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Discussione: Osservatorio sulla RAI

  1. #91
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    Predefinito Rif: Osservatorio sulla RAI

    S'è svegliata l'Agcom. Indagini sui talk show e multe a Tg1 e Tg5

    Articolo di A.C. pubblicato su Il Riformista, il 26/03/10

    Arriva il pugno di ferro dell’Agcom. Dopo l’inchiesta interna su Innocenzi, l’Agcom starebbe indagando anche sullo stop ai talk show con i politici sulle reti Rai. Ma, soprattutto, il Garante ha sanzionato TgI e Tg5 perché ritenuti squilibrati in favore del Pdl. Altro che par conditio, insomma, dice l’Agcom che, peraltro, sembra essersi risvegliata improvvisamente, dopo il coinvolgimento di uno dei propri commissari nell’affaire scoperchiato dalla procura di Trani. Tra i nomi finiti in quella inchiesta, però, il più grosso rimane quello di Silvio Berlusconi il quale, ieri, è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Roma che ha confermato le ipotesi di reato già formulate dai colleghi pugliesi: concussione e minacce.
    Centomila curo a testa. Tanto costerà al TgI e al Tg5 il «forte squilibrio informativo tra le forze politiche, in particolare tra Pdl e Pd». Nel prezzo è inclusa anche la «marginale presenza delle nuove liste che si sono presentate alle elezioni». Il tutto, spiega ancora lo stesso Garante, «in violazione del richiamo già rivolto alle emittenti ad attuare il riequilibrio dell’informazione nei notiziari». La decisione è stata presa alla unanimità, dopo l’esame dei dati del monitoraggio del periodo tra il 14 e il 20 marzo. Infine, è stato «rivolto un richiamo a tutte le emittenti ad attuare un immediato riequilibrio dell’informazione entro la chiusura della campagna elettorale». Come è ovvio, non sono mancate le reazioni. La Rai e il Tg1 hanno fatto sapere di voler impugnare la delibera del Garante. Dal tg diretto da Augusto Minzolini, in particolare,
    la sanzione è stata definita «sorprendente». Dai dati dell’Osservatorio di Pavia, infatti, emergerebbe addirittura «il problema di un riequilibrio in favore del partito di maggioranza rispetto al Pd». Ma la decisione del Garante è andata di traverso anche alla concorrenza. E, dunque, anche Mediaset e il tg di Clemente Mimun annunciano ricorsi.
    Si vedrà come andranno, ma già nella serata di ieri il Garante ha replicato: «I dati sul pluralismo sono pubblicati sul sito dell’Agcom e a disposizione di chiunque voglia consultarli». Dunque, il garante va all’attacco dopo essere stato investito dalla bufera scoppiata a causa della inchiesta di Trani che ha lambito uno dei commissari della stessa Autorità, Giancarlo Innocenzi, per alcune pressioni che avrebbe ricevuto da Berlusconi per far sospendere la trasmissione di Michele Santoro, Annozero. E proprio Berlusconi ieri è finito nel registro degli indagati della Procura di Roma per i reati di concussione e per violenza o minaccia a un corpo politico, amministrativo o giudiziario. Il fascicolo è nelle mani del procuratore capo, Giovanni Ferrara, che seguirà gli accertamenti insieme all’aggiunto Alberto Caperna e ai pm Roberto Felici e Caterina Caputo. Da piazzale Clodio ieri parlavano di «atto dovuto» e «imposto dalla legge» dopo l’arrivo degli atti inviati dalla Procura di Trani. I magistrati romani ora dovranno esaminare le carte - un fascicolo composto da un migliaio di pagine, incluse le intercettazioni telefoniche - senza compiere nuovi atti istruttori. Quindi, dovranno inviare gli atti al Tribunale dei ministri dopo aver deciso le richieste che dovranno essere fatte. La procura, infatti, dopo l’esame delle carte ed entro 15 giorni, può chiedere l’archiviazione o una ulteriore attività istruttoria. Spetterà al Tribunale dei ministri, entro 90 giorni, procedere alla formulazione definitiva delle richieste e di rispedire le carte alla procura.
    «I reati di cui è accusato Berlusconi a Trani sono gravi, la concussione non è uno scherzo», ha commentato il ministro dell’Interno, Roberto Maroni. Il quale, però, subito dopo ha avvertito: «Se questi
    reati si rivelassero inesistenti mi piacerebbe che chi li ha formulati e chi li ha fatti uscire poi se ne assumesse le conseguenze». Ma, attacca Marco Pannella, vista la campagna elettorale che sta portando avanti, «Berlusconi si sta rendendo responsabile di ben altro. Si sta comportando con un chiaro tentativo di sovversione».

  2. #92
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    Predefinito Rif: Osservatorio sulla RAI

    Sit-in alla Rai, i deputati entrano e restano. Ed Emma Bonino telefona a Masi

    Articolo di I. Va. pubblicato su Il manifesto, il 26/03/10

    Fra un po’ Berlusconi ( occuperà anche lo spazio dedicato alle previsioni del tempo e magari
    passerà gli ultimi giorni di campagna elettorale citofonando a tutti gli italiani». Aveva cominciato così ieri Emma Bonino, quasi scherzando, anche se i dati snocciolati erano da prendere assai seriamente «Il premier - secondo la candidata alla presidenza del Lazio - ha lanciato una forsennata offensiva. Dal 21 al 24 marzo ha occupato il 32% del Tg1, il 22% del Tg2, il 16% del Tg3, il 56% del Tg5, l’81% di Studio
    Aperto. Senza considerare che ha imperversato quasi per tutto il tempo sul Tg4. Tra l’altro ha partecipato a programmi mattutini su tutte le reti».
    Quindi un appello ai suoi e la convocazione di un sit-in davanti alla sede della Rai «per manifestare contro lo squilibrio dell’informazione». Sit-in che «va in onda» ad oltranza davanti ai cancelli di viale Mazzini e che vede tra i partecipanti numerosi candidati in corsa per le regionali: «Abbiamo chiesto un incontro con il presidente della Rai Paolo Garimberti e siamo in attesa di una risposta», spiega in un primo momento il senatore Vincenzo Vita.
    E l’attesa è stata premiata perché a fine serata una delegazione dei manifestanti è stata ricevuta dal presidente della Rai Paolo Garimberti. «Gli abbiamo sottoposto i dati forniti oggi sia dai radicali sia dall’Agcom - ha riferito ancora Vincenzo Vita sottolineando che in queste ore così delicate e decisive serve equilibrio. Il presidente della Rai ci ha ringraziato e risposto che prendeva atto e che ne avrebbe parlato con chi di competenza».
    Ed è il parere dei «chi di competenza» che, asserragliati dentro gli uffici Rai, hanno deciso dì aspettare alcuni componenti radicali della delegazione - della quale oltre a Vita facevano parte Rita Bernardini, Matteo Mencacci, Maurizio Turco ed Elena Zamparutti - che hanno occupato la sede dì viale Mazzini.
    «Aspettiamo una risposta - dice Rita Bernardini - perché persino nelle ultime ore di campagna elettorale riscontriamo lo stesso andazzo antidemocratico di sempre». E ad informare il direttore Masi della presenza della delegazione radicale all’intemo degli uffici Rai è stata la stessa Emma Bonino arrivata a viale Mazzini intorno alle 22.
    Lui, pare, non ne sapesse niente nonostante il dispiegamento di forze di polizia che agli occupanti ha persino impedito l’accesso ai bagni.

  3. #93
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    Predefinito Rif: Osservatorio sulla RAI

    Il Cavaliere straripa in tv, multe a Tg1 e Tg5

    Articolo di Alberto D'Argenio pubblicato su la Repubblica, il 26/03/10

    Berlusconi onnipresente in televisione: nell’ultima settimana, in piena campagna elettorale, è comparso sul piccolo schermo per 3 ore e 45minuti. Popolo della libertà straripante: al Tg1 occupa il 60% dello spazio riservato ai partiti, al Tg5 il 40%. Dati che ieri hanno spinto l’Autorità garante per le comunicazioni a punire con una multa di 100 mila euro ciascuno i telegiornali guidati da Augusto Minzolini e Clemente J. Mimum. Motivo: «C’è un perdurante squilibrio tra Pdl e Pd» al quale si aggiunge una «marginale presenza delle nuove liste» in corsa per le regionali. Il tutto calpestando i richiami già rivolti alle due testate. Alla multa ha fatto seguito l’invito ad attuare un «immediato riequilibrio».
    Non ci stanno Rai e Mediaset, che annunciando due distinti ricorsi al Tar hanno parlato di telegiornali«equilibrati» e sanzioni «ingiustificate». Anche il premier è intervenuto in serata: «La multa? l’Agcom pensi a sanzionare Santoro». E mentre l’authority ha replicato di andarsi a vedere i dati sulle presenze dei partiti nei Tg, è scoppiata la polemica. Il leader del Pd Pier Luigi Bersani ha accolto la notizia con un «era ora!», mentre Emma Bonino, candidata del centrosinistra alla Regione
    Lazio, ha denunciato «percentuali bielorusse» nella presenza televisiva della maggioranza. Per protestare contro «lo squilibrio dell’informazione» ieri sera Radicalie Pdhanno dato il via ad un sitin a oltranza davanti alla sede Rai di Viale Mazzini. Schermaglie anche all’interno della tv pubblica. I membri di minoranza del Cda, Nino Rizzo Nervo e Giorgio Van Straten, hanno puntato il dito contro «la faziosità e la subalternità agli interessi di Berlusconi» con cui Minzolini guida il Tg1. Per il loro collega di maggioranza,Antonio Verro, invece, il Tar «annullerà le
    sanzioni dell’Agcom».
    Eppure i dati parlano chiaro. La scorsa settimana, la penultima di campagna elettorale, Berlusconi ha avuto la parola all’interno di tutti i Tg italiani (Sky compresa) per 3 ore e 45 minuti (in sette giorni
    più della metà dell’intero mese precedente). Bersani, invece, ha parlato poco più di un’ora e mezza.A1Tg1 il premier ha avuto la parola per 11 minuti e 13 secondi, il leader del Pd per 4 minuti e 25. Nel Tg2 il rapporto è tra 10 e 4 minuti. Dagli schermi del Tg5, poi, il Cavaliere è andato in onda per 2l minuti, Bersani per 2,43. II Tg4 di Emilio Fede ha esposto il premier per un totale di 35 minuti contro i 3,28 riservati al segretario pd. Uno squilibro accentuatosi in campagna elettorale, ma proveniente da
    lontano: nell’intero mese di febbraio Berlusconi è comparso sul Tg1 per 21 minuti, sul Tg4 per più di un’ora, sul Tg5 per 45 minuti per un totale tra tutti i telegiornali del Paese di quasi sette ore. Anche considerando i rapporti tra partiti le cose non vanno meglio: la settimana scorsa il Tgl ha trasmesso notizie e interventi relativi al Pdl per uno spazio pari al 60% di quello riservato a tutti i partiti, contro il 19,5%del Pd. Percentuali simili per il Tg4, mentre il Tg5 al Pd ha concesso solo il9% del tempo contro i140% del Pdl.
    E ieri l’Agcom ha avviato anche un’istruttoria sulla soppressione
    dei talk show Rai come Annozero, Ballarò e Porta a Porta fino alle regionali. L’iniziativa è partita in seguito a numerosi esposti. La Rai ha replicato ricordando che lo scorso 23 marzo il Consiglio di Stato aveva stabilito che lo stop agli approfondimenti «non poteva far desumere un danno al diritto di informazione».

  4. #94
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    Predefinito Rif: Osservatorio sulla RAI

    Rai: Prosegue occupazione dei radicali per riparazione dei diritti civili dei cittadini

    Pubblicato il 26/03/2010

    Questa mattina i parlamentari radicali Rita Bernardini, Elisabetta Zamparutti e Maurizio Turco, dopo aver passato la notte all’interno degli uffici della Rai di viale Mazzini, hanno incontrato il Direttore Generale Mauro Masi.
    I parlamentari radicali hanno esposto al Dg della Rai i dati del Centro di Ascolto dell’informazione radiotelevisiva che documentano l’incredibile presenza personale di Silvio Berlusconi sui telegiornali della Rai e il trattamento subito dalla Lista Bonino Pannella, in particolare da parte del TG1 e del TG2, per tutta la campagna elettorale ed in special modo la totale assenza di esponenti radicali nell’ultima settimana di campagna.
    I Radicali si sono soffermati proprio sull’importanza che assume l’informazione televisiva nell’ultima settimana prima del voto, sottolineando i dati dei principali istituti di ricerca che dimostrano come un quinto dell’elettorato decida il suo voto negli ultimi 7 giorni e che lo fa in gran parte assumendo informazioni attraverso tg.
    Masi ha preso atto dei dati e si è impegnato a diramare una circolare alle testate giornalistiche e a far sapere ai parlamentari l’esito delle loro richieste.
    L’occupazione prosegue fino a quando non sarà garantita l’interruzione dei comportamenti fuorilegge volti a favorire la coalizione del Presidente del Consiglio e una vera riparazione nei confronti dei cittadini che non hanno potuto conoscere la Lista Bonino Pannella.

  5. #95
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    Predefinito Rif: Osservatorio sulla RAI

    Censore Pannella copia Di Pietro: "Berlusconi in tv è sovversivo"

    Articolo di pubblicato su Il Giornale, il 26/03/10

    L’ex santone della libertà di parola trasformato in censore. L’ex maestro del garantismo convertito al credo giustizialista. Sarà la strana alleanza con l’Idv in molte Regioni, a partire dalla sfida clou del Lazio, sta di fatto che Marco Pannella di questi tempi parla proprio come Antonio Di Pietro. « E’ in atto, senza freni, da parte del presidente del Consiglio un tentativo eversivo rispetto alla Costituzione e sovversivo rispetto all’ordine pubblico», ha tuonato ieri mattina il leader radicale. Ma cosa ha fatto infuriare a tal punto Pannella da spingerlo a gridare al colpo di Stato, come fa Tonino un giorno sì e l’altro pure? Ebbene, Berlusconi ha osato «intervenire telefonicamente, fuori da ogni regola, per 12 minuti ad UnoMattina e per 8 minuti su Canale 5». Proprio così. Venti minuti tondi tondi al telefono in due programmi televisivi. Gravissimo, per l’ex libertario oggi censore, che ai bei tempi si imbavagliava nelle tribune politiche per chiedere più spazio e oggi chiede a gran voce di imbavagliare gli avversari. Non soddisfatto, alle 18 Pannella è andato a manifestare davanti alla Rai, in Viale Mazzini a Roma, «affinché si interrompa il tentativo in atto da parte di Silvio Berlusconi di eversione rispetto alla Costituzione e di sovversione nei riguardi dell’ordine pubblico».
    E ancora, in puro stile dipietresco, ha chiesto «ai pm di Roma di intervenire con la misura cautelare interdittiva che prevede la sospensione dall’incarico pubblico ricoperto dal direttore generale della Rai Mauro Masi e dal direttore del Tgl Augusto Minzolini». Come dire: più toghe per tutti.

  6. #96
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    Predefinito Rif: Osservatorio sulla RAI

    La Bonino rompe il bavaglio su Radio Radicale

    Articolo di Ch.B. pubblicato su Libero, il 26/03/10

    Emma Bonino, candidata del centrosinistra alla presidenza della Regione Lazio, è così imbavagliata da riuscire a parlare anche durante il giorno di silenzio pre-elettorale. Come da tradizione, anche a questa tornata duo Bonino-Pannella ha speso gran parte della campagna elettorale a contare, bilancini e cronometri alla mano, i secondi dedicati da telegiornali e talk show alle diverse parti politiche. Conclusione, il buon vecchio mantra radicale è torna sempre buono: «L’informazione non rispetta la par condicio, siamo nell’illegalità». Il punto, però, è che la candidata del centrosinistra ha annunciato
    un finale di campagna tra le onde radiofoniche: una frizzante maratona, oratoria su Radio Radicale che si ripeterà sia oggi, e fin qui niente da eccepire, sia sabato, cioè proprio durante le ventiquattro ore di silenzio pre-elettorale.
    "Condicio" che ha assai poco del "par". Un bel privilegio, in effetti, se si pensa che dall’altra parte la povera candidata del centrodestra non può avvalersi di alcuna radio o televisione di partito che diffonda i suoi ultimi appelli. Tutto legale, previsto dalle norme vigenti nell’ordinamento e assolutamente inappuntabile, per carità. La radio diretta da Marco Bordin è infatti una testata di partito e, come tale, oltre ad aver diritto al suo ricco finanziamento annuale da parte dello Stato, non ha tra, i suoi obblighi quelli del silenzio preelettorale.
    Ora, il famigerato regolamento approvato dalla commissione di vigilanza. Rai (quello che precisa che i talk show in campagna elettorale devono ospitare in studio esponenti di tutti i partiti, garantendo loro parità di tempo e spazio) è stato redatto e proposto dal radicale Marco Beltrandi. Le sue finalità, come è stato più volte ricordato, sono quelle di garantire l’applicazione della, par condicio: obiettivo raggiunto.

  7. #97
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  8. #98
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    Marco Beltrandi rende pubblica la lettera inviata ieri al Sen. Sergio Zavoli

    Pubblicato il 16/07/2010


    Al Presidente della Commissione per l’indirizzo e la vigilanza sui servizi radiotelevisivi Sen. Sergio Zavoli

    Roma, 15 luglio 2010

    Caro Presidente,
    ti scrivo per sollecitare con la massima urgenza un intervento tuo personale, o, meglio ancora, della Commissione sulla vicenda della sempre più annunciata rimozione dell’ottimo Corradino Mineo da Rainews: sarà che mi sbaglio, ma la ritengo ancora più grave di quella che ha riguardato Paolo Ruffini, sia per i risultati professionali conseguiti da Mineo, e da nessuno smentiti, sia per il profilo improbabile del sostituto designato da Masi, nonché per il fatto che la testata che dirige è oggetto di un autentico mobbing da troppo tempo.
    Se la Commissione rinunciasse in un simile frangente a fare sentire la propria voce, magari anche per iniziativa del suo illustre ed autorevole Presidente , credo che non potrebbe che derivarne un danno alla istituzione, oltre ad altro danno recato alla libertà di informazione e alla già declinata autorevolezza del servizio pubblico.
    D’altro canto ricorderai perfettamente che nel corso dell’ultima audizione del Direttore Generale Mauro Masi in Commissione, a mia precisa domanda, e a quella analoga del collega Vita, il Direttore rispose che non avrebbe esitato con la massima urgenza a dotare Rainews dei mezzi per meglio competere con Sky. Ebbene, dopo oltre un mese, siamo ancora nella situazione precedente di incertezza assoluta circa il destino di questa cruciale testata giornalistica. Chiederne conto mi parrebbe a questo punto doveroso.
    Infine, le lettere inviate a te e ai Presidenti delle Camere, dai capigruppo Franceschini e Finocchiaro del PD, costituiscono già oggetto di possibile dibattito e confronto in Commissione, avendo peraltro sortito l’effetto di bloccare scelte che, purtroppo, nel CDA Rai apparivano ormai scontate. Forse, siamo ancora in tempo per evitare l’ennesima scelleratezza sulle spalle della Rai.
    Tutto questo nel quadro di una Rai ormai in vacanza dall’inizio di giugno, senza nemmeno quelle tribune politiche previste come obbligo dalla legge e dimenticate da anni, a questo punto anche per responsabilità della Commissione; un autentico sconcio per i cittadini contribuenti
    Un caro saluto.
    Tuo, Marco Beltrandi

  9. #99
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    In onda col "bilancino". La par condicio e i suoi vari ritocchi

    Articolo di Maurizio Caprara pubblicato su Corriere della Sera, il 08/04/10

    Il principio della «par condicio» non è un’esclusiva italiana, anche se in Gran Bretagna i telespettatori ne usufruiranno in una versione più speziata grazie ai confronti diretti tra i leader dei partiti in gara per le elezioni politiche del 6 maggio. Le norme che discendono da quel principio generano da anni allergie nei conduttori televisivi. Di certo, nell’indurre ad assegnare agli ospiti tempi contingentati e con bilancino in certi casi rallentano, e in altri comprimono, gli interventi nelle trasmissioni. I limiti non sono semplici da rispettare. Spesso stridono con il senso comune della ragion televisiva dominante, fatto di sound bytes («morsi di suono», frasi a effetto) e tentativi di scatenare emozioni. Eppure come fu sottoposta a critica la ragion pura, anche quella televisiva non dovrebbe essere esente da rilievi.
    Par condicio, espressione latina tradotta di rado, significa che andrebbero garantite pari condizioni di accesso ai mezzi di informazione per le formazioni politiche che partecipano a una competizione elettorale. Il laburista Gordon Brown, il conservatore David Cameron e il liberaldemocratico Nick Clegg non la chiameranno così perché in Gran Bretagna il latino non è di casa, però di questo si tratta quando si assegna al terzo dei tre il diritto di partecipare - con uguali diritti - a dibattiti televisivi con i capi delle due forze fondamentali del bipolarismo britannico. Di questo ci si occupa quando a Londra si stabilisce che le risposte alle domande del conduttore e del pubblico non potranno superare il minuto e che, in ognuno
    dei tre dibattiti in calendario, non sarà mai lo stesso politico a prendere la parola per primo. Introdotta nell’ordinamento dal 1995 con un decreto legge dell’allora ministro delle Poste Agostino Gambino, la «par condicio» deve molta della sua cattiva stampa alla causidicità e alla superfetazione normativa italiane. La disciplina ha subito vari ritocchi. Forse un britannico stramazzerebbe al suolo leggendo uno dei derivati, il regolamento che in vista delle regionali di marzo ha impedito per settimane i talk show con risvolti politici. La polpa arriva dopo profluvi di citazioni di altre leggi: per la prima volta nei regolamenti della Commissione parlamentare di vigilanza, le trasmissioni di approfondimento sono state equiparate alle tribune elettorali, soggette a criteri più fiscali.
    La maggioranza di governo (tuttavia su proposta di un deputato del Pd, il radicale Marco Beltrandi) lo ha ottenuto sapendo che così poi la Rai avrebbe eliminato gli approfondimenti e che l’autorità garante per le telecomunicazioni, Agcom, avrebbe dettato analoghe norme alle tv private. Sky, fautrice dei faccia a faccia tra leader di prima fila, e Mediaset hanno presentato ricorso al Tar del Lazio. La prima ha chiesto anche una sospensiva e l’ha ottenuta. Un dibattito Berlusconi-Bersani-Di Pietro-Casini, in ogni caso, non c’è stato per indisponibilità del primo, per altro proprietario di tre tv. Di problemi da risolvere ne abbiamo. Ma come abbiamo da imparare dalla sintesi inglese, non tutto da noi va buttato.

  10. #100
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    Meglio togliere la faccia

    Articolo di Norma Rangeri pubblicato su Il manifesto, il 13/04/10

    Fare il giornalista nei telegiornali della Rai è un duro lavoro. Farlo al Tg1 una prova durissima. Se poi al governo c’è uno come Berlusconi diventa una missione impossibile. Chi fa il conduttore, ogni giorno mette la faccia sull’annientamento della notizia, sulla disintegrazione dell’informazione. Quando devi dire il falso («il presidente del consiglio è assolto»), o censurare le carriole dell’Aquila, quando metà notiziario è sulla deposizione delle uova delle tartarughe, ci vorrebbe un atto di coraggio: togliersi dal video senza aspettare che sia Minzolini a deciderlo.
    Tra i superstiti del repulisti c’è Maria Luisa Busi, uscita allo scoperto qualche giorno fa con un’intervista a Repubblica, sul «clima irrespirabile» del Tg1. Togliere anche leì dal video sarebbe la conferma del clima di «rappresaglia». Ma continuare a metterci la faccia, quando, come è successo proprio alla Busi, sei contestata dalla gente dell’Aquila per quel che rappresenti, non è forse anche peggio? «Da mesi- scrive Tiziana Ferrario, volto noto cancellato dal video - siamo sui giornali, sotto pressione non certo per gli scoop perché non vedo scoop da tanto tempo, ma per le aspre polemiche che ci circondano». Come darle torto. Perdita di credibilità, azzeramento della qualità media, bilanci in affanno e censura hanno ridotto la Rai a un vaso di coccio tra Mediaset e Sky, destinandola a un lento declino editoriale, magari con la privatizzazione delle due reti commerciali e la sopravvivenza di un solo canale pubblico. E’ un male che affligge non solo il Tg1 ma tutta l’azienda. Misurabile con il calo dell’audience denunciato da Ferrario «sempre sotto il 30 per cento, una soglia che una volta temevamo di toccare e vivevamo come una sconfitta». Con il suo sfogo affisso sulla bacheca della redazione, la giornalista reagisce alla scelta del direttore di estrometterla dalla conduzione. Perché è vero che il direttore può decidere chi mandare in video, e anche al Tg2 e al Tg3 stanno cambiando volti e funzioni. Ma in questo caso i giornalisti tolti dal loro incarico sono pescati tra quelli (una settantina di persone) che non hanno firmato il documento pro-Minzolini, un editto che iniziava con la frase «Al Tg1 non c’è alcun disagio». Insieme ai conduttori Ferrario, Busi, Di Giannantonio, nella lista ci sono figure professionali come il capo redattore centrale Massimo De Strobel, cioè volti o funzioni di responsabilità.
    E’ una ritorsione politica, brutale e diretta senza neppure le burocratiche formalità democristiane di una volta. Sono i modi del potere berlusconiano che di forma e decoro (nelle istituzioni o nel privato) non sa che farsene. Una volta, e Bruno Vespa ne sa qualcosa, dire che il proprio editore di riferimento era la Dc poteva costare anche la direzione del Tg1. Poi con l’arrivo di Berlusconi i giornalisti Rai hanno cominciato
    a festeggiare le vittorie elettorali girando per i corridoi di viale Mazzini avvolti nelle bandiere di Forza Italia, o giurando in pubblico di aver votato per il Cavaliere con tutta la famiglia, fino al direttore del Tg1 che porta Berlusconi scritto in fronte. Con la benedizione del timbro umano di palazzo Grazioli, Daniele Capezzone: «complimenti a Minzolini che finalmente non considera intoccabili alcuni mezzibusti». Confortato da un altro giornalista indipendente, Clemente Mimun.
    L’ex direttore del Tg1 applaude e approva il collega. E quel Mimun che cancellò, nel servizio da Strasburgo, la frase di Berlusconi che dava del "kapò» al deputato della Spd, Shulz. Tanto per chiarire che il suo giudizio sulle conduttrici ribelli, viene da un pulpito di esemplare autonomia e la politica non c’entra.

 

 
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