...cercasi

La battaglia che sinistra e sindacati conducono per abbassare l’età del pensionamento dà la misura della distanza che ormai si è creata tra i veri problemi del lavoro e quella che un tempo ne era la rappresentanza politica e sociale.
Si tratta di un fenomeno non soltanto italiano:
in Francia la sinistra continua a cincischiare sulla tesi della riduzione d’orario, che naturalmente si applica soltanto alle grandissime imprese e alla pubblica amministrazione, mentre i moderati vogliono pagare di più chi lavora di più.
In Svezia il leader moderato ha sconfitto la più titolata socialdemocrazia del continente sostenendo che dare pensioni ai diciottenni che non vogliono lavorare è contrario all’etica del lavoro.
Anche in Italia si pone concretamente ai moderati il problema di dare risposte efficaci e moderne ai problemi veri del lavoro.
La sinistra non riesce a fornirle a causa dei suoi paraocchi ideologici, nell’area estremista, o della mancanza di coraggio, in quella riformista che sa quel che bisognerebbe fare ma non lo fa mai.
Il centrodestra in questo non deve partire da zero.
La legge Biagi sul mercato del lavoro aveva alle spalle un’elaborazione assai ampia, che mantiene tutta la sua validità. A un sistema di protezione basato sul sostegno alla professionalità e sull’incontro più efficiente tra domanda e offerta, va aggiunto un sistema retributivo basato anche sul merito e sullo sforzo individuale.
Esattamente il contrario degli avanzamenti automatici, degli aumenti eguali per tutti e della negazione di ogni sistema di selezione vigenti nel pubblico impiego, che finiscono con il mortificare i volenterosi e con l’esaltare furbi e profittatori.
La rappresentanza tradizionale non riesce a uscire dall’area iperprotetta del pubblico impiego e della grande impresa, e questo ha prodotto una situazione insostenibile, anche dal punto di vista delle retribuzioni, troppo basse per chi lavora davvero.
Su questo è giusto sfidare le pigrizie della sinistra.

Ferrara su il Foglio

saluti