Giuliano Ferrara e' un infiltrato
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La partita giocata a Roma tra movimento globale e masse berlusconiane, terminata 3 a 1, era visibilmente truccata. Come puo' un movimento senza leader, denari e Tv battere la macchina mediatica del governo? Basta un uomo solo, dalle parti della stanza dei bottoni, che dia i consigli sbagliati al momento giusto. Panfilo ci svela chi e' l'agente del movimento in missione segreta nei palazzi del potere. E Rekombinant lancia la campagna God Bless Giuliano Ferrara. Scaricate il banner e linkatelo a questa pagina o alla vostra ode di ringraziamento per Giuliano.
E' giunto finalmente il momento di rivelarlo. Negli ultimi venti anni Giuliano Ferrara è stato disprezzato e insultato da tutte le persone oneste e intelligenti di questo paese. E' stato considerato un servo del potere craxiano e poi berlusconiano, è stato indicato come un venduto, un arrogante presuntuoso e provinciale, uno stalinista al servizio dei più protervi banditi della politica italiana. A torto.
Oggi possiamo finalmente dire come sono andate le cose.
Fin dal lontano 1979, quando le cose iniziarono a mettersi male per i lavoratori e per i democratici, quando divenne chiaro che il capitalismo stava imboccando la strada dell'avventurismo liberista, dell'illegalità mafiosa e del dispotismo, nei circoli più illuminati della sinistra italiana si costituì una cellula per l'infiltrazione e la difesa della democrazia in pericolo (nota nell'underground come CELIDEP).
Oltre il compagno Ferrara, della cellula facevano parte altri valorosi combattenti della democrazia, come Vincino Gallo, reso esperto nei travestimenti dalla pluriennale esperienza nella rivista Il Male, Lanfranco Pace, che già aveva con successo infiltrato la colonna romana delle Brigate rosse, e Carlo Panella, che nel 1979 aveva compiuto una missione di infiltrazione internazionale tra gli ayatollah iraniani dei quali cantava la gloria. E naturalmente della cellula facevo parte anche io. Non posso rivelare la mia identità, perché sto ancora svolgendo la mia missione, ai livelli più alti (quanto alti non potete neppure immaginare) della gerarchia istituzionale repubblicana.
Il compito del CELIDEP fu stabilito nel corso di una riunione segretissima che si tenne al ristorante da Alfredo di piazza Sforza Cesarini. Dovevamo infiltrarci nelle fila del nemico cercando di raggiungere una posizione di prestigio e di comando, e là rimanere in sonno per tutto il tempo necessario, fino a quando la democrazia non fosse stata in estremo pericolo. A quel punto avremmo dovuto compiere un'azione clamorosa per distruggere la tirannia e aprire la strada alla riscossa democratica. Così facemmo.
Giuliano Ferrara, dotato di grande talento nell'arte dell'arrampicamento, raggiunse i vertici della gerarchia politica e giornalistica.
Con abnegazione encomiabile Giuliano accettò di frequentare gente orribile come Previti, Dell'Utri o Storace, mafiosi, corruttori, corrotti, fascisti, picchiatori e assassini. Nonostante la ripugnanza, conquistò la loro fiducia e giunse perfino a definire se stesso un traditore, in un libro di scarsa qualità letteraria e intellettuale, ma di grande efficacia per il perseguimento del nostro scopo comune di infiltrazione.
Gli altri congiurati si mascherarono da tossicomani ricattabili e psicolabili, ma in realtà perseguivano un disegno di adamantina chiarezza: prepararsi a colpire la tirannia quando fosse venuto il momento estremo
Ma durante tutti questi anni non ritenemmo mai che la democrazia italiana fosse in pericolo mortale, né durante il decennio di manbassa socialista, né durante i pochi mesi di farsesco governo forzitaliota nel '94. Fu nell'agosto di questanno, dopo le giornate di Genova, dopo la violenza, l'infamia, la tortura, l'orrore, che decidemmo di entrare in azione, di uscire dal "sonno". l'occasione ci è stata offerta dall'esplosione della guerra di Little Big Horn con il generale Bush Caster che si infila allegramente nel trappolone che gli hanno teso i fanatici pellerossa di Bin Laden, e trascina tutto l'occidente a farsi massacrare tra squilli di tromba.
Aquel punto abbia deciso di giocare il tutto per tutto e abbiamo lanciato l'idea più idiota che mente umana potesse concepire: chiamare a raccolta il popolo italiano per sventolare bandiere senza offrire in cambio né una tangente, né un premio in danaro, né una crociera, né un periodo di villeggiatura in una delle ville sarde o bahamensi del Supremo Comandante Berlusconi.
Sapevamo che il popolo italiano può essere cinico, mafiosetto e un po razzista, ma se ne fotte di queste coglionate, e tranne qualche scalpitante commercialista e qualche aspirante presentatore di Canale 5, a un'adunata del genere si sarebbero presentati soltanto i balilla semideficienti di Gianfranco Fini.
Così è andata, mentre a poca distanza centocinquantamila persone, giovani, anziane e di mezz'età, sfilavano per gridare:
"L'Italia è in guerra io no" e "Berlusconi te ne devi andare la democrazia deve ritornare".
Difficilmente il regime potrà superare indenne questo colpo. La riscossa delle forze internazionaliste e democratiche ora è iniziata.
E' giunto dunque il momento di riabbracciare il compagno Giuliano Ferrara come uno dei nostri, e di ringraziarlo per l'azione coraggiosa e intelligente che ha saputo compiere.
Giuliano Ferrara è il nostro eroe.
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