Lo so che mi vuoi bene. Anch'io.In origine postato da Alessandra
A te non ti parlo. Al più ti bombarderei di botte.
So long.
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Lo so che mi vuoi bene. Anch'io.In origine postato da Alessandra
A te non ti parlo. Al più ti bombarderei di botte.
So long.
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*E' venuto il momento che Prodi, Fassino e Dini subiscano le conseguenze della più devastante delle corruzioni che mai sia stata consumata nella storia della repubblica e gli uffici giudiziari debbono comportarsi conseguentemente anche provvedendo all' arresto di questi personaggi*
E' l'imbarbarimento finale della lotta politica, una risposta ai giudici milanesi che hanno voluto strafare con una sentenza andata ben al la della stessa accusa aggiungedo assurdi giudizi morali come ai tempi oscuri di tangentopoli.


Il fatto è che, quando parla Taormina, non si sa mai se scherza o se dice sul serio. Secondo me è una delle persone più dotate di humor in Italia, se non in Europa. Pensate a quante promesse, nessuna mantenuta, fatte a Costanzo, a Vespa o a chiunque si trovasse con un microfono in mano davanti ad una telecamera.
Io credo che sia il più grande dei comici, ovviamente incompreso....
Cum Feris Ferus
Chi striscia non inciampa. Cit.


http://www.corriere.it/Primo_Piano/P...08/carfi.shtml
Intervista a Paolo Carfì, capo del collegio che ha giudicato Previti
«Il mio scatto d'orgoglio dopo tre anni di insulti»
«Aggressioni senza precedenti, soltanto ora potevo rispondere». «Ce l'ho con chi mi ha dato del disonesto»
MILANO - L’insolita premessa alle motivazioni della sentenza Imi-Sir/Lodo Mondadori per «sfatare le tante "leggende" alimentate sul processo»? Paolo Carfì, presidente del Tribunale, che con i colleghi Enrico Consolandi e Luisa Balzarotti ha condannato a 11 anni Cesare Previti per corruzione in atti giudiziari, non ha dubbi: «La riscriverei tranquillamente», dice di quello che definisce «uno scatto d’orgoglio dopo tre anni di insulti e nella sede appropriata». All’esito di un processo dal quale, confessa, uscire «è un po’ una liberazione». Accetta di rispondere «per la prima volta, che credo sarà anche l’ultima per i prossimi 40 anni», ad alcune domande che non entrino nel merito della causa sottoposta all’appello, «e solo in considerazione della particolarità della situazione: mi è stato detto, ma io non l’ho sentito, che qualcuno di recente ci ha definito una banda di criminali...».
Nella vostra premessa, c’è chi ha ritenuto di rintracciare il manifesto di un contropotere.
«Non mi pare proprio, ma che cosa vuole che le risponda? Che quelle due pagine sono uno scatto d’orgoglio dopo tre anni in cui il nostro collegio giudicante è stato investito da ogni genere di insulto, senza poter rispondere altrove e mai? Ebbene, sì, è così. Del resto, per capire il reale senso di quella premessa, basta leggerla per intero e in modo obiettivo: certo, se poi invece si preferisce o si ha interesse a estrapolare qualche frase a effetto...».
Sarebbe stato troppo aspettarsi che i «sentimenti» dei giudici neppure trasparissero dal loro lavoro?
«Sì, credo che fosse proprio una pretesa eccessiva. In quelle due pagine, peraltro, non credo proprio che vi fosse nulla di particolare né contro gli imputati né sul merito del processo. Sono state scritte dopo anni di accuse gravissime, di insulti, di ingiurie, e mettendosi dal punto di vista di quello che dovrebbe essere il normale rapporto tra la magistratura e l’esterno: e cioè un rapporto di rispetto reciproco fino a prova contraria. E’ con questo spirito che io le ho scritte».
Sorpreso dalle reazioni?
«Criticateci quanto volete per il contenuto del nostro lavoro (magari, prima, almeno leggendoci...). Ma non credo si possa contestare che la sede in cui si può rispondere ad accuse infamanti, sulle quali a chiunque è stato consentito per anni di dire la sua meno proprio che a noi, sia appunto la motivazione di una sentenza. Perché è proprio dalla motivazione che si può capire se le accuse di parzialità rivolteci hanno qualche fondamento, a prescindere dal fatto che poi la sentenza sia confermata o no in appello».
In che senso «a prescindere»?
«Un conto è che mi si dica: "Sei un giudice che non capisce niente". Ma un altro conto è che mi si dica: "Sei un giudice disonesto"».
Dunque rifarebbe la premessa anche dopo le critiche?
«La riscriverei tranquillamente. E del resto, se non ora, quando? Quando, in sostanza, io avrei potuto dire due parole per chiedere "giudicatemi dal mio lavoro, non dal nulla"? Io penso lo si potesse fare soltanto in sede di motivazione».
Nel collegio non avete pensato di replicare solo con i riscontri individuati dalla sentenza?
«La premessa è tutta mia, e me ne assumo intera la responsabilità. Nell’ambito dei miei poteri di presidenza del collegio, ho ritenuto che fosse giusta e l’ho fatta. Mai un collegio giudicante è stato così aggredito. Aggressioni verbali e aggressioni morali».
Da chi?
«Non mi sto riferendo affatto agli imputati o ai loro avvocati, essi sono "parti" del processo e hanno dunque molti più diritti degli altri. Mi riferisco invece a chi non ha mai messo piede in Aula neppure una volta in questi tre anni di processo, e tuttavia se ne è uscito con affermazioni incredibili. Anche adesso, sulla nostra motivazione, mi amareggiano non le critiche, che sono assolutamente normali, ci mancherebbe altro, ma il rendermi conto che certi commenti vengono fatti senza aver letto una sola pagina della sentenza. E mi amareggia, naturalmente, vedermi attribuire frasi che non ho mai pronunciato».
Si riferisce ai «sassolini» che lei si sarebbe «tolto» con la sentenza? Previti, letta la frase attribuitale da un quotidiano, chiede «che qualcuno intervenga».
«Ma io non l’ho mai detto. Martedì nella mia stanza, alla presenza del dottor Consolandi e di una decina di giornalisti venuti a chiedere informazioni sui tempi del deposito della sentenza, un cronista a me non noto ha posto la seguente domanda: "Si è tolto un sassolino dalla scarpa?". Non ha ottenuto alcuna risposta, come sempre a domande di queste genere, se non un semplice sorriso. D’altronde è significativo che nessuno degli altri quotidiani, i cui cronisti erano presenti, abbia riportato in tali termini la presunta dichiarazione».
La incuriosisce che lei e i suoi colleghi siate spesso tacciati di avere un approccio «moralistico» ai processi, magari per frasi come quelle «sulla corruzione eletta a sistema di vita», o su quella (ripresa da un’affermazione di Previti) sulla «"più grande corruzione" nella storia dell’Italia Repubblicana»?
«Ho davvero qualche difficoltà a comprendere che cosa si intenda per "moralismo" in questo campo. L’accusa di moralismo mi è stata rivolta una volta sola, ai tempi del processo Eni-Sai, nei motivi d’appello della difesa di Craxi, il quale mi definì anche "grassottello boy scout con il barattolo della marmellata e lo zainetto d’ordinanza". Tutti possono leggere le motivazioni: sfido chiunque a trovare una sola riga dove si facciano commenti su comportamenti personali degli imputati che siano estranei ai fatti puramente processuali. Se poi invece si intende per "moralismo" il fatto che secondo me la corruzione di giudici sia molto grave, beh, sì, allora confesso che sono moralista...».
Esce da questo processo allo stesso modo che dagli altri delicati processi presieduti in passato (da Eni-Sai a quello al generale Cerciello), oppure è stata una esperienza unica anche per lei?
«E’ una domanda difficile... No, devo dire che uscire da questo processo è un po’ una liberazione, devo essere sincero. Ma non tanto per le tensioni sviluppatesi all’interno dell’Aula, bensì per quelle prodotte fuori dall’Aula, rispetto alle quali noi giudici non possiamo fare niente. In Aula io spero, e anzi credo, di essere riuscito a mantenere le udienze in un clima magari teso ma corretto. Fuori, invece, e sui media, non abbiamo nessuna possibilità di interagire. E a questo dobbiamo rassegnarci».
Luigi Ferrarella


Bom Bim Bom: sul piano strettamente umano posso capire il giudice Carfì, su quello professionale, no. I suoi commenti sono impropri. Concordo con Sergio Romano, quando scrive che i giudici devono parlare attraverso le loro sentenze "perché non sono cattedre di pubblica moralità, non fanno il ritratto caratteriale dell'imputato, non alludono alle contestazioni polemiche che hanno accompagnato il processo,non rivendicano l'imparzialità della corte, non stabiliscono raffronti storici tra gli atti presi in esame ed altri commessi in un più lungo arco di tempo".
Ieri tutti i grandi mezzi d'informazione hanno riportato tali dichiarazioni con ampio risalto: "Gigantesca opera di corruzione, la più grande nella storia dell'Italia repubblicana". Io non sono un giurista, ma di informazione me ne intendo: e questa é politica. Le dichiarazioni di Carfì che tu hai riportato, mal si conciliano alla luce di queste considerazioni. In fondo, 11 anni di galera li ha rifilati lui a Previti, che forse ha qualche motivo (a torto o a ragione...) per essere seccato. Ed ha non solo accolto, ma addirittura ampliato e fatto da megafono con le sue motivazioni ha quanto ossessivamente affermato dalla Boccassini e Colombo. Non ne é uscito bene.
Alessandra: nel primo post mi sei sembrata più propensa a dare addosso a certi legali forzaitalioti e basta. Ora, Taormina é un tuo collega, noto per essere un avvocato d'assalto, un carroarmato. E' il suo mestiere. Io credo sia inadatto a incarichi politici.
In questo secondo intervento mi sembra che la tua critica sia andata anche a chi, come scrivo sopra, ricopre incarichi più delicati. Efficace la tua frase di critica temendo che possano anche dire nella sentenza "...di non andare neppure a cena con l'imputato". Questo riequilibria colpe da ambo le parti. Per la tua preoccupazione, io personalmente credo che sia una strada di non ritorno. Al punto in cui i giudici di Milano hanno portato lo scontro, qualcuno dovrà finire sconfitto: non vedo altra scelta. Temo che Ciampi non ci potrà far nulla e che un prezzo lo dovremo pagare tutti noi: con un rallentamento drammatico dell'opera di Governo in un momento in cui l'economia richiede decisioni rapide ed efficaci. Spero di sbagliarmi.
So long.
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Ma insomma, lupo, tu della vicenda che pensi? O commenti i commenti scordandoti dei fatti?
Perfino noi comunisti sappiamo distinguere il bene dal male.
Voi invece non imparate mai, tordi all'infinito...![]()
Che cosa vuole che le risponda? Che quelle due pagine sono uno scatto d’orgoglio dopo tre anni in cui il nostro collegio giudicante è stato investito da ogni genere di insulto, senza poter rispondere altrove e mai? Ebbene, sì, è così.
Non capisco affatto come si fa a leggere una intervista simile, così, con naturalezza, senza comprendere la gravità della stessa. Ma vi rendete conto questo giudice che cosa ha detto? Questo ha scambiato il processo per un fatto personale e tutte le considerazioni extra-giuridiche contenute nella sentenza spero che siano cassate al più presto, e spero anche che il CSM intervenga.
Ma voi li avete mai sentiti gli avvocati in sede di udienza urlare a più non posso ed inveire anche contro il giudice? E' una tecnica, anche questa, della retorica, che qualcuno usa, da ultimo poco tempo fa in sede di udienza preliminare da parte di un avvocato il cui assistito è stato beccato in flagranza di reato con 10 Kg di cocaina pura. Li avete mai sentiti gli avvocati, sempre in sede di udienza, inveire, sì, è la parola giusta, contro il pubblico ministero, contro la P.G. che ha svolto le indagini, nonostante la palese colpevolezza dell'imputato? Andate qualche volta in udienza penale, ne vedrete delle belle, ve lo garantisco, e questo perchè l'avvocato ed il suo assistito sono PARTI. Ma dopo quelle che a volte sono vere e proprie sceneggiate io non ho MAI sentito pronunciare sentenze in cui si dà esplicitamente un giudizio morale sull'imputato, mai le sentenze devono essere vendetta per il giudice, mai le sentenze devono esprimere i sentimenti dell'uomo giudice e questo perchè il giudice non è parte ma è o meglio, dovrebbe essere, giudice TERZO.
Uno dei giudizi più difficile per un giudice è quando stabilisce la pericolosità sociale del reo, o perchè delinquente abituale o perchè professionale o semplicemente recidivo e così via. Ed anche in questo caso libri di diritto ed autori illustri da sempre insegnano, impongono al giudice di evitare sempre di dare giudizi personali o morali sull'imputato.
E' una vera vergogna, inconcepibile in uno Stato di diritto, e tornando a quanto sopra, ribadisco la schifezza immane di questo periodo storico in cui viviamo in cui non c'è una persona che ricopra effettivamente il ruolo non solo che la legge gli impone ma che si è scelto nel momento in cui con il proprio giuramento, da avvocato, o da giudice, ha deciso di svolgere una certa professione.
Notare una apparente piccolezza: Martedì nella mia stanza, alla presenza del dottor Consolandi e di una decina di giornalisti venuti a chiedere informazioni sui tempi del deposito della sentenza....... Nella sua stanza. Nella sua stanza ha fatto entrare i giornalisti. Nella sua stanza di giudice. Nella SUA stanza. Incredibile.


....gravi responsabilità nei confronti dei cittadini (cammionisti, piloti di linea, ufficiali di navi, psicologi, psichiatri e analisti, debbono sottostare a "visite mirate" per controllare non solo l'integrità fisica ma anche quella psichica.
Come "utente" potenziale della giustizia gradirei che pure i magistrati venissero sottoposti, a visite mediche regolari e ben calendarizzate.
Salendo su un aereo di linea so che l'equipaggio di condotta almeno sei mesi prima è stato dichiarato "idoneo" dall'istituto di medicina legale dell'A.M.
Entrando nell'aula di un tribunale che garanzie ho, in questo campo?
saluti
ps: ripeto la domanda (messa decisamente male)...è nato prima l'uovo (avvocato disonesto) o la gallina (giudice disonesto?).
In origine postato da mustang
ps: ripeto la domanda (messa decisamente male)...è nato prima l'uovo (avvocato disonesto) o la gallina (giudice disonesto?).
Direi che è nato prima l'uomo disonesto. E che quest'uomo a volte può essere avvocato, a volte giudice, a volte semplice imputato.


Mica vero, dipende dalle dimensioni e dal numero delle balle, che non sono cose da poco. Le dimensioni delle balle raccontate da Berlusconi sono davvero "spaziali": nuovo miracolo economico, riforma della giustizia (invece ora si vuol fare una commissione d'inchiesta sui magistrati! Roba da matti....)In origine postato da Alessandra
Io di dubbi di questo tipo non ne ho e credo che nessuno li dovrebbe avere visto e considerato che la campagna elettorale non è tale se non si sparano balle da tutte le parti. Quindi, chiunque vinca, è un ballista.
I dubbi grossi invece mi vengono quando sento parlare certe persone alla tele o le leggo sui giornali, come nel caso che ho riportato sopra, o quando si legge che si motivano le sentenze con motivazioni che nulla dovrebbero avere a che fare con la sentenza stessa. Adesso siamo arrivati ad un punto, che spero non sia di non ritorno, in cui si andrà certo a motivare una sentenza in cui si condanna tizio perchè ladro con l'invito poi di non andarci a cena perchè è cattivo. Aberrazioni da tutte le parti e da parte di chiunque, a scapito del concetto vero e naturale di politica.
Ti rammento che Berlusconi è stato il primo artefice di questo imbarbarimento. Vai a rileggerti i suoi argomenti della campagna elettorale del 1994, del 1996, del 2001: anticomunismo (d'annata), promesse mirabolanti (1 milione di posti di lavoro, nuovo miracolo economico, riforme a tutto spiano), sorrisi e slogan.
Io non ho mai sentito alcun leader di Centrosinistra spararle così grosse. Sarà perchè nessuno di loro si intende di marketing come Berlusconi.....![]()
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