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Discussione: Osservatorio sulla RAI

  1. #71
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    Predefinito Rif: Osservatorio sulla RAI

    I conduttori rassegnati. L'Annunziata critica: ognuno ha pensato a sè

    Articolo di Monica Guerzoni pubblicato su Corriere della Sera, il 16/03/10


    Parlano di «bavaglio», di «anomalia», di «norme assurde» e non confidano nemmeno un po' nelle prossime mosse della Vigilanza Rai.
    Tra i conduttori dei talk show silenziati prevale il senso di sconfitta. «Non se ne farà niente», allarga le braccia Bruno Vespa. Milena Gabanelli protesta contro la «violazione del principio della concorrenza leale» e Lucia Annunziata invita i conduttori all'autocritica: «E' stata una débàcle anche per noi, abbiamo reagito in modo sbrindellato».
    Per Vespa, che non si era fatto illusioni, «è andata secondo copione». A sentire l'ideatore di Porta a Porta la decisione del Cda di viale Mazzini era «scontata sin dall'inizio». Non esprime giudizi, ma si è convinto che «finché la Vigilanza non cambia parere» la situazione
    non si sblocca. Perché il problema è all'origine, cioè nella fonte normativa. «Uno spiraglio c'era - ricorda Vespa - ma se la Vigilanza lo avesse seguito avrebbe dovuto costringere i conduttori a fare le trasmissioni secondo la par condicio. E con l'opzione radicale del "tutto uguale per tutti" sarebbero stati programmi ingestibili e non giornalistici». La tesi di Vespa è che non si può dare al Pdl e al Pd lo stesso spazio che si dà ai Radicali: «O ci danno la libertà di condurre, oppure tanto vale informare gli elettori con la tribuna politica». Come andrà a finire? «Non se ne farà niente», sospira Vespa.
    Da premesse simili muove il ragionamento di Milena Gabanelli, dal '97 conduttrice di Report: «L'anomalia non parte dalla par condicio, ma dalla norma assurda votata in Vigilanza. Finché non viene abolita, non se ne esce». Non offre risposte, la Gabanelli, pone domande: «Come si può pensare di equiparare la propaganda politica all'informazione? E in quale punto del regolamento della Vigilanza sta scritto che devono essere aboliti i talk show?». La ragion d'essere del servizio pubblico è essere «pluralista» e «senza padrone», mentre oggi è «imbavagliato».
    Lucia Annunziata, che della Rai è stata presidente, risponde dagli Stati Uniti, dove è volata dopo aver «chiuso il negozio», cioè il suo programma di interviste domenicali In mezz'ora.
    «Non ho mai visto un tale rimpallo di decisioni tra Parlamento e Cda - attacca -. Un caos». Ce l'ha con i politici e i manager Rai, l'ex direttrice del Tg3, ma anche con i suoi colleghi: «Dovevamo avere più fermezza, dire "questo è un bavaglio" e scegliere il silenzio. Tutti».
    E invece?
    «Siamo andati quasi tutti in onda, ma di sguincio. Un bricolage assurdo. Un faida te che ha confuso gli elettori. Che débàcle!».

    Ce l'ha con Santoro?
    «Michele - ricorda la Annunziata - farà Annozero il 25 marzo. Giovanni Floris va in tour con Ballarò. Serena Dandini non si sa se fa informazione o no, quindi non si capisce se ha violato le regole».

    E Riccardo Iacona?
    «Lui ha protestato, ma l'ultima puntata l'ha mandata in onda».
    Conclusione: «Il mondo dei giornalismo tv non ha saputo dare una risposta compatta e univoca. E mi ci metto anch'io, che mi sono cancellata per solidarietà e per non andare in onda con una mano legata dietro la schiena».

  2. #72
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    Predefinito Rif: Osservatorio sulla RAI

    Rai: Beltrandi, “PD (Rai) e PDL responsabili della chiusura dei talk show”

    Pubblicato il 16/03/2010


    “Una cosa è certa: il dibattito che si è svolto in Vigilanza Rai oggi, alla presenza del Direttore Generale della Rai Mauro Masi, ha reso palesi le responsabilità della chiusura del talk show, improvvidamente decisa e riconfermata dalla maggioranza del CDA della Rai, su proposta del Direttore Generale.
    Infatti, in tutti gli interventi numerosi dei componenti PD, è stato chiarito che il regolamento “Beltrandi” non imponeva affatto alla Rai la chiusura dei talk show. Anzi, il Senatore Procacci ha detto testualmente- a ragione - che la chiusura dei talk show è avvenuta in contrasto con il regolamento approvato in Vigilanza Rai.
    Peccato che questa chiarezza e sincerità sia avvenuta solo oggi, dopo oltre un mese di campagna, anche televisiva Rai, in cui si è sostenuto l’esatto contrario, senza possibilità di contraddittorio, da parte degli esponenti PD, anticipandone la interpretazione distorta del regolamento fatta poi propria dai conduttori Rai. E dopo un mese di menzogne, è difficile essere credibili.
    Loro quindi hanno fornito al CDA Rai il pretesto per chiudere i talk show, favorendo così il lavoro di quei settori dell’attuale maggioranza che volevano appunto le chiusure, senza nemmeno le tribune politiche, che sono iniziate solo ieri, in ritardo di 15 gg da quanto disposto dalla Commissione.
    Commissione che certamente non aveva alcun bisogno di “battere un colpo”, visto che lo aveva già fatto il 9 febbraio. scorso. Il Parlamento dovrebbe essere rispettato dai vertici Rai, non dileggiato, come è accaduto anche oggi.”
    Ultima modifica di Burton Morris; 12-10-10 alle 21:37

  3. #73
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    Predefinito Rif: Osservatorio sulla RAI

    Beltrandi: interrogazione al DG Rai Masi per sapere perché la campagna elettorale è stata censurata

    Pubblicato il 17/03/2010

    Marco Beltrandi, deputato radicale, ha presentato l’ennesima interrogazione in commissione di vigilanza bicamerale sulla RAI per conoscere il motivo che ha portato la Rai ad una censura oggettiva della campagna elettorale.

    Subito dopo l’approvazione del regolamento con il quale il Parlamento ha stabilito le regole per lo svolgimento della campagna elettorale, in numerosi talk show della Rai è stata data una informazione distorta sul suo reale contenuto, senza alcuna possibilità di rettificare l’informazione infondata e fuorviante.

    Subito dopo, la dirigenza Rai ha deciso di autocensurare il palinsesto. Con la conseguenza che al danno subìto si è aggiunta la beffa: alla sospensione della messa in onda di Porta a Porta, Ballarò e Annozero, scelta opinabilissima, non è seguita la messa in onda delle tribune politiche, come previsto dal regolamento. La Rai ha invece deciso di trasmettere programmi senza alcun riferimento alla campagna elettorale. Questo è illegale.

    Tutto ciò è emerso chiaramente anche ieri, durante l’audizione del DG Rai Masi in Commissione di vigilanza sulla Rai.

    Nei giorni precedenti, la stessa magistratura, investita della questione relativamente alle analoghe regole dettate dall’AgCom per le reti radiotelevisive non concessionarie di pubblico servizio, ha riconosciuto la solare compatibilità delle norme regolamentari per garantire la c.d. par condicio e la messa in onda dei talk show.

    Anche il Presidente Zavoli, ha dichiarato subito dopo che “tocca al Cda della Rai che ha il prestigio, il senno e il dovere di fare, con i suoi margini d' autonomia, la prima mossa ripristinando i programmi di approfondimento», perché, ha spiegato, “tra errori veri e finti, diritti calpestati e declamati si è perduta gran parte del tempo che spettava al paese per misurarsi con le proprie idee sulle prossime elezioni”.

    Auspicio rimasto senza ascolto, poiché la Rai ha scelto di proseguire prosegue nella sua miope e deleteria scelta autocensoria

    Sono rimasti solo undici giorni per far conoscere agli elettori quali sono i partiti ed i programmi in campo. Sono pochi, troppo pochi rispetto ai trenta previsti dalla legge. Un voto senza informazione è solo formalmente democratico e la Rai contribuisce a renderlo tale.

  4. #74
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    Predefinito Rif: Osservatorio sulla RAI

    Int. a F. Morri - "Rai, il Pdl ha gettato la maschera"

    Articolo di Andrea Camaiora pubblicato su Il Clandestino, il 17/03/10

    Nessuna marcia indietro in commicsione di Vigilanza sul regolamento sulla par condicio: è l'orientamento emerso nel corso dell'audizione del direttore generale Rai Mauro Masi.
    Questi, su mandato dei consiglio di amministrazione, chiedeva una nuova determinazione sulle norme relative ai talk show, ma la maggioranza della bicamerale ha confermato l'attuale formulazione. «C'è il regolamento e va applicato, non riteniamo che la Commissione debba esprimersi ulteriormente» ha commentato Mario Landolfi a nome del Pdl.

    Onorevole Morri, la commissione di Vigilanza ha confermato le decisioni già assunte, cosa ne pensa?
    Che è stato svelato l'inganno. il centro destra ha fatto mancare il numero legale e quindi non è stato possibile porre in votazione la mia mozione che invitava la Rai a riaprire le trasmissioni.

    Ma quella disposizione non fu proposta da un parlamentare dei centrosinistra, il radicale-Pd Marco Beltrandi?
    II radicale Beltrandi pensa di essere stato protagonista di quella vicenda, invece ne è stato un triste comprimario. Il grave è che non se ne accorga.

    Beltrandi dice anche che per anni, prima di questa riforma il regolamento sulla Par condicio era illegittimo...
    Si sbaglia. La ragione vera è che Beltrandi ha da anni una vertenza con Floris, Santoro e Vespa perché non invitano Pannella. C'è però una sentenza della Corte Costituzionale che conferma la validità della par condicio proprio perché distingue tra trasmissioni di approfondimento e tribune elettorali. Figuriamoci se un regolamento può votare una sentenza. della Consulta! La verità è che quel regolamento è truffaldino e illegittimo checché ne dica Beltrandi e ciò significa che ha sbagliato anche il CdA Rai. Ma alla fine il motivo è semplice: avevano calcolato tutto, come ha confermato la mancanza dei numero legale cui abbiamo assistito a palazzo San Macuto (sede della commissione di vigilanza sulla Rai, ndr). Avevano deciso di spegnere Santoro e Floris e si sono attenuti al programma predefinito.

    Venendo all'altro argomento di attualità, lei giudica legittima l'inchiesta di Trani?
    Non sono un magistrato e non mi occupo di questi argomenti. Sono un politico e ho seguito le cose leggendo i giornali. Posso solo dire che non è facile individuare da quello che ho letto una chiara ipotesi di reato e che dunque ritengo che, con questa inchiesta, si sia fatto l'ennesimo regalo a Berlusconi. Detto questo, non è che mi piaccia un Paese nel quale il Capo del governo chiama il membro dell'Agcom per impedire la messa in onda di una trasmissione televisiva...

    Ma lei pensa che gli esponenti dei centrosinistra non abbiano mai chiamato esponenti di autorità?
    Non lo so... penso di no... io sicuramente non l'ho mai fatto. Ho parlato ad esempio con il presidente dell'Agcom Calabrò in occasione delle sue audizioni presso la commissione. Quello che ha fatto Berlusconi non lo considero lecito dal punto di vista politico, così come critico il direttore del Tgl che, appena uscito dalla procura di Trani dove è stato sentito come teste, ha sentito il bisogno di chiamare il premier per informarlo di quanto è accaduto. Che mondo è questo?!

    Le colpe sono solo di Berlusconi e Minzolini oppure vede gravi intromissioni anche da parte di altre persone coinvolte nell'inchiesta?
    Il centrodestra ha sempre lavorato per cacciare Santoro. Quando c'è riuscito il magistrato l'ha poi reintegrarlo al suo posto. Detto questo però non è che a me Santoro piaccia eh, sia chiaro.
    Come non le piace Santoro? No, non mi piace.- Non mi piace la sua piega giustizialista e tantomeno il modo con cui ha trasformato in leader politicoun magistrato che è pure stato sanzionato dal Csm come De Magistris. È Santoro che ha creato il fenomeno politico De Magistris. Non è però un motivo sufficiente per far chiudere AnnoZero.

  5. #75
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    Predefinito Rif: Osservatorio sulla RAI

    Tribune flop, Zelig straccia i politici in tv

    Articolo di Luca Maurelli pubblicato su Secolo d'Italia, il 18/03/10

    Il flop è arrivato, atteso, quasi scontato: solo 718mila spettatori hanno assistito martedì sera al primo degli appuntamenti con "Conferenze stampa", gli spazi di confronto tra i candidati in vista delle prossime elezioni regionali. Il deserto, solo il 2,47% di share, mentre sul satellite l'Inter di Mourinho paralizzava mezza Italia con la sua sfida al Chelsea di Ancelotti, su Rai Uno imperversava una fiction e su Canale 5 si rideva, numerosissimi, per le gag di Zelig.
    La politica è uscita distrutta dal confronto, impari, in prima serata. E non poteva essere diversamente, dopo settimane di polemiche sui black out imposti ai talk show, di battaglie legali sulle liste, di sparizione della politica vera dai giornali e dalle televisioni.
    Il primo esperimento di tribuna politica tentato dalla Rai per le Regionali, dopo un colpevole ritardo dovuto a pretesti burocratici, s'è rivelato un appuntamento con lo sbadiglio, grazie alla formula vetusta e impaludata, molto lontana da un'idea stimolante di rappresentazione del confronto politico. Tre giornalisti, il solito giro di domande, il candidato (ieri ha esordito Francesco Storace, poi Castelli, Pionati ...) stretto tra i tempi contingentati e la banalità degli argomenti proposti. Roba da gran Premio di Formula 1, ma qui, noia a parte, anche gli ascolti si sono fermati a livelli da monoscopio notturno.
    Anche su Rai Uno, dopo la fiction Capri e l'appuntamento con il Tg1, è andata in onda una tavola rotonda di mezz'ora, sempre dedicata alle elezioni: risultato, 1 milione 50 mila telespettatori con il 7.11%. Migliore di quello di Rai Tre, ma pur sempre poco esaltante. Anche perché programmi come quella della Dandini, che si prepara stasera a ospitare Michele Santoro in "Parla con me", creano decisamente più interesse sul "teatrino" della politica e forse spostano davvero qualche voto, soprattutto se il tema politico è la presunta censura di regime: «Sicuramente lo stop ai talk show è stato un clamoroso autogol del centrodestra e della Rai spiega Luca Barbareschi, parlamentare del Pdl ed esperto di media - ma è anche vero che proporre la politica in tv con le tribune elettorali significa andare incontro al deserto di ascolti. Oggi le formule che creano interesse sono quelle legate al gossip, alle provocazioni, servirebbe un Grande fratello della politica per fare ascolti, o funzionano programmi come "Annozero" in cui qualcuno parla male di un altro ed elabora una tesi. La crisi della politica in tv è anche una crisi di credibilità, come quella dei giornali, che raccontano gossip più che notizie, alle quali la gente finisce per non credere più",spiega Barbareschi. Che sposta l'attenzione sul mondo delle tv commerciali: «Sembrerà paradossale ma gli spazi di confronto politico che funzionano meglio sono quelli di Sky. Ma resta un grosso vuoto di comunicazione, al quale non potranno rimediare nemmeno le piazze, inutili a mio avviso: roba superata, come dimostra il fatto che negli Stati Uniti manifestazioni politiche pubbliche con cortei non se ne fanno più da anni. Lì la politica muove altri canali, la rete, soprattutto. Noi siamo fermi alle tribune politiche...», conclude il conduttore di"Barbareschi sciok".
    I radicali, se è vero che chiudere i talk show è stata una iniziativa del Cda Rai, proseguono intanto la battaglia per una corretta interpretazione del regolamento approvato dalla Vigilanza. Marco Beltrandi ieri ha rivolto una nuova interrogazione in commissione per conoscere il motivo che ha portato la Rai «ad una censura oggettiva della campagna elettorale». «Subito dopo l'approvazione del regolamento con il quale il Parlamento ha stabilito le regole per lo svolgimento della campagna elettorale - si legge in una nota - in numerosi talk show della Rai è stata data un'informazione distorta sul suo reale contenuto, senza alcuna possibilità di rettificare l'informazione infondata e fuorviante. Subito dopo, la dirigenza Rai ha deciso di autocensurare il palinsesto. Con la conseguenza che al danno subito si è aggiunta la beffa: alla sospensione della messa in onda di "Porta a Porta", "Ballarò" e "Annozero", scelta opinabilissima, non è seguita la messa in onda delle tribune politiche, come previsto dal regolamento. La Rai ha invece deciso di trasmettere programmi senzaalcun riferimento alla campagna elettorale. Questo è illegale».
    Nel centrosinistra c'è qualcuno che lancia operazioni su cui, in passato, aveva rivolto pesanti critiche al centrodestra. Come lo sciopero del canone. «Riprendiamoci i soldi di un mese di black out», scriveva ieri l'Unita, che lancia una campagna in prima pagina. Secondo il direttore Concita De Gregorio «la Rai ha un contratto di servizio, deve dare informazione ai cittadini che per quel servizio, appunto, pagano. Se per un mese non fornisce informazione si defalchi quel mese dal canone: sono nove euro a testa. Moltiplicati per gli abbonati fanno più di 120 milioni di euro». Una proposta che piace al Pd, perfino al vicepresidente della Vigilanza, Giorgio Merlo (Pd). «Non riuscire a capire la devastante portata di una proposta del genere - replica Alessio Butti, membro del Pdl in Vigilanza - significa non conoscere che cosa è il servizio pubblico».

  6. #76
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    Predefinito Rif: Osservatorio sulla RAI

    Rai, un pò di coraggio

    Articolo di Aldo Grasso pubblicato su Corriere della Sera, il 18/03/10

    Se solo la dirigenza Rai avesse un po' di coraggio, stasera manderebbe in onda «Annozero», domani «Ballarò» e poi tutti i programmi che si occupano di politica. Per un sussulto di dignità, per orgoglio aziendale, per mettere la parola fine a una piccola tragedia che nasconde una grande farsa o viceversa.
    Da questa triste vicenda - dalla serrata dei talk alle intercettazioni - l'immagine della Rai esce ammaccata. Quella che fino a poco tempo fa veniva indicata come la prima industria culturale del Paese appare ora come una nave alla deriva. Da qualunque punto la si osservi: da destra pensano che ci sia un serio problema di governance, che il direttore. generale Mauro Masi sia incapace di farsi rispettare (per mettere la mordacchia a Michele Santoro, il dg si augura che il conduttore faccia la «pipì fuori dal vaso»); da sinistra chiedono le dimissioni di Masi per come ha gestito lo stop ai talk show e soprattutto per la rimozione del direttore di Raitre Paolo Ruffini. Ieri, i consiglieri di maggioranza del Cda della Rai hanno respinto la richiesta di dimissioni avanzata nei confronti del dg, ribadendo che «è immotivata e del tutto inaccettabile». Sarà, ma la figura di Masi ne esce fortemente indebolita. Nello stesso giorno in cui nega di aver ricevuto pressioni dal premier, appaiono intercettazioni (pubblicate anche dal «Giornale») che lo vedono a colloquio con Giancarlo Innocenzi (commissario dell'Agcom) per risolvere il «problema Santoro». Masi sostiene che la Rai resta leader negli ascolti ma basta controllare i dati Auditel nei giorni in cui non sono andati in onda «Annozero» e «Ballarò» e ci si accorge che, il giovedì, Raidue è passata da una media del 14% a una del 9,3% di share e che, il martedì, Raitre è passata da una media dell'11,5 al 6,22% di share. E poi il balletto di responsabilità tra la Vigilanza e il Cda della Rai sembra una sceneggiata al limite del ridicolo.
    Viene quasi da rimpiangere il lessico con cui la lottizzazione filtrava opinioni a servizio dei partiti cercando almeno di salvare le forme. Erano ipocriti, è vero, ma qui sono ipocriti e inetti. Il «si faccia subito chiarezza» lanciato ieri dal presidente Paolo Garimberti suona più come un grido di dolore che come un invito a lavare i panni sporchi. L'abuso metodico delle intercettazioni telefoniche e la loro sistematica diffusione a mezzo stampa sono insostenibili, ma ormai la frittata è fatta. Se è vero, come dice qualcuno, che le conversazioni sono penalmente irrilevanti (anche se intervenire su un'Autorità di Garanzia è un atto di assoluta gravità), il ritratto che ne esce è sconfortante.
    Il premier è ossessionato da alcuni fantasmi e pur essendo un grande esperto di comunicazione dimentica che le trasmissioni di Santoro e Floris spostano pochissimi voti. Dimentica che, nell'epoca di Internet, l'informazione viaggia per mille altri canali. Dimentica che la separatezza fra controllori e controllati è l'abc della democrazia. L'unico che ne esce dignitosamente è il presidente dell'Agcom Corrado Calabrò: non si è lasciato mettere i piedi in testa.
    Il resto è un paesaggio di rovine padronali.

  7. #77
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    Int. a M. Staderini - "Stravolto il regolamento Beltrandi. Tribune affossate e Tg propaganda"

    Articolo di Antonio Creti pubblicato su Il Clandestino, il 18/03/10

    Mario Stader9ni, segretario dei Radicali, ha le idee ben chiare su cosa sta accadendo in Rai.
    "Molto semplice. I vertici della Rai, dopo aver stravolto il Regolamento "Beltrandi", hanno di fatto cancellato la campagna elettorale. Hanno dapprima fatto una scelta editoriale, del tutto immotivata, di sospendere tout court i talk show anziché potenziarli con le regole di par conditio introdotte dal Regolamento della Commissione parlamentare di vigilanza. Poi è arrivata la sostanziale cancellazione dai palinsesti proprio di quelle tribune elettorali che avrebbero dovuto nelle ultime 4 settimane essere trasmesse all’interno dei talk show o eventualmente al loro posto. Infatti, dopo aver perso senza motivo le prime due settimane, le Tribune sono state collocate in orari di basso ascolto

    Cosa emerge?
    "II risultato è che ciascuna forza politica, complessivamente, potrà raggiungere sulle reti televisive Rai 2,5 milioni di telespettatori tra Tribune e Conferenze stampa, oltre ad un massimo di un milione circa di spettatori attraverso i messaggi autogestiti di tre minuti. Nel frattempo, i telegiornali ridotti a mero strumento di propaganda permetteranno ai soliti noti di raggiungere decine di milioni di spettatori ogni giorno. Vogliamo dirci che la democrazia è stata affossata? Allora diciamolo!"

    Ma perché si avrebbe paura di Tribune elettorali in orario di massimo ascolto?
    "La verità è che le Tribune elettorali in orari di massi mo ascolto, con regole uguali per tutti e senza il potere dei conduttori di orientare gli spettatori, fanno molta più paura dei vari Ballarò, Porta a Porta, Annozero. Non si possono permettere che gli italiani siano liberi di conoscere. In occasione delle elezioni europee, una ricerca dei Censis ha dimostrato che il 70% degli italiani si forma la sua opinione di voto soprattutto attraverso la televisione".

    Questo vorrebbe dire che in base alle ore "assegnate" a ciascun partito si crea una canalizzazione del consenso che si traduce, grosso modo, in percentuale di voto?
    "È esattamente così. Se prendiamo questi dati, ripeto prodotti dal Censis, vedremo che la percentuale di ore si tramuta in percentuale dei partiti. E quindi è la Rai la terza Camera. In queste condizioni di mancanza di conoscenza, definire "libero" il voto degli italiani e "democratiche" le prossime elezioni regionali farebbe sorridere persino la coppia Putin-Gheddafi".

    Cosa chiedono i Radicali?
    "La nostra proposta, opposta a quella di Berlusconi e di Bersani, era dare la priorità al fatto che i cittadini hanno diritto a 4 settimane di campagna elettorale e per fare questo, occorreva uno slittamento del voto in tutta Italia e la sanatoria per quelle liste a cui uno Stato letteralmente fuorilegge ha impedito di essere presenti alle elezioni. Era la soluzione più radicale ma anche più ragionevole; proprio per questo è stata nascosta, per disinnescarla. Su Corriere.it apparve un sondaggio, dove il 37% era d’accordo con la proposta di rinvio di Pannella".

    Cosa accadrà in questi ultimi giorni di campagna elettorale?
    "Berlusconi si appresta acondizionare con i telegiornali gli ultimi giorni di campagna elettorale, come gia fece in occasione della elezione in Sardegna dello sconosciuto Cappellacci. Già lo vediamo tirare fuori nuove e fantasmagoriche promesse, dall’impresa in un giorno alle visite mediche in una settimana. Dopo 15 anni di ripetizione degli stessi trucchi, però, anche i migliori prestigiatori segnano il passo".

  8. #78
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    Rai, Beltrandi a Latorre: Le sciocchezze sono state compiute dal Pd dentro e fuori la Vigilanza

    Pubblicato il 18/03/2010

    * Dichiarazione di Marco Beltrandi, radicale, relatore della par condicio in Commissione di Vigilanza Rai


    Roma, 18 marzo 2010. “A Nicola Latorre, che mi imputa di aver fatto sciocchezze in Commissione di Vigilanza, rispondo che anzitutto si dovrebbe conoscere ciò che è stato approvato, per valutarlo correttamente, cosa che evidentemente non ha fatto.
    Ma soprattutto vorrei dirgli che è stato il PD a servire su di un piatto di argento al PDL l’interpretazione falsa ed impossibile del mio regolamento che è stata utilizzata per chiudere i talk show.
    Se non ne è convinto vada a leggersi gli interventi resi dai membri PD in Vigilanza di due giorni fa, che davano TUTTE conto del fatto che il mio regolamento prevedeva qualcosa di completamente opposto alla chiusura dei talk show. E soprattutto le confronti con quanto gli stessi esponenti hanno invece falsamente sostenuto per oltre un mese: capirà così chi ha detto e fatto sciocchezze, fuori e dentro la Commissione.
    Noi radicali abbiamo presentato un esposto alla Procura della Repubblica contro i dirigenti Rai che hanno chiuso i talk show, in violazione del mio regolamento.”

  9. #79
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    Comunicato del Partito Radicale: Proponiamo, chiediamo una grande Commissione di Inchiesta nazionale, istituzionale ma anche europea e internazionale. Intanto, domani, investiremo i seguenti magistrati…

    Pubblicato il 18/03/2010

    Proseguendo (e alzando il tiro) oltre trent’anni di iniziative e di lotte Radicali sul fronte della democrazia e della legalità, proponiamo una grande Commissione di Inchiesta nazionale, istituzionale, ma anche europea e internazionale sulla Rai e su l’intero sistema informativo, specie radiotelevisivo, italiano. Una necessaria impresa di grande valore anche culturale e civile per contribuire a un processo di ricostruzione civile della politica italiana, oramai chiaramente fuori dagli standard europei e dal sistema internazionale dell’Onu, degli stessi diritti umani, della democrazia, dello stato di diritto.
    Compiendo un ulteriore passo in questa direzione, domani mattina l’avv. Giuseppe Rossodivita depositerà per conto di Marco Pannella e di Marco Beltrandi, alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma, una memoria indirizzata al Procuratore della Repubblica Dott. Giovanni Ferrara, nonché ai sostituti dott.ri Emanuele Di Salvo e dr.ssa Caterina Caputo che verrà contestualmente trasmessa al Procuratore della Repubblica di Trani ed al sostituto dr. Michele Ruggiero, auspicando un coordinamento delle indagini in corso.
    La memoria accede a due fascicoli aperti a Roma sul caso ‘lottizzazione’ RAI, partendo dal caso della rimozione di Ruffini dalla Direzione di Rai Tre e dal caso relativo alla omessa informazione istituzionale da parte della concessionaria del servizio pubblico nella fase preelettorale, con riguardo alle modalità di presentazione delle liste.
    Le evidenze rese note dai giornali a seguito delle indagini svolte dalla Procura di Trani possono consentire di ricostruire un quadro in cui i singoli episodi denunciati in passato dai Radicali e relativi alla gestione dell’informazione da parte dei vertici della concessionaria pubblica e regolarmente archiviati dalla Procura di Roma, potrebbero acquisire una nuova rilevanza. Ai Pubblici Ministeri è stato segnalato e ricostruito anche quanto accaduto intorno al Regolamento della Vigilanza adottato per la campagna elettorale in corso ed alle scelte compiute dalla maggioranza del Cda RAI, in contrasto con il regolamento e con i pareri dell’ufficio legale RAI – secondo quanto riferito dal direttore di RAI TRE Di Bella - che ha portato alla cancellazione della campagna elettorale televisiva, con il monopolio dell’informazione politica lasciato ai TG.
    Anche questo per compiere un passo decisivo verso la costituzione della commissione d’inchiesta.

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    Predefinito Rif: Osservatorio sulla RAI

    Busi radiato dalla Rai. Ipocrisie annunciate

    Articolo di Aldo Grasso pubblicato su Corriere della Sera, il 19/03/10

    Quando si dice avere nerbo: Aldo Busi è sta radiato da tutte le trasmissioni Rai. La decisione è stata presa da Viale Mazzini dopo le escandescenze dello scrittore nella puntata di mercoledì sera: «Il direttore di Raidue, Massimo Liofredi, sentito il direttore generale della Rai Mauro Masi, ha ravvisato nel comportamento dello stesso palesi e gravi violazioni delle regole e delle disposizioni
    contrattuali». Busi non metterà più piede in Rai (gli restano sempre gli studi Mediaset).
    Quello che doveva essere un reality nobilitato dalla cultura, si è concluso nel peggiore dei modi, all'insegna della più sfacciata ipocrisia. Busi ha trasceso, lanciando strali contro gli omofobi, il Papa e il governo. Ma si sapeva che Busi avrebbe «abusato»: è nella sua natura, nel suo stile, nei suoi libri. Se colpa c'è, va ricercata in chi l'ha invitato: ovvio che un personaggio come Busi susciti curiosità, contribuisca alla risonanza mediatica e, quindi, al successo della trasmissione. Alla partenza, intervistato da Aldo Cazzullo, aveva dichiarato le sue intenzioni: «Una clausola mi imponeva di non parlare in modo offensivo di politica e di religione. Ho preteso che venisse tolta. Altrimenti cosa dovrei dire tutto il giorno? Cip-cip?». Cip-cip: prima gli concedono la licenza d'uccidere e poi si strappano i capelli perché ha premuto il grilletto. Basta rivedere la scena finale del suo abbandono per capire tante cose. Perché Busi ha deciso si andare via? Il corpo estraneo è stato espulso. Gli anticorpi della tv generalista (da un concorrente, famoso nel suo condominio, che si esprime solo in romanesco a Mara Venier, da Rossano Rubicondi al figlio adottivo di Renato Zero) lo hanno cacciato. Busi aveva esaurito le energie di sopportazione perché è duro stare tre settimane con persone che parlano un'altra lingua fingendo di parlare la tua. Senza mai la possibilità di confrontarsi. Busi era l'unico che parlasse in italiano, gli altri, a cominciare dalla conduttrice (che si è inerpicata in una sublime distinzione tra forma e sostanza da «signora mia»), mettono insieme alla rinfusa vocaboli ed espressioni, articolano parole senza un minimo di costrutto, sono prigionieri delle frasi fatte e dei peggiori luoghi comuni (dove si annida il conformismo e l'insincerità). Per questo la Ventura continuava a ripetergli: «Rischi di non essere capito, hai capito?». Su una sperduta isola del Nicaragua si è consumato il dramma dell'incomunicabilità e dell'ipocrisia, mentre la telecamere inquadrava una rifattona americana che non sa come ammazzare il tempo, se non divertendosi a collezionare mariti.
    Chi scegliere tra Aldo Busi e Ivana Trump? La tv generalista non ha avuto dubbi e infatti, nel motivare il suo abbandono, Busi ha detto un cosa interessante: «Me ne vado perché non c'è più racconto». In tv il racconto è tutto, e a volte non bastano i format, non bastano gli autori, non bastano i conduttori. Ci vorrebbe anche un po' di creatività e di responsabilità. Busi poteva risparmiarsi un congedo così inopportuno, così inaccettabile. Ma ora Masi, Raidue, Magnolia, la Ventura evitino di impartirci lezioncine di morale.

 

 
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