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" Come si ritrova mafioso un deputato dalemiano di Sicilia ( che non lo è )
Crisafulli racconta al Foglio come si fa politica nell’isola degli appestati, e le conseguenze per un galantuomo
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Bevilacqua 41392, il Folletto - Da Enna, via telefono. Il telefonino è attivo, gli parliamo e capiamo come stanno le cose. Come sospettavamo. I dirigenti Ds siciliani possono risparmiarsi il “dolore” e le “ferite sanguinanti”. La storiaccia di mafia che ha investito Vladimiro Crisafulli inteso Mirello finirà in niente. Perché Mirello, vicepresidente dell’Assemblea siciliana e dirigente storico nella sua terra, è uno che parla con tutti, come tutti i leader politici eletti in tutto il paese, ma non ha fatto nulla di illegale, figurarsi un’associazione per delinquere. Solo che è siciliano, e per questo il suo “parlare” può incappare, come è incappato, nel 416bis, associazione per delinquere di stampo mafioso. Il linguaggio di Mirello, perfino il timbro della sua voce che tradisce sensibilità e molta sportività, è il contrario di qualunque possibile mafiosità e di qualunque possibile zona grigia. Da ora parla Mirello, tra virgolette. Raffaele Bevilacqua lo conosco da vent’anni. Eravamo consiglieri provinciali assieme, io comunista lui democristiano. Non è che odori di fritto, come si dice da noi, è proprio cotto. E’ considerato dalla legge e dalla fama come un boss mafioso, ha avuto processo e regolare condanna, poi annullata per vizio di forma. Ma lo conosco. Ci sono rapporti antichi, anche familiari, le mogli, i figli. Gli ho parlato più volte, direttamente o per telefono. Bevilacqua è uno che si vede in giro normalmente a Enna, a Barrafranca. Te lo trovi sulla strada, nei caffè, esiste come persona al di là del suo status giudiziario. Prima del recente arresto era un’esistenza come molte altre in piccoli paesi dove la politica è vicinanza, è parlare con la gente, ascoltare, rispondere. E io evito eccessi, conosco tutti i rischi del mestiere della politica in Sicilia, ma a non parlare con la gente non ci riesco, proprio non ci riesco. E’ il mio modo di fare. Non mi ci rassegno, io, al taglio burocratico dei rapporti umani. Per esempio, mi telefona e si qualifica come Totuccio, e invece di formalizzarmi e chiedergli “scusi, ma lei chi è?”, io gli dico “bene, come va?”. Mi fossi comportato diversamente, più compunto, avrei avuto risposte insinuanti, “ma allora non lo riconosci più un amico? E’ proprio vero, lontano dagli occhi lontano dal cuore”. Invece di questa pappa strana, io sono diretto: se è sì è sì, se è no è no, il discrimine è la legalità ma il contesto è la politica, e come dico e ripeto, io parlo con tutti, dico “sì, vediamo” oppure “è inutile che tu me lo chieda, questo non si può fare”. E qualche volta, come ha raccontato il Corriere della Sera, sono anche brusco, come lo sono stato con Bevilacqua, che ho mandato a quel paese come non si usa nei rapporti tra affiliati a una stessa cosca. Il contesto è la politica Chiacchiere, contatti, mestiere – continua Mirello. Ma il problema sono i fatti: se fai le cose che non devi fare, che sono illegali, è un conto, se non le fai è diverso. E io non le faccio e non le ho fatte: su questo mi gioco la mia esistenza. Se il procuratore Messineo avesse riscontri fattuali, non potrei essere intervistato, sarei giustamente in galera. Ma quei riscontri non ci possono essere. Sì, dicono di avermi ripreso all’hotel Garden, con lui, a parlare di politica e di appalti. E’ vero. Il Garden è la mia seconda casa, ci faccio tutto: dai congressi del partito alle campagne elettorali, fino alla vita privata, pranzi e cene. E con chiunque me lo chieda parlo anche di appalti, certo, non sono mica la farina del diavolo, sono materia della politica e dell’amministrazione, e io qui sono un convogliatore di finanziamenti, uno che vuole muovere le cose. Ma sento, replico, e poi rispetto le norme per l’aggiudicazione degli appalti, non decido a tavolino, tanto più associandomi con criminali, chi li deve vincere. Lì casca l’asino. I fatti. Sono avvilito ma non sconfitto. Totò Cuffaro, che è esattamente nella mia situazione per via di quel medico, delle raccomandazioni, delle chiacchiere intercettate, se la prende di più, ha un ruolo più esposto, e poi io sono più sportivo. Il contesto politico vuole che io sia indagato, e che la cosa sia pubblica, sputtanante, pazienza, è brutta, bisognerebbe starci più attenti per salvare la buona politica, ma finirà bene. Hanno esaminato una tonnellata di carte, hanno portato via un appunto. C’è scritto: Bevilacqua 41392. E’ il nome e telefono della proprietaria del negozio che rifornisce mia moglie di aspirapolveri, modello Folletto. Sì, mi sono sospeso, per evitare imbarazzi e strumentalizzazioni, anche nei miei ambienti politici, sa, ambienti eleganti. "
Saluti liberali




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