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Discussione: Alberi e celti...

  1. #1
    Knifnil fior di Zucca*
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    Wink Alberi e celti...

    Posto, anche se non è appropriato come Forum, la tradizione celtica nelle sue sfumature mitologiche e legate a simboli leggendari e fantastici...ecco a che pianta appartenete in base alla vostra data si nascita...

  2. #2
    Knifnil fior di Zucca*
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    Tema natale



    24 dicembre - 20 gennaio: BETH (o BEITH) - Betulla
    21 gennaio - 17 febbraio: LUIS - Sorbo
    18 febbraio - 17 marzo: NION – Frassino
    18 marzo - 14 aprile: FEARN – Ontano
    15 aprile - 12 maggio: SAILLE – Salice
    13 maggio - 9 giugno: HUATH – Biancospino
    10 giugno - 7 luglio: DUIR (o DRUIR) – Quercia
    8 luglio - 4 agosto: TINNE – Agrifoglio
    5 agosto - 1 settembre: COLL – Nocciolo
    2 - 29 settembre: NUIR (o MUIN) – Pruno
    30 settembre - 27 ottobre: GORT (o EGORT) – Edera
    28 ottobre - 24 novembre: NGETAL – Tasso
    25 novembre - 22 dicembre: RUIS – Sambuco
    23 dicembre – giorno della pietra grezza

  3. #3
    Knifnil fior di Zucca*
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    La Betulla


    L'ALBERO
    I Celti avevano una particolare venerazione per la betulla, in quanto ritenevano fosse stato il primo albero a comparire sulla Terra, e così lo scelsero come simbolo dell’inizio del nuovo anno e di un nuovo ciclo vitale.
    Il suo nome deriva dal celtico beth o betu a perenne testimonianza dell’importanza che questa pianta aveva presso tale popolo.
    Questo albero è simbolo di inizio e rinascita. Nell’alfabeto oghamico (l’alfabeto degli alberi utilizzato dai druidi per comunicare fra loro e per la divinazione) la betulla è il primo segno, cioè la prima lettera dell’alfabeto: è dunque l’albero dell’inizio, della rinascita, della giovinezza, delle speranze.
    Molti popoli antichi scelsero la betulla per costruire i bastoni con valore simbolico di potere (verghe, scettri, …), probabilmente proprio per il fatto che essa rappresenta l’inizio, e dunque un auspicabile futuro di potere, abbondanza e fecondità.
    Il suo legno, elastico e tenero, trova impiego nella fabbricazione di giocattoli e oggetti di uso domestico, la corteccia è utilizzata nell'industria conciaria e farmaceutica, mentre dalle foglie si estrae un principio giallo utilizzato in tintoria. Sin dall’antichità le foglie e le gemme vengono usate per stimolare la diuresi o per le loro proprietà antisettiche e astringenti.

    IL SEGNO
    La parola chiave del segno è "iniziativa". Le Divinità che vegliano sui nati in questo periodo sono Dana (la Dea Madre) e Ceridwen (la maga-druidessa madre del bardo Taliesin), e dunque il principio materno/creativo è l’elemento basilare per i Betulla. La pietra da cui i Beth possono trarre giovamento è lo zircone, gemma che da allegria e acuisce la saggezza e il senso di giustizia: è la pietra ideale per combattere la malinconia e la depressione ridando rapidamente l'ottimismo. Il Colore tipico dei Beth è il bianco: contiene tutti i colori dello spettro cromatico e, come il nero, simboleggia un confine (quello iniziale della vita). L' Animale che più somiglia ai nati in questo periodo è il gufo, un uccello sacro e magico (simbolo della saggezza e delle conoscenze antiche) la cui figura, rappresentata da una dea-gufo, è presente nell'arte già del periodo La Tène (V-I sec. a.C.). Presso i Celti questo volatile ha molti nomi, tra cui Bodach oidche (fantasma della notte), ed essendo, come la civetta, un simbolo legato al passaggio dalla morte alla vita viene anche chiamato Occhio della Dea. Le Caratteristiche del segno sono: cortesia, raffinatezza, intelligenza, intuito, calma, e per questo motivo l’ Ambiente di vita ideale deve essere tranquillo. Lo Stile di vita che contraddistingue i Beth è sobrio e caratterizzato dall’incapacità (volontaria) di lasciarsi andare completamente. Nel Lavoro i Betulla dimostrano serietà e competenza, senza mai pretendere riconoscimenti: una volta assunto un impegno sentono di doverlo portare al termine col massimo dell’impegno. Per loro l’affidabilità è una caratteristica naturalmente intrinseca, e dunque non tollerano che gli altri si comportino diversamente. In Amore ostentano inibizione e freddezza, poiché non amano scoprire i propri lati deboli, neppure con il proprio partner. Chi gli vive accanto dovrà armarsi di pazienza per riuscire ad abbattere queste difese, ma potrà così scoprire una tenerezza assolutamente commovente.

  4. #4
    Knifnil fior di Zucca*
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    Il Sorbo


    L'ALBERO
    Presso i Celti il sorbo era simbolo di comando (sul bene e sul male), in quanto ritenuto ideale per la costruzione delle bacchette divinatorie dei Druidi.
    Il sorbo è un albero dal duplice significato: da un lato rappresenta la potenza della vita che si risveglia dopo l’inverno, dall’altro è simbolo di un ponte con l’oscurità, le creature malefiche ed il freddo. I Druidi spargevano alcuni ramoscelli di sorbo sopra una pelle di toro appena scuoiata, costringendo i demoni a rispondere alle loro domande; in Scozia e Scandinavia i rami di questo albero servivano per scacciare le streghe; in Germania venivano appesi alle porte delle stalle per allontanare il Drago Volante e se ne facevano fruste per addomesticare i cavalli stregati.
    Quindi il sorbo, proprio perché sa dialogare con l’oscurità, può garantire la vittoria della luce. La tardiva raccolta dei suoi falsi-frutti (le bacche rosse), che avveniva sul finire di settembre, e la loro maturazione sotto la paglia (che si concludeva ai primi di novembre), ne facevano un albero altamente simbolico: la vittoria della vita anche durante i mesi invernali, ed infatti costituisce da sempre un elemento importante per il nutrimento della fauna attiva nella stagione invernale.
    Il legno compatto lo rende ideale per lavori al tornio, sculture e attrezzi agricoli. I frutti contengono vari principi attivi (tannino, sorbitolo e acidi organici) che gli conferiscono proprietà astringenti, lenitive, antinfiammatorie e dietetiche.

    IL SEGNO
    La divinità che protegge i nati sotto il segno del Sorbo è Brigit, dea della saggezza, della guarigione, del fuoco, dei fabbri, della poesia e della fecondità. La Parola Chiave per i Luis è rapidità: essi devono creare e muoversi in continuazione e portare a termine in fretta quanto iniziano. La Pietra da cui traggono forza è il quarzo (ialino), che aumenta la capacità di concentrazione, permette la veggenza (ed il ricordo dei sogni) e purifica l'energia interiore. Il Colore Simbolico è il nero, “confine finale della vita” inteso come massima evoluzione dello spirito oltre cui, da esseri mortali, non si può andare. Ma il nero porta al Luis anche una nota di tristezza e di caos, perché per i nati in questo periodo il tempo non basta mai per fare tutto quello che vorrebbero e così iniziano mille progetti non riuscendo a portarli a termine tutti. L' Animale Totemico è il corvo (in celtico irlandese crã, ricostruito krowos). Il simbolismo di tale volatile è anch’esso duale, dal momento che è collegato sia con la saggezza, la preveggenza e la lungimiranza, sia con la morte e la distruzione: le sue peculiarità lo fanno animale solare e notturno al tempo stesso ed infatti nella mitologia celtica è sacro tanto a Lugh (dio della luce), quanto alla Morrigan, dea della morte in battaglia). Le Caratteristiche dei Luis sono magnetismo, inventiva, segretezza, fantasia, simpatia, originalità, allegria, forza psichica, altruismo: essi infatti gradiscono un Ambiente di vita stimolante ed il loro Stile di vita è l'insaziabile ricerca di cultura (arte, occulto, medianità). Nel Lavoro i Luis dimostrano grande disponibilità e tranquillità. In Amore dissimulano i sentimenti (anche se sinceri) e ostentano pudore. Di solito antepongono all'amore passionale e vincolante il valore dell'amicizia. Se si legano garantiscono fedeltà e tenerezza.

  5. #5
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    Il Frassino


    L'ALBERO
    I Celti ritenevano che il frassino (Nion in gaelico irlandese) fosse una pianta magica, capace di guarigioni miracolose e di rigenerazioni inspiegabili.
    Tale credenza ha avuto una continuità nella contea inglese di Selborne dove, fino ai primi anni dell’800, per guarire un bambino d’ernia lo si sottoponeva ad un rituale da svolgersi tassativamente prima del sorgere del Sole. Il bambino malato veniva fatto passare, nudo, attraverso un taglio longitudinale praticato in un giovane frassino; si richiudeva il taglio con dell'argilla e si legava il tronco: il bimbo sarebbe guarito dall'ernia solo se l'albero avesse cicatrizzato la ferita subita. Una volta risanato, il bambino era tenuto a proteggere l’albero, poiché si riteneva che la sua vita fosse legata indissolubilmente a quella della pianta guaritrice.
    Ma la continuità della credenza nel potere curativo del frassino si è mantenuta viva anche nelle nostre valli e campagne fino al ‘900, dove le foglie di frassino si usavano contro i morsi dei serpenti (Plinio riporta che "i frassini hanno un tale potere che i serpenti non ne sfiorano l'ombra e ne fuggono lontano") e contro le più comuni malattie dei nostri nonni: reumatismi, artrite e gotta.
    Ma il potere benefico del frassino era ritenuto fortissimo anche nel corso del Medioevo, quando per garantire l’allontanamento degli spiriti maligni da una stanza bisognava bruciarvi della legna di frassino. Effettivamente le foglie e la corteccia del Frassino contengono sostanze con proprietà antinfiammatorie, antireumatiche, antiartritiche e diuretiche

    IL SEGNO
    La divinità che veglia sui nati in questo periodo è Dian Cecht, Dio celtico della medicina; per questo la Parola Chiave per i Nion è conoscenza, intesa soprattutto come strumento per fare del bene. La Pietra da cui traggono forza è il diamante, simbolo di purezza e nobiltà d’animo e tradizionalmente capace di conferire coraggio e spirito di iniziativa. Il Colore Simbolico è l'indaco, emblema cromatico della spiritualità e della via alla crescita interiore. L' Animale Totemico è il gatto, animale misterioso, schivo, magico e taumaturgico. Le Caratteristiche dei Nion sono: idealismo, medianità, fantasia, inattività, poco coraggio dovuto all’eccessiva riflessività, amore per le comodità. Nel lavoro dimostrano saggezza e flessibilità, ma poca spinta motivazionale; in amore sanno essere molto teneri e romantici ma sono anche volubili. Chi gli vive accanto sa di poter contare sulla massima comprensione e dolcezza, ma deve anche sopportare i loro periodi di inattività e di chiusura alternati a improvvisi slanci propositivi

  6. #6
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    L'Ontano


    L'ALBERO
    Per i Celti l’ontano era simbolo di battaglia e resistenza.
    La relazione fra ontano ed acqua è da sempre strettissima: la corteccia veniva utilizzata per tingere pelli e per il trattamento rinforzante delle reti da pesca; i tronchi stessi dell’ontano, se lasciati immersi nell’acqua, diventano resistentissimi (i pali delle fondazioni romane di Ravenna e di Venezia erano di ontano nero). Ma oltre che resistente, questo legno è facilmente lavorabile (da sempre è utilizzato per costruire manici di attrezzi, zoccoli, giocattoli, strumenti da disegno e pregiati strumenti musicali a fiato fatti al tornio) e possiede ottime qualità combustibili (brucia velocemente producendo poco fumo e molto calore, e perciò era utilizzato da vetrai e fornai).
    Nella medicina popolare, grazie all'elevato contenuto di tannini, è usato per combattere angine, tonsilliti e faringiti, ed ha anche un buon potere cicatrizzante per piaghe ed ulcere. Le foglie si riteneva avessero anche funzione antiparassitaria per piante ed animali. Nonostante tutte queste straordinarie caratteristiche era popolarmente considerato l'Albero del Male (le scope volanti delle streghe hanno il manico in ontano): tale credenza derivava dal fatto che, se tagliato nel periodo vegetativo, il suo legno, a contatto con l'aria, si tinge di rossastro. Ma se da una parte l’alone tetro pervade la storia di quest’albero, dall’altro esso rappresenta la Magia Naturale, quella profondamente legata alla Madre Terra (una leggenda celtica racconta che i Bretoni, sul punto di soccombere al nemico, si salvarono, trasformandosi in ontani).

    IL SEGNO
    Il Dio celtico protettore degli Ontano è Bran (il gigantesco figlio di Lyr, Signore del Mare Oceano) che è di dimensioni talmente imponenti da potersi stendere su un fiume per far passare, da una riva all'altra, la sua armata. La Parola Chiave dei nati sotto il segno del Fearn è forza. La Pietra da cui i Fearn possono trarre energie è l'opale, pietra capace di rivitalizzare e donare equilibrio nei rapporti sentimentali. Il Colore simbolico è l'arancio, summa cromatica delle componenti del fuoco e della ferrugine rossastra che l’ontano produce. L' Animale Totemico del segno è il cinghiale: forte, indomabile, eroico ma selvaggio, irriflessivo e impetuoso. Le Caratteristiche dei Fearn sono: forza di carattere, solidità, resistenza, irruenza, determinatezza, generosità, competizione ed ambizione. Nel lavoro i Fearn dimostrano grande capacità di comando e organizzazione, ma anche dispotismo e autoritarismo. In amore regalano istinto e passione travolgente, ma sono egoisti sessualmente. Chi gli vive vicino deve sapergli tenere testa: solo in questo modo i Fearn rispetteranno il proprio partner.

  7. #7
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    Il Salice


    L'ALBERO
    Il salice bianco (Salix Alba, da non confondersi col salice piangente) ha mantenuto pressoché invariato il suo millenario nome celtico Sul-lis (vicino all’acqua).
    Crescendo presso laghi, fiumi, ruscelli e su terreni e boschi umidi, era una pianta particolarmente cara ai Celti, sempre così devoti alla magia delle acque, ed inoltre offriva una preziosissima risorsa: il vimini. Furono i Celti ad inventare il metodo d’intreccio ancora oggi in uso ed i cesti in vimini (che chiamavano kawagna, proprio come il termine dialettale lombardo che tutt’oggi designa le ceste in vimini atte principalmente alla raccolta dell’uva).
    Già nell’antichità la corteccia di salice, che contiene salicina (base della sintesi della moderna aspirina) era conosciuta per le sue straordinarie proprietà febbrifughe, antinfiammatorie e analgesiche. Al contrario dell'aspirina la salicina però non procura problemi a livello gastrico. Sia Ippocrate (“Corpus Hippocraticum”, V secolo a.C) che Dioscoride e Plinio (I secolo d.C) consigliavano infusi a base di salice per curare febbri e dolori osteo-articolari come i reumatismi. La corteccia, da sempre, viene raccolta all’inizio della primavera, quando l’albero riprende la propria rapidissima crescita. I giovani rami (vimini) sono estremamente flessibili e resistenti, ed anche essiccati restano impermeabili all’acqua. I Celti costruivano anche i carri da guerra in vimini, assicurandosi mezzi estremamente leggeri e resistenti alle sollecitazioni.

    IL SEGNO
    La divinità protettrice dei nati sotto il segno del Salice è Epona (la Grande Giumenta), la dea protettrice delle fonti d’acqua e custode dei cavalli e dei cavalieri. La Parola Chiave per i Saille è incantesimo: da sempre tale albero è accostato agli aspetti magici femminili della natura e dimostra, con la sua crescita rapidissima e la sua capacità di flettersi anche se sottoposto al vento più intenso, risorse inusuali. La Pietra da cui i Saille traggono forza è la malachite, capace di riequilibrare e depurare. Il Colore Simbolico è il verde, emblema cromatico dell’energia primaverile e dell’originalità. L' Animale Totemico è la gazza, volatile magico ed imperscrutabile messaggero degli dei. Questo albero è simbolo di fecondità, data la sua estrema rapidità nel crescere, e viene visto anche come albero che garantisce nascondiglio e riparo. Il salice è un albero dalla doppia natura: possiede da una parte un tronco nodoso e tozzo che invecchia (simbolo di concretezza) e dall’altra ostenta giovani rami dritti e flessibili (simbolo di energia ed ambizione). Le Caratteristiche dei Saille sono quindi apparentemente discordanti: essi infatti gradiscono le comodità e l’eleganza, su cui basano gran parte del proprio fascino, ma dimostrano di avere un sincero amore per la natura (specie la campagna), l’arte e la musica. Sono persone estremamente equilibrate e capaci di grande persuasione verso il prossimo. Nel lavoro dimostrano attaccamento al denaro, sebbene non potrebbero mai sopportare di “vendersi” o di tradire un principio. In amore amano sedurre, ma restano sempre molto pragmatici. Chi gli vive accanto non deve essere geloso, perché i Saille amano stare fra la gente e conoscere sempre nuove persone, cercando di essere perennemente al centro dell’attenzione; infatti l’ Ambiente di vita ideale per loro è la socialità. Lo Stile di vita che contraddistingue il segno è frenetico: i Saille dimostrano un’incredibile energia alternata a brevi periodi di spossatezza. Spesso chi vive al loro fianco non riesce a tenerne il ritmo, ed a volte chi non li conosce bene risulta infastidito dalla capacità dei Saille di non sapersi fermare un attimo.

  8. #8
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    Il Biancospino


    L'ALBERO
    Il termine Huath in gaelico significa “orribile, dannoso, spaventoso, minaccioso”. Per comprendere perché gli antichi Celti ravvedessero nel biancospino una minaccia bisogna rifarsi alla loro credenza che il cespuglio del biancospino, soprattutto quando cresceva solitario in un campo aperto, rappresentava il confine fra la realtà ed il Regno delle Fate; abbatterlo portava disgrazie e sfortuna, poiché significava disonorare l’Altromondo. Poiché nessuno ha avuto il coraggio di abbatterli, ancora oggi in molti paesi irlandesi è possibile vedere come interi cortili siano sorti “attorno” a centenari biancospini.
    Il biancospino è l’albero di maggio, il mese della celebrazione di Beltain (la festa celtica della bella stagione) durante la quale, come per Samhain (l’attuale Halloween), si aprivano le porte dell’Aldilà (il Sidh) ed i mondi dei vivi, dei morti e delle fate si potevano incontrare. Il biancospino rappresentava quindi, col suo aspetto invitante e le sue spine nascoste, il monito a non avventurarsi in un Altromondo apparentemente pieno di delizie ma terribilmente rischioso.
    Ad incrementare l’alone minaccioso si aggiunse lo stranissimo profumo dei fiori, un odore dolcissimo (quasi nauseante), aspro ed acre allo stesso tempo, al punto che gli antichi lo associarono all’odore delle carogne, ed infatti i fiori contengono trimetilamina, una componente presente nella materia in decomposizione; gli insetti che si cibano di carcasse, infatti, sono gli stessi che visitano, per impollinarli, i fiori del biancospino.
    L’alone di sacrale ed oscuro mistero venne dato nel Medioevo dai monaci di Glastonbury che sostennero che la corona di spine del Cristo fosse fatta di rami di biancospino intrecciati. Inoltre con l’avvento dei processi alle streghe il biancospino tornò al centro dell’attenzione dei suoi detrattori, forse proprio perché utilizzato moltissimo nella medicina naturale e simbolo delle creature fatate.
    In realtà però il potere benefico e medicamentoso del biancospino è potentissimo: i fiori contengono principi cardiotonici, antispasmodici e sedativi indispensabili per equilibrare le funzioni cardio-circolatorie (viene definito anche “la valeriana del cuore” poiché calma il cuore e dilata i vasi).

    IL SEGNO
    Il protettore dei nati sotto il segno del Biancospino è Oisin (Ossian), eroe irlandese sposo di Niamh, figlia del Re del Mare Manannan e protagonista di una delle più struggenti storie d’amore della mitologia celtica. La Parola Chiave per gli Huath è fertilità, intesa in senso lato e soprattutto nel senso di grande capacità di sfornare idee. La Pietra da cui gli Huath traggono forza è l’acquamarina, minerale capace di proteggere dai malefici, di rafforzare i legami di coppia e di evidenziare la bellezza di ogni cosa con cui viene a contatto. Il Colore Simbolico è l’azzurro, emblema di integrità morale, accortezza, costanza, castità ma anche di freddezza. L' Animale Totemico è il salmone, per i Celti simbolo principe della saggezza; narra infatti una delle più note leggende gaeliche che il giovane Fingal, padre di Oisin ed allievo del Druida Lochan, pescò per il suo maestro il Salmone della Conoscenza con l’obbligo di non assaggiarlo, poiché la conoscenza sarebbe passata immediatamente a chi l’avesse mangiato per primo. Fingal cucinò così il salmone per il suo mestro ma, nel girarlo a mani nude sul fuoco, il pesce bollente lo scottò e d’istinto il ragazzo si mise il dito ustionato in bocca, acquisendo così la Conoscenza al posto del suo Maestro. Le Caratteristiche degli Huath sono imprevedibilità, inazione, creatività, altruismo, amicizia, giovinezza di spirito e sensibilità. L’ Ambiente di vita ideale per loro è creativo. Lo Stile di vita che contraddistingue il segno è etico. Nel Lavoro gli Huath sono gli insegnanti ideali, anche se spesso tendono a “mettersi in cattedra” anche nel rapporto di coppia; in amore essi subiscono facili ma brevi innamoramenti, e l’unico modo per indurli al matrimonio è prospettare loro un futuro da genitori: amano infatti moltissimo giocare coi bambini ed educarli e dimostrano per la famiglia una tenerezza unica. L’amore per i figli li induce alla fedeltà coniugale ed al rispetto per il coniuge.

  9. #9
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    Cool ed ecco il mio...

    La Quercia


    L'ALBERO
    La quercia (Quercus Robur) è da sempre, per tutti i popoli europei e mediorientali, simbolo del Sacro: per Greci, Romani, Ebrei e Celti la quercia rappresentava la forza divina e naturale e soprattutto il medium attraverso cui gli Dei parlavano o si manifestavano. Pare che la parola Quercus in antico gaelico significhi “bell’albero”, ed è curioso notare che la parola inglese “door”, che significa “porta”, deriva proprio dalla parola celtica “duir”, e questo sta ad indicare certamente il duplice significato di cui tale albero era portatore: “uscio” (la porta di casa che ci protegge) e “varco” (la porta per l’Altromondo che si spalanca).
    I Druidi si riunivano in boschi di querce, e proprio dagli alti rami di questi alberi, col loro falcetto d’oro, raccoglievano il sacro vischio. Gli antichi Romani, per annientare il potere dei druidi, distrussero moltissimi boschi proprio per impedire che gli uomini sacri potessero riunirsi.
    Il fascino della quercia, oltre che al vischio, senza dubbio deve molto anche alla ghianda, vero capolavoro della natura sia per estetica che per potere germinativo: il miracolo della potenza di un gigantesco albero racchiuso in un seme simile ad una testa con elmo.
    Ma non dimentichiamo l’aspetto pratico: le ghiande hanno rappresentato fino al ‘900 l’alimento principe per i suini, e quindi una risorsa indispensabile per l’allevamento. Per secoli la corteccia della quercia è stata la fonte del tannino, indispensabile per conciare le pelli, e mezzo per curare emorragie e avvelenamenti.
    La moderna fitoterapia utilizza infatti estratti della corteccia sia per uso esterno (decongestionante per varici emorroidali, gengiviti, ipersudorazione, forfora ed irritazioni cutanee) sia per uso interno (antidiarroico e febbrifugo).
    Il legno del rovere (quercus pubescens) viene impiegato per costruire le botti in cui invecchiare i distillati alcolici. E’ un legno forte, durevole, facilmente sagomabile, e per questo molto pregiato.

    IL SEGNO
    La divinità protettrice dei nati sotto il segno della Quercia è Dagda, il Dio Padre, protettore dei druidi, del genere umano e dei raccolti. Come Dagda chi nasce sotto questo segno è un punto di riferimento per la propria comunità ed un saggio e prudente consigliere. La Parola Chiave per i Druir è potere, e la Pietra da cui traggono forza è il marmo, simbolo di solidità ed incorruttibilità. Il Colore Simbolico è il marrone, emblema cromatico dell’energia della terra e dell’umiltà nella grandezza; nello stesso modo anche l' Animale Totemico si rifà al potere della Madre Terra, ed è il cervo, simbolo di rinascita, rigenerazione e nobiltà d’animo. La quercia è la manifestazione della resistenza e della stabilità nel tempo, e pertanto le Caratteristiche dei Druir sono tranquillità, decisione, coerenza, rigidità, autorità. Essi infatti gradiscono un ambiente di vita stabile ed immutabile. Se da un lato sono persone estremamente coerenti, dall’altro è molto difficile smuoverle dal loro quieto vivere: non amano le novità improvvise o le sorprese che alterano l’equilibrio e gli impegni pianificati. Chi gli vive accanto deve saper essere stimolante senza mai esagerare: i Druir hanno bisogno di essere “avvertiti” per tempo delle novità e di non essere mai coinvolti in progetti rischiosi. Nel Lavoro sono i capi ideali: esigenti ma estremamente corretti e capaci di ascoltare i propri dipendenti. L’ideale per i Druir è un lavoro in proprio o in un ambiente estremamente tranquillo e che richieda concentrazione e pazienza certosina. L’ Amore è l’unico aspetto esistenziale in cui i Druir cercano la novità: amori intensi e brucianti sono il loro obiettivo relazionale. La fedeltà non è il loro forte: all'interno della stabilità coniugale non disdegnano rapidissime avventure, anche se la loro abituale inerzia rende quasi impossibile non accorgersi dei loro tradimenti. L’unico modo per non perderli: cambiare, cambiare, cambiare. Le sole sorprese che tollera (e gradisce) sono quelle in campo sentimentale!

  10. #10
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    L'Agrifoglio


    L'ALBERO
    Il nome latino della pianta, Ilex aquifolium, deriva da acrifolium (acer = acuto e folium = foglia), ma comunemente viene chiamato ”pungitopo maggiore”, infatti i suoi rami, come quelli di pungitopo (Ruscus aculeatus), venivano posti sulle corde a cui si appendeva la carne salata, per proteggerla dai topi.
    A molti apparirà strano che l’agrifoglio, tipico emblema natalizio, sia invece l’albero connesso al periodo più caldo dell’anno. Ciò dipende dal fatto che l’agrifoglio è un “albero di passaggio”, che (oltre ad essere sempreverde) ha un ciclo naturale estremamente dilatato nel tempo (fiorisce a maggio-giugno, fruttifica in agosto-settembre e regala magnifiche bacche rosse fino a gennaio). Il suo massimo vigore è a cavallo fra fioritura e fruttificazione, e quindi proprio in luglio.
    L'agrifoglio è principalmente simbolo dell'anno morente che annuncia l’anno nascente, ed infatti alcuni studiosi ipotizzano che anche l'odierno Babbo Natale sia quel che resta del mito celtico dell'anno morente, dispensatore degli ultimi doni (le bacche rosse).
    Ma da dove arriva l’usanza di collegare il Natale con l’agrifoglio? Quando i Romani invasero la Britannia videro con sorpresa che l'agrifoglio era considerato pianta sacra, capace di edulcorare l’inverno e di ammansire le belve feroci. Si dice che i Druidi ritenessero che l’agrifoglio restasse verde per mantenere la terra vitale quando la sacra quercia perdeva le foglie e che mettessero ramoscelli di agrifoglio tra i lunghi capelli quando andavano nelle foreste per celebrare i riti. I Romani iniziarono così a regalarlo agli sposi novelli in segno di augurio e presero ad ornare le loro case con l’agrifoglio durante i Saturnalia (dal 17 al 23 dicembre) per tenere lontano i folletti dispettosi. Così, con l’avvento del cristianesimo, l’utilizzo dell’agrifoglio perse il suo significato pagano e divenne un simbolo del Santo Natale.
    Il legno dell’agrifoglio è molto duro e compatto e si usa per sculture, bastoni, manici di utensili e lavori di ebanisteria.
    La corteccia e le foglie, dalle quali può ricavarsi un eccellente infuso, contengono ilicina, una sostanza simile alla caffeina, antireumatica, tossifuga e febbrifuga, utilizzata anche per produrre una sostanza appiccicosa con la quale si catturano gli uccelli. Le bacche (drupe) invece sono velenose, violentemente emetiche e purgative. Coi semi, torrefatti e polverizzati, si prepara una bevanda simile al caffè.

    IL SEGNO
    L’ eroe semidivino che protegge i nati sotto il segno dell’Agrifoglio è Cu Chualainn, il più grande guerriero delle saghe celtiche irlandesi e dunque la Parola Chiave per i Tinne è eroismo. La Pietra da cui traggono forza è il rubino, considerato da sempre la pietra "maschile" per antonomasia, simbolo di dignità regale, passione e forza. Il rubino è utile a rinforzare la memoria, distendere i nervi e purificare il sangue; ne consegue che il Colore Simbolico è il rosso, il colore della Vita, emblema cromatico del fuoco, dei desideri, delle forti energie positive, delle grandi passioni, del coraggio. L' Animale Totemico è il lupo, essere vivente che incarna la sicurezza di sé, la fiducia nelle proprie forze, la capacità di essere spietati pur di difendere il proprio branco. Le Caratteristiche dei Tinne sono quindi egocentrismo, narcisismo, energia, generosità, volontà, persuasione, capacità comunicativa: essi infatti gradiscono un ambiente di vita colmo di sfide e competitivo, dove mettere in campo in continuazione il loro pensiero positivo. Nel Lavoro i Tinne dimostrano doti di comando e persuasione, spesso accompagnati da una nota di severità. In Amore sono stimolanti ed erotici, ma non si offrono mai completamente: chi gli vive accanto deve sempre sapere che il Tinne vuole essere sempre al centro dell’attenzione e che spesso il suo egocentrismo rischia di apparire egoismo. L’unico modo per scoprirne l’aspetto “tenero” è ricordargli che le persone, come arrivano, partono: solo una minaccia all’integrità del nucleo famigliare o della coppia può renderlo più mansueto e dolce.

 

 
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