da un 3d sulla CDL.... :
Riguardo alla situazione italiana è noto che la comunità ebraica, piccola e concentrata soprattutto in alcune aree del Paese, quasi del tutto assente, ad esempio, dal Mezzogiorno, era tra le più integrate del mondo. Gli ebrei viventi in Italia (ormai... da millenni) diventarono italiani simultaneamente al resto della popolazione della penisola, e in quanto prevalentemente facenti parte del ceto piccolo o medio borghese urbano, con una rapidità ben superiore alla media. Ed è per questa ragione che la comunità ebraica ebbe un peso ben superiore alla sua consistenza numerica nel processo di unità nazionale e di edificazione dell'Italia come nazione libera e moderna. Gli ebrei d'Italia furono sin dapprincipio pertanto, essenzialmente, cittadini italiani di fede ebraica (spesso secolarizzata). Come ex gruppo discriminato e del tutto ovvio che gli ebrei italiani, come quelli di altri paesi, fossero particolarmente sensibili alle tematiche dei diritti civili e politici, della laicità dello Stato, della giustizia sociale, e non c'è certo da stupirsi se molti furono gli ebrei che animarono i movimenti democratici, liberali, socialisti della penisola, dando un loro contributo culturale alla loro crescita politica. Un grande sindaco di Roma, Ernesto Nathan, fu Gran Maestro della Massoneria negli anni a cavallo fra i due secoli e poi sul finire della Grande Guerra e poco oltre. Caludio Treves e Giacomo Emilio Modigliani furono tra i principali esponenti del socialismo riformista italiano, come grandi uomini politici liberali furono gli ebrei italiani Luigi Luzzati, Giuseppe Ottolenghi, Lodovico Mortara. Questo per ricordare soltanto alcuni nomi illustri fra gli ebrei italiani protagonisti della vita politica e civile della Nazione negli anni immediatamente precedenti la nascita e l'avvento del Fascismo.
Ed è da sottolineare che proprio sulla base dei censimenti razzisti disposti nel 1938 dalle autorità del Regime Fascista, sappiamo che gli ebrei iscritti ai Fasci in data antecedente alla Marcia su Roma del 28 ottobre 1922 erano esattamente 590, ossia circa il 23 per mille dei poco più dei 250.000 iscritti al PNF dell'estate del 1922 (Gli ebrei erano circa l'11 per mille della popolazione italiana). Oltre a questi vi erano anche cristiani di origini ebraiche come Aldo Finzi, squadrista e sottosegretario all'Interno dall'ottobre 1922 e il giugno 1924, o ebrei poi convertiti al cattolicesimo come la famosa biografa e amante del Duce, la signora Margherita Grassini Sarfatti.
Anche tra i fondatori del Fascismo, i famosi sansepolcristi del 1919, ci furono almeno cinque ebrei, uno dei quali, Cesare Goldmann, fu quello che mise a disposizione la sala a Benito Mussolini e ai suoi, per la manifestazione. Tre sono gli ebrei che figurano fra i "martiri" ufficiali della Rivoluzione Fascista: Duilio Sinigaglia, Gino Bolaffi, Bruno Mondolfo. Mentre gli ebrei partecipanti alla Marcia furono 230, questo quanto meno sulla base dei brevetti poi ufficialmente rilasciati dal Regime.
Nel primo gabinetto Mussolini entrò anche un amico fervido degli ebrei e del sionismo, tal Colonna di Cesarò che era stato il presidente della "Pro-Israele". Più tardi, negli anni trenta, Mussolini volle un ebreo al ministero delle Finanze.
Detto in estrema sintesi tutto ciò, resta però senz'altro vero che, come ricordò a suo tempo il Piero Treves, in quell'epoca : " gli ebrei antifascisti erano, rispetto agli ebrei fascisti o filo-fascisti, in una proporzione di molto superiore alla media nazionale ", tanto che tra i firmatari del" manifesto degli intellettuali antifascisti" del 1925, promosso dal liberale, dapprincipio tutt'altro che ostile al governo Mussolini, Benedetto Croce, gli ebrei o le persone di origini ebraiche erano ialmeno il 10% del totale.
Come ha scritto lo storico Michele Sarfatti : " In estrema sintesi si può osservare che gli ebrei italiani erano fascisti come gli altri italiani, più antifascisti degli altri italiani ". Uomini come i fratelli Rosselli, Treves , Modigliani o Terracini, come ricordano lo stesso Sarfatti o il De Felice, erano certo esponenti di spicco dell'antifascismo, ma ciò non aveva , in senso stretto, nulla a che fare con il loro ebraismo o le loro origini ebraiche (del resto il sostenere una correlazione in questo senso presupporrebbe un ragionamento di determinismo razziale e razzista).
Altrettanto vero è che questo dato era occasione, nella stampa fascista o fiancheggiatrice del Regime, di periodici attacchi velenosi contro il "giudaismo massonico" o contro "l'ebraismo social-comunista".
Il quotidiano "Il Lavoro d'Italia" definì l'ebraismo (siamo agli albori dell'anno 1928), come " l'ultima trincea dell'antifascismo ". L'atteggiamento fascista era tuttavia oscillante e variegato, e se comprendeva già taluni elementi apertamente antisemiti, come Preziosi o Farinacci e poi Interlandi, non mancavano voci di tutt'altro genere. Quello che però era comune pressochè a tutti i fascisti, di tutte le tendenze, ivi compresi i fascisti di religione ebraica, era l'avversione a quel “nazionalismo concorrente”, e per di più in maggioranza liberale, rappresentato dal Sionismo. Mussolini tuttavia, opportunista e pragmatico, se da un lato osteggiava il sionismo sul piano ideologico (affermava che gli ebrei non potevano certo pretendere di conservare due Patrie, di cui una, fino ad allora, solo immaginaria), dall'altro cercò, per un certo tempo, di utilizzarlo, soprattutto nella corrente "revisionista" anti-britannica, in funzione delle proprie mire espansioniste nel Mediterraneo (il Mare Nostrum), sulle cui rive orientali si affacciava la Palestina.
Le adesioni di ebrei italiani al fascismo crebbero notevolmente durante gli anni di consolidamento del Regime, in particolare fra il 29 ottobre 1928 e il 28 ottobre 1932 furono quasi 5mila gli italiani di religione o cultura israelita che aderirono al Partito.
Nell'estate del 1932, durante i suoi celeberrimi colloqui con Emil Ludwig, Benito Mussolini aveva del resto conannato senza riserve ogni razzismo antisemita come "stupidaggine" ed aveva attestato con forza quanto segue: " L'antisemitismo non esiste in Italia.. Gli ebrei italiani si sono sempre comportati bene come cittadini, e come soldati si sono battuti coraggiosamente ". Ma l'anarchico Camillo Berneri dal suo esilio argentino annòtò, più tardi (primi anni trenta), a margine di dette parole del Duce : “ Se l'antisemitismo diventasse necessario alle necessità del fascismo italiano, Mussolini, peggio di Machiavelli, seguirebbe Gobineau, Chamberlein e Woltmann e parlerebbe, anche lui, di razza pura “.
continua.....
Last edited by Pieffebi on 28-07-2003 at 15:44
continuazione....
Nella primavera del 1934, dopo che il Fascismo aveva riformato l'organizzazione delle Comunità ebraiche, d'intesa con le medesime, dandole l'assetto giuridico e organizzativo che, grosso modo, conserva tutt'ora, alcuni ebrei italiani aderenti al Fascismo, diedero vita a un giornale, pubblicato a Torino, intitolato “ La Nostra Bandiera ”, che doveva costituire il punto di riferimento per gli ebrei più conseguentemente e intransigentemente fascisti.
I Bandieristi avevano l'ambizione di porsi alla testa delle Comunità e professavano una dura opposizione al sionismo ( “ La ricostruzione di una Nazione ebraica in Palestina è un anacronismo storico e un artificio che deve essere combattuto ” , scriveva il giornale di Ettore Ovazza , il 01 maggio del 1934), alle stesse organizzazioni ebraiche internazionali e ad ogni tentativo del rabbinato di svolgere attività extracultuali, soprattutto di interferenza con la sfera politica.
La corrente bandierista, capeggiata appunto dal banchiere ed ex squadrista piemontese Ettore Ovazza, dal nuovo presidente della Comunità ebraica torinese Guido Liuzzi, e dal nuovo presidente della comunità livornese, Dario Nunes Franco, entrò nel 1935 con questi tre suoi prestigiosi rappresentanti nel Consiglio Nazionale dell'Unione delle Comunità Israelitiche italiane, per iniziativa del rabbino capo di Roma (e dirigente della stessa Unione), Angelo Sacerdoti.
Se i Bandieristi erano ben più degli altri ebrei fedeli al Regime, agli ideali del Partito Fascista e al suo Duce, almeno quanto gli altri ebrei erano, come dovrebbe risultare naturale e logico, avversari estremi del NazionalSocialismo tedesco, del suo antisemitismo radicale, e quindi, potenzialmente, di ogni politica di serio avvicinamento politico fra l'Italia Fascista e la Germania NazionalSocialista. Nella misura in cui Mussolini, ad un certo punto, decise di legare strategicamente le sorti d'Italia a quelle della Germania Nazista, pare del tutto evidente come, in considerazione del suo cinismo opportunistico e del suo pragmatismo, non potesse esitare a sacrificare colpevolmente questi fascisti, che rappresentavano, verso l'alleato tedesco, una permanente fonte di imbarazzo e una possibile ragione di contese future.
Non va dimenticato che durante tutta una prima fase i rapporti fra i due regimi non furono propriamente idilliaci, anche se non mancarono contatti e rapporti e reciproche influenze. In particolare Hitler considerava da sempre quello di Mussolini come una sorta di modello al quale fare in qualche modo riferimento, seppure con i dovuti aggiustamenti.
La politica razziale del NazionalSocialismo fu però considerata per diversi anni, dalla grandissima parte dei fascisti e dallo stesso Duce, con “sovrana pietà” quando non con “sovrano disprezzo”, e in quelle fase molti ebrei tedeschi emigrarono nel nostro Paese, dove furono inizialmente accolti e trovarono dunque rifugio.
Gli ebrei italiani si entusiasmarono come i loro connazionali non ebrei per l'impresa di Etiopia, alla quale parteciparono a centinaia come volontari. Non mancarono neppure ebrei italiani, seppur in proporzioni inferiori, anche fra le camicie nere e i soldati che combatterono in Spagna contro “i rossi”. Uno di questi, Alberto Liuzzi, caduto in battaglia, ricevette la medaglia d'oro al valor militare, mentre il tenente colonnello Giorgio Morpurgo, ebreo fascista, colto in Spagna dalle leggi razziali che gli imponevano di rimpatriare e di lasciare l'esercito, uscì da solo verso le postazioni repubblicane offrendo il suo petto al fuoco nemico, sotto il quale cadde).
Fu comunque durante l'isolamento internazionale dell'Italia conseguente all'impresa d'Abissinia e poi alla guerra di Spagna che si moltiplicarono sulla stampa fascista attacchi sempre più virulenti al giudaismo internazionale. Dino Grandi, ambasciatore di Mussolini a Londra, confidò al Financial Time, in un'intervista del 1936, che “ l'ebraismo mondiale fa un pessimo affare schierandosi coll'antifascismo sanzionista conto l'unico Paese d'Europa che non pratica ne' predica, almeno finora, l'antisemitismo “. Mussolini, che in fondo credeva all'esistenza di un'Alta Finanza ebraica e di un potere internazionale ebraico, rimase molto deluso, in effetti, dal fallimento della missione da lui affidata ad esponenti dell'ebraismo italiano, affinchè inducessero un allentamento della morsa internazionale stretta contro l'Italia Fascista, a seguito della decisione della Società delle Nazioni di applicare le sanzioni.
Durante quegli anni gli inviti della stampa italiana agli ebrei d'Italia, affinchè rompessero ogni rapporto con “L'internazionale ebraica, massonica, sovversiva, antifascista....” si intervallavano con attacchi diretti contro l'ebraismo da parte delle fazioni da sempre antisemite del fascismo, alle quali sempre più erano ora sciolte le briglia.
Così gli ebrei italiani doveva no ormai dimostrare ogni giorno, con prove sempre più evidenti, di essere prima italiani e poi ebrei, e gli ebrei fascisti soprattutto, erano invitati a dare prova evidente del proprio essere prima fascisti e italiani e solo in ultima istanza se non incidentalmente cittadini di religione ebraica.
La guerra d'Etiopia e le sanzioni, favorirono l'avvicinamento dell'Italia alla Germania, ed ad un certo punto le due potenze “totalitarie” e “antibolsceviche” si trovarono a combattere fianco a fianco in Spagna.
Disposizioni burocratiche del governo fascista impedirono quindi a funzionari o diplomatici ebrei di svolgere missioni in Germania, al fine di evitare qualsiasi ragione di diretto imbarazzo fra i due regimi.
Adolf Hitler nel suo diario, fin dal 1927, aveva annotato che in fondo l'Italia Fascista combatteva il giudaismo internazionale nella misura in cui si contrapponeva alla Massoneria e alla Plutocrazia internazionale e lottava contro il Bolscevismo. Le divergenze in materia di politica razziale fra i due regimi dovevano essere comunque superate o attenuate se si voleva mostrare al mondo intero la solidità della nuova alleana che stava sorgendo fra Hitler e Mussolini. E verso quella direzione si volse il Fascismo, alla prese con le questioni della razza anche in conseguenza della conquista dell'Impero, nell'intento di contenere fenomeni ritenuti sempre più contaminanti della stirpe italiana, come il meticciato.
L'opposizione degli ebrei fascisti alla politica NazionalSocialista, in quanto violentemente antisemita, non poteva dunque, per Mussolini, che dimostrare che costoro anteponevano i propri interessi particolari di appartenenti alla religione e cultura ebraica agli interessi del Partito e della Patria. Erano senz'altro Fascisti, ma non abbastanza, non tanto quanto si consideravano ebrei.
Eppure le leggi razziali determinarono l'abiura, spesso ma non sempre per opportunismo, di non pochi di costoro dalla fede ebraica e dall'appartenenza alla Comunità. Ciò non valse sempre loro la sicurezza dell'esenzione dalle misure persecutorie, previste dalla legislazione antisemita, ne' sempre servì a salvare loro la vita durante i tragici anni della Repubblica Sociale e dell'occupazione nazista.
Nel momento in cui furono varate le leggi razziali di Mussolini, gli ebrei italiani iscritti al Partito Fascista erano circa 6.900. Ossia il 27% degli ebrei italiani maggiorenni, e circa il 26 per mille del totale degli iscritti del PNF.
Saluti liberali e...........Shalom!!!
Bibliografia essenziale :
Michele Sarfatti : “ Gli Ebrei nell'Italia Fascista” - 2000.
Renzo De Felice : “ Storia degli Ebrei italiani sotto il Fascismo” - edizione riveduta e ampliata del 1993 (I edizione 1961); dello stesso autore si veda anche la monumentale biografia di “Mussolini” - opera di tutta la sua vita.
Alberto Burgio (a cura di) : “ Nel Nome della Razza – il razzismo nella storia d'Italia 1870-1945” - 1997
Gina Formiggini : “Stella d'Italia – Stella di David – gli ebrei dal Risorgimento alla Resistenza” - 1970
Maurizio Ghiretti : “Storia dell'antigiudaismo e dell'antisemitismo” - 2002
Bernard Lewis : “Semiti e Antisemiti – indagine su un conflitto e un pregiudizio” - 1986
Antonio Spinosa: “Mussolini razzista riluttante” - da articoli del 1952/53 – introduzione e nuova edizione: 2000
Emilio Gentile : “Fascismo – storia e interpretazione” - 2002
Wolfang Schieder : “Fascismo e Nazionalsocialismo nei primi anni Trenta” in AA.VV. “Il Regime Fascista” - 1995
Angelo Del Boca : “Le leggi razziali nell'Impero di Mussolini” in AA.VV. “Il Regime Fascista” - 1995
Last edited by Pieffebi on 27-07-2003 at 163




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