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Discussione: Segreto di Stato...

  1. #31
    memoria storica di PoL
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    Predefinito Una storia che non deve essere riscritta...



    Sono state pubblicate le motivazioni con le quali nel dicembre scorso la corte di Cassazione ha annullato la sentenza che aveva condannato a trent’anni Luigi Ciavardini, indicandolo come colui che materialmente ha posto alla stazione di Bologna il 2 agosto 1980 l’ordigno che ha fatto a pezzi 85 persone. Sia ben chiaro che ciò ancora non significa che Ciavardini sia uscito scagionato, ma semplicemente che dovrà comparire un’altra volta di fronte alla Corte d’appello. La Cassazione però a fissato un punto fermo, e cioè che non vi è alcuna prova che Ciavardini si sia trovasse alle ore 10.20 del mattino alla stazione di Bologna e pertanto o l’accusa troverà queste prove o altrimenti l’esecutore materiale della strage deve ancora essere trovato. In realtà Ciavardini fin dal suo primi interrogatorio aveva dichiarato che il 2 agosto 1980 si trovava a Padova per incontrarsi proprio con Valerio Fioravanti e Francesca Mambro. Questi ‘alibi’ è stato recentemente confermato dal neofascista ‘pentito’ Carlo Digilio, il quale ha dichiarato in un interrogatorio del ’97 davanti al Gip milanese Guido Salvini di essere lui lo ‘zio Otto’ con il quale Fioravanti e la Mambro avevano appuntamento a Padova il 2 agosto ’80. È così confermato definitivamente anche l’alibi dei due terroristi di destra, i quali non potevano trovarsi a Bologna il giorno della strage?… Vi sono i necessari presupposti per la revizione del processo a carico dei due terroristi neri?… Per quanto sembri incredibile la risposta è ancora no!…
    La Cassazione ha infatti scagionato Ciavardini ma nel contempo si è premurata di escludere qualsiasi possibilità di revisione del processo per la strage di Bologna affermando che la responsabilità di Fioravanti e della Mambro è fuori discussione in quanto a loro carico esistono ‘dati certi’ [sic!!!…]. E’ evidente che il dogma politico, cristallizzatosi ormai in verità giudiziaria, non può essere rimesso in discussione. Che ne sarebbe allora della celebrazione che ogni anno si fa a Bologna nella ricorrenza della strage e che serve a tenere sempre viva la memoria e a ‘non dimenticare’, giacchè quella delle ‘stragi fasciste’ è una scure che torna ogni tanto utilissimo disseppellire quando più fa comodo. Certo la coscienza di un paese che di autodefinisce ‘democratico’ dovrebbe vergognarsi del fatto che coloro che si impegnano tanto per legittimare la grazia a Sofri non spendano una parola contro questi autentici orrori della nostra macchina giudiziaria…



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    Nobis ardua

    Comandante CC Carlo Fecia di Cossato

  2. #32
    "SI PUO' FARE"
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    Bologna: strage fascista Post

    CASSAZIONE


    Bologna strage «fascista»
    Nuovo processo a Ciavardini, accuse confermate a Mambro e Fioravanti
    A. MAN. Il manifesto 28,01.2004



    Aveva documenti d'identità poco convincenti e una vistosa cicatrice sul volto, quindi rischiava grosso in caso di controlli. E certo non basta far leva sulle «doti di audacia e speciale coraggio fisico che lo contraddistinguevano» per affermare che Luigi Ciavardini, la mattina del 2 agosto 1980, collocò materialmente nell'atrio della stazione di Bologna l'ordigno destinato a uccidere 85 persone, nel più grave atto terroristico dell'Italia repubblicana. Ci sono anche questi tra gli argomenti che hanno spinto la sesta sezione della cassazione ad annullare, il 17 dicembre scorso, la condanna a 30 anni a carico dell'ex neofascista dei Nuclei armati rivoluzionari (Nar), che all'epoca della strage non aveva ancora diciott'anni e venne quindi processato al tribunale dei minori. Ora Ciavardini, che si vede confermare la condanna per banda armata (quasi certamente prescritta), finirà davanti a una nuova corte d'appello minorile (probabilmente a Firenze). E' già stato condannato per Terza Posizione, per l'omicidio del giudice Mario Amato e per la sparatoria del 1980 al liceo Giulio Cesare nella quale perse la vita un poliziotto, e alla quale Ciavardini doveva quella cicatrice in pieno volto. Ma nelle motivazioni depositate ieri la suprema corte sembra essersi preoccupata innanzitutto di ribadire la condanna dei capi dei Nar, Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, una condanna già definitiva dal `95. Contro di loro, scrivono i giudici della sesta sezione, vi sono «dati certi» e «muniti di non lieve spessore indiziario».

    Oggi semiliberi e impegnati nel partito radicale, i due sono stati condannati sulla parola di un pentito di malavita e si dichiarano da sempre innocenti, ma l'unica strada a loro disposizione è quella impervia della revisione del processo. Eppure sui capi dei Nar, non tanto su Ciavardini, si concentrano i commenti dei familiari delle vittime: «Questa è una seconda cassazione contro Mambro e Fioravanti - ha detto Paolo Bolognesi che presiede la loro associazione - E' una sentenza contro la revisione. C'erano i fascisti a mettere le bombe e i servizi segreti e la P2 che depistavano». Nel nuovo giudizio d'appello, ha aggiunto l'avvocato di parte civile, Paolo Trombetti, «si tratterà di valutare la singola posizione di Ciavardini senza che ciò influisca sulla struttura accusatoria che ha portato alla condanna di Mambro e Fioravanti». Al contrario l'avvocato Ambra Giovene, che difende Mambro e Fioravanti, dice che «la cassazione ha fatto ciò che era obbligata a fare da una sentenza definitiva», ma anche lei significativamente si chiede «se la suprema corte si sia sentita in dovere di ribadire un no a qualsiasi tentativo di revisione del processo».

    Le accuse alla banda armata Nar escono in effetti confermate dalle motivazioni di ieri, rese pubbliche come di rado accade a breve distanza dal dispositivo. I giudici d'appello, secondo la suprema corte, hanno ricostruito in maniera «analitica, puntuale, immune da vizi logici, e attraverso il corretto utilizzo di convergenti emergenze processuali» il contesto «in cui maturò il progetto di strage, individuandone la matrice nella ideologia eversiva di destra di quegli anni e la specifica ricollegabilità a esponenti di un gruppo romano, concretamente identificato in quello del Fioravanti», evidenziando tra le altre cose «i molteplici elementi comprovanti la disponibilità in capo allo stesso di ingenti quantità di esplosivo». In sostanza la corte convalida il ragionamento dei giudici d'appello per la parte in cui hanno sottoposto «a rinnovato vaglio critico gli elementi probatori raccolti nei confronti dei due imputati maggiorenni».

    La sentenza di merito è però carente, scrive la sesta sezione, sulla presenza di Ciavardini alla stazione di Bologna. In particolare, si legge, «non c'è dubbio che una sua presenza e partecipazione `fisica' all'attentato debba fare i conti con l'ostacolo, che l'impugnata sentenza non è riuscita a superare, dei citati elementi del documento `insicuro' e della cicatrice al volto». I Nar, insomma, avrebbero corso troppi rischi nell'affidarsi a quel ragazzino, che poteva essere riconosciuto. E di sicuro non l'avrebbero fatto per il suo «coraggio fisico», come invece sostenevano i giudici d'appello, anche perché l'attentato, «pur devastante negli effetti, non richiedeva a livello esecutivo un particolare coraggio né una ampia partecipazione di persone». Mambro e Fioravanti - anche loro per la verità con documenti falsi e «poco sicuri» in tasca, tanto da farsi «incastrare» proprio dal malavitoso Massimiliano Sparti al quale si sarebbero rivolti dopo la strage per avere nuove carte d'identità - avrebbero potuto fare da soli.
    "La guerra è la vicenda in cui innumerevoli persone, che non si conoscono affatto, si massacrano per la gloria e per il profitto di alcune persone che si conoscono e non si massacrano affatto." (Paul Valèry, poeta francese).

  3. #33
    memoria storica di PoL
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    Thumbs down ... è arrivata la prima sentenza sulla strage di Ustica...



    L'ex-Gip Rosario Priore fotografato ad un convegno sulla giustizia minorile

    E così dopo ben 24 anno dalla strage del Dc9 Itavia si è arrivati al primo verdetto… che definire ‘sconcertante’ è per lo meno inadeguato. I giudici della Corte d’Assise di Roma hanno sentenziato che, nonostante l’immensa mole di tracciati radar, di telefonate, di rapporti, di autopsie e financo di testimoni fatti sparire di cui il giudice rosario Priore ha fornito imponente mole probatoria, ‘nessuno hai mai cercato di occultare la verità’…

    Queste poche righe dedicate alla sentenza dal giornale di Piacenza La Libertà possono essere riassunte in una sola parola… vergogna!…

    Ustica: la verità non fu nascosta

    Assolti i generali dell’aeronautica, sdegno dei parenti

    Roma – Due prescrizioni, una raffica di assoluzioni. I parenti delle vittime che non riescono a non piangere. I generali imputati di alto tradimento che si scambiano strette di mano, mentre dal fondo dell’aula-bunker si leva un applauso che gela l’anima. Sono le tre del pomeriggio quando la terza corte d’assise di Roma fa il suo ingresso nel bunker di Rebibbia per pronunciare il verdetto che dopo 24 anni di inchieste chiude il primo processo sulla strage di Ustica, quello sui depistaggi che seguirono il disastro del Dc9 Itavia inabissatosi nel Tirreno con 81 passeggeri a bordo la sera del 27 giugno 1980.
    I familiari dei morti aspettano silenziosi. C’è chi è venuto da Palermo, chi da Mantova. Con figli, generi, cognati e nipoti. Quando il presidente Giovanni Muscarà prende la parola i volti sono tesi. I pubblici ministeri, gli avvocati difensori, le parti civili, i giornalisti. Nessuno fiata. Il dispositivo della sentenza è complesso, anche perché è la prima volta che in un’aula di giustizia si procede per attentato agli organi costituzionali, previsto dall’art. 289 del codice penale. Solo gli ‘addetti ai lavori’ ne colgono al volo il significato. La corte dichiara non doversi procedere per intervenuta prescrizione nei confronti dell’ex-capo di stato maggiore dell’aeronautica Lamberto Bartolucci ‘in ordine alla contestazione di omesso riferimento alle autorità politiche dei risultati delle analisi dei tracciati di Fiumicino e Cianpino’. Lo stesso per il generale Franco Ferri [all’epoca sotto-capo di stato maggiore dell’Arma azzurra] ‘in ordine alla contestazione di aver fornito informazioni errate alle autorità politiche escludendo il possibile coinvolgimento di altri aerei nell’informativa scritta del 20 dicembre 1980’. Arrivano poi le assoluzioni dei generali Zeno Tascio e Corrado Melillo ‘per non aver commesso il fatto’ in relazione alla prima contestazione, ‘ perché il fatto non costituisce reato’ in relazione alla seconda. Infine l’assoluzione dei quattro ufficiali per tutti gli altri capi di imputazione ‘perché il fatto non sussiste’.
    Una raffica di assoluzioni che disorienta i familiari delle vittime, mentre dal fondo dell’aula, settore riservato al pubblico, si alza l’applauso di chi è venuto a sostenere i generali, amici, mogli, militari in pensione. Pochi istanti e il dolore esplode. E’ difficile, quasi impossibile, spigare ai parenti in lacrime che quelle due prescrizioni confermano che i vertici dell’aeronautica mentirono e depistarono le autorità politiche, impedendo l’accertamento della verità e che la corte ha scelto di derubricare il reato ritenendo i generali imputati di aver tradito commettendo atti diretti soltanto a ‘turbare’ e non a ‘impedire’ l’esercizio delle attribuzioni e delle prerogative di governo.
    A spiegare il diritto processuale ci prova per prima Daria Bonfietti, presidente della Associazione familiari delle vittime. Ci provano gli avvocati di parte civile, insieme ai Pm che impugneranno la sentenza. Il boccone è però amaro. I generali sorridono. Sorridono meno i loro avvocati. ‘Siamo parzialmente soddisfatti, commenta il legale di Bartolucci mentre l’aula si svuota e i Pm annunciano che la battaglia continuerà…

    Natalia Andreani



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    Nobis ardua

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  4. #34
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    Unhappy ... le 'rivelazioni' del senatore a vita...



    Quella che ha avuto luogo quest’anno a Bologna in piazzale Medaglie d’oro non è stata la ‘solita’ rievocazione della strage alla stazione di Bologna, che ebbe luogo l’ormai lontano 2 agosto 1980 e nella quale si ebbero 85 morti e circa 200 feriti. Sul palco delle autorità ha fatto il suo esordio Sergio Cofferati, proprio l’esordio che da un ‘duro e puro’ come lui era lecito aspettarsi. Già la prima bordata bordata è pesantissima: ‘E’ indecente che la verità giudiziaria sia stata accompagnata da incomprensibili atti di clemenza!…’, bordata che poi viene replicata da Paolo Bolognesi, presidente della Associazione famigliari delle vittime: ‘I terroristi fascisti Mambro e Fioravanti oggi si godono la libertà mentre alle vittime è riservata solitudine!…’. A parte il fatto che se Francesca Mambro e ‘Giusva’ Fioravanti oggi sono in libertà [dopo rispettivamente 24 e 23 anni passati in carcere…] ciò è vero anche per i terroristi delle Brigate rosse che assassinarono Aldo Moro e la sua scorta e non si vede perché per gli uni di debbano applicare dei benefici previsti dalla legge e per altri no, in realtà la bordata non si capisce viene contro chi sia diretta… forse contro il giudice che ha emesso il decreto di scarcerazione?… Senza star troppo a fare dei distinguo il buon Sergio sposta subito il tiro sul presidente del consiglio: ‘Come potrà Silvio Berlusconi, da ex-iscritto alla P2 i cui vertici si sono distinti per i depistagli sulle stragi, condurre con coerenza la lotta al terrorismo!…’. E subito dopo, fedele al copione, tocca ad An: ‘E’ indegno che uomini di un partito di governo abbiano promosso la concessione della grazia a due stragisti pluriomicidi!…’. Avanti cos’ a tutta birra fino a che, giunto alla fine del suo delirio, ‘accenna’ anche ai ‘cittadini inermi uccisi dalle Br’, un tenue riferimento a Marco Biagi [di cui però si guarda bene dal fare il nome…], assassinato anch’egli a Bologna mentre se ne tornava a casa. Certo se tutto quello che si ha da dire sulla cerimonia alla stazione del 2004 si riducesse a questo, non varrebbe certo la pena da parte mia di scriverci sopra, che tanto alle ‘argomentazioni’ dei comunisti si sa quale è la sola valida ‘risposta’, quella messa in atto del non mai abbastanza elogiato generale Pinochet … Un ‘particolare’ cui non è stata data particolare enfasi sui media è che tra gli ‘ospiti scomodi’ della manifestazione, oltre al ministro Lunari che altro non ha potuto fare se non prendersi la sua bella dose di fischi e nomi, ve ne era un altro che ad essa non è mai mancato: il senatore a vita Francesco Cossiga. A lui, che al tempo della strage ricopriva l’incarico di presidente del consiglio e pertanto non si può considerare del tutto ‘disinformato’ al riguardo, sono stati diretti da Cofferati e Bolognesi delle vere e propie frecce al curaro: ‘E’ vergognoso il comportamento di chi ha cercato incessantemente di riabilitare coloro che ‘a vario titolo’ [!?…] sono stati condannati per la strage!…’. A proposito di questa frase occorrerà precisare che l’ex-presidente del consiglio e capo di Stato Francesco Cossiga, cioè colui che ad oggi, per il ruolo istituzionale allora ricoperto, conosce più cose dell’argomento di chiunque altro, ha dichiarato in più di una occasione l’assoluta innocenza di Fioravanti e della Mambro e in ognuna di queste occasioni ha fatto esplicito riferimento ai Servizi Segreti. Anche in questa circostanza poi quest’uomo, certamente non un esempio in fatto di ‘riservatezza’, ha voluto dire la sua pronunciando all’indirizzo di Sergio Cofferati la seguente frase, riguardo alla quale mi è assai arduo trovare un aggettivo idoneo a qualificarla: ‘Sono pronto ad assumermi una responsabilità postuma [!!…] della strage se l’ineffabile sindaco di Bologna è disposto ad assumersi la sua parte di responsabilità politica e morale nell’assassinio di Marco Biagi, nelle assemblee sindacali da lui sempre definito traditore…’. Più chiaro di così non si può caro senatore Cossiga!… certo che, in attesa che il buon Sergio si decida a fare [cosa assai poco probabile in verità…] il ‘passo coraggioso’ da lei auspicato perchè non prova a spiegarci in che cosa consisterebbe questa ‘responsabilità postuma’ che lei si è voluto autoattribuire?…


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    Nobis ardua

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  5. #35
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    Predefinito ... le 'motivazioni' della sentenza di Ustica... da non credere!...



    Il relitto del Dc9 Itavia ricostruito nell'hangar di Pratica di Mare

    A distanza dei ben nove mesi sono state rese note [bontà loro…] le ‘motivazioni’ della sentenza con la quale il 30 aprile scorso, la terza Corte di assise di Roma ha assolto quattro generali dell'Aeronautica dall’accusa di aver ‘depistato’ le indagini sulla vicenda di Ustica e dichiarato prescritte le due ‘omissioni’ attribuite al capo di stato maggiore dell’Aeronautica all’epoca, generale Lamberto Bartolucci, e al suo vice Franco Ferri. Si sarebbe trattato di semplice ‘turbamento’ delle prerogative del governo e non già ‘impedimento’ delle stesse. In base a questa valutazione giuridica dei fatti, si legge nelle motivazioni, è scattata la prescrizione. Il pratica se non si è trattato di una vero e proprio ‘colpo di spugna’, certo bisogna pur dire che il passo e breve…
    Secondo la sentenza l’attività del governo ‘fu ostacolata dalla mancata comunicazione dei risultati dell'analisi del tracciato radar Marconi, che parlava della probabile presenza di aerei non identificati nei pressi del Dc9 Itavia e di una nota nella quale si faceva riferimento al possibile ruolo nel disastro’. In detta nota , pervenuta al governo nel luglio 1980, non si è fatta menzione dei dati emergenti dalle registrazioni del radar Marconi [rappresentate nella figura]…



    … le quali indicano senza ombra di dubbio la presenza di un aereo che ad alta velocità ha intersecato la rotta del Dc9 nel momento del disastro. Per la corte quelle 'omissioni', che in pratica hanno per orientare nel senso voluto dallo stato maggiore dell'Aeronautica [ossia verso l’ipotesi che il Dc9 era precipitato in conseguenza dell’esplosione di una bomba posta a bordo dell’aereo…] le indagini su Ustica, non preclusero gli interventi di competenza del Governo e non possono quindi essere qualificate sotto il profilo dell'impedimento, circostanza grave e non prescrivibile, ma sotto quella più lieve del ‘turbamento’. Tale ‘interpretazione’ però non è stata condivisa dai Pm Maria Monteleone ed Erminio Amelio, che hanno impugnato quella parte di sentenza e pertanto potrebbe, in teoria, esserci anche una revisione del processo.

    Uno dei capitoli affrontati nelle motivazioni è particolarmente significativo e si riferisce ad un episodio che, secondo la sentenza di rinvio a giudizio dei quattro ufficiali dell’Aeronautica emessa dal giudice Rosario Priore, era da considerare fondamentale per la ricostruzione della verità su Ustica: il caso del MiG 23 libico precipitato sulla Sila. Per la corte non è assolutamente stato provato un collegamento tra quell'episodio [avvenuto dopo tre settimane secondo la versione ‘ufficiale’…] e la vicenda del Dc9. Soprattutto manca la prova che sia precipitato prima del 18 luglio 1980. Tra le righe si accenna anche ad un ‘mistero’ che ancora oggi non è stato chiarito… o non lo si è voluto chiarire a seconda di come ognuno di noi può interpretare la cosa. Si tratta di un mistero che forse pochi conoscono e che per questo mi par opportuno far conoscere al lettore…

    Tra i testimoni ascoltati dal giudice Rosario Priore uno, invero assai autorevole il colonnello Enrico Milani, gli ha riferito di un foglietto scritto a mano in caratteri arabi che sarebbe stato rinvenuto addosso al pilota del MiG 23 libico e poi sarebbe scomparso, assai verosimilmente distrutto. Ebbene per la corte il fatto che Enrico Milani nel frattempo è morto ultraottantenne e il ‘biglietto’ è andato distrutto rende la testimonianza in questione privo di valore probatorio. Perché il lettore possa giudicare da sé l’enormità della cosa produrrò qui alcune righe tratte da un mio scritto che spero prima o poi di veder pubblicato dove si parla del fantomatico ‘biglietto’ scritto dal pilota libico prima di morire…



    … le parole del giudice Priore, supportate dalla incredibile mole di testimonianze e riscontri che abbiamo esaminato, non avrebbero bisogno di alcuna aggiunta, se non fosse per un ‘interrogativo’, fra i tanti che ancora attendono spiegazioni che forse non saranno mai date, il quale tuttavia esige risposta più di altri. Valutando attentamente tutti gli elementi emersi, appare evidente il fatto che il pilota del MiG 23, dopo essersi reso conto quasi subito, per averlo constatato con i propri occhi quando oramai era troppo tardi o dedotto dalle comunicazioni da lui ricevute via radio, di avere colpito un obiettivo ‘sbagliato’ [il Dc9 dell’Itavia in luogo del Boeing 707 dell’Air Malta] , abbia realizzato che più prima che poi sarebbe stato oggetto di caccia spietata, anche e soprattutto perché proprio lui era conoscenza ‘di tutto quello che si voleva non far conoscere’. In questa ottica quindi non desta meraviglia che egli si sia liberato di ogni peso ‘superfluo’ per poter scappare a ‘tutta manetta’, come non desta meraviglia il furibondo inseguimento cui è stato sottoposto e la successiva battaglia aerea. Dall’esame poi di testimonianze e riscontri sembra si debba concludere che, anche se una dozzina circa di proiettili da 20 mm sparati dai Phantom americani lo avevano raggiunto nella parte posteriore della fusoliera, la causa della caduta del MiG 23 e della conseguente morte del pilota sia dovuta all’esaurimento del carburante causato dall’elevata velocità da esso tenuta durante la fuga e l’inseguimento, per mantenere la quale il pilota aveva fatto ampio uso del post-bruciatore. Una domanda tuttavia a questo punto viene spontanea non solo a me, ma, ne sono certo, anche al cortese lettore: perché il pilota non ha fatto alcun tentativo di salvarsi, utilizzando ad esempio il seggiolino eiettabile, che sul MiG 23 poteva essere azionato anche a quota e velocità zero?…
    A questa più che plausibile domanda il giudice Priore non ha dato, o non ha ritenuto di dover dare, risposta, ragione per la quale tenterà di darla lo scrivente, sperando che il cortese lettore non mi accusi di eccessiva presunzione. La risposta che ritengo più verosimile è la seguente: il pilota libico, non azionando il dispositivo di salvataggio di emergenza, ha deciso egli stesso di togliersi la vita.

    La sconcertante conclusione ora enunciata trova supporto in una testimonianza che per il magistrato evidentemente doveva essere di secondaria importanza, ma che per lo scrivente è una delle chiavi dell’intera vicenda: quella del colonnello Enrico Milani, figura ‘leggendaria’, come vedremo tra breve, della nostra Aeronautica. Lascio certamente ancora una volta la parola al giudice Priore:

    …altre dichiarazioni concernenti la vicenda del MiG 23 provengono da colonnello dell’Aeronautica Militare in congedo Milani Enrico. Questo ufficiale, che ha un passato di migliaia di lanci con paracadute e di molteplici azioni di guerra nell’ultimo conflitto mondiale, tra l’altro operazioni su El Alamein e nel Nord della Siria a fini di contrasto, in collegamento con la rete del Gran Muftì di Gerusalemme, da parte delle potenze dell’Asse, di movimenti verso la Siria, la Palestina e l’Egitto dell’VIIIa Armata Inglese di stanza nell’Iraq [scusate se è poco… - n.d.r.], ha fatto anche parte dell’equipaggio del velivolo denominato Argo 16, che il 31 ottobre del 73 aveva trasferito dal nostro Paese a Tripoli di Libia i terroristi arabi arrestati il precedente 5 settembre perché trovati in possesso di un lanciamissili Strela e quindi nell’ambito di poche settimane liberati. Egli ha affermato di essere stato convocato il giorno 18 luglio 80 mentre si trovava nella sua abitazione di Sutri, presso la locale Stazione CC. per comunicazioni urgenti. Qui parlò con il generale Terzani, suo ex superiore al Servizio Militare, che gli comunicò che il generale Tascio era alla sua ricerca, e che pertanto doveva mettersi a sua disposizione. A bordo di un’autovettura mandata a Sutri raggiunse il palazzo del SIOS in via Pietro Gobetti, ma qui fu ricevuto in assenza di Tascio, già partito da Ciampino per la Sila, dal suo vice, che lo invitò a ritornare l’indomani, allorché sarebbe stato di ritorno il capo del SIOS. Milani conosceva Tascio da lungo tempo, dal tempo per la precisione in cui egli era stato Aiutante di volo del Presidente della Repubblica. L’indomani, in effetti, ritornato al SIOS, incontrò il ‘comandante’ che subito gli mostrò parti metalliche del velivolo e ‘carteggio’ ovviamente rinvenuto sul luogo di caduta del MiG. I reperti metallici erano parti interne dell’aeromobile ed un frammento della fusoliera, su cui si leggeva la ‘matricola’. Tutti questi reperti recavano segni di bruciature. Tascio richiese a Milani di analizzarli, in considerazione del fatto che su di essi vi erano scritte in carattere arabo e il Milani è profondo conoscitore di tale lingua. Tra quelli cartacei il colonnello riconobbe in uno di essi i numeri delle tabelle di volo. Vide poi un foglio di carta bruciacchiato contenuto in un frammento di busta lacerata. Su di esso apparivano segnate a mano delle scritture in arabo, che, con buona approssimazione, recitavano, in una sorta di riconoscimento di colpe: ‘Io sottoscritto pilota Khalil colpevole dell’abbattimento e della morte di tanti..’. Di tale scritto l’anziano ufficiale dette anche una spiegazione a Tascio; il pilota cioè, secondo lui, conoscitore oltre che della lingua araba anche della mentalità maomettana, manifestava con quello scritto la volontà di espiazione di una grande colpa con gesto suicida coerente ai dettami del Corano, e in obbedienza ad ordine impostogli dai vertici del regime del suo Paese. Il Milani ha anche aggiunto che la ‘matricola’ sulla lamiera era composta da due numeri, l’uno in cifre arabe collocato a destra, per chi leggeva e l’altro in cifre occidentali a sinistra. Mostrategli, infine, le carte, in giudiziale sequestro, acquisite sul luogo di caduta del MiG, tutte in lingua araba, non le ha riconosciute come quelle che gli furono mostrate da Tascio. [v. esame Milani Enrico, GI il 29.01.97].
    Carteggio rinvenuto al SISMI, di palese grafia del colonnello D’Eliseo, all’epoca capo dell’ufficio del Direttore, conferma la vicenda della convocazione del Milani al SIOS tramite S.I.S.MI, ma colloca temporalmente il fatto in tempi di poco diversi. La prima ricerca di interprete di lingua araba, oltre che di lingua russa, cui provvedeva la Marina con Zolotariof Boris, anch’egli escusso [vedi esame, GI 09.02.96], avvenne nelle primissime ore del 19 luglio [sull’appunto è scritto ‘01.25’]. Altro biglietto [datato sempre 19 ad ore 17.20 circa] conferma che la messa a disposizione è per le 20.00 di quello stesso giorno presso il SIOS, che il Milani fu prelevato con automezzo del SISMI presso la Stazione CC. di Sutri e che giunse al SIOS puntualmente alle 20.00.
    Conferma a tale dichiarazione viene espressa in un successivo esame, con più precise e nuove circostanze. Egli rammenta che la dichiarazione era più specifica, nel senso che si apriva con la frase ‘Io responsabile dell’abbattimento del velivolo civile italiano ...’. Rammenta inoltre che quella frase tradotta la riferì soltanto al generale Terzani, il giorno successivo, sempre a luglio, nella sede del Ministero della Difesa-Aeronautica in viale dell’Università, al 4° piano, sede dell’Ispettorato Logistico. Fu proprio costui ad ‘ordinargli’ di prelevare qualsiasi ‘cosa d’importante’ mostratagli o rinvenuta presso Tascio e consegnargliela. Così egli fece. Si impossessò di quel foglietto, senza che Tascio se ne accorgesse [qui egli modifica la precedente versione] e lo consegnò al suo ex superiore. Questi ‘incamerò’ il foglietto, lo ringraziò e gli ingiunse di non parlarne mai con nessuno.Non ha mai parlato con alcun altro del testo di quello scritto. Non sa dire a chi abbia potuto riferire il Terzani. Ritenne l’espressione usata dal pilota coerente con il pensiero mussulmano, giacchè secondo il Corano chi produce morte deve sacrificarsi per il male compiuto; ché altrimenti la responsabilità del malfatto ricadrebbe sulla famiglia e sugli affetti più cari. Egli ben conosce tale mentalità perché di madre siriana [v. esame GG.II. Roma e Venezia 26.02.97].
    Tra le carte sequestrate presso il Gabinetto del Ministero della Difesa veniva rinvenuto un appunto a grafia dell’allora capo di Gabinetto, generale De Paolis. In tale foglio intestato al Ministero della Difesa - Capo di Gabinetto, datato 19/7, vergato a mano con grafia del De Paolis, che in tal senso riconosce, e con una sorta di titolo ‘Ultime’ vi si riporta, come detto in altra parte, l’orario preciso al minuto di caduta del MiG e all’ultima riga, oltre ad appunti sul velivolo e sul pilota, la scritta ‘Documenti molto interessanti: una specie di testamento/dichiarazione’.
    Il teste riferisce che le notizie contenute in detto appunto gli sono state comunicate con alto grado di probabilità dallo Stato Maggiore dell’Aeronautica per via telefonica e che i suoi interlocutori sulla vicenda potevano essere stati il Capo, il Sottocapo o i Capi Reparto. Anche se non esclude di poter essere stato contattato, sempre per telefono, da un ufficiale dei CC. del luogo di caduta del velivolo, che già in precedenza [e quindi solo il 18; o Inzolia o Livi] lo aveva chiamato per ragguagliarlo sul cadavere del pilota.
    Non ha mai letto il documento ‘testamento/dichiarazione’. Presume che contenesse i motivi che avevano indotto il pilota al comportamento che lo aveva portato a cadere sulla Sila. Aggiunge che in quel testamento ben poteva esserci stata una richiesta di perdono, ma esclude tassativamente che ciò gli fosse stato riferito dalla persona con cui era in contatto ed afferma, a mo’ di giustificazione, che s’è trattato di una sua pura generica illazione [v. esame De Paolis Mario, GI Roma, 26.11.97].
    Convocato nuovamente, il Milani conferma ancora le precedenti dichiarazioni, precisando che di certo, per l’incarico affidatogli, Terzani richiese ed ottenne autorizzazione da Santovito e che a costui probabilmente riferì sull’esito della traduzione. Esso Milani, da parte sua, nulla comunicò al SISMI, aggiungendo altresì che egli immediatamente associò, allorché lesse il testo del biglietto ’il velivolo civile italiano abbattuto’ al DC9 caduto nel mese precedente. Ribadendo infine che il gesto suicida trovava motivo nell’ossequio ai dettami del Corano al fine di evitare che quella colpa [e cioè aver cagionato la morte di tante persone nel Paese ove egli voleva espiare] ricadesse sulla propria famiglia. [v. esame Milani Enrico, GI Roma, 02.12.97].
    È difficile poter dire quale fosse l’esatto contenuto di questo scritto. Di certo esso esisteva, ed è stato fatto sparire. Di certo esso conteneva una sorta di invocazione di perdono, e per questo motivo si è temuto che potesse divenire di pubblico dominio. A cosa si riferisse non è però possibile dirlo con certezza. Potrebbe essere una specie di preghiera che ogni buon mussulmano, in particolare se rischia la vita con la sua attività e se tale attività cagiona o ha cagionato morti, porta con sè. Come potrebbe essere uno scritto che ha relazione con i fatti che sono ad oggetto dell’inchiesta…


    Senza voler certamente aggiungere nulla alle conclusioni per altro estremamente ragionevoli cui alla fine perviene il giudice Priore riguardo la sconvolgente testimonianza di Enrico Milani, pur tuttavia la sostanziale verosimiglianza delle conclusioni che da essa necessariamente debbono trarsi, trova riscontro in episodi assai più drammatici e sanguinosi dello stesso avvenimento di Ustica accaduti in tempi molto più recenti, quali gli attentati suicidi compiuti il giorno 11 settembre 2001 al Pentagono o alle Twin Towers di New York… e questo è tutto…



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    Nobis ardua

    Comandante CC Carlo Fecia di Cossato

  6. #36
    Hanno assassinato Calipari
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    Predefinito

    Un pò difficile scrivere a penna su un mig in fuga

    Non ho capito però che c'entra il Boeing 707 dell'Air Malta... lo spiegheresti?

  7. #37
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    Predefinito ... giusto per non dimenticare...



    Da www.disinformazione.info ...

    Strage di Ustica: le storie, i misteri, i depistaggi, il processo...

    A cura di Sergio Di Mambro e Laura Pierri

    Il volo spezzato

    di Erminio Amelio – Alessandro Benedetti

    Il 27 Luglio 1980, ore 209, il Dc 9 dell’Itavia, Roma Palermo sparisce dai monitor del Centro Radar di Ciampino.
    Il 30 aprile 2004 la Corte D ’Assise di Roma assolve per intervenuta prescrizione il Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare Italiana gen. Bertolucci Lamberto ed il Sottocapo dell’Aeronautica Militare Italiana Ferri Franco. L’avvocato di Parte Civile dott. Benedetti ed il Pm dott. Amelio raccontano ciò che è accaduto nel processo. Riportiamo parte dell’intervista accordataci dall’avvocato Benedetti...

    D:Perché questo libro?...

    R: Durante il processo io e l’avv. D’Amelio ci siamo resi conto che ciò che si è sempre saputo in merito alla strage di Ustica è molto diverso da quello che si stava verificando nella Corte d’Assise di Roma, il libro serve come documento storico...

    D: Che idea si è fatto?... Cosa è successo veramente quel giorno?...

    R: Abbiamo passato più di un anno ad ascoltare consulenti tecnici e periti, noi di parte civile abbiamo sempre sostenuto che l’aereo è stato abbattuto dall’esplosione di un missile nell’immediatezza dell’aereo e che la sua onda d’urto e le sue schegge lo abbiano distrutto. I Pm invece ritengono che la caduta del Dc9 sia da attribuire alla near collision, cioè che un aereo militare a fortissima velocità sia passato talmente vicino al Dc9 che con la sua onda d’urto abbia spezzato l’ala, mentre gli imputati sostengono che sia da attribuire all’esplosione di una bomba al suo interno. La Corte d’Assise non dice espressamente cosa sia accaduto quella notte, ma dice che al momento della caduta c’era vicino al Dc9 almeno un aereo, forse due aerei militari, questo vuol dire che la causa della caduta è da attribuire ad un evento esterno, o un missile oppure la near collision, come sostiene il Pm...

    D: Quale è secondo lei l’ipotesi più valida?... Lei si è fatto una sua idea personale?...

    R: Ritengo che l’evento sia maturato nell’ambito di una operazione militare, che quella notte è stata compiuta. Che a causare la caduta sia stato un missile. Il processo mi ha convinto ancora di più, perché ho visto con quanta pervicacia, quanta ostinazione gli imputati e quasi tutti i testimoni che abbiamo ascoltato si siano spinti nel negare anche le cose più evidenti. Testimonianze talmente false, talmente reticenti, da offendere la dignità e l’intelligenza non tanto della Corte e degli avvocati, ma di chi quelle menzogne sosteneva. Ciò mi ha convinto che lo scenario quella sera era talmente pericoloso, talmente indicibile, che mi ha confermato l’ipotesi del missile, quella più grave...

    D: Missile lanciato da chi?...

    R: Non sappiamo chi lo abbia lanciato. La Corte ha cercato di acquisire documenti, ma nel corso di questa storia tutti i paesi coinvolti, Usa, Francia, Inghilterra, Libia, si sono sempre rifiutati di collaborare con l’autorità italiana. La Corte d’Assise più di due anni fa ha chiesto agli Usa la documentazione in possesso dei servizi segreti americani, la Cia, i quali hanno risposto con un atto formale, un documento scritto alla Corte, dicendo che se volevamo ci potevano mandare alcuni ritagli di giornali dell’epoca. Questa è la collaborazione che abbiamo avuto durante il processo...

    D: Qualcuno sapeva cosa sarebbe accaduto?...

    R: Penso che nessuno sapesse ciò che si sarebbe verificato. Anche ascoltando le conversazioni telefoniche nell’immediatezza dei fatti, quando il Dc9 perde contatto, non dà più segnale di sé, noi capiamo dalla concitazione, dalle voci che si accalcano, che nessuno ne era a conoscenza. Però sappiamo, perché ascoltiamo le loro conversazioni, che poco dopo, non era passata neanche un’ora, si fanno le prime ipotesi, ed arriva la notizia nella sala Radio di Ciampino, allora gestita dall’Autorità Militare, che vicino al Dc9 erano stati visti aerei militari americani. Immediatamente si mette in connessione la caduta con la possibile collisione con un aereo militare americano. Gli alti vertici militari italiani subito dopo, quella sera stessa – secondo me - hanno saputo quello che si era verificato o comunque lo hanno compreso appieno...

    D: Il Governo italiano di allora ha aiutato le famiglie a conoscere la verità o le ha ostacolate?...

    R: Il processo si è concluso con una sentenza di assoluzione per il Capo ed il Vice capo di Stato Maggiore per intervenuta prescrizione. Cioè il reato è stato effettivamente commesso, questi alti ufficiali dell’esercito Italiano hanno effettivamente tradito lo Stato, hanno depistato. La Corte ha detto che si è fatto di tutto per celare la verità. I politici italiani –penso- non hanno fatto quello che dovevano fare. Dal resto l’on. Lagorio, ministro della Difesa allora, ha deposto innanzi la Corte d’Assise e ad una mia precisa domanda ha risposto : '... avvocato, riguardo quella storia, io ho uno scrupolo. Lo scrupolo ed i rimpianto è di aver trattato quella vicenda come normale amministrazione, di non aver dato a quella vicenda l’importanza che le doveva essere data e di averla trattata come una vicenda di routine...'

    D: La vicenda è conclusa?...

    R: Ci sarà un grado di appello ed eventualmente la Cassazione per accertare il depistaggio...

    D: Perché leggere questo libro?...

    R: Per capire non solo quello che è successo, ma anche per capire come si svolge un processo, quello che si annida dietro le aule di giustizia, e per capire sino a che punto questa vicenda è assurda. Voglio raccontare un piccolo esempio delle tante assurdità che questo libro contiene. Come dicevo prima, un’ora dopo che il Dc9 era caduto nella sala radar di Ciampino arriva la notizia che vicino al Dc9 c’erano degli aerei americani, e si mette la cosa in connessione. Quindi chiamano l’ambasciata americana per accertare che fosse caduto anche il loro aereo. A distanza di 20 anni viene ascoltata la persona che fece questa telefonata, persona indicata da tutti perché conosceva meglio l’inglese. Prima dice che lui non aveva mai fatto la telefonata e che quella notte non era mai arrivata la notizia. Quindi gli si fa ascoltare la telefonata e dice di non riconoscere la sua voce, che avevano riconosciuto tutti, aveva un timbro particolare. Dopo molte insistenze arriva a riconoscere la sua voce ma dice che tale telefonata non aveva come scopo capire se era caduto un aereo militare perché si era scontrato con il nostro Dc9 e dopo tantissime domande fatte anche con una certa tensione, l’alto ufficiale – sembrerà incredibile - risponde che quella telefonata era uno scherzo, avevano voluto fare uno scherzo agli americani. Erano morte 81 persone e dal Centro Radar di Ciampino si divertivano a fare scherzi agli americani. 'E’ stata una telefonata goliardica', testuali parole. Il libro serve affinché rimanga memoria di come pezzi dello stato lavorino contro lo stato, insultino la memoria delle vittime, dei giudici, degli avvocati e di tutti gli italiani. Il processo in cui la realtà supera di gran lunga la fantasia, per meglio capire la realtà di questo paese...



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  8. #38
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    Predefinito ... se son rose fioriranno!...



    'Una 'notizia importante' è stata definita da Valerio Fioravanti la riapertura dell'inchiesta sulla strage di Bologna dopo l'acquisizione da parte della Commissione Mitrokhin di documenti che proverebbero la presenza a Bologna, nella notte tra il 1 e il 2 agosto, di un militante del gruppo di 'Carlos', terrorista internazionale legato all'estremismo medio-orientale. Tuttavia non si sbilancia di più: '... rimango prudente perche', avendo io subito un processo indiziario, mi auguro che questo non capiti piu' a nessuno. Dire che un terrorista legato a Carlos era presente a Bologna il giorno dell'attentato non significa automaticamente affermare che sia lui l'autore della strage. E' pero' una notizia importante, che potrebbe servire, cosi' almeno mi auguro, ad approfondire la situazione di quegli anni e a scoprire finalmente chi e perche' decise di mettermi dentro questa storia insieme a Francesca Mambro...'. Sia come sia la riapertura dell'inchiesta rappresenta un successo per tutti coloro [e chi scrive è tra questi...] che in questi anni si sono battuti perchè si arrivi finalmente alla verità... qualunque essa sia...

    Dal Corriere della Sera...

    La decisione dopo che dalle carte della Mitrokhin è emerso che un uomo di Carlos si trovava in città

    Strage di Bologna, aperta una nuova inchiesta

    Roma - Venticinque anni dopo, la procura di Bologna ha aperto una nuova indagine sull’eccidio del 2 agosto 1980 alla stazione di quella città, 85 morti e 200 feriti. E’ un fascicolo contro ignoti, l’ipotesi di reato quella di strage. Per il più grave e sanguinoso attentato della storia del terrorismo italiano ci sono due persone condannate definitivamente all’ergastolo, Valerio Fioravanti e Francesca Mambro. E Stefano Ciavardini, all’epoca minorenne, con una pena a trent’anni di carcere che attende il vaglio della Cassazione. Tutti e tre si sono sempre proclamati innocenti. Quella fu l’approdo della «pista nera», consacrata dalle sentenze, seppure dopo la consueta altalena di condanne e assoluzioni. Ora sembrano emergere possibili novità che porterebbero - se sarà possibile confermarle - in tutt’altra direzione. Di fronte a questa eventualità il pubblico ministero Paolo Giovagnoli ha aperto la nuova inchiesta. Al momento non ci sono indagati, ma l’alternativa alla 'strage fascista' sarebbe quella che conduce a Carlos, al secolo Ilich Ramirez Sanchez, professione 'terrorista internazionale' legato all’estremismo medio-orientale degli anni settanta e ottanta, detenuto in Francia.

    Lo spunto arriva dalle acquisizioni della commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Mitrokhin, che ha ricevuto diversi documenti dagli archivi dell’ex Repubblica democratica tedesca. In particolare sono arrivate notizie riguardanti un signore che si chiama Thomas Kram, nato a Berlino il 18 luglio 1948, militante di un gruppo battezzato 'Cellule rivoluzionarie' e considerato un affiliato alla causa di Carlos. Nel 2000 la procura federale tedesca emise a suo carico un mandato di cattura per altri reati, ne chiese notizia in Italia e nel 2001 una nota del Dipartimento della pubblica sicurezza riferì che lo stesso Kram aveva alloggiato in un albergo di Bologna nella notte tra l’1 e il 2 agosto, cioè pochissime ore prima della strage. Già all’epoca la notizia arrivò ai magistrati bolognesi, che la catalogarono tra gli 'atti non costituenti notizia di reato', i controlli affidati a polizia e carabinieri non fornirono altri elementi, e le carte finirono in archivio. Oggi la situazione è diversa, perché proprio agli atti della commissione sono giunte ulteriori informazioni su Kram, destinate a entrare nel fascicolo della nuova indagine insieme ad altre notizie sul possibile coinvolgimento di Carlos. Certo, la presenza di Kram, indicato come 'esperto di esplosivi' a Bologna alla vigilia della strage è un fatto suggestivo e degno di approfondimenti, sebbene possa sembrare strano che una persona coinvolta in quell’attentato abbia fornito all'albergo in cui ha dormito la propria vera identità e un documento di riconoscimento autentico. Ma adesso agli atti della commissione Mitrokhin c’è qualcosa di più. I consulenti Matassa e Pellizzaro hanno scoperto una messe d’informazioni sulla presenza di Kram in Italia a cavallo dell’agosto ’80 che va oltre quella notte trascorsa in albergo. A cominciare dal rapporto del 1° novembre 1979 col quale il Bka, l’Ufficio anticrimine della polizia tedesca, avvertiva le autorità italiane che 'Kram è entrato nel vostro paese. Secondo informazioni frequenterebbe l’università per stranieri vicino Roma. Per ragioni di informazioni in possesso del Bka il predetto potrebbe appartenere a gruppi terroristici tedeschi... Pregasi comunicare ogni utile informazione in vostro possesso...'

    Da quella data svariati uffici di polizia hanno redatto e informative sulle mosse di Kram, comprese altri suoi soggiorni a Bologna e in città diverse prima del 2 agosto. Mai però era stato fatto un collegamento con la strage. Adesso, insieme ad altri elementi già rimbalzati sui giornali che riguardano sia Carlos che le possibili implicazioni del Fronte popolare per la liberazione della Palestina di George Habbash, quelle informative saranno esaminate per scoprire eventuali legami tra Kram e la strage di Bologna. In estate, nei giorni del venticinquesimo anniversario, il presidente dell’Associazione delle vittime Paolo Bolognesi aveva già bollato la 'pista Carlos' come un’enorme panzana, mentre il deputato di An Enzo Raisi aveva chiesto la riapertura delle indagini. Ora quel passo è stato fatto, nonostante le difficoltà di cercare conferme o smentite a un quarto di secolo di distanza dai fatti...

    Giovanni Bianconi

    17 novembre 2005



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  9. #39
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    Predefinito ... sconcertanti 'rivelazioni' del terrorista Carlos...

    Dal Corriere della Sera di oggi...

    Bomba in stazione, parla il terrorista in cella
    'A Bologna a colpire furono Cia e Mossad'
    Carlos: utilizzati giovani neofascisti, però per me Mambro e Fioravanti sono innocenti



    Un'immagine del treno devastato dalla bomba il 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna (Ansa)

    Parigi - Dalla sua cella nello storico carcere della Santé, Ilic Ramirez Sanchez, detto Carlos 'lo sciacallo', nega qualsiasi complicità o connivenza nella strage di Bologna. Detenuto in massima sicurezza, Carlos può parlare solo con il suo avvocato italiano, Sandro Clementi. Al mattino, per più di tre ore, analizza e contrappone decine di attentati per concludere che 'la commissione Mitrokhin cerca di falsificare la storia'. I gruppi armati marxisti non hanno 'mai organizzato stragi indiscriminate', ma hanno sempre colpito 'nemici o traditori ben identificati'. L'eccidio del 2 agosto 1980 [85 morti], secondo Carlos, fu non solo 'eseguito da giovani neofascisti', ma 'organizzato da Cia e Mossad' per 'punire e piegare Roma'. Una 'rappresaglia' contro la nostra politica di tolleranza dei gruppi terroristici palestinesi [in cambio del loro impegno a non colpire in Italia...]. La bomba alla stazione andrebbe quindi inquadrata in una guerra segreta tra i due blocchi, Usa e Urss che si combattono con opposte reti di servizi e di terroristi. Per Carlos la miglior conferma sarebbe proprio la presenza di un certo Thomas Kram, lo stesso nome che per i consulenti della Mitrokhin, al contrario, aprirebbe una nuova pista di sinistra. La svolta storica che dovrebbe smentire la definitiva condanna giudiziaria di due terroristi di destra romani, Valerio Fioravanti e Francesca Mambro.Ricevute le domande del Corriere, al pomeriggio Carlos ha dettato in italiano quattro fitte pagine di risposte scritte. Le ha rivedute e corrette per quattro ore. E poi le ha datate e firmate...

    Cosa ha saputo della strage di Bologna, quando e da chi?...

    Siamo sempre stati convinti che sia stata organizzata dai servizi americani e israeliani, i veri 'padroni del terrore nero' in Italia. Poco tempo dopo la strage ho ricevuto dalla Germania Ovest un rapporto scritto, che è molto importante e dovrebbe essere ancora negli archivi della nostra Organizzazione dei rivoluzionari internazionalisti [Ori]. Il rapporto dice che un compagno tedesco era uscito dalla stazione pochi istanti prima dell'esplosione. Ho ricordato il suo nome leggendo il Corriere: Thomas Kram. Era un insegnante comunista di Bochum, rifugiato a Perugia. Il giorno prima della strage era a Roma, pedinato da agenti segreti che lo seguirono anche sul treno per Bologna. Kram aveva solo un sacchetto di plastica con oggetti personali, ma se fosse morto nell'attentato, sarebbe stato facile attribuirgli ogni colpa...

    Kram era un suo uomo?... Le risulta che la notte prima fosse all'albergo Centrale di Bologna?...

    Kram non è mai stato membro della nostra Ori. Bisognerebbe chiedere a lui se abbia dormito a Bologna e perché. Io lo ignoro...

    Conosce Abu Saleh Anzeh?...

    Saleh Abu Anzeh è ormai noto, dopo 30 anni, come il rappresentante in Italia del Fronte popolare per la liberazione della palestina [Fplp]. Per noi l'Fplp era l'organizzazione madre, unita a noi da relazioni politiche e personali...

    Le risultano minacce palestinesi contro l'Italia dopo l'arresto di Saleh, con l'autonomo Daniele Pifano, per i missili Strela sequestrati il 7 novembre '79 a Ortona?...

    Quello era solo un trasporto logistico attraverso l'Italia e gli arresti furono una provocazione degli agenti nemici all'interno dei servizi italiani. Il Fplp non aveva bisogno di fare azioni contro l'Italia e ha sempre rispettato gli accordi bilaterali. Saleh manteneva contatti ufficiali con i servizi italiani civili e militari...

    Cosa pensa della condanna definitiva di Mambro e Fioravanti?...

    La mia opinione è che, se sono colpevoli, avevano qualcuno dietro. Qualcuno capace di manipolare giovani neofascisti. Come per piazza Fontana. Il fatto che non abbiano mai parlato, però, mi fa ritenere che siano innocenti...

    Lei sconta l'ergastolo per l'omicidio di due poliziotti francesi, ma resta indagato anche per due bombe sui treni: 5 morti il 29 marzo '82, due vittime il 31 dicembre '83...

    Noi non c'entriamo con le stragi sui treni e gli stessi atti giudiziari lo confermano. La prima bomba era posizionata dietro lo schienale riservato a Jacques Chirac, che noi abbiamo sostenuto dal 1974 al 1998. Io non ho mai attentato alla vita di Chirac. E la seconda bomba fu addirittura anticipata da una confessione del legionario mercenario Talbi...

    Sarebbe disposto a farsi interrogare dai magistrati italiani?...

    Dev'essere chiaro che io non sono un informatore della polizia e che non denuncerei mai militanti politici. Ma sono pronto a testimoniare contro tutti i traditori...

    Paolo Biondani, 23 novembre 2005


    Allora cari amici, vediamo di distinguere dalle dichirazioni di questo 'Carlos' quello che è valido da quello che è fuffa e ci accorgeremo subito che [forse...] si può arrivare auna svolta sostanziale delle indagini. Riportiamo, evidenziandole, alcune dichirazioni di Carlos su cui occorrerebbe fare chiarezza...

    Poco tempo dopo la strage ho ricevuto dalla Germania Ovest un rapporto scritto, che è molto importante e dovrebbe essere ancora negli archivi della nostra Organizzazione dei rivoluzionari internazionalisti [Ori]...

    Dunque qui si parla di un documento scritto che potrebbe ancora esistere da qualche parte...

    Il rapporto dice che un compagno tedesco era uscito dalla stazione pochi istanti prima dell'esplosione. Ho ricordato il suo nome leggendo il Corriere: Thomas Kram...

    Dunque, dunque!... Se abbiamo ben capito il 'compagno tedesco' se ne è uscito dalla stazione di Bologna poco prima dell'esplosione!... Aggiungiamo noi che questo 'compagno' è stato indicato senza ombra di dubbio come esperto in esplosivi... Interessante!...

    ... era un insegnante comunista di Bochum, rifugiato a Perugia. Il giorno prima della strage era a Roma, pedinato da agenti segreti che lo seguirono anche sul treno per Bologna...

    Oh yes, compagno Carlos!... very good!... a questo punto bisogna solo appurare un piccolo e quanto mai secondario dettaglio circa questi 'agenti segreti'... vale a dire... a quale organizzazione di intelligence appartenevano?...



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    Thumbs up ... ieri fiaccolata a Roma...



    cari amici
    ieri si è svolta a Roma una ‘fiaccolata’ che non ha certo ricevuto l’enfasi data alla analoga manifestazione organizzata un mese fà da Gilianone Cicciopotamo, ma che và pur sempre ricordata.
    La manifestazione, che ha visto la presenza di oltre 2.000 persone, è stata organizzata dal comitato ‘L’ora della Verità’ [di cui fa parte chi scrive…], il quale da tempo combatte la sua impari battaglia perché sia fatta verità sulla strage di Bologna…
    Ovviamente silenzio assoluto da parte dei media sulla manifestazione e questo, detto sinceramente, dispiace. L’importante però è che la battaglia continui.

    Da il Resto del Carlino, giovedì 1 dicembre 2005…


    Strage di Bologna. Raisi [An]: ispezione al Viminale su Carlos...

    Bologna- 'E' ora che qualcuno apra un'ispezione all'interno del ministero degli interni' per chiarire le bugie dette sulla presenza di Carlos in Italia. Lo chiede Enzo Raisi, deputato di An, che da tempo caldeggia l'approfondimento della pista mediorientale per la bomba alla stazione di Bologna. L'esponente di An sul caso ha presentato un'interrogazione alla quale ha risposto oggi, nel corso del question time, il ministro ai rapporti col Parlamento, Carlo Giovanardi. Raisi in quest'ultima interrogazione si riferisce a Thomas Kram, terrorista tedesco legato al gruppo di Carlos, 'presente a Bologna la sera prima del 2 agosto 1980, quando esplose la bomba alla stazione'. Ancora nel 2003, lamenta il parlamentare, il ministero degli interni 'ha voluto tacere la presenza di Kram a Bologna'. E questo 'e' un fatto grave'. Ma Raisi fa riferimento soprattutto a una sua precedente interpellanza, a cui rispose il ministro Alfredo Mantovano, dicendo che, in base alle informazioni fornite dal ministero degli interni, non era stata riscontrata la presenza di Carlos in Italia in quegli anni. La parola passa a Giovanardi: 'E' vero che Mantovano rispose che non era stata riscontrata la presenza di Carlos, perche' l'interpellanza si riferiva esclusivamente a Carlos e non faceva riferimento a Kram'. Il nome di quest'ultimo, infatti, e' tornato fuori nel corso dei lavori della commissione Mitrokhin. L'attivita' investigativa sulla strage, dice Giovanardi, permise di 'accertare che Kram era presente a Bologna e che era alloggiato presso l'albergo Centrale la notte precedente l'attentato'. Della circostanza 'venne informata l'autorita' giudiziaria di Bologna che instauro' il relativo procedimento penale. Questo procedimento e' stato archiviato nel 2002, in quanto le successive indagini non portarono ad ulteriori conseguenze'. Dunque, conclude Giovanardi, 'questa presenza e' stata accertata e documentata. Questo signore apparteneva sicuramente alla banda rivoluzionaria di cui faceva parte anche Carlos'. Ma Raisi non si accontenta della risposta di Giovanardi. 'Il fatto che ci siano ancora al ministero dell'interno persone che non dicono la verita' lo conferma un documento che oggi consegno'. Il testo, spiega, e' del ministero degli interni, risale al luglio del 1975, ed e' indirizzato ai questori di Roma, Milano, Latina e Bologna. Il documento parla di un viaggio effettuato da Carlos a Bologna nel '74. 'Gia' nel '74 la polizia sapeva che Carlos veniva a Bologna, come dimostra questo atto ufficiale'. Percio' hanno mentito anche 'sulla presenza di Carlos a Bologna. Forse- conclude Raisi- e' ora che qualcuno apra un'ispezione al ministero degli interni'...



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