Dal sito www.ilnuovo.it
Penitenti si percuotono a sangue in nome di Maria
Il rito si svolge ogni sette anni nei pressi di Benevento. I fedeli si battono con un sughero irto di spilli.
http://www.ilnuovo.it/nuovo/foglia/0...186537,00.html


Dal sito www.ilnuovo.it
Penitenti si percuotono a sangue in nome di Maria
Il rito si svolge ogni sette anni nei pressi di Benevento. I fedeli si battono con un sughero irto di spilli.
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Dal sito http://www.adpontem.it/
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affus dovrebbe usare un machete ,per essere perdonato.


Esageratooooooooo...Tanto lo sappiamo tutti che in fondo Affus ti è simpatico...
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gli voglio bene come fosse una persona..


LA FESTA DELL’ASSUNTA
Si tratta di una devozione antichissima verso una statua lignea che raffigura la Vergine con in braccio il Bambino Gesù, venerata come “Madonna dell’Assunta”. Verso di Lei, che una leggenda popolare vuole dissotterrata da maiali nel territorio limitrofo di Limata, da sempre, i guardiesi e le migliaia di devoti che accorrono al Santuario hanno avuto culto e forme di devozione particolari.
Diverse sono le ipotesi sulle origini di queste manifestazioni penitenziali. Alcuni le fanno risalire a culti pagani precristiani verso divinità agresti, altri si rifanno al Medioevo quando Ranieri Fasani (1260) partì da Perugia con le processioni dei “Disciplini’ e le portò in tutta Europa, altri ancora le datano successivamente al Concilio di Trento (1574) quando, nel fervore della Controriforma, Gesuiti e altri Ordini Religiosi organizzarono le “missioni” in numerosissimi centri d’Italia e d’Europa. Le più antiche notizie storiche documentate risalgono al 1620.
Anche se i riti sono incentrati su una serie di atti e simboli esclusivamente di carattere penitenziale (misteri, flagellanti, battenti, corone di spine, funi...), il popolo guardiese definisce tutto il complesso delle manifestazioni semplicemente "Festa dell'Assunta". E proprio di una festa si tratta perchè il tutto è impregnato di una profonda religiosità gioioso-penitenziale.
Normalmente la festa si protrae per circa due mesi.
I misteri
Sono quadri viventi, rappresentazioni allegoriche della Sacra Scrittura, vite dei Santi, storia della Chiesa, dogmi di fede e principi morali ... Vengono rappresentati da gente del luogo che, in costumi d'epoca, sfila per il paese mantenendo sempre statico il proprio atteggiamento figurativo, e senza proferir parola.
Ciascun mistero è preceduto da un "vessillifero" (un angelo o un paggio) che reca un'insegna con il titolo illustrativo. Nelle processioni "di Penitenza" dietro l'ultimo mistero di ogni rione sfilano i flagellanti (o disciplinanti ). Non sempre i misteri presentati dai Rioni sono gli stessi di settennio in settennio, nè sono stati sempre così numerosi.
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I Battenti e i Flagellanti
Il forestiero che segue i Riti è colpito principalmente dalla partecipazione di penitenti incappucciati in saio bianco che si flagellano le spalle con catenelle di ferro o si percuotono il petto fino a farlo sanguinare. Il popolo chiama “flagellanti” o “disciplinanti” i primi e "battenti a sangue" i secondi. Sono uomini che scelgono di fare questa penitenza per motivi più svariati.
I battenti a sangue, in camice bianco e cappuccio ad occhiaia, si percuotono il petto con ritmo cadenzato, chi solo sul lato sinistro, chi su ambedue i lati, con uno strumento di penitenza chiamato "spugna": un pezzo di sughero da cui fuoriescono numerose punte di spilli.
I flagellanti invece usano catene o strumenti di ferro o alluminio preparati artigianalmente e formati da alcune lamine concatenate l'una all' altra, con cui ritmicamente si percuotono le spalle. Anch'essi procedono incappucciati.
Tutti i penitenti stringono nella sinistra un piccolo crocifisso, spesso con un'immaginetta dell'Assunta, che li aiuta nella meditazione, nella preghiera e nel dolore.
Questa forma di devozione ha scatenato sempre nei confronti della popolazione critiche piuttosto pesanti. Le motivazioni vere vanno cercate in profondità, nè un esame superficiale dell'avvenimento può svelare l'intima natura psico - religiosa del fenomeno. La fede, le consuetudini familiari, situazioni umane sono forse alla base di ogni singolo colpo di spugna o flagello. Questa manifestazione di fede e di penitenza è qualcosa di veramente vissuto, è qualcosa di innato che fa parte della cultura, della vita stessa dei guardiesi: qualcosa che, forse, niente e nessuno potrà mai cambiare o semplicemente snaturare.
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La spugna e gli altri strumenti di penitenza
La spugna è lo strumento di pentitenza usato dai battenti a sangue. Il numero degli spilli varia secondo la grandezza circolare del sughero. Da un lato del sughero si infilano lunghi aghi a testa grande, in modo che dall'altro lato fuoriesca solo la punta di essi per circa 2 - 3 millimetri. Su questo lato la spugna viene ricoperta da un tondo di cuoio (e con una fascetta anch'essa di cuoio fissata alle due parti opposte del bordo, come ansa, per poterla mantenere con facilità nella mano destra, infilandovi l'indice, il medio e l'anulare) e sull'altro si spalma uno strato di cera. Durante la penitenza le spugne vengono continuamente bagnate dagli assistenti con vino bianco. Il nome "spugna" forse deriva dal fatto che anticamente al di sopra degli aculei si poneva proprio una spugna che aveva la stessa funzione dell'attuale cera.
Si ricordano inoltre gli altri simboli penitenziali usati: la disciplina, le corone di spine intrecciate che si portano in testa, le funi, piccole e grandi, poste sul petto e sulle spalle, le croci nere, senza il Cristo crocifisso e senza i simboli della Passione.
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Dal sito www.guardiasanframondi.galtiterno.it


Molto interessante.
I flagellanti percuotono e castigano la propria materialità e il proprio ego (*), guardando la Madonna (la sapienza). Questa potrebbe essere stata, in poche parole, l'antica origine iniziatica del rituale, poi perfettamente inglobata dal cattolicesimo. Ma il significato meramente morale, del castigare i propri peccati, non adombra affatto le valenze antichissime e precedenti il cristianesimo, a saper vedere. Da notare che riti praticamente identici si ritrovano in tutta l'area interessata dalla razza mediterranea, particolarmente legata all'aspetto auto-cruento. Le immagini della processione-commemorazione del martire maomettano Husseyn, che gli sciiti iracheni hanno potuto tornare a festeggiare dopo la caduta di Saddam Husseyn, sono ancora sotto i nostri occhi, con il sangue però che cadeva molto più copioso dalle membra flagellate dei fedeli iracheni rispetto ai più prudenti flagellanti beneventani.
Cade così l'ipotesi dei frettolosi commenti giornalistici, che il rituale sia nato in occasione delle grandi epidemie di peste del duecento. In realtà, qui si risale ad epoche ben più antiche.
Sarebbe interessante vedere se Ernesto De Martino scrisse qualcosa in proposito, e cosa.
(*) e il cappuccio che maschera i tratti umani, indica proprio la rinuncia alla finta personalità egoica, per compiere l'operazione nel più puro anonimato del Sé/Intelletto, vedi veste bianca - a mio avviso.


In effetti i vari quotidiani parlano di origine incerta di questi Riti, anche se la tendenza generale è quella di considerarli risalenti al Medioevo. Speravo di trovare qualcosa in più sui giornali locali, e infatti su “Il Sannio quotidiano” del 18 agosto ho scovato questo articolo, ma nessuna notizia certa riguardo le origini…In Origine Postato da Vahagn
Cade così l'ipotesi dei frettolosi commenti giornalistici, che il rituale sia nato in occasione delle grandi epidemie di peste del duecento. In realtà, qui si risale ad epoche ben più antiche.
Il mistero di fede dei Riti Settennali
Ma quando e perché nacquero i “Riti Settennali dell’Assunta” di Guardia Sanframondi? Rispondere a queste prime due domande è già molto arduo; figurarsi, poi, capirli, quei Riti.
Per chi non è nato nella bella cittadina con il castello normanno, distante circa 35 chilometri da Benevento, i Riti dell’Assunta rappresentano, infatti, qualcosa di inesplicabile; almeno quanto per un guardiese quello stesso evento costituisce, invece, un elemento fondante, un gene costitutivo del proprio DNA e della propria identità culturale, religiosa, storica e morale.
Avvicinandosi, ormai, il giorno di inizio dei Riti (il 18 agosto), cresce sempre di più attorno a loro l’interesse, la voglia di capire, il dibattito e persino la polemica. Perché?
In breve, i Riti, che durano una settimana (ma, spesso, in passato sono andati anche oltre: quest’anno comunque si chiudono il 24 agosto), costituiscono una sorta di penitenza pubblica e collettiva ed hanno essenzialmente lo scopo di chiedere grazie alla Madonna dell’Assunta (la pioggia per favorire il raccolto, ad esempio). Ora, messa così la cosa, a parte la dilatazione temporale, non sembrerebbe che questo avvenimento possa meritare un interesse particolare: e, invece, si tratta di un evento religioso unico al mondo che, come tale, richiama l’attenzione di innumerevoli studiosi di antropologia e turisti. I quali, a dire il vero, per la fattispecie, non sono graditissimi nella cittadina: infatti, i guardiesi, normalmente ospitali, avendo il timore di incomprensioni, preferirebbero poterli celebrare lontano dalle folle. Infatti, per loro, i Riti costituiscono un momento di raccoglimento e di macerazione interiore per una nuova comunione con Dio: tutte dunque attività private, anzi privatissime, nonostante il fatto che si svolgano in pubblico e alla luce del sole. D’altra parte, bisogna riconoscere che, se è molto raro che qualcuno abbia voglia di mettersi a spiare un confessionale, la complessità dei Riti è tale da richiamare curiosità (talvolta morbosa): e, così, le presenze a Guardia in quella settimana fatidica si contano in decine di migliaia.
Molti sono gli elementi alla base di un tale “successo”.
Innanzitutto, è bene sottolineare che l’intera cittadinanza (circa cinquemila persone) è coinvolta nei Riti: i quattro Rioni (Croce, Portella, Fontanella e Piazza) in cui è divisa Guardia organizzano, ciascuno, i diversi e momenti dell’evento. E già questo è abbastanza singolare: ancora più stupefacente è il fatto che questa grande massa di persone non obbedisce a qualche regista, ma si riunisce spontaneamente, si auto-organizza, persegue un unico obiettivo in perfetta comunità d’intenti. I ruoli vengono assegnati di comune accordo; nessuno impone qualcosa all’altro; tutti collaborano.
I Riti sono costituiti da una molteplicità di elementi che, in una faticosa, lenta, lunghissima processione per gli strettissimi vicoli della cittadina, si dipanano per ore ed ore.
Vi sono, innanzitutto, i “Misteri”: attori-cittadini si prestano a rappresentazioni di scene bibliche o di vita religiosa o civile (ad esempio: l’assassinio del cardinale Romero). Abbigliati con costumi da loro stessi preparati o affittati, mimano in pose fisse la parte saliente della storia (nel crimine citato ad esempio vi appaiono: i killers, la vittima e i fedeli raccolti in preghiera: in tutto non meno di una ventina di persone, che si muovono solo quando si tratta di spostarsi lungo il tragitto della processione).
Poi vi sono i “Cori”: altri cittadini intonano canti religiosi.
Quindi, vi sono i “Flagellanti”, cioè persone incappucciate e con un saio bianco, che si percuotono le spalle; ed, infine, i “Battenti”, che, a differenza dei Flagellanti, si colpiscono il petto, scoperto dal saio, con 33 spilli infissi in un tappo di sughero, fino a farlo sanguinare. Naturalmente, è proprio la presenza inesplicabile di questi ultimi penitenti (non meno di duecento che compaiono solo l’ultimo giorno ed in coda all’interminabile processione) che ha suscitato, suscita e susciterà sempre polemiche ed incomprensioni; persino orrore e ripulsa. Infatti, se non può non destare ammirazione la capacità della gente di Guardia di mettere su un simile evento solo obbedendo ad una tradizione orale; pure, si può comprendere che qualche osservatore possa (per usare un eufemismo) storcere il naso di fronte al sangue.
C’è anche chi l’ha buttata in politica: i Battenti sarebbero, per lui, il modo con il quale il padrone depotenzia l’impeto rivoluzionario dei contadini desiderosi di abbattere i privilegi del latifondo.
Confesso che ciò che mi angoscia per davvero non sono certo i Battenti o i Flagellanti, ma l’impossibilità di rispondere alle due domande che abbiamo posti all’inizio. La data d’origine ed il motivo che causò la nascita dei Riti sono, infatti, sconosciuti. Non si sa nemmeno perché mai cadano ogni sette anni (ndS: secondo il “Corriere della Sera”, la cadenza settennale potrebbe ispirasi – forse - all' anno di remissione ebraico). Alcuni sostengono che risalgano al Medioevo, quando la gente, ritenendo imminente la fine del mondo, si puniva per i gravi peccati dell’umanità; altri fanno risalire i Riti all’epoca post Concilio di Trento (è la posizione dell’autorevole e compianto mons. Giovanni Giordano). Purtroppo, però, mancano documenti incontrovertibili a favore dell’una o dell’altra teoria.
Per concludere: i Riti vanno accettati per quello che sono, cioè la manifestazione di un profondo credo religioso, cui un laico deve inchinarsi. Anche perché l’accusa loro rivolta di essere un retaggio medievale e di una mentalità oscurantista proprio non regge.
Noi moderni, infatti, con tutta la nostra prosopopea non siamo affatto liberi: ci inchiniamo quotidianamente come pecore obbedienti ai diktat di televisione e pubblicità. A Guardia, invece, almeno una volta ogni sette anni, c’è chi non ha paura di portare allo scoperto quello che sente veramente dentro. Meritano, dunque, tutto il nostro rispetto.
Da www.ilsannioquotidiano.it



