.....perchè no?
Eccone una decina rivolte rispettosamente a Prodi, Dini e Fassino (PDF).
Ho…ho…ho…che dice….
....l'avvocato? (con la minuscola)
Minuscola sì, per non confonderlo con l'Altro, ma avvocato vero, quasi un avvocato del diavolo; che sulla vicenda Telekom Serbia se ne esce con una battuta tipica di chi inizia a mettere le mani avanti:"Qualche associato può aver coinvolto qualcuno vicino alla politica: un parente, una moglie, può essere. Ma non c'entra Telekom Serbia, non c'entra Prodi".
Dice in pratica l'avvocato Guido Carli che Marini potrebbe aver visto qualche brutto affare e intravisto la zampino di qualche animaletto della politica. E' questo sufficiente per bersi tutto ciò che il supertestimone racconta?
Chi mai ha detto ciò? Ma pretendere di verificare queste "rivelazioni", come quelle di una qualsiasi "contessina Stefania", come in un paese normale (alla D'Alema), non pare essere una provocazione.
E' troppo chiedere alla "libera stampa" di questo "normale paese" di porre ai "supposti" grandi attori della vicenda alcune domande?
Per esempio:
a PDF: tra l'inizio del '97 e la firma del contratto di acquisto della Telekom Serbia tutto converge per una chiusura entro il 10 giugno 1997. I protagonisti dichiarano che l'imput per quell'ultimatum "arrivarono dall'alto". A sole due settimane dalla sua nomina a presidente della Teleco Italia, Tommaso Tommasi di Vignano vola a Belgrado per incontrare Milosevic.
C'era una volontà politica-italiana o serba- per siglare l'accordo entro quella data?
A PDF: Biagio Agnese e Ernesto Pascale, rimossi dai vertici Stet pochi mesi prima della conclusione dell’affare, confermano di non aver mai sentito parlare di trattative. Pascale ricorda che fino a 4 mesi della firma del contratto “mai un progetto concreto giunse sul tavolo decisionale della Stet. Mentre Tommasi di Vignano, nel 2002, dichiara che le trattative sono durate addirittura tre anni e mezzo. E durante un colloquio fra Slobo Milosevic e suo fratello Borislav, nell’aprile del ’97, si sente il dittatore gioire per “gli italiani che stanno arrivando” per comprarsi Telekom.
Quindi, due mesi prima l’operazione non esiste, due mesi dopo è già data per conclusa. Perché questa improvvisa frenesia?
A Dini: cosa intendeva quando, parlando a Montecitorio, alluse ai “manovali della Cia” riferendosi alle indiscrezioni giunte alla stampa? Pensa che i servizi segreti volessero sgambettare l’Italia per entrare essi nell’affare “sostenendo posizioni negoziali diverse da Washington” o abbia voluto strumentalizzare la vicenda Telekom per screditare la nostra politica estera di allora?
A Dini: lei ha detto di aver saputo dell’acquisto di Telekom dai giornali a contratto firmato, e di essersene compiaciuto. Eppure divenne poco dopo belligerante. Perché “compiacersi” per aver comprato una società per poi andare sul posto a bombardarla?
A Dini: perché, se veramente lei non era mai intervenuto nella trattativa che “aveva riguardato solo Stet e Belgrado”, prima dell’audizione in Parlamento fece richiamare dalla Siria l’ambasciatrice Laura Mirakian, che all’epoca dell’affaire era a capo dell’ufficio Balcani della Farnesina?
A PDF: perché l’affare è stato effettuato non da Stet o da Telekom Italia ma dalla Stet Netherland, piccola consociata estera?
A PDF: avvicinandosi l’accordo in Italia saltavano poltrone; pure Belgrado rimosse in direttore generale della compagnia telefonica Jaksic. Pochi mesi dopo, ai giudici del suo Paese, dichiarava che un mese prima che la NatWest iniziasse la stima della società, in preparazione di un’asta internazionale, sono “comparsi gli italiani” premendo per “un accordo diretto”. Nel protocollo, scritto in serbo e da lui firmato, confermò che dopo la stima si sarebbe partiti con l’asta. Il quotidiano di Belgrado scrisse che Telecom Italia accettò di firmare quel protocollo solo dopo la traduzione in italiano, nella quale apparve, miracolosamente, la frase “vendita diretta” al posto di “asta”. Racconta ancora Jaksic:”…arrivarono gli italiani con l’accordo in mano…E’ stato dato l’ordine politico di firmare tale accordo e Mirko Marjanovic (l’ex premier serbo) mi ha fatto sapere che tutto era a posto e si poteva firmare in 15 minuti. Perché l’Italia (il suo governo) non voleva l’asta visto che l’offerta italiana era molto più alta del valore effettivo?
A PDF: sempre Jaksic ricorda che il “conte” Gianfranco Vitali, nel 1994, avrebbe offerto ai serbi 8,6 miliardi di dollari, inutilmente :”Era chiaro che erano interlocutori privi di serietà, inviati da personaggi che si trovavano ai vertici politici”; com’è riuscito il medesimo “intermediario” a convincere le parti della validità dell’accordo?
A PDF: sembra a voi normale che una operazione del genere venga condotta attraverso mediatori? Era consuetudine pagare queste “provvigioni miliardarie” che fecero sbottare quel “brav’uomo” di Milosevic - …questi mafiosi di italiani?
A PDF: la nomina di Tommasi di Vignaro è stato un atto politico, come lo sono state le rimozioni di Agnes e Pascale. E politica la “promozione” del Tommasi ai vertici di Telecom Italia e contemporaneamente a quelli della Stet, diventando così controllato e controllore. Il Capo del governo, il ministro degli Esteri e il suo vice con delega Balcani potevano non sapere?
Onesti e “scarsini”.
Da il Giornale di sabato
ps: oggi, sui giornali, si legge di Mastella che, a gran voce, chiede di "essere ascoltato subito".
Beh, tanto di cappello a questo "politico di mestiere" che formalmente è l'unico che mostra "rispetto" nei confronti di una Commissione parlamentare, altissima espressione di democrazia popolare.
Nessuna traccia della "supponente arroganza" dei PDF.
saluti




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