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  1. #1
    Iterum rudit leo
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    Thumbs up Nessun perdono per Adriano Sofri

    La lettera dell'avvocato:
    «Nessun perdono nè odio dalla famiglia Calabresi»


    Avevo espresso, sulla possibilità di concessione della grazia ad Adriano Sofri ed Ovidio Bompressi, lo stato d’animo ed il pensiero dei familiari del commissario Luigi Calabresi. La coerenza e discrezione dei familiari in tutti questi anni, è stata unanimamente definita esemplare.
    Poi accade che la frenesia delle notizie e dei commenti, il ricorso all’immancabile sondaggio, il posizionamento degli schieramenti, renda non chiari alcuni passaggi fondamentali.
    È invece necessario, per capire, leggere insieme tutti i segmenti di un pensiero, sola condizione per apprezzarne l’ultimo. Ed allora:
    a) l’assassinio di Luigi Calabresi è stato il più odioso e vile prodotto del terrorismo. L’omicidio venne commesso dopo due incredibili anni di inaudita aggressione. La campagna di morte di Lotta Continua, orchestrata da Adriano Sofri, fu vile e violenta. Luigi Calabresi visse due anni con una condanna a morte annunciata, ricordata, ribadita, giorno dopo giorno. «È inutile che tenti di scappare come un bufalo impazzito tra le pareti in fiamme della foresta. Ti siamo alle spalle ormai e farai la fine che meriti». Questi "nobili" concetti appartengono ad Adriano Sofri e da lui definiti (nel 1990) «ininterrotti gargarismi».
    La vita di Adriano Sofri, dopo l’assassinio, è stata segnata dalla "mania" (idea ossessiva) che "prima o dopo" scoppiasse il caso Calabresi (parole di Carlo Panella intercettate la mattina dell’arresto di Sofri nel luglio 1988).
    Adriano Sofri sapeva di essere un assassino in libertà.
    Il terrore che "prima o dopo" si scoprissero le responsabilità, fu condiviso da molti sodali di Sofri (rimasti purtroppo impuniti ma quanto lui responsabili).
    b) Dopo lunghi anni di processi, si è giunti alla parola fine.
    Sappiamo chi sono gli assassini (e sappiamo che alcuni l’hanno fatta franca). I processi sono stati aspri, combattuti, odiosi. Ma la fine è arrivata nel 1997. Poi ci sono state le code dei tentativi di revisione del processo.
    c) Questi lunghi anni di processi, di storia di morte, di viltà, sono stati anni di ulteriore pura sofferenza per i ragazzi Paolo, Mario, Luigi e per Gemma Calabresi.
    Ora si chiede un loro gesto esplicito.
    È bene che si sappia che essi non dimenticano e non perdonano.
    Ma non odiano. Hanno troppo conosciuto e subito l’odio per farne un loro sentimento: è estraneo alla loro cultura e credo.
    d) La libertà o il carcere per i condannati, è del tutto indifferente ai familiari di Luigi Calabresi. Non saranno mai loro a dire la parola sì o la parola no. È certo che una decisione che venisse adottata dal Capo dello Stato, non può riaprire la ferita per l’assassinio del loro congiunto, perché queste sono ferite che non si cicatrizzano mai.
    Luigi Calabresi è morto per lo Stato e proprio per il ricordo del Suo sacrificio e per il valore del Suo insegnamento, giammai una decisione, scaturita dalla sensibilità del Capo dello Stato, potrà essere motivo di risentimento o malessere.

    avv. Luigi Li Gotti, legale della famiglia Calabresi

  2. #2
    sacher.tonino
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    Si potrebbero accorpare i due 3d, questo e quello dal titolo concedere la grazia ad Adriano Sofri, per mantenere il dialogo più serrato, ordinato e compresso.
    Grazie

  3. #3
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    In origine postato da sacher.tonino
    Si potrebbero accorpare i due 3d, questo e quello dal titolo concedere la grazia ad Adriano Sofri, per mantenere il dialogo più serrato, ordinato e compresso.
    Grazie
    Preferisco rispondere qui; è meno affollato.

    Credo che la famiglia di Calabresi è l'unica che ha diritto ad esprimere un parere. Il nostro punto di vista può essere viziato dai nostri convincimenti politici.

    La famiglia tace. Non odia, non dimentica e non perdona.

  4. #4
    Veneta sempre itagliana mai
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    '' E' in gran parte merito di Luca Cordero di Montezemolo se la Juventus non si rivolse ai tribunali ordinari '' (Joseph S. Blatter - Presidente F.I.F.A. - Dicembre 2007)
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    In origine postato da FreeFlag


    La famiglia tace. Non odia, non dimentica e non perdona.

    Questo quindi equivale a come dire: se ne stia tranquillo a scrivere i suoi libri al fresco, che c'è chi a causa sua è sottoterra

  5. #5
    Gin Pì... Nun ce lassà...
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    In origine postato da pensiero
    Questo quindi equivale a come dire: se ne stia tranquillo a scrivere i suoi libri al fresco, che c'è chi a causa sua è sottoterra
    Lei lo dice. Io, di sicuro, i suoi libri non li leggo... Preferisco la fantascienza.

  6. #6
    Veneta sempre itagliana mai
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    In origine postato da FreeFlag
    Lei lo dice. Io, di sicuro, i suoi libri non li leggo... Preferisco la fantascienza.


    Lo dico, lo penso e lo confermo

  7. #7
    Manuel
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    La condanna è per un omicidio ma col tempo le persone cambiano, sono ormai passati 30 anni da quei fatti, Sofri si è sempre dichiarato innocente ed è questa colpa più grave nei confronti di chi l'osteggia ma in aula di giustizia ognuno ha il diritto di esporre la propia ricostruzione dei fatti anche se questi non sono stati sufficienti a scagionarlo, ha già scontato diversi anni di galera e si può considerare pienamente recuperato, la sua attività di scrittore lo dimostra, per cui non mi sembra immorale concedergli la grazia.

  8. #8
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    In origine postato da Manuel
    La condanna è per un omicidio ma col tempo le persone cambiano, sono ormai passati 30 anni da quei fatti, Sofri si è sempre dichiarato innocente ed è questa colpa più grave nei confronti di chi l'osteggia ma in aula di giustizia ognuno ha il diritto di esporre la propia ricostruzione dei fatti anche se questi non sono stati sufficienti a scagionarlo, ha già scontato diversi anni di galera e si può considerare pienamente recuperato, la sua attività di scrittore lo dimostra, per cui non mi sembra immorale concedergli la grazia.
    Sono del parere che un omicidio vada punito con l'ergastolo. Non con la pena di morte ma nemmeno con 20 o 15 anni che poi con la buona condotta...

    Il "recupero" deve essere interiore... e un buon ergastolo sicuramente lo garantisce.

  9. #9
    Iterum rudit leo
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    In origine postato da Manuel
    ha già scontato diversi anni di galera e si può considerare pienamente recuperato
    Ovviamente, Sofri ha il pieno diritto di proclamare la propria innocenza, anche se si tratta di una evidente menzogna. In ogni caso, anche ammettendo per assurdo che egli sia estraneo all'omicidio, non mi risulta abbia mai espresso pentimento o anche solo rammarico per la feroce e vigliacca campagna di stampa che Lotta Continua scatenò contro il commissario Calabresi. Dunque, per quanto mi riguarda, questo fatto chiarisce come non si tratti di un uomo cambiato.

  10. #10
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    Predefinito Re: Nessun perdono per Adriano Sofri

    In origine postato da krentak
    La lettera dell'avvocato:
    «Nessun perdono nè odio dalla famiglia Calabresi»


    Avevo espresso, sulla possibilità di concessione della grazia ad Adriano Sofri ed Ovidio Bompressi, lo stato d’animo ed il pensiero dei familiari del commissario Luigi Calabresi. La coerenza e discrezione dei familiari in tutti questi anni, è stata unanimamente definita esemplare.
    Poi accade che la frenesia delle notizie e dei commenti, il ricorso all’immancabile sondaggio, il posizionamento degli schieramenti, renda non chiari alcuni passaggi fondamentali.
    È invece necessario, per capire, leggere insieme tutti i segmenti di un pensiero, sola condizione per apprezzarne l’ultimo. Ed allora:
    a) l’assassinio di Luigi Calabresi è stato il più odioso e vile prodotto del terrorismo. L’omicidio venne commesso dopo due incredibili anni di inaudita aggressione. La campagna di morte di Lotta Continua, orchestrata da Adriano Sofri, fu vile e violenta. Luigi Calabresi visse due anni con una condanna a morte annunciata, ricordata, ribadita, giorno dopo giorno. «È inutile che tenti di scappare come un bufalo impazzito tra le pareti in fiamme della foresta. Ti siamo alle spalle ormai e farai la fine che meriti». Questi "nobili" concetti appartengono ad Adriano Sofri e da lui definiti (nel 1990) «ininterrotti gargarismi».
    La vita di Adriano Sofri, dopo l’assassinio, è stata segnata dalla "mania" (idea ossessiva) che "prima o dopo" scoppiasse il caso Calabresi (parole di Carlo Panella intercettate la mattina dell’arresto di Sofri nel luglio 1988).
    Adriano Sofri sapeva di essere un assassino in libertà.
    Il terrore che "prima o dopo" si scoprissero le responsabilità, fu condiviso da molti sodali di Sofri (rimasti purtroppo impuniti ma quanto lui responsabili).
    b) Dopo lunghi anni di processi, si è giunti alla parola fine.
    Sappiamo chi sono gli assassini (e sappiamo che alcuni l’hanno fatta franca). I processi sono stati aspri, combattuti, odiosi. Ma la fine è arrivata nel 1997. Poi ci sono state le code dei tentativi di revisione del processo.
    c) Questi lunghi anni di processi, di storia di morte, di viltà, sono stati anni di ulteriore pura sofferenza per i ragazzi Paolo, Mario, Luigi e per Gemma Calabresi.
    Ora si chiede un loro gesto esplicito.
    È bene che si sappia che essi non dimenticano e non perdonano.
    Ma non odiano. Hanno troppo conosciuto e subito l’odio per farne un loro sentimento: è estraneo alla loro cultura e credo.
    d) La libertà o il carcere per i condannati, è del tutto indifferente ai familiari di Luigi Calabresi. Non saranno mai loro a dire la parola sì o la parola no. È certo che una decisione che venisse adottata dal Capo dello Stato, non può riaprire la ferita per l’assassinio del loro congiunto, perché queste sono ferite che non si cicatrizzano mai.
    Luigi Calabresi è morto per lo Stato e proprio per il ricordo del Suo sacrificio e per il valore del Suo insegnamento, giammai una decisione, scaturita dalla sensibilità del Capo dello Stato, potrà essere motivo di risentimento o malessere.

    avv. Luigi Li Gotti, legale della famiglia Calabresi
    Alla campagna contro Calabresi, ad onor del vero, parteciparano davvero in tanti, anche nei salotti radicalchic e nei Soviet di Redazione di importanti quotidiani borghesi. Ad un bravo guitto che scrisse uno spettacolo teatrale estremista sulla morte di Pinelli, additando.....insomma.... il Commissario........ è stato poi conferito il Nobel.
    Sono contrario alla Grazia a Sofri e compagni senza l'assenso esplicito della famiglia Calabresi.

    Saluti liberali

 

 
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