A proposito di un film sull'uccisione di Aldo Moro e di una lettera a "Liberazione"
Le Cinque lune non erano della Cia
Caro Curzi, mi ha sorpreso che una vostra lettrice vi abbia scritto proponendovi di appoggiare come documento storico e culturale da far vedere nelle scuole il film "Piazza delle cinque lune" di Renzo Martinelli, che l'avrebbe illuminata sul sequestro e l'uccisione di Aldo Moro. Immagino che sia molto giovane se no forse ne avrebbe qualche memoria. E tuttavia mi sorprende in una ragazza che la persuada tanto una versione della storia italiana recente in chiave "complotto della Cia" che permette di non farsi nessuna domanda e rimandare a potenze oscure e servizi segreti una vicenda che è tutta di casa nostra.
Sarebbe stato opportuno che Liberazione desse una risposta. Vedo invece uscire oggi una lettera analoga anche se con qualche esitazione in più, anch'essa senza risposta. Mi permetto dunque di precisare io stessa un paio di cose nella sostanza e nel merito.
Nella sostanza, il film di Martinelli riflette la posizione di una parte del Partito comunista italiano dopo il sequestro, uscita in alcuni libri come quelli dei fratelli Cipriani o del senatore Sergio Flamigni, secondo i quali nulla poteva e doveva essere fatto per salvare la vita di Aldo Moro perché era stato catturato per essere ucciso dalla Cia, i cui agenti erano infiltrati nelle Brigate Rosse; anzi lo stesso leader delle Br di allora - gli altri "storici" essendo in carcere - Mario Moretti sarebbe stato un agente americano. Il Dipartimento di stato avrebbe organizzato l'operazione perché sapeva che Moro vivente avrebbe aperto il governo al Pci, e che la storia italiana si sarebbe avviata quindi a una sorta, se non di rivoluzione, di progressismo antimperialista o simili. Le vere vittime, accanto a Moro, sarebbero state dunque la politica di Berlinguer e tutto il paese.
A dir la verità il Pci non ha mai sostenuto apertamente questa tesi, si è limitato a lasciarla circolare. Messo alle strette, lo stesso senatore Flamigni ammette di non poter dichiarare che sia andata così. Un ex br, Alberto Franceschini, lascia intendere ma non afferma. Infine nessun procuratore della Repubblica e nessun giudice dei molti processi fatti sul caso Moro ha mai accettato neanche da lontano una tesi simile. Mario Moretti è stato condannato a mezza dozzina di ergastoli, cosa che per un agente della Cia sarebbe davvero strana.
Le Brigate Rosse sono state un gruppo italiano estremista, armato, formatosi nel 1968-69, e che ha agito anche con sequestri e dal 1976 in poi con uccisioni; non era il solo ma è stato il più forte. Mario Moretti è stato arrestato nel 1981, le Br si sono in seguito divise in un paio di tronconi che hanno continuato con azioni più sporadiche per qualche anno nel corso degli anni Ottanta. Non risulta che chi agisce oggi sotto il nome di Partito comunista combattente sia un loro troncone.
Nel metodo. Mi è capitato di scrivere altre volte che nella storia l'essenziale non è mai invisibile, e cercare complotti e orchestrazioni segrete è un modo per non guardare a quel che si vede e alla responsabilità che in piccolo ciascuno ha in quel che di visibile oggi avviene. Ieri peraltro è stato il ministro Castelli ad uscirsene con un "non si sa ancora chi ha ucciso Moro", mentre misteri non ce ne sono. Un giovane poi, messo davanti a una storia come questa, dovrebbe aver voglia di informarsi: ci sono atti processuali, dichiarazioni, libri e documenti, ultimo quello di un insospettabile storico e archivista, Vladimiro Satta; ne ha scritto Giorgio Bocca a suo tempo, ne ho scritto io, ne ha scritto la Commissione stragi. Si trovano in qualsiasi biblioteca.
Informarsi non è soltanto - sarebbe già molto - farsi un'idea della storia degli Anni Settanta e di che cosa fu in essa lo spezzone degli armati, ma anche un dovere. I brigatisti hanno sbagliato nell'analisi politica e nel ricorso a quel tipo di violenza contro un presunto "cuore dello stato" - cuore che non c'è e non c'era già allora da nessuna parte. Inoltre nessuno merita di morire per mano altrui e Aldo Moro - che io non considero affatto un santo - non lo meritava. Ma non è giusto dire che tutta quella parte della generazione che si è armata era composta di mercenari e mascalzoni al servizio degli Stati Uniti o di un altro paese estero. Che allora il Pci abbia temuto che fossero figli o nipotini suoi si può spiegare - era sotto sospetto e avrebbe dovuto chiedersi dove erano stati i suoi errori o quantomeno la sua mancanza di egemonia per far deviare a questo modo una parte della generazione del 1968. Fu più semplice per il Pci dire: sono fascisti. Non è vero, erano un pezzo di sinistra, hanno sbagliato tutto, quelli che non sono morti hanno pagato e stanno pagando. Gettargli addosso l'accusa di essere prezzolati è una scorciatoia ignobile commessa da chi con un film vuol fare quattrini, con l'appoggio dell'attuale governo, ma che non dovrebbero consentirsi i nostri più giovani compagni o amici né glielo dovremmo consentire.
Ti ringrazio,
Rossana Rossanda
www.liberazione.it




Rispondi Citando