Da Nader a Chomsky, intellettuali controllati
Scrittori e attivisti Nell'elenco anche Naomi Klein e Vivianne Forrester. E, per gli italiani, la deputata del Prc Tiziana Valpiana, Toni Negri e lo «zapatista» Federico Mariani
A. MAS.
Alla fine, viste le polemiche suscitate, forse non sarà impedito loro di entrare in Messico nei giorni del summit del Wto, ma sarà comunque una «presenza vigilata». Stiamo parlando dei 60 intellettuali finiti nel mirino delle autorità messicane in quanto leader del movimento antiglobalizzazione. I nomi sono contenuti in un documento della sicurezza nazionale reso noto dal quotidiano messicano Reforma. Una vera e propria «lista nera» di attivisti, parlamentari, leader di movimenti sociali latinoamericani e di ong, filosofi e giornalisti tenuti sotto controllo solo per essere intellettuali di riferimento del movimento antiglobalizzazione. L'elenco comprende sessanta nomi e ha del clamoroso soprattutto se si guarda al curriculum delle persone tenute sotto costante osservazione: un ex candidato alla presidenza degli Stati uniti come Ralph Nader, che oggi è un agguerrito sessantanovenne temuto delle autorità messicane in quanto fondatore, nel 1971, di Public citizen, una delle più influenti lobby di consumatori statunitensi; il fondatore e il direttore di Le monde diplomatique Ignacio Ramonet e Bernard Cassen; il linguista e scrittore americano Noam Chomsky, 75 anni; la giornalista e scrittrice canadese Naomi Klein, autrice del bestseller No logo. Tra gli italiani spiati, la deputata del Prc Tiziana Valpiana; il filosofo Toni Negri, insieme al coautore di Impero Michael Hardt; ma soprattutto Federico Mariani, presidente dell'associazione Ya basta, inserito tra gli «ultras», i più pericolosi, solo perché qualche anno fa con le Tute bianche aveva fatto da servizio d'ordine del subcomandante Marcos durante la marcia zapatista verso Città del Messico.
Nell'elenco dei più pericolosi ci sono anche Blanca Chancoso, 48 anni, insegnante, leader della Confederazione degli indios ecuadoregni (Conai) e del movimento Pachakutik, «imputata» di aver svolto un ruolo chiave nella protesta che provocò nel 2000 le dimissioni del presidente Jamil Mahuad; e David Albertsen, membro di Global Roots, un'organizzazione che promuove la disobbedienza civile e che ha preso parte alle manifestazioni contro il vertice Ue lo scorso inverno a Copenaghen. Tra i «moderati» ci sono invece il direttore della ong inglese Oxfam, Barbara Stocking, che è stata anche membro dell'Organizzazione mondiale della sanità e ha diretto il servizio sanitario nazionale della Gran Bretagna; l'ex ministro cubano dell'economia Osvaldo Martinez; e Stanley Gacek, delegato agli affari internazionali del sindacato Usa Afl-Cio nonché amico da trent'anni del presidente brasiliano Lula.
Ma non finisce qui. Spulciando nella lista si trovano addirittura la scrittrice francese Vivianne Forrester e Christophe Aguitton di Attac, il direttore di Global trade watch Lori Wallach e Salvador Cabral del sindacato brasiliano Cut; il direttore di Third world network Martin Khor, l'ambientalista indiana Vandana Shiva e il direttore di Focus on the global south Walden Bello. Insomma, il fior fiore dell'intellighenzia antiglobalizzazione.
A. MAS.
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