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Anche questa domenica, come fa oramai da quasi due mesi, Giovanni Paolo II ha lanciato un allarme sul pericolo che l’Europa si costruisca solo sul denaro e sui confini, trascurando le sue
radici spirituali. Più o meno contemporaneamente il cardinale Dionigi Tettamanzi, dalla cattedra di Sant’Ambrogio, ha sostenuto che “noi credenti rischiamo di essere irrisi e rifiutati dal mondo
contemporaneo, in particolare nel continente europeo”.
Dove cioè le radici cristiane dovrebbero essere più forti, al punto che se ne chiede, fondatamente, il riconoscimento esplicito nel trattato istituzionale dell’Unione.
La contraddizione tra la richiesta del riconoscimento del ruolo fondante del cristianesimo e la denuncia dell’irrisione di cui è oggetto “in particolare nel continente europeo”, è solo apparente.
Sia il Papa sia il cardinale esprimono la preoccupazione per una costruzione europea, istituzionale ma anche culturale e comportamentale, che volti le spalle alla sua storia, tanto intrecciata con quella del cristianesimo.
I campi in cui questi timori si esprimono sono, però, differenti. Quelli concernenti i valori e comportamenti diffusi nella società “secolarizzata” attengono alla funzione missionaria della Chiesa, che in quest’ambito ha tutto il diritto di contrastare l’immanentismo.
Sul terreno invece delle istituzioni pubbliche è ovvio che la regola sia quella della laicità e l’orizzonte sia quello secolare o, se si vuole, immanente. Chiedere a una entità statale di assumere come linea guida la trascendenza è assurdo e, peraltro, contrario all’insegnamento evangelico della separazione tra Dio e Cesare.
E’ ovvio invece che la Chiesa lo chieda alle persone, perché queste, la trascendenza e l’incarnazione, sono il nucleo del suo annuncio. Questa distinzione non basta però a eludere la domanda del Papa.
Gli europei che decidono, dopo secoli di contrasti e di guerre, di legiferare insieme, su che base intendono farlo? Su quella del riconoscimento dell’integrità della persona, di origine cristiana, o su altro?
Su questo l’Europa deve una risposta.
da il Foglio di oggi
saluti




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