Ciampi mette nero su bianco: «Gli italiani hanno piena fiducia nella magistratura»
di Vincenzo Vasile
Un adirato, incontenibile Carlo Azeglio Ciampi convoca alle diciannove di giovedì sera i suoi collaboratori nel suo studio alla Palazzina del Quirinale e detta ottanta, algide parole di condanna dell’insultante assalto di Berlusconi contro i giudici. “Piena fiducia alla magistratura”, all’”impegno” e alla “dedizione” dei giudici, difesa di “autonomia e indipendenza”, fondamentali principi costituzionali. Concetti condensati in ottanta parole che segneranno prevedibilmente una svolta nei rapporti tra Quirinale e governo, tra presidente e premier. La fine della “coabitazione” non belligerante di due uomini che non si stimano, che non si capiscono, ma che avevano finora scelto di fidarsi di impegni, promesse e affidamenti, con una doppia e reciproca “marcatura” a distanza, che ora sembra essere saltata.
Il capo dello Stato ha letto in mattinata incredulo e indignato l’anticipazione dell’intervista allo “Spectator”. Ha atteso per tutta la giornata una retromarcia, che non c’è stata. Una presa di distanza degli alleati, che non è arrivata. E soprattutto una rettifica di Berlusconi, che era stata in qualche modo promessa attorno alle quattordici da Gianni Letta al Colle, ma che s’è trasformata subito dopo in una sortita peggiorativa del portavoce, Paolo Bonaiuti, che ha tentato di giustificare lo “scherzoso paradosso”.
“Inammissibile”, è l’aggettivo che è risuonato nella telefonata di Ciampi con Virginio Rognoni, e il vicepresidente del Csm, vicario del capo dello Stato, lo trasferirà poi di peso in una sua secca dichiarazione di censura. Ma il presidente, sempre parco di esternazioni estemporanee, non può limitarsi stavolta a usare quel megafono istituzionale, come ha fatto in passato sulle questioni della giustizia. Deve, vuole intervenire in prima persona. Si sceglie la strada di un comunicato alle agenzie di stampa, e Ciampi avverte i suoi che intende redigerlo senza fronzoli, né concessioni diplomatiche. Il riferimento sarà, perciò, immediato, diretto, senza giri di parole, alle enormità pronunciate da Berlusconi sui disturbi mentali e sulla pretesa diversità antropologica dei giudici. Si userà solo una perdonabile circonlocuzione riguardo “alle polemiche suscitate dalle dichiarazioni attribuite al presidente del consiglio da un settimanale britannico”, forse per lasciare aperto un estremo, minuscolo spiraglio a un’eventuale, tardiva e improbabile smentita da palazzo Chigi.
Ma il giudizio è netto. Più che mai: “Negli ambienti del Quirinale – è scritto nella nota – si sottolinea la ferma convinzione del presidente della Repubblica che i cittadini italiani guardano alla magistratura con piena fiducia”. Ancora: tale riconoscimento del Quirinale riguarda sia l’attività e il valore dei magistrati, sia il loro ruolo negli equilibri istituzionali. Anzi: costituzionali. La magistratura, infatti, Ciampi ammonisce, viene vista dai cittadini italiani (a differenza, è sottinteso, del loro premier ) come “l’istituzione che pur tra non poche difficoltà, si adopera con impegno e con dedizione - in piena autonomia e indipendenza, secondo il dettato costituzionale – ad amministrare la giustizia per la tutela dei loro diritti e il rispetto della legalità”.
Impegno e dedizione. Tutela dei diritti. Legalità. Espressioni che mettono in rotta di collisione istituzionale i due presidenti, e scavano un solco profondo. Anche nei rapporti del Colle con i “media”, altro nervo dolente, altro cortocircuito berlusconiano: ieri alle venti il Tg1 ha messo in lista d’attesa la dichiarazione di Ciampi mentre andava in onda niente meno che il ministro Castelli. E proprio il pluralismo dell’informazione e il sistema radiotelevisivo sono le prossime, durissime prove del fuoco. Solo un paio di giorni fa Ciampi era stato chiamato rudemente in causa dal portavoce di Forza Italia, Bondi sulla Telekom Serbia. E non c’è chi non abbia colto che l’avvertimento era evidentemente riferito alla prossima scadenza della legge Gasparri, che avvalendosi dei poteri affidatigli dall’articolo 74 della Costituzione il presidente prevedibilmente rinvierà alle Camere per un nuovo esame, perché palesemente fa strame della Costituzione. E il gesto sancirebbe il conflitto istituzionale.
Fin qui il capo dello Stato ha mantenuto una linea di rigoroso, accigliato riserbo. Ma proprio giovedì mattina, a scoppio ritardato era saltato fuori un episodio che sembra prefigurare altri traumi. Proprio sulla questione dell’indipendenza della magistratura Carlo Azeglio Ciampi aveva fatto sapere – a sorpresa - di avere qualcosa da dire. Specie se atti del governo dovessero concretamente stravolgere il principio costituzionale della separazione dei poteri. Si è appreso che dal Quirinale a metà luglio è stato imposto lo stop a un progetto che ha tutta l’aria di preludere all’assoggettamento delle toghe al diretto controllo da parte del governo.
Ciampi s’è rifiutato di autorizzare, a norma dell’articolo 87 della Costituzione (articolo che solitamente ha fin qui trascurato di utilizzare, come gli è stato spesso rimproverato dal politologo Giovanni Sartori) la trasmissione al Parlamento di un disegno di legge con cui il governo Berlusconi pretende di affidare a un magistrato fuori ruolo, di sua “fiducia”, perché nominato dallo stesso esecutivo, delicate funzioni giurisdizionali. E tra queste anche l’acquisizione di atti coperti dal segreto investigativo. Si tratta del rappresentante nazionale in seno all’”Eurojust”, la struttura decisa sin dal 1999 dall’Unione europea, che dovrebbe entrare in funzione in questi giorni, e dovrebbe svolgere compiti di impulso e coordinamento nei confronti degli inquirenti dei singoli stati membri. Disegno di legge varato dal Consiglio dei ministri l’undici luglio scorso. Bloccato da Ciampi qualche giorno dopo, in sintonia con le preoccupazioni e le proteste diffuse nella magistratura italiana. Disco rosso. E’ palesemente incostituzionale. Il governo corregga il testo, aveva chiesto in una lettera che era rimasta riservata.
Non se n’è saputo più nulla. La notizia non aveva raggiunto i giornali. Gli addetti ai lavori avevano preso nota, tuttavia, che c’era qualcosa di nuovo, che il clima tra i due presidenti si stava rapidamente deteriorando.




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