanno presentato un ricorso straordinario al Capo dello Stato degli Italiani, chiedendo, " la sospensione dei provvedimenti e dei poteri straordinari attribuiti al generale Jean" contenuti in un'ordinanza della presidenza del Consiglio emanata il 7 marzo scorso.
    " Lo stato di emergenza - ha dichiarato Carlo Dore, primo firmatario - si giustifica solo in caso di calamità o di catastrofi naturali" Poichè la nomina del generale - che avrebbe dovuto derogare a una ventina di leggi - si basa su questi presupposti falsi, essa risulta arbitraria.
    Ad essere violato sarebbe stato, in primis, l'art. 117 della Costituzione, in cui si prevede che materie come la tutela della salute, la protezione civile, il governo del territorio, sono oggetto di poteri concorrenti fra Stato e Regione.
    Insomma: vorrebbero privare la nostra Regione anche dei labili e scarsi poteri che detiene! Poichè questo disegno infame, non può e non deve passare, occorre continuare la lotta: la questioni in ballo sono infinite.

    Francesco Casula

  9. #19
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    Predefinito REGIONI UNITE CONTRO LE SCORIE NUCLEARI


    Le Regioni non vogliono le scorie nucleari e non si fidano nè del Governo nè del commissario incaricato di risolvere il problema dei rifiuti radioattivi. Per questi motivi, i presidenti, riuniti a Roma in via Parigi 11, hanno respinto al mittente senza nemmeno esaminarlo lo studio preliminare all'individuazione di un sito nazionale per lo smaltimento dei materiali delle centrali spente. E' passata dunque in pieno la linea di Mauro Pili, che già due settimane fa durante una riunione tecnica aveva proposto - anche con toni aspri - di restituire quasi con sdegno al generale Jean il dossier con i criteri per la scelta della pattumiera atomica.
    << La Conferenza dei Presidenti - si legge nella lettera che già stamani sarà nelle mani di Jean - sottolinea come l'argomento richieda necessariamente una valutazione politica approfondita. La Conferenza dei Presidenti - prosegue il testo - ha pertanto deciso di restituire al Commissario la proposta pervenuta richiedendo la riapertura del confronto con il Commissario stesso>>.
    I prossimi passi, indicati durante l'incontro, dovrebbero essere i seguenti: una sorta di diffida politica al Governo affinchè non compia blitz d'agosto scegliendo in solitudine un sito per le scorie; poi una nuova Conferenza in settembre, per approfondire la discussione, quindi un'audizione del generale Jean. Ciò significa che l'auspicio, più volte espresso dal commissario, di suggerire alle Regioni e a Silvio Berlusconi una rosa di siti entro la fine di luglio.
    Il percorso ricomincia da capo, anche perchè i governatori, nella lettera inviata al generale, indicano lo smaltimento all'estero delle scorie come soluzione preferita per il problema.
    E' stato proprio Pili - arrivato a Roma insieme all'assessore all'Ambiente Emilio Pani - a insistere perchè la risposta secca al numero uno della società statale per il nucleare (la Sogin) fosse data immediatamente. << Jean - ha sostenuto il presidente sardo - ha travalicato il mandato del premier, che lo ha incaricato di affrontare la questione ma non di scegliere necessariamente un deposito unico in Italia>>. Pili propende per lasciare i rifiuti radioattivi là dove si trovano oggi - nelle centrali spente e in laboratori - ma soprattutto il Piemonte, che conserva quasi due terzi delle scorie, non gradisce questa ipotesi. La Conferenza propone allora al generale e al Governo di trovare una soluzione estera: il pensiero di tutti corre alla Russia.
    Nella sua offensiva, il Presidente senza Giunta della Sardegna ha trovato preziosi alleati nella Sicilia e nella Basilicata. E' stoto il capo dell'esecutivo lucano, Filippo Bubbico, a stendere di suo pugno la risposta a Jean, mentre l'assessore siciliano Marina Noè - che rappresenta Totò Cuffaro - ha chiesto esplicitamente che la Conferenza intimi al Governo di non procedere in assenza di deliberazioni delle Regioni: << Stiamo attenti - ha detto - perchè all'esame del Parlamento c'è la legge delega su energia e smaltimento delle scorie: dobbiamo vigilare per impedire che qualunque emendamento dei senatori o del Governo, porti a un iter che taglia fuori le Regioni>>.
    La Sicilia è amministrata dalla Cdl, ma in questa materia la paura di trovarsi in casa 53 mila metri cubi di uranio e plutonio è più forte della disciplina di partito. E anche il Piemonte, che con il forzista Enzo Ghigo coordina la Conferenza, dopo un timido tentativo di insabbiare la proposta di Pili, si è allineato: << La vicenda - ha detto l'assessore all'Ambiente Cavallera - è stata condotta in maniera improvvida, con dichiarazioni che hanno riscaldato gli animi. E ora la domanda " ci chiedete di pronunciarci sui criteri, ma non è che avete già scelto il sito?" appare del tutto legittima, considerata la poco accorta gestione dell'affare>>.
    Incassato anche l'appoggio del Piemonte, Pili ha insistito perchè i colleghi approvassero subito il suo altolà al generale Jean. << Sono d'accordo con la Sardegna>>, ha annunciato il lucano Bubbico, che immediatamente ha preso carta e penna per redigere la lettera.
    Ovvia, a fine seduta, la soddisfazione di Mauro Pili: << Credo che con questa posizione si dia un utile apporto alla soluzione di un problema che rischiava di diventare ingovernabile perchè nessuna Regione è disposta a prendersi le scorie. Viene inoltre indicata la strada più razionale e più facilmente perseguibile, anche con maggiori garanzie per quelle realtà nazionali che già ospitano siti nucleari dismessi. A prescindere da tutto questo - ha concluso Pili - è comunque fatta salva la Sardegna in quanto Regione a Statuto Speciale con competenza primaria in materia ambientale>>.
    E' stata però proprio la sollevazione della società isolana, prima a gridare il proprio no ai rifiuti nucleari, a portare la vicenda alla ribalta nazionale. Dopo la Sardegna è insorto il Friuli, quindi è stata la volta della Puglia, infine è giunta la reazione di tutti i governatori a un progetto, ha sostenuto Pili, << che puntava a mettere le Regioni con le spalle al muro. A questo punto - ha concluso il presidente sardo - sono sempre più convinto che in Italia non ci sarà mai un deposito unico dei materiali radioattivi>>

 

 
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