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Il portavoce dell’opposizione e le giaculatorie del solito piccolo Ulivo

Che l’opposizione cerchi di trarre stimolo e incoraggiamento dalle difficoltà della maggioranza (che non sono mancate e non mancano) è del tutto naturale.
Da questo, però, si dovrebbe partire per delineare una proposta alternativa e per dare forza nel confronto politico a obiettivi comprensibili. Invece Francesco Rutelli, inaugurando la ripresa
post feriale con una lunga intervista, non sembra in grado di offrire nulla di tutto ciò.
Oramai parla da ex candidato premier.
Ammette che non basta la caccia agli errori di Berlusconi, teme che in questo modo l’opposizione si adagi sugli allori (quali?), ma non sa proporre altro che una lista unica, e se non unica unitaria,
e se no fatta da chi sta nell’Ulivo per le prossime elezioni europee. Idea, peraltro, non sua ma di Romano Prodi.
Gli argomenti “sociali” che cita a sostegno di questa ipotesi sono un po’ abborracciati: la denatalità, che in realtà decresce seppure lievemente, l’aumento degli ultraottantenni non autosufficienti,
che è una ovvia constatazione demografica, e la diffusione del lavoro precario fra i giovani, che però ai tempi felici dei governi dell’Ulivo erano disoccupati in misura maggiore di oggi, il problema
dell’integrazione degli immigrati, che non è certo una novità.
Che la risposta a questi problemi, poi, stia nella “forma del centrosinistra”, come afferma Rutelli, è un po’ difficile da digerire. In sostanza una serie di banalità sociologiche buone in tutte le stagioni, un appello volontaristico all’unità di uno schieramento di otto partiti che dovrebbero delegare la propria sovranità politica
non si sa bene a chi, una spruzzata di “società civile” che dia vigore alle liste elettorali, tutto ciò, messo insieme, non fa una politica.
Così come un aspetto gradevole e una certa parlantina non fanno un leader. Anche i toni vagamante minacciosi (“O si riuscirà a fare l’integrazione o non potrà non esserci concorrenza”) non spaventano nessuno e verranno archiviati, dagli stessi alleati di Rutelli, nel ripostiglio strapieno delle intemerate senza efficacia di un leader che vorrebbe esserci.

saluti