Libertà di stampa. Se ne parla con una sorta di dissenteria creativa, da quando il Corriere ha cambiato direttore, con de Bortoli che cede lo scettro a Stefano Folli. Ma vale la pena di dare uno sguardo veloce a cosa successe nel novembre 1997, sei lunghi anni fa, in piena era dalemo-prodista. Approfitteremo dell’aiuto di uno che al Corriere ci ha lavorato per anni, Michele Brambilla, che nella prefazione di un saggio che ha riscosso molto successo (L’eskimo in redazione, edito da Mondadori), racconta nei particolari un episodio accaduto nel suo giornale e che ha protagonista proprio D’Alema.
“Il 29 e il 30 novembre 1997 il Corriere della Sera ha pubblicato alcuni servizi su un progetto del Pds di unificare i sindacati Cgil, Cisl e Uil. Progetto che il segretario del Pds Massimo D’Alema ha smentito. Il Corriere ha pubblicato la smentita, sottolineando però che le indiscrezioni raccolte su quel progetto erano sufficientemente fondate. A questo punto D’Alema ha presentato un esposto all’Ordine dei giornalisti (un organismo di cui pochi mesi prima aveva auspicato l’abolizione) chiedendo sanzioni disciplinari.
Ferruccio de Bortoli, il direttore del Corriere, ha replicato con un articolo in prima pagina, in cui diceva fra l’altro che «l’esposto è l’ultimo di una serie di piccoli atti di intimidazione nei confronti di un giornale libero da parte di un uomo politico: atti che, in certi casi, ricordano il “miglior” Craxi».
A questo articolo, D’Alema ha risposto facendo causa a de Bortoli, al quale ha chiesto due miliardi di danni. Non solo: ha sfidato il direttore del Corriere a sottoscrivere un «giuramento decisorio»: a giurare insomma davanti al giudice su un documento preparato dallo stesso D’Alema.”
Brambilla prosegue, stigmatizzando come attraverso pareri piuttosto contrastati l’Ordine dei giornalisti abbia finito per assolvere de Bortoli e Francesco Verderami (che del servizio incriminato era stato l’autore), mentre una condanna sonante sia arrivata per Felice Saulino, collaboratore e responsabile di un pezzo che apparve proprio accanto a quello di Verderami, sullo stesso argomento.
Non aggiungiamo altro alla cronaca, stringatissima, dei fatti. Che serva di monito a chi, nel 2003, si trastulla in ciarle e battibecchi sull’odierna difesa della libertà di opinione.




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