La Rai va in tilt sulle frequenze
Alta tensione ai vertici dell'azienda dopo le notizie di inchieste giudiziarie su Tv Set e Tv7 Lombardia. Annunziata scrive a Tremonti: "Quali sono le corrette procedure per l'acquisto?".
ROMA - Annunziata contro Cattaneo, Gasparri contro Annunziata, l'ex Zaccaria contro Gasparri: non c’è pace a Viale Mazzini. La notizia stampa di inchieste giudiziarie che coinvolgerebbero anche Tvset, una delle tv dalle quali la Rai avrebbe dovuto comperare frequenze per il digitale, riapre lo scontro frontale tra i vertici.
Ed oggi si è assistito all'ennesima puntata della querelle estiva. Annunziata, dopo aver plaudito allo "stop" all'acquisto delle frequenze imposto dal cda, si è rimessa in azione. Ha spedito una lettera a Tremonti e al Presidente di Rai Holding Piero Gnudi (e per conoscenza ai consiglieri, al presidente della Commissione di vigilanza Petruccioli, ai presidenti di Camera e Senato e al ministro Gasparri). Per chiedere alla proprietà della Rai e al ministero del tesoro di chiarire quali siano le "corrette procedure" da adottare nell'acquisizione delle frequenze per il digitale terrestre. Da via XX settembre è filtrata la risposta: la competenza è del direttore generale e del consiglio di amministrazione, come stabilisce la legge 206.
Una risposta che il ministro Gasparri ha definito "chiara ed esauriente, così come è chiara l'azione positiva ed esemplare svolta dal direttore generale della Rai e le funzioni di controllo che la legge affida al cda". Gasparri si è anche tolto qualche sassolino, e nel sottolineare che "guardare al futuro tecnologico e normativo è il dovere delle persone sagge, mentre alimentare polemiche è il vizio di chi non sa fare altro nella vita", si può leggere una frecciata all'Annunziata.
Ieri il presidente aveva attaccato a testa bassa il direttore generale. "E' stata premiata la nostra cautela - ha detto Annunziata - ed è stato dimostrato che la politica sbaglia a pressare il consiglio. Alla prima riunione del cda dovremo andare a fondo di questa vicenda, anche nell'attribuzione delle responsabilità per il rischio corso dall'azienda"
La replica di Cattaneo non si era fatta aspettare: "Se qualcuno era a conoscenza di fatti o situazioni poco chiare - ha obiettato il dg - avrebbe potuto chiedere l'immediato blocco di qualsiasi operazione del consiglio invece di un rinvio a settembre".
I consiglieri Veneziani, Petroni e Alberoni gli hanno dato ragione. E anche il ministro delle Comunicazioni, Maurizio Gasparri lo ha difeso. Ma con un'avvertenza: "la Rai deve comperare frequenze e non emittenti", mentre al cda, spetta il compito di fare le verifiche, "per le quali è pagato, tanto che Lucia Annunziata - sottolinea - si è fatta raddoppiare lo stipendio". Abbastanza per provocare una controreplica di Annunziata. Che lo ha invitato a controllare la sua dichiarazione dei redditi per vedere se guadagnava di più prima.
Intanto a gettare altra benzina sul fuoco ci pensa Roberto Zaccaria. "E' stato detto - spiega oggi l'ex presidente- che l'investimento di circa 150 milioni di euro sarà coperto dal ministero delle Comunicazioni. A caval donato non si guarda in bocca? E' singolare che questo ministro, che ha bloccato l'accordo su Rai Way (400 milioni di euro) che avrebbe dato alla Rai risorse private per finanziare il progetto del digitale terrestre, ora promette misteriose risorse pubbliche. O sono soldi che la Rai avrebbe già dovuto avere (e allora si tratta del gioco delle tre carte) o sono fondi aggiuntivi e allora si chiamano aiuti di Stato vietati dalle norme europee".
(17 AGOSTO 2003, ORE 16:00, aggiornato alle 190)




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