....balena bianca.
Roma. “Se Berlusconi non darà vita a un bel Berlusconi 2, con quindici Pisanu al governo...”.
Così sarebbe, a sentire Bruno Tabacci, il governo ideale dell’Udc: perché il ministro dell’Interno, va da sé, è quieto tra gli esagitati, ma soprattutto è democristiano pur momentaneamente forzista. Adesso di Pisanu ce n’è uno, fa quel che può ma quel che fa non basta.
E dunque, spiega Tabacci: “O c’è una forte capacità di imboccare
una cultura di governo, o noi ne trarremo le conseguenze”. In che senso? “Nel senso che siamo fedeli alla maggioranza ma non possiamo restare in un governo con queste caratteristiche, dominato dalla logica delle cene del lunedì”, replica Tabacci.
Quello su Castelli e sulla giustizia è solo l’ultimo fronte aperto dagli uomini di Marco Follini. L’elenco è lungo, e viene snocciolato
senza pentimenti di sorta: lo scontro sulle fondazioni bancarie, sull’immigrazione, sulla devolution, sul Mezzogiorno, su Sofri, sull’indulto...
“Non siamo un partito con il baricentro nel governo”, spiegano
autorevolmente dentro l’Udc. Infatti a parte un paio di ministeri di non esaltante fascino e un po’ di sottosegretari, i veri leader sono altrove: Casini a Montecitorio, Follini al partito e lì
intende restare, nonostante gli inviti del Cav. a entrare nell’esecutivo.
“Non esiste”, è stata la secca risposta.
E il “caso Castelli”, comunque sarà risolto, non sarà l’ultimo, nonostante ieri un paio di esponenti del partito siano passati con i
berlusconiani. Spiegano, all’Udc, che “il governo tende a fare male, c’è una differenza che si allarga tra noi che vogliamo un centrodestra ‘normale’ e una parte della maggioranza che lo vuole ‘eccezionale’, forzando regolarmente le regole anziché
assecondarle”.
I democristiani del Polo sono convinti non solo che “Bossi è agli antipodi”, pazienza, ma soprattutto che il Cav. “tende a dare ragione alla linea dell’‘eccezionalità’ nel centrodestra”. Perciò, a via dei Due Macelli (dove ha sede l’Udc) hanno già deciso che non ci saranno liste unitarie della Cdl alle europee. Esorta Tabacci:
“L’Udc deve andare con la sua lista”. Di più: “Un meccanismo proporzionale, con premio di maggioranza, alla tedesca, consente
di articolare meglio la vita nella coalizione”.
Lo scontro principale finora è stato tra l’Udc e la Lega, ma sempre più le polemiche lambiscono il premier e il suo rapporto con Bossi. Non pochi, nel centrodestra, sono convinti che l’obiettivo dell’Udc
sia mettere fuori dal governo la Lega. I folliniani né negano né ammettono.
“Berlusconi dovrebbe convincere la Lega che la Padania non può essere il centro del governo”, dice Tabacci. E lanciano infuocate
occhiate alle cene tremontiane e bossiane dei lunedì sera di Arcore. “Da mesi ci siamo impantanati”. Sbotta Tabacci: “A me frega niente di essere invitato, ma molto di come si affrontano le cose. Io ho pagato per Tangentopoli, ma l’attuazione acritica della linea fissata dagli avvocati di Berlusconi sulla giustizia ci ha fatto fare una semina di cose inutile per il processo di Milano e dannose per l’immagine della coalizione”.
Bondi: “Sperano solo nell’eredità del Cav.”
Questo semestre europeo, fanno capire all’Udc, sarà ballerino. Adesso è la vicenda delle rogatorie a tenere col fiato sospeso –
Casini spiega che “il Parlamento non può fare consulenze sulle leggi che ha approvato”, Follini avverte che se Castelli non procede “non è il nostro ministro” – in seguito si vedrà.
A gennaio, poi, la vera resa dei conti. Da un sensibile rimpasto, “molti ministri sono fuori ruolo”, fino al partito solo in maggioranza. “O si dà una sterzata o la corda si rompe”. All’Udc sono intenzionati ad andare avanti, attenti a “un partito proiettato sulla sua crescita”, nonostante le accuse di ingratitudine che filtrano da FI e le voci di divisioni interne. Tabacci alza le spalle: “Berlusconi ha una maggioranza
che neanche De Gasperi, ma finora abbiamo fatto passare l’idea che siamo compatti solo quando c’è qualche interesse particolare
da difendere”.
E gli alleati? Dice Sandro Bondi, portavoce di FI: “Nell’Udc ci sono
varie anime: quella rappresentata da Rotondi e Fontana, con un forte legame con Berlusconi e FI, e posizioni che si possono far risalire a Follini e Casini, che pur avendo un rapporto di alleanza, intendono creare un centro forte”.
Questo vi crea problemi? “Partono dal presupposto che FI sia un
fenomeno passeggero, destinato a venir meno senza la leadership di Berlusconi. Pensano di ereditare sia il ruolo di Berlusconi che lo spazio politico di FI. Ma sbagliano: non siamo un movimento passeggero”.
su il Foglio di oggi
saluti




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e anche forte
