Parla il leader di Rifondazione comunista: "Semmai è
più seria l´ipotesi di una forza di
alternativa
riformista con un vero respiro europeo"
"No alla lista unitaria per le europee è
un´idea da centrosinistra d´antan"
Bertinotti boccia la proposta Prodi: al Paese non
interessa
Ma quale che sia la formula il nostro rapporto con
l´Ulivo va avanti
GOFFREDO DE MARCHIS


da Repubblica - 27 agosto 2003

ROMA - Onorevole Bertinotti, com´è l´ipotesi della
lista unica dell´Ulivo vista da vicino, cioè da
Rifondazione comunista?
«Diciamo la verità, io vedo solo una grande freddezza
e nessun entusiasmo, la lista unica non suscita nel
Paese una discussione appassionata. La nostra
posizione comunque è chiara: è come mettere un
abito vecchio su un corpo completamente nuovo. Nel
campo del centrosinistra, durante l´ultimo anno, c´è
stata un´evoluzione importante, nei rapporti con i
movimenti sui temi della pace e della globalizzazione
e
persino nell´esperienza delle elezioni per le
provinciali
dove siamo riusciti a mettere insieme tutte le forze
d´opposizione alla Casa delle libertà. Diversa è la
prospettiva della nascita di una forza riformista con
un respiro europeo. Questo è uno sbocco non banale,
sul quale io non sono d´accordo, ma raccolgo la
sfida, può essere un´ipotesi seria e mi interessa. La
ricostruzione di un centrosinistra d´antan invece non
mi interessa e basta».
L´eventuale successo della proposta-Prodi
complicherebbe i rapporti con il suo partito?
«No. Quale che sia la forma che si dà l´Ulivo, ormai
il
rapporto con Rifondazione si basa su un obbiettivo
comune: come fare un´opposizione efficace al
governo Berlusconi e accelerarne il declino per non
fargli finire la legislatura. È un compito
fondamentale
che va ben al di là delle formule politiche. E adesso
non siamo solo noi e loro a dialogare, adesso il
campo
delle forze d´opposizione va oltre il perimetro del
centrosinistra e il rapporto è più facile».
Amato però propone di avviare un confronto con il
Polo sulle riforme. Un discorso che può riguardarvi
se
si parla anche della riforma elettorale in senso
proporzionalistico.
«Nella tesi di Amato quello che non mi convince è il
punto di partenza. Chi immagina un dialogo con
Berlusconi e la sua maggioranza non vede la crisi
della
democrazia, ragiona come se vivessimo in condizioni
normali. E partire dall´ipotesi del premierato non
farebbe altro che accentuare una crisi che si
sviluppa
a livello europeo, nazionale e locale. L´Europa è
"a-democratica". Non esiste la sovranità popolare,
non esiste una forma costituzionale di governo tanto
che per assurdo il potere legislativo e quello
esecutivo sono la stessa cosa. Sul piano nazionale la
politica subisce l´offensiva presidenzialista di tipo
manageriale che non può avere niente a che fare con
la democrazia. Ecco: inseguire il Polo su questo
terreno è come prendere lucciole per lanterne. A
livello locale, si accentua il potere degli
amministratori
e allo stesso tempo gli si tagliano le risorse
costringendoli a soffocare il pubblico dando spazio
ai
privati. Detto questo, la prima cosa da fare non è
dialogare con il Polo ma convocare gli Stati generali
delle opposizioni e aprire un discorso di fondo sulla
democrazia. Invece di parlare del superpremier
parliamo della mancanza di potere dei lavoratori.
Sarebbe davvero una contraddizione discutere di
bilancio partecipativo a Porto Alegre con Veltroni e
Domenici e poi, tornati in Italia, mettersi intorno a
un
tavolo con Berlusconi per affrontare il tema dei
poteri
del premier».

La coperta comunque è sempre troppo corta. Se non
sono le riforme istituzionali, spunta la riforma
delle
pensioni e il centrosinistra non deve tirarsi
indietro,
dicono i leader.
«Imporre a chi ha svolto un lavoro alienante e
ripetitivo per 35, 36 anni di rimanere in fabbrica è
come far lavorare un bambino. Quello delle pensioni è
un terreno su cui c´è molta confusione, ma non
manca la convergenza tra le forze dell´opposizione e
le forze sociali. E c´è un dato di fatto: non c´è
alcuna ragione d´intervento sul sistema previdenziale
dal punto di vista delle compatibilità economiche.
Che
mi parli di patto tra le generazioni un governo che
ai
giovani offre la precarietà e agli anziani propone la
rottura di un diritto sociale acquisito è
inaccettabile.
Se mi dicono che è un ingiustizia trattare allo
stesso
modo chi fa un lavoro creativo e chi invece ne svolge
uno alienante, sono disposto ad ascoltare. Ma di
fronte a una proposta generalizzata il mio rifiuto è
radicale».

Lei ha detto che va bene Prodi come candidato
premier ma vedrebbe con favore anche un Ds.
Significa che preferisce la seconda soluzione?
«Significa che per noi non ci sono pregiudiziali. Ma
che non mi piacciono le candidature costruite sul
diritto ereditario. Questo vale per Prodi e anche per
altri.[b] Mi piacerebbe che la leadership emergesse
durante la costruzione del progetto comune, che
derivasse la sua autorevolezza da questo percorso.
Mitterrand diventa leader delle sinistre francesi
perché fa Epinay, non perché viene calato dall´alto.
Possibile che nessuno in Italia abbia l´ambizione di
percorrere la stessa strada?[b/]».
È vero che prima o poi Rifondazione cambierà il nome
rinunciando alla definizione di comunista?
«C´è un clima di attesa, molti, anche nei movimenti,
considerano il riferimento comunista un fardello
troppo pesante. Secondo me si sbagliano, essere
comunisti oggi è una sfida per il futuro. Però
possiamo
costruire insieme la risposta. Io Tarzan, tu Jane. Io
sono comunista, tu no. Ma possiamo camminare
vicini».