Per l'arbitrato internazionale - ubi maior minor cessat - fa testo la Bulla de Infamia dell'Ordo Clavis UniversalisOriginally posted by Alessandra
E quale è l'ambito di applicazione dell'arbitrato internazionale?![]()
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Per l'arbitrato internazionale - ubi maior minor cessat - fa testo la Bulla de Infamia dell'Ordo Clavis UniversalisOriginally posted by Alessandra
E quale è l'ambito di applicazione dell'arbitrato internazionale?![]()
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(ahahahhaahahahahahahhahahahhahahah) pc, sei incorreggibile, però sei passato a pieni voti![]()


Originally posted by Alessandra
Tutti abbiamo delle pressioni, per quello che mi riguarda mio padre si era fissato che dovessi frequentare per forza la facoltà di lettere perchè gli piaceva l'idea di avere una figlia disoccupata ma nel contempo un tantino istruita, mia madre invece voleva che facessi medicina
, alla fine ho fatto come mi pareva ed ho scelto giurisprudenza. Ma le vere pressioni sono quelle imposte dalla vita, c'è chi vorrebbe ma non può per motivi economici, e questo è davvero molto triste oltre che ingiusto, perchè guarda caso chi non può continuare gli studi è sempre una persona che vale moltissimo o che ha una marcia in più rispetto a molti altri. Non so bene come ho fatto a fare come mi pare, so solo che ho fatto bene perchè non si tratta di comprare un vestito piuttosto che un altro o di scegliere il mare al posto della montagna, è la vita stessa, ed è bene che ognuno faccia come si sente di fare.
In realtà, di pressioni vere e proprie non ne ho mai avute, più che altro si è trattato di indicazioni, consigli.
Diciamoci la verità: quando sono nato mio padre era un giovane fabbro, mia madre una giovane parrucchiera (praticante), un nonno era muratore, mentre l'altro aveva da poco aperto un piccolo negozio di vernici. Insomma, potevano pensare di avere in famiglia un futuro avvocato o ingegnere o ambasciatore, etc.? Poi gli anni passano, ma le difficoltà rimangono. In casa mia non ho mai ascoltato una discussione ricca di contenuto che fosse diversa dai soliti problemi familiari; se domandavo, mentre facevo i compiti, cosa significasse quel dato aggettivo o verbo, non mi veniva data una risposta concreta, non certo per cattiveria piuttosto per incapacità (solo mio padre aveva la terza media).
Quanto ai problemi economi a cui accenni, non penso siano un ostacolo insormontabile, perlomeno dalle mie parti. Nel bene o nel male tutte le famiglie (in particolare nel nord Italia, dove vivo) sono in grado di mantenere almeno 1 figlio all'Università, inoltre le borse di studio coprono interamente i costi universitari. Con ciò, comunque, non voglio dire che non vi siano ragazzi costretti a tirare la cinghia più del dovuto per poter continuare a studiare.
Concludendo, la "farina del nostro sacco" risente tremendamente del tipo di grano e del mulino utilizzati (questa "metafora manzoniana" è terribile, e la colpa me la assumo per intero
).
Ciao
Secondo me non si tratta di colpa, si vive bene anche senza laurea ma soprattutto si può avere anche maggiore cultura, dipende molto dagli interessi e dalla volontà di coltivarli, io ad esempio sono laureata sì, ma al di là della mia professione e della grande voglia di studiare sempre ciò che c'è di nuovo che riguarda il mio lavoro, sono una perfetta ignorante in tutto il resto. Direi che me ne vantoOriginally posted by Federzoni
(...omissis) e la colpa me la assumo per intero).
Ciao, ma non nel senso che ritengo superfluo sapere altro, è proprio che mi manca la voglia e l'interesse per cui mi accetto per come sono, se facessi degli sforzi mi sembrerebbe come di fare violenza a me stessa.


Originally posted by Alessandra
Secondo me non si tratta di colpa, si vive bene anche senza laurea ma soprattutto si può avere anche maggiore cultura, dipende molto dagli interessi e dalla volontà di coltivarli, io ad esempio sono laureata sì, ma al di là della mia professione e della grande voglia di studiare sempre ciò che c'è di nuovo che riguarda il mio lavoro, sono una perfetta ignorante in tutto il resto. Direi che me ne vanto, ma non nel senso che ritengo superfluo sapere altro, è proprio che mi manca la voglia e l'interesse per cui mi accetto per come sono, se facessi degli sforzi mi sembrerebbe come di fare violenza a me stessa.
Non ho mai parlato di "colpe", se non nella battuta finale del mio intervento precedente. Dal mio punto di vista (per la verità si tratta di una tesi largamente condivisa), una persona nata e cresciuta in un nucleo familiare a basso livello culturale è penalizzata rispetto a chi ha avuto accanto, sin dall'infanzia, familiari con una certa cultura. Ciò non significa che classifico le persone in base al loro livello culturale, ma semplicemente che ai nastri di partenza alcuni sono costretti a partire qualche metro più indietro rispetto agli altri. Poi, col passare del tempo, il ben collaudato sistema di raccomandazioni fa il resto: conoscete qualche figlio di avvocati, commercialisti, ingegneri, etc. impegnato a saldare qualche barra di ferro in un'officina?(Ovviamente parlo in generale, non mi permetterei mai di puntare il dito contro i presenti
, che nemmeno conosco)
Quanto ai titoli, di studio e non, non mi hanno mai interessato. Il più delle volte il titolo di Dottore serve solo a pareggiare qualche bilancio in rosso di alcune città-ateneo, basti vedere come le porcherie chiamate "lauree brevi" (che, potete giurarci, presto attibuiranno anch'esse il tanto inseguito titolo di Dottore) siano capaci di attirare le api sul miele, illudendo molti giovani con corsi, corsini, corsetti al limite della decenza.
Ciao
Sì è vero, non se ne vedono, e quei pochi che decidono di fare strade diverse, più umili diciamo, sono guardati come alieni proprio dagli stessi genitori....finendo in retorica quando ero piccola un mio amico un pò più grande di me decise di non lavorare in banca come suo padre nonostante avesse il posto assicurato, si mise a fare il rappresentante per una società che vendeva prodotti di ferramenta o qualcosa di simile, adesso credo che se la sia comprata...la retorica è che uno deve fare il possibile per fare ciò che si sente, ciao (!)Originally posted by Federzoni
Non ho mai parlato di "colpe", se non nella battuta finale del mio intervento precedente. Dal mio punto di vista (per la verità si tratta di una tesi largamente condivisa), una persona nata e cresciuta in un nucleo familiare a basso livello culturale è penalizzata rispetto a chi ha avuto accanto, sin dall'infanzia, familiari con una certa cultura. Ciò non significa che classifico le persone in base al loro livello culturale, ma semplicemente che ai nastri di partenza alcuni sono costretti a partire qualche metro più indietro rispetto agli altri. Poi, col passare del tempo, il ben collaudato sistema di raccomandazioni fa il resto: conoscete qualche figlio di avvocati, commercialisti, ingegneri, etc. impegnato a saldare qualche barra di ferro in un'officina?(Ovviamente parlo in generale, non mi permetterei mai di puntare il dito contro i presenti
, che nemmeno conosco)
Quanto ai titoli, di studio e non, non mi hanno mai interessato. Il più delle volte il titolo di Dottore serve solo a pareggiare qualche bilancio in rosso di alcune città-ateneo, basti vedere come le porcherie chiamate "lauree brevi" (che, potete giurarci, presto attibuiranno anch'esse il tanto inseguito titolo di Dottore) siano capaci di attirare le api sul miele, illudendo molti giovani con corsi, corsini, corsetti al limite della decenza.
Ciao


ve lo dicevo io ke era meglio senzaOriginally posted by Alessandra
Allora domandina più difficile, anche questa dovresti ricordarla da processuale....quale è la differenza tra arbitrato internazionale ed arbitrato straniero![]()
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