....l'inflazionato
Le prime rilevazioni agostane dei prezzi nelle città italiane hanno ieri acceso un dibattito subito divenuto poco serio. Se i dati saranno confermati, in effetti i prezzi salgono ancora rispetto al dato già “caldo” di luglio, e la tendenza annuale è di un’inflazione
al 2,8 per cento, se non al 2,9. Con un aggravamento della forbice rispetto alla media europea.
C’è molto da riflettere, su ciò che determina tale tendenza.
Il petrolio rimasto più vicino ai 30 che ai 25 dollari al barile, e si sa quanto l’economia italiana per errori pluridecennali nella politica energetica resti esposta a questa voce.
Un fortissimo traino dei prodotti ortofrutticoli, già nel 2002 responsabili di un quarto dell’inflazione italiana.
Un andamento “forte” di alcuni servizi, come alberghi e ristorazione, che si rifanno tirando su ora i prezzi dei colpi a vuoto
segnati dopo l’11 settembre nella stagione 2002.
Pesano molto i rincari dei servizi pubblici locali, che scaricano sui prezzi bassa produttività e intangibilità dei dipendenti.
Una fotografia dei problemi che l’Italia si trascina sul groppone da molti anni.
Ma Romano Prodi ha deciso di buttarla brutalmente in politica, negando che nell’inflazione italiana vi sia una correlazione con l’euro, e puntando il dito contro il governo in carica.
Ciascuno ha il diritto di fare la propaganda che meglio ritiene.
Ma Prodi sa bene che sui prezzi italiani l’euro ha pesato eccome nel 2002, e pure nel 2003. Come tutti i paesi che partivano da un livello di prezzi più basso della media europea, la conversione
è avvenuta scatenando in molti settori – e accentuando in altri
inefficienze e anche “furbizie”– una corsa al rialzo maggiore della semplice curva dei costi alla produzione, delle materie prime o delle importazioni.
Ha anche pesato un tasso di conversione che l’Italia accettò a suo tempo a un livello troppo alto, come a far dimenticare
di colpo le proprie discolaggini.
E Prodi di ciò porta una parte diretta di responsabilità.
Su distribuzione e commercio, è menzogna dire che l’Ulivo abbia liberalizzato e il governo attuale no: la riforma del Titolo V della Costituzione votata dall’Ulivo con tre voti di maggioranza ha consegnato tutto ai veti delle Regioni, e dunque Prodi e i suoi hanno poco di che far le vestali.
Del resto, nella stessa intervista Prodi ha dichiarato pure che le fragilità economiche americane sono gravi.
Solo Bruxelles si salva?
Per favore, cerchiamo di essere seri.
da il Foglio di oggi
saluti




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