Lanterna Rossa



ALBERI, altra spaccatura col vivente.
Bruciamoli: non c’è lamento.
I cani piangiucchiano, i vitelli spruzzano strazio. Ti ricordi le streghe? Prima che le buttassimo a testa in giù sulla legna che crepitava bestemmiavano, maledicevano, una vera indecenza! Ma gli alberi, serafici. Il cartesiano assicura che sono insensibili. Dalla collina che brucia non emana altro suono che il masticare serrato del fuoco, il rumore dei suoi neri denti che mordono e strappano i tronchi.

Si dice che è deplorevole, e perfino illegale, bruciare i boschi, ma i motivi non persuadono... Forse perché un luogo verde incalvito è brutto da vedere? Ma che cos’è bello, invece, da vedere? E poi, il Brutto è dappertutto, il deserto si allarga, urbanizzare e industrializzare urge molto di più che proteggere del verde inerte, uno schiaffo per lo smog che è il nostro respiro ordinario. Il Brutto è un monarca assoluto, vuole regnare solo. Il Brutto attrezzato e condito bene di Manifestazioni Culturali, è ciò che attira il Turismo di Massa: per una concentrazione di rami e foglie vuoi che qualcuno prenoti un pullman dall’Australia?

Un po’ più di rammarico c’è per gli alberi utili, come l’ulivo. Se brucia un uliveto o un agrumeto qualcuno c’è, che si morde i pugni. Ma l’utilità è il più basso dei motivi. Bruciare o segare ulivi, nell’Attica ateniese, era punito di morte. Pochi anni fa, in Toscana, una notte, è stato bruciato (dirò meglio: assassinato) un ulivo leggendario piantato al tempo di Cristo bambino. Ridotto in cenere da una tanica rabbiosa. Ma chi ha mai cercato gli assassini? Chi li ha mai visti? E, una volta stanati, quale castigo ne avrebbero ricevuto? Una multina!

La sacralità dell’ulivo, simbolo degli Dei patrii (della fondatrice dell’Acropoli), motiva l’antica condanna preservatrice. Ma non ci sono più alberi sacri - eccetto, forse, in qualche sperduta Finlandia o Siberia di sciamani. La foresta desacralizzata è una foresta morta: il codice razionalista respinge l’idea della materia vivente e del divino immanente, o non potrebbe comminare pene ritenute giuste perché miti. E l’incendiario non teme davanti all’enormità del suo misfatto, perché nessun Dio abita più il bosco, nessun Albero delle Fate o delle streghe attira più nelle radure le danze misteriose: e non avrà, ne è certo, sanzione metafisica, né quei poveri tronchi anneriti si trasformeranno per lui in spettri persecutori.

(Almeno, in Francia, antica terra di foreste, gli incendiari del Var, del massiccio dei Mauri, della Corsica, hanno sgattigliato le ire di Chirac. L’Italia che brucia è un evento troppo ordinario. Non hanno avvocati ai vertici, qui, gli alberi).

Guido Ceronetti