....amici cretini.
Roma. Dicono, con sconsolata ironia, a via della Scrofa: “Rispetto ad An, Babele è un esempio di trasparenza”. Dentro il partito, le correnti – a lungo in sonno dopo il congresso di Bologna e la nomina di Fini a vicepremier – hanno ripreso a battagliare. E comincia a cambiare anche la geografia interna.
“C’è ormai un’intesa tra Alemanno, Urso e Matteoli – raccontano i fedelissimi figiani – che mira a condizionare il partito, anche in vista della probabile nomina di Ignazio La Russa, che invece può contare sul sostegno di Francesco Storace, a coordinatore del partito”. Gli ultimi segnali di ostilità sono arrivati da Orvieto, dove era a convegno Destra sociale che fa appunto capo a Storace e Alemanno. Il ministro dell’Agricoltura è considerato da alcuni in grande ascesa nel partito, “almeno lui la cabina di regia l’ha fatta”, ma pure, da un finiano di rango, fortunato: “Si è trovato casualmente lì in quel momento, col Dpef in mano”.
Comunque, Fini con i suoi è stato chiaro: “Non si va in ferie se prima non viene presa una decisione sul coordinatore”, e quindi la faccenda va risolta nei prossimi giorni. Gli oppositori sono pronti al via libera a La Russa, ma vogliono le sue dimissioni da capogruppo a Montecitorio.
Dimissioni che il diretto interessato non prende nemmeno in considerazione. Spiega malizioso un anonimo dirigente: “Anche perché, che succede se a settembre, o dopo il semestre europeo, Fini tornasse davvero al partito? Ignazio cosa fa, il disoccupato?”.
Perciò, almeno per ora, il dibattere intorno al ritorno di Fini a via della Scrofa è solo uno specchietto per le allodole. E infatti buona parte del partito non ci crede. “Erano riuniti a Orvieto e si specchiavano in un lago di illusioni.
Mi auguro che sia un colpo di calore estivo”, dice Gustavo Selva.
E Mirko Tremaglia: “Se diamo retta a questa proposta, allora vuol dire che An non è più al governo. Dopo Fini, non uno solo di noi può rimanere”. Anche se lo stesso ministro ammette che “An si trova in una posizione di stallo, il partito deve essere ricostruito, vanno sciolte le correnti”. Ma proprio le correnti hanno ripreso vigore e promettono nuove polemiche. La figura di Fini è lo scudo
dietro il quale si combatte la battaglia.
“Bisogna evitare di diventare un partito di mero potere”, avverte Selva. Ma il messaggio lanciato a Orvieto è arrivato forte e chiaro alle orecchie di La Russa e ai suoi amici di Destra protagonista, Maurizio Gasparri in testa. “Noi stiamo andando al superamento delle correnti, come ci ha chiesto Fini – dice il capogruppo alla Camera – ma ora cominciamo a interrogarci. Recentemente ho frenato Gasparri che voleva organizzare una riunione della corrente, ma non so se lo farò nei prossimi giorni”. Ma andrà a fare il coordinatore, entro fine luglio? “Certo non sono Cincinnato, ma come lui sono a disposizione se c’è bisogno. E comunque il mio desiderio è rimanere a fare il capogruppo.
Riconosco che Storace ha sempre esposto onestamente il suo pensiero, ma se per altri diventa un alibi per non fare niente, allora ognuno si prenda le sue responsabilità: mi tolgono soltanto un pensiero”.
Riassume così il dibattito interno, La Russa: “Siamo d’accordo sulla cornice, ma non su come realizzare il quadro. Importante è un passaggio lessicale. Oggi diciamo: quello è cretino, non adeguato, ma è mio amico e va aiutato. Dovremmo imparare a dire: quello è mio amico, ma è cretino e non adeguato”.
Niente partito con due leader
A Fini, La Russa ha esposto quelle “che non voglio chiamare condizioni, ma idee”.
Tremaglia ammette: “Il coordinatore ci può essere, ma a una sola condizione: sciogliere tutte le correnti. Altrimenti, dopo tre gioni non esiste più”. Domenico Nania, capogruppo al Senato e uno dei leader dei liberal di An, è perplesso sia sull’uscita di Fini dal governo (“Si esce per tornare a far vincere il partito, ma a che serve un partito che vince se la coalizione perde?), sia sul ruolo del coordinatore: “Il partito a due leader non esiste. Ora dicono sì tutti coloro che pensano di condizionare e forgiare il partito a propria immagine e somiglianza. Io non ci credo né mi appassiono”. Al massimo, accanto a Fini, leader unico, Nania immagina “un coordinatore dei venti coordinatori regionali del partito: La Russa ha tutte le qualità per farlo”. Racconta che c’è “un equilibrio instabile tra le componenti del partito”. E l’intesa tra la sua corrente e Destra sociale? Secco: “Ci sono temi in cui si converge e altri no”. Sospira: “Non vedo l’ora di andare in ferie”. Ma come ha detto Fini, “in ferie non si va” se prima An non risolve l’ennesima sua disputa.
saluti




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