Avete mai letto Niceforo?
Ecco cosa scrive
nel suo libro "Italiani del Nord e Italiani del Sud", edito nel 1901.
"La differenza antropologica tra gli italiani del Nord e quelli del Sud, determina eziandio una spiccata differenza psicologica tra i caratteri delle due popolazioni. Il carattere del piemontese - infatti - non è quello del siciliano, ed essi divergono, appunto, come diverge la psicologia dei popoli nordici (Arii) da quella dei popoli meridionali (Mediterranei).
Il piemontese ricorda un poco - nelle sue linee generali - la psicologia del celto, dello slavo e del germanico, dei quali è fratello nella razza; il siciliano rammenta, invece, la psicologia del greco e dello spagnuolo del sud, ed essi tutti sono appunto rami della medesima stirpe mediterranea.
Come vi sono dunque - in linea generale - due razze: gli arii al nord e i mediterranei bruni al sud; così vi sono due diverse e quasi opposte psicologie collettive.
I mediterranei bruni, abitanti il sud-Italia, hanno, come nota principale della loro psicologia, l'enorme eccitabilità del proprio "io". Essi non camminano, corrono; non si muovono, irrompono; hanno sempre furia di cominciare e di finire, - amano la celerità, il rumore, l'instabilità - esagerano tutto: dell'uomo che non ha retto giudizio dicono che è insensato; di quello che ha del talento dicono che è un genio, di quello che non ha molto spirito, che è uno sciocco. Hanno tutto in rilievo, il gesto, lo sguardo, la parola, lo stile, l'esclamazione; concepiscono rapidamente, perché il loro "io" guizza celermente su ogni cosa, quasi in uno stato di sovreccitazione, ma non approfondiscono nulla o quasi nulla; hanno ipertrofico il sentimento e intermittente l'energia. Per questa continua irrequietezza dell'"io" sono mobilissimi nelle idee, impulsivi ed amanti delle ribellioni, pronti a farsi trasportare ad azioni che, dopo lo scoppio bruciante ed impulsivo del momento, essi stessi deplorano, e proclivi a decidere a colpi di testa gli avvenimenti anche più importanti.
Al contrario, gli arii mancano quasi completamente di questo eccesso di mobilità dell'"io". Il loro "io" è tardo, freddo ed incline a lasciarsi assorbire passivamente dall'organizzazione collettiva. Il loro "io" non li trascina, eccitato e quasi ubbriaco come è presso i mediterranei bruni, a correre per il mondo, ad agitarsi e ribellarsi, a guizzare di idea in idea e di fatto in fatto, ma al contrario li attacca alla patria, al suolo, al focolare. I "brachicefali" (arii) diceva Galton, "hanno lo spirito gregario degli armenti". Sono infatti masse docili malleabili, che non si agitano vanamente, dietro cento idee e mille aspirazioni, ma che si piegano pazientemente al buon senso della vita pratica; amano i fatti, i calcoli e gli atti.
Gli arii, avendo l'"io" più docile e meno eccitabile, hanno un sentimento di organizzazione sociale assai più sviluppato che non sia presso i mediterranei bruni, i quali, avendo l'"io" eccitabile e mobilissimo, hanno più sviluppato il sentimento individualistico e si ribellano ad ogni spontanea organizzazione collettiva e sociale. Mentre nella stirpe aria l'individuo facilmente si fonde nell'aggregato, senza nessun sacrificio, e si considera come parte od elemento dell'unità sociale sulla quale non aspira di innalzarsi per dominarla, presso i mediterranei bruni, al contrario, ogni individuo vuole emergere dalla massa sociale, anche quando sia necessario di rimanere come molecola dell'unità indivisa. Moltiplicando in tutta una folla questi caratteri, trovasi il sentimento di anarchia da un lato, e quello dell'ordine dall'altro, come fenomeno naturale e comune. Insomma, presso gli arii è facile organizzare gli individui in masse, e disciplinarli, presso i mediterranei bruni, invece, questo lavoro è impossibile perché ogni individuo, tratto dal suo "io" irrequieto e mobilissimo, non vuole e non può lasciarsi assorbire dalla massa.
Gli arii hanno tenace e pazientissima l'attenzione, perché l'"io" trova nella sua freddezza e nella sua lentezza, una grande forza per non distrarsi: hanno spiccatissimo il senso pratico della vita, perché il loro "io", non mai distratto da emozioni banali, non mai scosso dagli uragani psicologici di una fervida immaginazione, non mai tratto a vagare su cento obbietti della impulsività, e reso tenace dalla forza di volontà e dalla pazienza, può concentrarsi sugli oggetti anche minimi della vita spicciola, comprenderli e sviscerarli al lume di una serena ed instancabile riflessione...
Niceforo divide le popolazioni "italiane" in due razze distinte : gli arii al Nord , i mediterranei al Sud. : "I crani arii si trovano nel Nord-Italia , dominano nella valle del Po , e s’infiltrano più o meno numerosi nell’Italia centrale fino alla valle del Tevere ; i crani mediterranei predominano invece al sud e nelle isole : il che indica una distribuzione ben netta delle due stirpi nei due estremi d’Italia , con una certa mescolanza nel centro" ed ancora "oggi l’Italia è pur sempre divisa, in linea generale, in queste stesse due zone abitate dalle due razze diverse , gli ari predominanti al nord e fino alla Toscana( celti e slavi), e i mediterranei predominanti al sud. E gli attuali ari dell’Italia settentrionale , vale a dire i piemontesi , i lombardi, i veneti , i romagnoli , che appartengono a quella stirpe che venne a invadere l’Europa primitiva , sono perciò - antropologicamente - fratelli dei tedeschi , degli slavi, dei francesi celti ." Involontariamente , date le cognizioni scientifiche dell’epoca , Niceforo fu un assertore del concetto di "imprinting" ante-litteram .Tali teorie , al riguardo delle due stirpi , divennero abbastanza comuni nell’ambiente accademico dell’epoca , prima di venire soppiantate dai nazionalismi guerrafondai . A.Mosso , nell’opera " Le cagioni dell’effeminatezza dei popoli latini"( Nuova Antologia " , 16 Nov. 1897) dice : "La popolazione dell’Italia settentrionale è poco diversa dalle razze anglo-sassoni".
Per ciò che riguarda i mediterranei , Niceforo suddivide questa categoria in due tipi differenti meditarranei bruni e mediterranei biondi ( che sarebbero assimilabili ai mediterranei inglesi ) e riconduce il tipo mediterraneo "più vicino alla spagnuolo, al greco, che non al piemontese ; e viceversa il piemontese è - per razza - più fratello di uno slavo o di un tedesco di quel che non sia un siciliano ".
Il Butter fa eco nei suoi "Alps and Sanctuaries" : "Gli italiani del nord sono più somiglianti agli Europei del nord, tanto nel corpo quanto nella mente, di qualunque altro popolo io conosca".
Il Niceforo parla della nostra famiglia aria come risultante dell’unione di due civiltà : quella dei proto-celti e quella , più tardiva dei proto-slavi , che vennero attraverso le Alpi-orientali , ad occupare la regione veneta e quella bolognese " collocandosi accanto ai fratelli invasori della valle del Po"
L’opera prosegue per 620 pagine circa , con catalogazioni , tabele numeriche e grafiche : dati scientifici atti a zittire le critiche dei "patriottardi" ai quali egli volle rispondere contro i "Seguaci di una scuola che , alle aprioristiche e metafisiche affermazioni e denegazioni , antepone lo studio vivo e palpitante dei fatti reali , offriamo , come risposta alle critiche e come nuova affermazione delle nostre credenze, questa lunga serie di fatti . I fatti , se non ci sbagliamo , valgono assai più delle parole e delle idee astratte : queste sono carta moneta senza valore , mentre quelli sono moneta in oro . "
Attualmente , al di fuori degli italici confini , la differenziazione tra le due razze è riconosciuta : "Mediterranei dinaricizzati Tipi residui dell’ibridizzazione risultante dal miscuglio tra Mediterranoidi, Dinarici, Alpini o Armenidi ) ; non un tipo compatto, ha diverse varianti regionali ; elemento predominante [sopra il 60%] in Sicilia e nell’Italia meridionale , importante elemento in Turchia [35%], Siria occidentale, Libano ed Italia centrale, comune in Francia [15%] ed Italia settentrionale"(in The Races of Humanity ,in Richard McCulloch " The Nordish Quest ",pubblicato da Towncourt Enterprises, Inc., P.O. Box 9151, Coral Springs, FL 33075). Risulta ovvio che la percentuale del 15% dichiarata quale "comune"( aggettivo che il McCulloch fa corrispondere con una percentuale "minoritaria" tra il 15% ed il 25%)è il risultato degli ultimi 20 anni di politica utilitaristica a spese della nostra Terra. Sul valore e sulla superiorità di alcune qualità dei celto-germani della Gallia Transalpina( o Cisalpina) prima e della Langbard poi , si sono espressi molti studiosi e teorici come De Gobineau e Chamberlain : il primo fu assertore di una netta superiorità dei Longobardi rispetto ad altri popoli germanici più o meno "ortodossi" ( "Come non è raro trovare nella Foresta Nera o nei dintorni di Berlino , tipi perfettamente celtici o slavi, così è facile osservare che nella natura dolce e poco attiva dell’Austriaco o del Bavarese non ha nulla a che fare con quello spirito di fuoco che animava il Franco od il Longobardo,il secondo era predisposto a notare più una grande eredità che un effettivo valore della nostro ramo slavo-celto-germanico : "Può darsi che i Galli totalmente romanizzati abbiano voluto differenziarsi dai loro vicini Franchi o Burgundi , così come più tardi i Galli stanziati da secoli nel Nord-Italia , che Floro rappresenta come "super-uomini" [corpora plus quam humana erant] , facendoli ancora rassomigliare fisicamente ai Germani , ma non solo fisicamente , giacchè avevano in comune la voglia di migliorare , la giogia e la propensione per la lotta e la guerra - come più tardi i Goti - che li spingerà a guerreggiare sino in Asia , il loro amore per il canto...Tutto questo rappresenta un segno tangibile della fratellanza razziale celto-germanica , mentre sarebbe più arduo trovare simili contatti con i ceppi greco-italici".
UNa cosa..Niceforo era siciliano.....




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