GRAN BRETAGNA
Laburisti
K. S. KAROL
Mi è capitato di essere a Londra per il novantesimo compleanno del mio amico Michael Foot. E' stato leader del Labour Party dal 1980-1983 e abita ancora in una bella casa ad Hampstead, ormai solo ma circondato da molti amici. Michael è tornato sulla scena politica durante la grande manifestazione a Londra contro la guerra in Iraq. E' in quell'occasione, mi figuro, che è diventato molto amico della il Transport and General Worker Union , il più grande sindacato britannico impegnatissimo nella campagna contro la guerra. E' questo sindacato che ha organizzato la festa per Michael Foot, come è consuetudine al «Gay Hussard» a Soho. L'ambiente era magnifico e naturalmente molto antiblairista. Jim Morris, un nero grandissimo con gli occhiali e il viso sorridente ha sollevato una tempesta di risate cominciando il suo discorso con un «mi scuso di essere un po' in ritardo ma avevo preso la terza via».
In un altro intervento un caricaturista ha presentato un collage di disegni in onore di Foot nel quale lo presenta come presidente della Repubblica di Gran Bretagna. Nel suo discorso di ringraziamento il festeggiato ha fatto una sola constatazione: «Fare una guerra preventiva è il modo migliore per andare all'anarchia internazionale violando la carta dell'Onu». Il nome di Blair non è neppure stato pronunciato. Eppure lo stesso giorno la commissione esteri del parlamento interrogava David Kelly, esperto di armi biologiche al ministero della difesa, che sospettava di essere stato la fonte del servizio della Bbc che aveva molto infastidito il primo ministro. I blairisti non ci andavano con mano leggera, trattando Kelly come se avesse commesso un crimine di tradimento per aver incontrato in un hotel un noto giornalista televisivo. All'inizio non avevo fatto attenzione a questa faccenda tanto pareva evidente che era stata provocata dalla suscettibilità di Blair, incapace di sostenere la sua tesi sulle armi di sterminio detenute dall'Iraq. Ma qualche giorno dopo ecco la terribile notizia: David Kelly si è suicidato.
Ho ricordato allora che un collega di The Guardian mi aveva raccontato durante la festa di compleanno di Michael Foot di aver assistito alle conferenze stampa al Ministero della difesa nazionale sulle armi di sterminio e di essere stato colpito dalla loro violenza, al punto di uscirne spaventato. Pur essendo contro la guerra gli era rimasto un dubbio sull'importanza dell'arsenale di Saddam, poi era venuta la «vittoria» e non si era trovato niente.
Va da sé che molti giornalisti si sono posti la domanda sull'origine della manipolazione. Uno di essi, Andrew Gilligan della Bbc, ha finito con il dichiarare che secondo le sue fonti non era né il ministero della difesa né l'Intelligence Service ma il primo ministro con il suo staff in persona che si erano dati da fare per rendere «più sexy» la documentazione sulle armi irachene. Lo scandalo è scoppiato immediatamente, Tony Blair esigeva delle scuse, la Bbc ha risposto: «sono la voce della Gran Bretagna, non la voce del governo della Gran Bretagna». La commissione parlamentare ha lungamente interrogato Alastair Campbell, portavoce di Downing Street, che ha ammesso di aver cambiato qua e là qualche espressione ma non di aver trasformato il senso del documento. A quel punto il ministero della difesa dichiarava che era stato David Kelly a incontrare Andrew Gilligan e che doveva esserne considerata la fonte principale. La Bbc ha ribattuto di aver avuto informatori ben più importanti. David Kelly è stato convocato dalla commissione parlamentare e si sa come è andata a finire. Dopo il suicidio di quell'uomo tranquillo la Bbc ha riconosciuto che era effettivamente la sua fonte principale. Adesso tocca a Lord Hutton, uno dei giudici più rispettati del Regno unito, di sbrogliare la matassa interrogando tutti gli interessati, a cominciare la primo ministro e dai direttori della Bbc.
Il problema non sta tanto nel sapere se Blair ha mentito sull'arsenale iracheno. I suoi discorsi prima di decidere la guerra erano intrisi di una demagogia che superava ogni limite. Aveva accusato per esempio Saddam di aver fatto morire milioni di bambini senza far cenno alle sanzioni anche di medicinali che soffocavano il paese. Molti chiudevano gli occhi per non apparire difensori del regime del dittatore iracheno. Personalmente anche io avevo creduto che gli anglosassoni avrebbero finito per trovare qualche armamento e magari gli avrebbero aggiunto del proprio per fare buon peso. La realtà si è rivelata più semplice: non hanno trovato niente e neppure cercano più.
Per il resto la popolarità di Tony Blair è in caduta libera e può darsi che sia obbligato a dimettersi. Il suo posto verrebbe preso dal delfino e concorrente Gordon Brown, il vice primo ministro incaricato dell'economia. Cosa che porrebbe grandi problemi ai sindacalisti amici di Michael Foot. Essi sono in lotta quotidiana con le innovazioni economiche di Gordon Brown, che dovrebbero «salvare» il servizio sanitario nazionale mettendo un peso supplementare sulle spalle dei lavoratori. Al prossimo congresso dei sindacati nel mese di settembre il Transport and General Worker Union presenterà una risoluzione che chiederà inoltre il ritiro immediato delle truppe britanniche dall'Iraq. Sarà votata a maggioranza e sarà un colpo per Blair. Per il resto è difficile fare previsioni, quel che è certo è che i sindacalisti avrebbero preferito che il Labour Party restasse tale piuttosto che diventare New Labour: questo spiega perché erano così tanti a cantare in onore di Michael Foot, profeta ahimè quasi dimenticato del laburismo di sinistra.
il manifesto 25 luglio 2003
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