Risultati da 1 a 2 di 2
  1. #1
    Iscritto
    Data Registrazione
    29 May 2002
    Località
    Monza
    Messaggi
    308
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito I PRE-SOCRATICI. Cenni e tematiche. GLI "IONICI".

    I Pre-socratici: cenni e tematiche

    Gli intenti del mio scritto sono due. Da un lato formulare una corretta contestualizzazione storico-filosofica della nascita della filosofia nella Grecia antica attraverso strumenti come la classificazione e il confronto; dall’altro introdurre una coerente analisi dei concetti comuni alla filosofia anteriore a Platone ed Aristotele.
    E’ necessario innanzitutto introdurre una classificazione storico-filosofica. Con il termine “Pre-socratici” si intendono: a] Ionici: Talete; Anassimandro; Anassimene; Eraclito b] Pitagora e Pitagorici c] Eleati: Senofane; Parmenide; Zenone; Melisso d] “Fisici”: Empedocle; Anassagora; Democrito.
    Prima di tentare un’analisi dei concetti di ciascuna corrente e di ciascun autore è corretto introdurre uno schema delle tematiche comuni alla filosofia Pre-socratica. Tre sono le tendenze comuni a tutte le correnti e a tutti i Pre-socratici. L’interesse verso la “natura” e verso l’“essere”; la tendenza a definire l’attività filosofica come attività teoretica distaccata dal mito e dal senso comune; la tendenza a “ridurre” la totalità dell’essere-nel-mondo all’identità.
    I contenuti della riflessione filosofica dei Pre-socratici si indirizzano – come detto- verso la “natura” e verso l’“essere”. Secondo Emanuele Severino il termine “natura” si identifica con i termini “cosmo”, “totalità”, “universo”, nel senso di un interesse della filosofia ellenica antica nei confronti di tutto ciò che non è individuale, ma universale. Le domande sull’ “essere” sono domande sull’esistenza dell’universale e della totalità delle cose: “Cos’è la totalità?” o “Cos’è l’identità della totalità?”. L’interesse verso la “natura” è un interesse nei confronti dell’universale non individuale, e l’ambito dell’individuale è l’ambito del mito; e l’interesse verso l’ “essere” è un interesse nei confronti dell’esistenza dell’universale e di ciò che è comune all’universale. Tuttavia sostenere che il dibattito sull’essere inizi con le filosofie di Platone e Aristotele non è un errore, dal momento che l’intento “ontologico” dei Pre-socratici è filosoficamente limitato alla ricerca “cosmologica”.
    Con i Pre-socratici nasce il concetto stesso di “filosofia”. “Filosofare” è rinunziare alla visione individuale delle cose fissando lo sguardo sulla totalità. L’attività del “filosofare” è attività teoretica disinteressata volta all’analisi conoscitiva della totalità del reale, e come teoresi volta all’universale si distacca sia dal mito che dal senso comune. La filosofia a differenza del mito e del senso comune, che sono indissolubilmente connessi ad una visione individuale ed utilitaristica della realtà, viene indirizzata ad una visione d’insieme del reale, una visione del reale come “universale”. I Presocratici distaccano il filosofare sia dalla ricerca dell’utile individuale radicata nel mito sia dalla ricerca “interessata” connessa alla vita consueta e ordinaria insita nel senso comune. In Talete il distacco si manifesta con una vita interamente dedicata alla ricerca; in Eraclito e Parmenide nel veemente sarcasmo contro i dormienti o contro chi ascolta senza intendere il dis-velamento dell’essere.
    Definito il cosmo come “universo” e la filosofia come ricerca disinteressata sull’ “universale”, il massimo interesse dei Presocratici è di ridurre la totalità della realtà ad identità, vale a dire di indicare ciò che è comune all’interno dell’universalità. Due sono le domande della filosofia Presocratica: “Cosa unisce la varietà del reale?” e “Quale è la caratteristica che accomuna la totalità del reale?”. Il “riduzionismo” filosofico dei Presocratici, simile al riduzionismo della fisica moderna, mira a riconoscere la causa ultima (arch) della totalità e dell’universalità, cioè ciò che d’ora in avanti chiameremo “accomunante”. Per alcuni l’accomunante è struttura materiale (Talete); secondo altri è struttura metafisica (Anassimandro ed Eraclito); secondo altri ancora è costruzione mentale o razionale (Pitagorici e Parmenide). Per alcuni è solamente sostanza della realtà (Talete); secondo altri, ilozoisti, è sia sostanza che forza motrice del reale (Anassimene).
    Concludendo. La filosofia ellenica antecedente alla Sofistica sviscera in modo assolutamente disinteressato e teoretico l’interesse verso l’universalità cosmica, contro l’ordinario e l’eccessivo individualismo della vita concreta, in funzione del riconoscimento di ciò che, come sostanza o motore, accomuni in identità la totalità del mondo reale.

    Gli Ionici: Talete, Anassimandro, Anassimene ed Eraclito

    Le caratteristiche comuni alla “corrente” ionica sono due. Da un lato il fondare all’interno dell’analisi del cosmo il “riduzionismo” filosofico su una causa ultima non trascendentale, attraverso l’introduzione di un “accomunante” materialistico-immanentistico (Talete), un “accomunante” metafisico-trascendente (Anassimandro) o una causa “accomunante” che sia la sintesi delle altre due (Anassimene). Dall’altro scindere il concetto unitario di “accomunante” in due sotto-strutture: sostanza e forza motrice. Per “sostanza” si intende ciò che accomuna materialmente la varietà delle cose; sostanza è - nella filosofia Presocratica ad eccezione di Eraclito- l’essenza non subordinata a divenire e comune alla varietà delle cose. Con “forza motrice” o “motore” si intende ciò che muove o norma il movimento della realtà delle cose.

    Talete

    Le tematiche centrali della filosofia di Talete sono il “riduzionismo” naturalistico-materialista e la definizione di filosofia come distacco dal mito e dal senso comune.
    Talete non introduce in maniera diretta e manifesta la distinzione tra sostanza e forza motrice dell’universo. Per Talete causa ultima (arch) del cosmo intesa indistintamente come “accomunante” e “motore”, cioè concorrentemente come ciò che accomuna la totalità delle cose e come ciò che riduce ad identità la varietà del reale, è l’acqua. Quest’ultima “sostanzia” e “sostiene” la terra e tutto ciò che vive sulla terra. L’uso del termine “sostenere” accanto al termine “sostanziare” ci riconduce all’affermazione taletiana della motricità della sostanza cosmica. La tesi di Talete sulla fondazione naturalistico-materialistica della causa ultima è messa seriamente in discussione da una critica aristotelica. Aristotele, in Sul cielo, scrive:

    Per alcuni la terra poserebbe sull’acqua. In effetti, è questo il più antico ragguaglio che abbiamo ricevuto, il discorso che affermano aver fatto Talete di Mileto, secondo cui la terra resterebbe al posto per via del suo stare a galla, come un legno o qualcos’altro del genere (e infatti nessuna di queste cose ha la natura di restare per aria, bensì sull’acqua), come se non fosse lo stesso il discorso della terra anche per l’acqua che sostiene la terra…” nt1.

    Se l’uomo si sostiene sulla terra e deriva dalla terra e la terra si sostiene sull’acqua e deriva dall’acqua, come dire che l’acqua non sia sostenuta e non derivi da un altro elemento materiale… e così via all’infinito? Gli ionici successivi riconoscendo che identificare la causa ultima con un elemento meramente materiale vuole dire dare avvio ad una sorta di reductio ad infinitum delle cause materiali tentano di introdurre una soluzione meta-fisica. L’elemento fondazionale dell’universo viene ad essere allora considerato un elemento eterno ed infinito, cioè non suscettibile di ulteriore causazione.
    Con Talete nasce il concetto stesso di filosofia, intesa come ricerca teoretica disinteressata e distaccata dal mito e dal senso comune.
    Il distacco dal mito è ancora sfumato. Tanto che - come sostiene Aristotele- non vi sono differenze abissali tra la concezione “cosmogenetica” di Talete e la concezione “cosmogenetica” di Omero:

    Dei primi appunto che si dettero alla filosofia, la grandissima parte credettero che solo quelli di specie materiale fossero i principi di tutto… Deve in effetti esserci una qualche natura, o una o più d’una, da cui nascono tutte le altre cose mentre essa si preserva… Talete… afferma che esso è acqua ( per cui anche dichiarava che la terra sta sull’acqua ), presa forse questa supposizione dal vedere che, l’alimento di tutto quanto, è umido e che persino il caldo nasce da questo elemento e per esso vive… Ma ci sono alcuni che… credono che avessero così supposto intorno alla natura: ché ad Oceano e a Tetide essi fecero risalire la paternità della generazione e all’acqua il giuramento degli dei, quella che da essi poeti è chiamata Stige…” nt2;

    in entrambe è chiaro il riferimento alla concezione mitica della nascita del cosmo.
    La volontà di distacco dal “senso comune”, laddove con senso comune si intenda interesse individuale o ricerca interessata della verità concreta, è indicata chiaramente da Talete. La filosofia è definita come ricerca “disinteressata” del vero e dell’universale; nasce come attività meramente teoretica, con scarsa incidenza diretta sulla vita ordinaria e concreta. Dice Platone nel Teeteto:

    Come anche di Talete che stava a studiare gli astri, caro Teodoro, e guardava in su, caduto in un pozzo, una servetta tracia, spiritosa e pronta, si dice che lo abbia canzonato obiettandogli che nella sua voglia di sapere le cose che sono in cielo, gli sfuggivano poi quelle che gli erano proprio dietro ai piedi…” nt3.

    L’idea taletiana della filosofia come teoresi disinteressata distaccata dalla individualità del mito e dalla concretezza del senso comune è affermata indirettamente anche da Aristotele nella Politica:

    …E’ questa in effetti una pensata affaristica: è vero che gliela attribuiscono per la sua sapienza, ma è cosa che vale in generale. Siccome gli rinfacciavano per via della sua povertà l’inutilità della filosofia, affermano che avendo egli capito che vi sarebbe stata una gran produzione di olive in base allo studio degli astri, quand’era ancora inverno provvistosi di poche sostanze riuscì a dar caparre per i frantoi di Mileto e di Chio, tutti quanti, affittandoli a poco visto che nessuno offriva di più. Quando poi venne il momento, che erano in molti a ricercare i frantoi tutti insieme e all’improvviso, dandoli in affitto al modo che voleva lui, radunate molte sostanze giunse a mostrare che per i filosofi è facile arricchire se lo vogliano, ma non è questo ciò di cui si preoccupano…” nt4;

    Talete conscio della distinzione tra teoresi e attività utile o finalizzata sacrifica volontariamente la seconda all’attività conoscitiva disinteressata caratteristica della filosofia e della scienza. La conoscenza si distacca dal mito e dal senso comune. Ma all’interno della conoscenza non vi è ancora una netta suddivisione tra il contesto della scienza e il contesto della filosofia. I Pre-socratici nascono come scienziati-filosofi.

    Anassimandro

    Le tematiche centrali della filosofia di Anassimandro sono il riduzionismo metafisicista, il riconoscimento dell’esistenza di un’infinità di mondi e l’abbozzo evoluzionistico.
    La causa ultima (arch) non è considerata - come in Talete- un fenomeno materiale, ma è identificata con l’apeiron, cioè con l’infinito indefinito. Ma a differenza di Talete Anassimandro introduce una interessante distinzione tra momento “accomunante” e momento “motore” della causa ultima. L’apeiron non è unicamente sostanza comune alla totalità delle cose materiali, non è soltanto “ciò che è abbracciato” secondo una felice definizione di Nicola Abbagnano; ma è anche la legge che governa e che “muove” tutte le cose. In altri termini l’apeiron è sostanza e motore dell’universo; è identità della varietà e motore della totalità. L’apeiron è sostanza infinita senza causa, vale a dire sostanza e motore non causati. Mentre in Talete l’accomunante e motore del reale sostiene tutto il resto, cosa che - come abbiamo visto- favorisce la critica rilevata da Aristotele secondo cui una tale struttura dovrebbe anche essere “sostenuta”; in Anassimandro la causa ultima è considerata come infinita, cioè non suscettibile di ulteriore causazione:

    “… Costui affermava principio delle cose che sono una certa natura dell’indefinito, da cui proverrebbero i cieli ed il mondo in essi. E sarebbe essa eterna ed insenescente, la quale anche conterrebbe tutti i mondi… La terra inoltre sarebbe in sospensione non trattenuta da nulla, ma restandovi per via della pari distanza a cui sono tutte le cose…” nt5.

    La differenza tra Talete ed Anassimandro consiste nel fatto che mentre Talete fonda l’identità dell’universale su un elemento materiale (stoiceion) che è mera sostanza, Anassimandro vuole farlo su un elemento metafisico, inteso come sostanza e come motore. L’apeiron, sebbene sostanzi il mondo reale, lo trascende. Il mondo delle cose deriva dall’apeiron e finisce nell’apeiron. La sostanza infinita infonde un eterno movimento ciclico alle cose reali che nascono, uccidendo il contrario e muoiono, favorendolo; il movimento ciclico è un moto di distinzione tra contrari:

    “...didonai gar auta dikhn kai tisin allhlois thV adikiaV kata thn tou cronou taxin... (Le cose materiali devono, secondo l’ordine del tempo, pagare le une alle altre sanzione della loro ingiustizia…)” nt6.

    La nascita - secondo Anassimandro- è un subentrare della diversità nella totalità; la morte è una ricostruzione della identità smarrita nel momento della costituzione della diversità.
    La ciclicità del movimento infinito dell’apeiron conduce all’esistenza di un’infinità di mondi ammissibili. Il dilemma è: “vi è un’infinità di mondi co-esistenti o un’infinità di mondi l’uno successivo all’altro?”

    “…Anassimandro… avrebbe affermato dell’indefinito che comprendeva l’intera causa così della generazione come dell’estinzione del tutto; dal quale appunto egli afferma che si sarebbero distaccati i cieli come anche più in generale tutti quanti i mondi che sarebbero di numero indefinito…” nt7.

    Il riconoscere l’esistenza di una infinità di mondi ammissibili vuole dire riconoscere l’ammissibilità di una infinità di logiche nt8. Tant’è che Parmenide, fondando il suo sistema razionale su un metodo deduttivo e affermando coerentemente l’esistenza di un’unica logica da cui deduce da un’unica tesi un unico sistema razionale, nega l’esistenza di altri mondi.
    Precorrendo Socrate, Anassimandro, unico tra i Pre-socratici, elabora un interesse nei confronti della natura dell’uomo e della tesi secondo cui l’uomo sarebbe causato. L’uomo - secondo Anassimandro- non sarebbe altro che animale derivante da altri animali:

    Gli animali inoltre proverrebbero ( dall’umido ) che viene vaporizzato dal sole; l’uomo poi sarebbe provenuto, al principio, a un dipresso simile ad un diverso animale, vale a dire a un pesce…” nt9.

    L’idea di Anassimandro consente due osservazioni rilevanti. Da un lato l’introduzione nell’ambito della riflessione ionica di una concezione evoluzionistica del mondo, secondo cui l’uomo non esiste in sé ma trova la sua causa in altri fenomeni. Dall’altro l’ammissione che, aldilà dell’apeiron, cioè della substantia sine causa, tutto è suscettibile di causazione. Tutto ciò che non è infinito, tra cui l’uomo e il mondo, è necessariamente causato.

    Anassimene

    Anassimene, scolaro di Anassimandro, cerca di risolvere il dilemma derivato dalla riflessione filosofica del maestro: “Cosa è l’apeiron?”, o in altri termini “Quale è la causa dell’apeiron?”.
    Per Anassimene – come in Anassimandro- la sostanza “accomunante” è sostanza infinita ed indefinita (apeiron). Rimane da identificare che cosa muove e che cosa amministra l’apeiron.
    Se Anassimandro – sostiene Severino nt10 - intende l’apeiron come struttura unitaria della realtà, cioè come sostanza e motore, Anassimene riconosce l’apeiron, mera sostanza, come struttura in relazione ad un ulteriore subietto-motore, cioè in relazione ad una ulteriore causa efficiente (in senso aristotelico). La domanda di Anassimene è “se l’apeiron è la sostanza accomunante la realtà delle cose, cosa ne è il motore?”. Ed il motore è ravvisato nell’aria, e nel moto naturale e materiale di rarefazione e condensazione dell’aria medesima.
    Il merito di Anassimene consiste nell’avere sintetizzato e nell’avere assimilato la concezione materialistico-immanentistica di Talete con la concezione metafisico-trascendentistica di Anassimandro. Il terzo ionico identifica la sostanza con il trascendente e la forza con l’immanente.

    Eraclito

    Le tematiche centrali della filosofia di Eraclito sono il riduzionismo e la definizione di filosofia come distacco veemente e critico dal senso comune. Sulle orme di Anassimene Eraclito introduce la distinzione dell’“accomunante” in sostanza e motore. La sostanza è considerata il “divenire”. Ciò che accomuna la varietà del reale è il fatto che le cose si trasformino e mutino storicamente. Mentre la sostanza del mondo è identificata con una sorta di apeiron immerso nella storia, il motore – che secondo Anassimene è l’aria- in Eraclito rimane materiale, essendo il fuoco. Ma il fuoco in Eraclito ha una valenza meramente simbolica. La concezione materialistica del motore è ulteriormente chiarita da Eraclito. Ciò che fisicamente muove il divenire è il fuoco; la norma che lo amministra è la c.d. interrelazione dei contrari (logoV).

    C’è la stessa cosa, che è viva e morta, e desta e dormiente, e giovane e vecchia; perché queste cose ricadono nel cambio in quelle e quelle all’incontro ricadono nel cambio in queste…” nt11.

    Nella riflessione di Eraclito – come detto- si divide tra un motore materiale simbolico come il fuoco ed un motore “normativo” come l’interrelazione tra contrari. E’ necessario definire la locuzione “interrelazione dei contrari”. L’armonia del mondo in Eraclito non risiede nella conciliazione dei contrari (bene/male; bello/brutto; etc…), ma nel riconoscimento del loro conflitto.

    Occorre sapere che la guerra è comune, e giustizia è contesa, e che tutto avviene secondo contesa e necessità…” nt12.

    Precorrendo autori della filosofia moderna (Pareyson) Eraclito ammette l’inconciliabilità dei contrari. Così il bene non esisterebbe senza il male; e la necessaria connessione tra l’uno e l’altro contrario rende manifesta, sotto forma di logoV, l’indiscutibile razionalità del reale. Ecco che Eraclito dichiara la vittoria della razionalità sulla sensazione.

    Cattivi testimoni sono per gli uomini occhi ed orecchie se si ha anima che nella sua barbarie non li intende…” nt13.

    Riassumendo. Il caratteristico schema dei Pre-socratici è mantenuto da Eraclito con alcune differenze. L’ “accomunante” si sostanzia nel divenire delle cose ed ha come motore il fuoco e come norma motrice l’interrelazione tra contrari. Ciò che accomuna tutte le cose è allo stesso momento sostanza, motore e norma motrice.
    Con Eraclito vi è il diretto e veemente distacco della filosofia dal senso comune. Forte è il sarcasmo eracliteo contro coloro che “dormono”, contro i dormienti che non si innalzano a dominare la totalità delle cose.

    Ou dei wsper kaqeudontas poiein kai legein (Non si deve fare e dire come dormienti)” nt14.

    Eraclito definisce la filosofia come episthmh, termine che si deve tradurre con la locuzione “dominare dall’alto la totalità che ci sta sotto”. Filosofia è –come in Talete- teoresi, vale a dire ricerca disinteressata consistente nella rinunzia, finalizzata a fissare la vista sulla totalità, all’interesse “concreto” nei confronti delle cose e delle attività ordinarie. Filosofia diventa verità. Verità di coloro che si innalzano su coloro che continuano a dormire. Filosofo vero è colui che dimentica il senso comune e si sofferma ad ascoltare la lezione del logoV:

    Eraclito afferma che per i desti uno e comune è il mondo, mentre di quanti stanno a dormire ciascuno si volge via verso un proprio mondo particolare…” nt15.

    Sebbene le fonti su Eraclito siano scarse la fortuna del filosofo efesino nella modernità è immensa. Due sono le influenze eraclitee. Da un lato la tesi dell’inconciliabilità dei contrari stimola la dialettica di Hegel, anche se storicamente la dialettica del filosofo tedesco tende ad annullare l’inconciliabilità scaturendo necessariamente in una sintesi. Dall’altro l’idea della verità come a-lhqeia (dis-velamento) incide nell’ottocento su Nietzsche e nel novecento su Heidegger.

    ---------------------------------------------------------------------
    nt1 Cfr. il frammento 14 [Arist. de caelo] in Alessandro Lami (a cura di), I Presocratici: testimonianze e frammenti da Talete ad Empedocle, Milano, BUR, 1991, 126.
    nt2 Cfr. il frammento 12 [Arist. Metafisica A 3. 983b 6] in Alessandro Lami (a cura di), I Presocratici: testimonianze e frammenti da Talete ad Empedocle, cit.,124.
    nt3 Cfr. il frammento 9 [Plato. Theaet. 174 A] in Alessandro Lami (a cura di), I Presocratici: testimonianze e frammenti da Talete ad Empedocle, cit., 122.
    nt4 Cfr. il frammento 12 [Aristot. Pol. A. 11 1259a 6] in Alessandro Lami (a cura di), I Presocratici: testimonianze e frammenti da Talete ad Empedocle, cit.,124.
    nt5 Cfr. il frammento 11 [Hippol. Ref. I 6,1] in Alessandro Lami (a cura di), I Presocratici: testimonianze e frammenti da Talete ad Empedocle, cit., 132.
    nt6 Cfr. il frammento 1 [Simplic. Phys. 24, 13] in (a cura di) Alessandro Lami, I Presocratici: testimonianze e frammenti da Talete ad Empedocle, cit., 138.
    nt7 Cfr. il frammento 10 [Plut. Strom. 2] in Alessandro Lami (a cura di), I Presocratici: testimonianze e frammenti da Talete ad Empedocle, cit., 130. Secondo Abbagnano/ Fornero l’infinità è concorrente; secondo Lami, curatore dello scritto “I Presocratici…”, l’infinità è meramente successiva.
    nt8 Se con “Logica” si intende in senso lato l’analisi o lo studio delle relazioni intercorrenti tra elementi di un sistema e non l’analisi dei meccanismi di funzionamento del Pensiero. Come analisi delle interrelazioni tra elementi contenuti in un sistema sarebbe funzione dell’esistenza del sistema medesimo; data la varietà dei sistemi sarebbe corretto considerare la varietà delle analisi.
    nt9 Cfr. il frammento 11 [Hippol. Ref. I 6,1] in Alessandro Lami (a cura di), I Presocratici: testimonianze e frammenti da Talete ad Empedocle, cit., 132.
    nt10 Cfr. E. Severino, La filosofia antica, Milano, BUR, 1994, 39 “…Si può anche dire che mentre in Anassimadro l’àpeiron è il soggetto dell’affermazione che ne pone l’esistenza, in Anassimene emerge la consapevolezza della necessità di stabilire quale sia il soggetto di cui l’àpeiron è il predicato…”.
    nt11 Cfr. il frammento 88 [cons. ad Apoll. 10 106 E] in Alessandro Lami (a cura di), I Presocratici: testimonianze e frammenti da Talete ad Empedocle, cit., 226.
    nt12 Cfr. il frammento 80 [VI 42 (II 111, 11 Koetschau)] in Alessandro Lami (a cura di), I Presocratici: testimonianze e frammenti da Talete ad Empedocle, cit., 224.
    nt13 Cfr. il frammento 107 [Sext. Emp. VII 126] in Alessandro Lami (a cura di), I Presocratici: testimonianze e frammenti da Talete ad Empedocle, cit., 230.
    nt14 Cfr. il frammento 73 ricondotto allo scritto eracliteo Sulla natura in Alessandro Lami (a cura di), I Presocratici: testimonianze e frammenti da Talete ad Empedocle, cit., 222.
    nt15 Cfr. il frammento 89 [ de superst. 3 166c] in Alessandro Lami (a cura di), I Presocratici: testimonianze e frammenti da Talete ad Empedocle, cit., 226.

  2. #2
    Registered User
    Data Registrazione
    07 Mar 2002
    Località
    palayork
    Messaggi
    3,243
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    una piccola provocazione da principiante.

    leggendo questo eccellente trattato ed anche altri autori Socrate, Platone, Aristotele in atre sedi, si ha sempre l`impressione che la Verita` sia sempre ad un passo ma sempre irragiungibile. che ognuno dia il proprio importante contributo, ma mai fondamentale e definitivo.
    se pero` la generalizzazone delle proprie definizioni, credo sia questo molto spesso lo scopo della filosofia e e della ideologia, sia sempre una fatica di Sisifo.
    non e` forse invece meglio la letteratura che si annida sui concetti piu` svagati, piu` apparentemnte marginali?????
    per intedenrci per la comprensione dell`universo che ci circonda puo` piu` una spiegazione dettagliata e logica di un filosofo oppure una frase di Joseph Roth o un verso di Leopardi???????

 

 

Discussioni Simili

  1. Risposte: 13
    Ultimo Messaggio: 10-12-13, 17:22
  2. Risposte: 44
    Ultimo Messaggio: 31-01-09, 17:33
  3. Nella """grande""" democrazia inglese...il popolo.....non vota...
    Di Barbera nel forum Comunismo e Comunità
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 06-05-05, 16:18
  4. Risposte: 8
    Ultimo Messaggio: 18-07-04, 10:52
  5. Risposte: 6
    Ultimo Messaggio: 26-06-04, 14:51

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito