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Discussione: Contro l'anglofonia

  1. #31
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    In origine postato da enrique lister
    beh, mica è colpa nostra se quando noi si scriveva la Divina Commedia voaltri stavate imparando a riscaldare le caverne

    tornando al serio, la distruzione degli idiomi locali a livello mondiale non è operata tanto dall'inglese, quanto soprattutto dallo spagnolo/portoghese in America Latina e dall'arabo nell'espansione in Africa.
    Al contrario il risultato del contatto tra inglese e lingue locali ha dato via il più delle volte ad una mediazione, i cosiddetti pidgins: ovvero ibridi in cui a livello lessicale prevale l'inglese e a livello fonologico/sintattico la lingua locale (per esempio il wes-kos nell'Africa vittoriana).
    Anche qui, come in tutto, la globalizzazione quindi non porta alla standardizzazione univoca ma alla rielaborazione localizzata e differenziata
    "Noi" chi? La letteratura alta non può essere attribuita ad una etnia regionale. Casomai fu opera di ambienti cortesi, delle varie corti dal nord al sud della penisola, e di individui altrettanto geniali di altrettanta varia provenienza.

    L'arabo poi, nella sua conquista afro-asiatica, non cancellò le lingue locali, vedasi per tutte il persiano e le lingue indostane.

    Gli ibridi tipo pidgin e papiamento, poi, sono mostricciattoli senza nè capo nè coda, pari ai prodotti umani della globalizzazione. Altro che "rielaborazione localizzata e differenziata"!

  2. #32
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    Predefinito Re: un'altra cosa

    In origine postato da enrique lister
    è vero che nell'italiano corrente sono entrate molte parole inglesi.
    Ma è anche vero che nella letteratura britannica contemporanea capita di trovare parole italiane (es. Irvine Welsh).
    Per non parlare poi della colonizzazione lessicale in campo enogastronomico.
    Se per questo anche tutto il linguaggio tecnico della musica in inglese è italiano. Ma un conto è un lessico settoriale, basato su un arte prestigiosa, altro conto è la colonizzazione proveniente dagli scarti anticulturali della tivù, di hollywood, dell'hip hop ...

  3. #33
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    In origine postato da Vahagn
    "Noi" chi? La letteratura alta non può essere attribuita ad una etnia regionale. Casomai fu opera di ambienti cortesi, delle varie corti dal nord al sud della penisola, e di individui altrettanto geniali di altrettanta varia provenienza.

    L'arabo poi, nella sua conquista afro-asiatica, non cancellò le lingue locali, vedasi per tutte il persiano e le lingue indostane.

    Gli ibridi tipo pidgin e papiamento, poi, sono mostricciattoli senza nè capo nè coda, pari ai prodotti umani della globalizzazione. Altro che "rielaborazione localizzata e differenziata"!
    la Divina è sicuramnte attribuibile ad un contesto culturale ben preciso.

    Per quanto riguarda i pidgin: sono la dimostrazione che l'inglese non cancella le lingue locali, a differenza del portoghese/spagnolo che hanno estinto e continuano ad estingere migliaia di idiomi tribali, ma tende a mischiarsi ed a venire reintepretato localmente. Che poi a te i risultati che ne vengon fuori non piacciono per ragioni estetiche, è un altro discorso.
    Chiarimento sull'arabo: non mi riferivo alle invasioni dei secoli passati, ma alla situazione attuale dove con la penetrazione musulmana in paesi come la Nigeria, si assiste ad un progressivo aumento delle parole di radice araba.

    Sul posto sotto: non mi riferivo tanto ai linguaggi specifici (i "jargon"), e del resto anche l'influenza inglese è limitata a campi specifici (informatica, gergo sportivo) più una manciata di parole di uso comune, ma al fatto che nella letteratura commerciale inglese di adesso ci sono autori che scrivono parole italiane nel testo

  4. #34
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    In origine postato da enrique lister
    la Divina è sicuramnte attribuibile ad un contesto culturale ben preciso.
    Quale?

    In origine postato da enrique lister
    Per quanto riguarda i pidgin: sono la dimostrazione che l'inglese non cancella le lingue locali, a differenza del portoghese/spagnolo che hanno estinto e continuano ad estingere migliaia di idiomi tribali, ma tende a mischiarsi ed a venire reintepretato localmente. Che poi a te i risultati che ne vengon fuori non piacciono per ragioni estetiche, è un altro discorso.
    Chiarimento sull'arabo: non mi riferivo alle invasioni dei secoli passati, ma alla situazione attuale dove con la penetrazione musulmana in paesi come la Nigeria, si assiste ad un progressivo aumento delle parole di radice araba.
    La questione è sicuramente complessa e sarebbe da studiare. Cmq non mi sembra che i pidgin siano una gran conquista o una resistenza delle culture locali contro la globalizzazione, anzi ... Poi, nell'ottica di chi vede come cosa buona il meticciamento universale, potrà anche sembrare un bel fenomeno; ma tant'è.

    In origine postato da enrique lister
    Sul posto sotto: non mi riferivo tanto ai linguaggi specifici (i "jargon"), e del resto anche l'influenza inglese è limitata a campi specifici (informatica, gergo sportivo) più una manciata di parole di uso comune, ma al fatto che nella letteratura commerciale inglese di adesso ci sono autori che scrivono parole italiane nel testo
    Beh, lo stranierismo all'interno di un contesto specifico è normale. Credo sia invece patologico lo stranierismo ingiustificato, come è il caso delle tante parole ed espressioni che gli italioti sciuscià usano dal 1945 in qua per pura soggezione-fascinazione nei cfr del vincitore.
    E cmq sto leggendo proprio adesso un libro di Cortellazzo sulla dialettologia italiana, dove l'autore fa giustamente notare che l'influsso anglo-americano sull'italiano del secondo dopoguerra non è definibile solo con uno sbrigativo elenco di anglicismi, ma anche con ripercussioni sul costume (c'era arrivato prima Evola) e sui gesti. Lui cita a titolo esemplificativo solo il gesto dell'ok e le dita incrociate per scaramanzia (che io stesso pensavo essere gesto nostrano). Ma sarebbe veramente interessante stenderne un elenco, soprattutto dopo che alcuni decenni di eroi hollywoodiani hanno instillato canoni comportamentali (Cortellazzo scrive il libro nel 1969). E, aggiungo io, anche delle maniere: la camminata (sia del'uomo che della donna); la risata (avete presente la risata sonora in cui si vede l'ugola, mostrata da un Clinton anche in contesti formalissimi); il "tu" facile; le pacche sulla spalla a chi non si conosce; il dito medio opposto alle altre dita chiuse a pugno (*); eccetera.
    E, dicevo più sopra, da non dimenticare l'influsso delle mode musicali negroidi, specie le più recenti (l'hip hop può definirsi un figlio del jazz de-bianchizzato) e specie sui settori giovanili e sulle classi popolari e urbane. Se Eminen rappresenta l'assimilazione completa dello stile gestuale negroide nel bianco anglosassone (vedasi "The Real Slim Shady": la testa che si muove al ritmo del tamburo, i "mudra" manuali in codice), gli Articolo 31 ne sono il corrispondente qui da noi (l'andata ciondolante, il fare da ghetto-boy, gli sforzi per sgrammaticarsi) ... Eccetera eccetera eccetera

    (*) non che da noi mancassero i gesti scurrili, ma il gesto del "fare le fiche" (cmq relegato in certi contesti) non arrivava alla volgarità del dito medio. Tipico della cultura della prigione (fa parte della prassi della perquisizione), che dopo il '68 viene rivalutata (v. il tatuaggio) ed adottata anche dalle classi superiori e incensurate.

  5. #35
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  6. #36
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    "Un popolo che conserva la propria lingua è difficile da conquistare".
    Parola di un Irlandese.
    Viva Cristo RE!

  7. #37
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    Personalmente penso che una lingua si arricchisca attraverso il contatto con altre culture.
    Abbiamo preso "boomerang" dagli aborigeni australiani, per esempio.
    Avevamo una parola che indicasse quell'oggetto ?
    Mi risulta di no. Quindi "boomerang" costituisce un arricchimento della lingua. Usare una parola italiana per quell'oggetto nuovo ? Avremmo creato un'ulteriore complicazione, aggiungendo un ulteriore nuovo significato ad una parola già esistente, o avremmo creato una parola nuova, e qui non saprei dire, perché le parole nuove possono essere talvolta efficaci e talvolta no. Ma "boomerang" ora è parola capita da tutti gli italiani.
    "Stranamente" anche molti stranieri la capiscono
    Quest'ultimo (secondo me ottimo) risultato sarebbe stato molto più difficile da ottenere se avessimo inventato un termine nuovo.
    Quindi sono favorevole all'introduzione di termini stranieri per concetti ed oggetti "nuovi".

    Sono invece molto, molto, molto contrario all'uso di parole inglesi, o di qualsiasi altra lingua (ma di solito inglesi) usate in sostituzione di parole italiane già esistenti e perfettamente rispondenti alla bisogna.
    In questo caso si tratta di scimiottamenti, talvolta di pura ignoranza, o di esibizionismo culturale (oltre ad altre motivazioni che non cito perché la mia non vuole essere una trattazione esaustiva). Talvolta ignoranza ed esibizionismo convivono nella stessa persona. Si usa, talvolta, il termine inglese per darsi arie di persona colta, commettendo però grossolani errori.
    Bruttissimo è quel "mi piace quel videogames" (usando un plurale dove sarebbe stato necessario un singolare) o "arrivarono due karatekas" (usando, in italiano, un plurale inglese per una parola giapponese, che al plurale fa "karateka").

    Ma la cosa più brutta è quella già evidenziata da un intervento precedente, quando viene storpiata la grammatica stessa italiana (traduzioni talmente letterali, da rispettare la sequenza inglese delle parole invece di quella italiana, per esempio), o addirittura la gestualità, la cultura stessa (introducendo comportamenti culturali anglosassoni al posto dei nostri) e via dicendo.
    Anche in queste cose, talvolta assistiamo ad un arricchimento, ma spesso assistiamo ad un asservimento, un appiattimento su un'unica cultura che non ci appartiene, e rispetto alla quale possiamo vantare cultura e tradizioni millenari di grande civiltà.

    Senza voler fare classifiche o confronti su chi sia meglio di chi... rivendico che la diversità è ricchezza... non trasformiamo il mondo in una grande, immensa America... per favore !

  8. #38
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    Un paio di esempi di come la sintassi inglese si sia intrufolata nella lingua italiana sostituendosi alla sua:

    "Non vedo alcun motivo per farlo", traduzione letterale dall'inglese "I don't see any reason to do it". In italiano corretto si usa la doppia negazione, si dice: "Non vedo nessun motivo per farlo".

    "Grazie per il tuo regalo", altra traduzione letterale dall'inglese "thanks for your present". In italiano corretto si dice: "Grazie del tuo regalo".

    Al momento non me ne vengono in mente altri, ma ce ne sono. Non parliamo poi dell'orribile consuetudine di italianizzare parole inglesi, usando la radice inglese e le desinenze o i suffissi italiani. Un esempio molto vicino a noi: in tutti i forum in rete è normalissimo leggere la parola "quotare", che è una palese italianizzazione del verbo inglese "to quote", che vuol dire "citare". In italiano "quotare" vuol dire tutt'altra cosa. Nel linguaggio relativo ad internet è una consuetudine diffusissima ("linkare", "chattare", "loggare", ecc.).

    Il problema è che se fai notare certe cose e cerchi di correggerle, la gente ti ride in faccia...
    Riaffiorano i ricordi degli anni di passione
    ritorna il vecchio sogno per la rivoluzione.
    Racconti senza fine di gente che ha pagato
    non puoi mollare adesso la lotta a questo stato.
    La rivoluzione è come il vento, la rivoluzione è come il vento.

  9. #39
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    ho già segnalato in altre occasioni l'andazzo lassista nei confronti dell'inglese, che è poi il lato linguistico della nostra sudditanza politico-culturale al mondo anglosassone.

    Esempi banali: "gossip" invece di "pettegolezzo" (ma perchè, che bisogno c'è...?!), "budget" al posto di "bilancio", "task force" al posto di "forza d'intervento", "import-export" al posto di importazioni-esportazioni", "hard disk" al posto di "disco duro", "monitor" al posto di "schermo", "chek in" al posto di "revisione", "trendy" al posto di "alla moda", "flop" al posto di "fiasco", ecc... ce ne sono un casino di queste sostituzioni inutili, capricciose, grottesche. Per non parlare dei calchi, che intaccano le parole e la stessa struttura della frase. O gli errori grossolani indotti dall'imitazione: per esempio ho visto mettere la "s" del plurale ad "album", che è parola latina!
    I nomi stranieri sono pure anglicizzati senza ritegno. La capitale del Messico è "Città del Messico" non "Mexico city". Le isole Malvinas sono le "Malvine" non le "Falkland", ecc...

    Anche nella lingua dunque il mondialismo di marca anglosassone fa strage...

  10. #40
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    In origine postato da shelburn
    Personalmente penso che una lingua si arricchisca attraverso il contatto con altre culture.
    Abbiamo preso "boomerang" dagli aborigeni australiani, per esempio.
    Avevamo una parola che indicasse quell'oggetto ?
    Mi risulta di no. Quindi "boomerang" costituisce un arricchimento della lingua. Usare una parola italiana per quell'oggetto nuovo ? Avremmo creato un'ulteriore complicazione, aggiungendo un ulteriore nuovo significato ad una parola già esistente, o avremmo creato una parola nuova, e qui non saprei dire, perché le parole nuove possono essere talvolta efficaci e talvolta no. Ma "boomerang" ora è parola capita da tutti gli italiani.
    "Stranamente" anche molti stranieri la capiscono :)
    Quest'ultimo (secondo me ottimo) risultato sarebbe stato molto più difficile da ottenere se avessimo inventato un termine nuovo.
    Quindi sono favorevole all'introduzione di termini stranieri per concetti ed oggetti "nuovi".

    Sono invece molto, molto, molto contrario all'uso di parole inglesi, o di qualsiasi altra lingua (ma di solito inglesi) usate in sostituzione di parole italiane già esistenti e perfettamente rispondenti alla bisogna.
    In questo caso si tratta di scimiottamenti, talvolta di pura ignoranza, o di esibizionismo culturale (oltre ad altre motivazioni che non cito perché la mia non vuole essere una trattazione esaustiva). Talvolta ignoranza ed esibizionismo convivono nella stessa persona. Si usa, talvolta, il termine inglese per darsi arie di persona colta, commettendo però grossolani errori.
    Bruttissimo è quel "mi piace quel videogames" (usando un plurale dove sarebbe stato necessario un singolare) o "arrivarono due karatekas" (usando, in italiano, un plurale inglese per una parola giapponese, che al plurale fa "karateka").

    Ma la cosa più brutta è quella già evidenziata da un intervento precedente, quando viene storpiata la grammatica stessa italiana (traduzioni talmente letterali, da rispettare la sequenza inglese delle parole invece di quella italiana, per esempio), o addirittura la gestualità, la cultura stessa (introducendo comportamenti culturali anglosassoni al posto dei nostri) e via dicendo.
    Anche in queste cose, talvolta assistiamo ad un arricchimento, ma spesso assistiamo ad un asservimento, un appiattimento su un'unica cultura che non ci appartiene, e rispetto alla quale possiamo vantare cultura e tradizioni millenari di grande civiltà.

    Senza voler fare classifiche o confronti su chi sia meglio di chi... rivendico che la diversità è ricchezza... non trasformiamo il mondo in una grande, immensa America... per favore !
    Certe parola straniere il loro posto nel linguaggio comune nostrano se lo sono guadagnato sul campo e sarebbe ridicolo appunto usare parole italiane che in certi casi risulterebbero financoi poco coimprensibili.Parlo di terrmini come ad esempio FILM , ROBOT , COMPUTER etc.

    Ma diciamo BUON FINE SETTIMANA e non BUON WEEK END o
    altrimenti faremo la fine degli ETRUSCHI che scomparvereo proprio poerche' scomparve la loro lingua !

 

 
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