di Israel Shamir






Krauthammer vuole ripetere questa prodezza in Palestina.
"Essa" e' già isolata, divisa in settanta pezzi dall'esercito
israeliano. Ora e' pronta per il grande assassinio.
"Uccidila", urla con grande passione. Forse si preoccupa
che i persiani fermeranno ancora una volta il bagno di
sangue prima che Mamilla Pool si riempia.




L e cose si muovono in fretta, al giorno d'oggi. Solo ieri difficilmente avremmo osato definire la politica israeliana di discriminazione ufficiale contro i palestinesi con il duro termine di "apartheid".

Oggi, mentre i carriarmati ed i missili di Sharon martellano i villaggi e le città indifesi, a stento il termine e' sufficiente. E' diventato un ingiustificato insulto ai supremazisti bianchi del Sudafrica. Dopo tutto, essi non usarono mitragliatrici e carriarmati contro i nativi, non assediarono Soweto e non negarono l'umanità dei loro cafri. I supremazisti ebrei hanno fatto l'impossibile: ci hanno riportao, con un colpo di bacchetta magica, al mondo di Giosuè e di Saul.


Mentre continua la ricerca della parola giusta, il coraggioso Robert Fisk propone di chiamare gli eventi in Palestina "guerra civile". Se questa e' una guerra civile, il massacro di un agnello e' una corrida. La disparità delle forze in campo e' troppo colossale. No, Virginia, non e' una "guerra civile", e' un genocidio strisciante.
E' il punto della saga in cui il buon ebreo tira fuori il suo fazzoletto ed esclama: "Come abbiamo potuto commettere tali crimini! noi, eterne vittime della persecuzione! ". Beh, non trattenete il respiro aspettando questa battuta. E' avvenuta già e può avvenire ancora.

Gli ebrei non sono più sanguinari del resto dell'umanità. Ma la folle idea di essere gli Eletti, l'idea della supremazia, sia di razza che di religione, e' la forza attiva dietro i genocidi. Se tu credi che Dio abbia scelto il tuo popolo per governare il mondo, se pensi agli altri come subumani, sarai punito da quello stesso Dio il cui nome pronunci invano. Non sarai trasformato in un gentile ranocchio, ma in un maniaco assassino.

Quando i giapponesi sperimentarono un pizzico di questa malattia, negli anni '30, violentarono Nanchino e mangiarono il fegato dei loro prigionieri tedeschi, ossessionati dal complesso di superiorità ariana, riempendo di cadaveri Baby Yar. Fedeli lettori di Giosuè e dei Giudici, i Padri Pellegrini fondatori degli Stati Uniti indossarono la corona degli "Eletti" e riuscirono a sterminare i popoli nativi d'America.
Gli ebrei non fanno eccezione. Fuori del Jaffa Gate di Gerusalemme (Bab al-Khalil), vi era, un tempo, un piccolo sobborgo chiamato Mamilla, distrutto dagli accaparratori del patrimonio immobiliare proprio alcuni anni fa. Al suo posto, hanno creato un mostruoso "villaggio" per ultra-ricchi, adiacente al lussuoso Hotel Hilton. Un po' più in là vi e' l'antico cimitero di Mamilla, dei nobili arabi ed il Mamilla Pool, una piscina d'acqua scavata da Ponzio Pilato. Durante i lavori di costruzione, gli operai si imbatterono in una grotta contenente centinaia di crani e di ossa. Era adornata da una croce e da un'insegna: "Solo Dio conosce i loro nomi". La Biblical Archeology Review, dell'ebreo americano Herschel Shanks, pubblicò un lungo articolo dell'archeologo israeliano Ronny Reich su questa scoperta.

I morti furono portati al loro eterno riposo nel 614 d.C, il più terribile anno nella storia della Palestina fino al 20esimo secolo. Lo studioso scozzese Adam Smith scrisse nel suo Historical Geography of Palestine: "La terribile devastazione del 614 e' ben visibile ancora oggi sul territorio. Essa non potè essere guarita".

Nel 614, la Palestina faceva parte dell'Impero Bizantino. Era una terra cristiana prospera, di agricoltura ben sviluppata, di sfruttati sistemi idrici e terrazze attentamente piantate. I pellegrini giungevano a frotte nei Luoghi Santi, e gli edifici del Santo Sepolcro e dell'Ascensione al Monte degli Olivi, costruiti da Costantino, erano tra le meraviglie del mondo. La desolazione ebraica era ravvivata da ottanta monasteri, in cui erano raccolti preziosi manoscritti ed in cui venivano offerte preghiere. I Padri della Chiesa, San Girolamo di Betlemme ed Origene di Cesarea, erano una memoria ancora vivente.

Vi era anche una piccola e ricca comunità ebraica che viveva al centro del paese, principalmente a Tiberiade o sulle rive del Mare di Galilea. I loro letterati avevano appena completato la stesura del Talmud, che codificava la loro fede, il Giudaismo Rabbinico; ma per le istruzioni essi si rivolgevano alla prevalente comunità ebraica della Babilonia Persiana. Nel 614, gli ebrei palestinesi si allearono con i loro correligionari babilonesi e aiutarono i persiani nella conquista della Terra Santa. Subito dopo la vittoria persiana, gli ebrei perpetrarono un imponente olocausto dei Gentili di Palestina. Bruciarono chiese e monasteri, uccisero monaci e preti, bruciarono libri. La meravigliosa basilica dei Pesci e dei Pani di Tabgha, l'Ascensione sul Monte degli Olivi, Santo Stefano, sita di fronte alla Porta di Damasco e Hagia Sion, sul Monte Sion, sono solo la punta di diamante di ciò che andò perduto. Pochissime chiese sopravvissero al massacro. La Grande Laura di San Sabas, costruita sul fondo di Wadi en-Nar, si salvò a causa della sua collocazione remota. La Chiesa della Natività sopravisse miracolosamente: i persiani recalcitrarono agli ordini degli ebrei, rifiutandosi di distruggerla a causa dei mosaici raffiguranti i Magi, che essi riconobbero come ritratti di re persiani.

Questa devastazione non fu il crimine peggiore. Quando Gerusalemme si arrese ai persiani, migliaia di cristiani divennero prigionieri di guerra e furono ammassati nell'area di Mamilla Pool. L'archeologo israeliano Ronny Reich scrive: "Furono probabilmente venduti al miglior offerente. Secondo le stesse fonti, i prigionieri cristiani al Mamilla Pool furono comprati da ebrei e poi furono massacrati nello stesso luogo". Un testimone oculare, Strategio di San Sabas, fu più vivido: "Gli ebrei riscattarono i cristiani dalle mani dei soldati persiani per pochi denari e furono uccisi alla Piscina di Mamilla, che si riempì di sangue". Nella sola Gerusalemme furono massacrati 60.000 cristiani palestinesi. All'epoca, la popolazione mondiale era di circa 50 milioni, 100 volte minore di oggi. Pochi giorni dopo, i militari persiani compresero la magnitudine del massacro e fermarono gli ebrei.

A suo onore, l'archeologo israeliano Ronny Reich non cerca di addossare la responsabilità del massacro ai persiani, come si fa di solito oggi. Egli riconosce che "l'impero Persiano non era basato su principi religiosi, ed era dunque incline alla tolleranza". Questo buon uomo non e' chiaramente adatto a scrivere per il New York Times. Il corrispondente da Israele di questo giornale, Deborah Sonntag, non avrebbe avuto problemi nel definire il massacro "un attacco di rappresaglia da parte degli ebrei che soffrivano sotto il dominio cristiano".

L'olocausto dei palestinesi cristiani nel 614 e' ben documentato e lo troverete descritto in molti testi antichi, ad esempio nella Storia delle Crociate in tre volumi, di Roncimano. E' stato censurato dai libri di storia e dalle guide moderni ed e' un vero peccato, poiché senza questo ausilio non si possono capire i termini del trattato tra i gerusalemiti ed il Califfo Omar ibn Khattab, concluso nell'anno 638. Nel "Sulh al-Quds", come viene chiamato questo trattato di capitolazione, il Patriarca Sofronio chiese, ed il potente Califfo arabo lo concesse, che la gente di Gerusalemme fosse protetta dalla crudeltà degli ebrei.

Dopo la conquista araba, la maggioranza degli ebrei palestinesi accettò il messaggio del Profeta, come la maggioranza dei cristiani palestinesi, anche se per ragioni differenti. Per i cristiani locali, l'Islam era una sorta di Cristianesimo Nestoriano, ma senza icone, senza l'interferenza di Costantinopoli e senza i Greci. (Il dominio greco sulla Chiesa palestinese resta un problema per i cristiani locali ancora oggi).
Per gli ebrei ordinari locali, l'Islam era il ritorno alla fede di Abramo e Mosé perchè, comunque, essi non potevano seguire gli intrighi della nuova fede babilonese. La maggioranza di essi divenne musulmana e si fuse con la popolazione palestinese. La conversione degli ebrei all'Islam non si fermò al Settimo Secolo. Mille anni dopo, nel 17esimo secolo, i grandi leaders spirituali della comunità sefardita appena fondata in Palestina, Sabbatai Zevi r Nathan di Gaza, successori della gloriosa tradizione mistica spagnola di Ari il santo di Safed, abbracciarono anch'essi la "legge della misericorda", come chiamavano l'Islam. I loro discendenti, i compagni di Ataturk, salvarono la Turchia dal massacro delle truppe europee durante la Prima Guerra Mondiale.

Gli ebrei di oggi non devono sentirsi colpevoli per le cattive azioni dei loro antenati. Nessun figlio e' responsabile dei peccati di suo padre. Israele avrebbe potuto trasformare quella fossa comune con la sua cappella bizantina ed i mosaici in un piccolo e significativo memoriale, che avrebbe ricordato ai suoi cittadini una terribile pagina nella storia della terra ed i pericoli della supremazia genocida. Invece, le autorità israeliane hanno preferito demolire la tomba e creare un parcheggio sotterraneo al suo posto. E ciò non ha causato nessun dissenso.

I guardiani israeliani della coscienza ebraica, Amos Oz e gli altri, hanno protestato contro la distruzione degli antichi resti. No, non della tomba di Mamilla. Essi hanno elaborato una petizione contro i custodi delle Moschee di Haram ash-Sharif per aver scavato un fosso di dieci pollici in cui far passare un nuovo condotto. A loro non importa nulla che, in un op-ed di Ha'aretz, l'archeologo capo israeliano dell'area abbia negato qualsiasi rilevanza dei lavori in moschea per la scienza. Ancora oggi, essi lo descrivono come un "barbaro atto dei musulmani mirante all'obliterazione del retaggio ebraico in Gerusalemme". Tra i firmatari ho trovato, con grande sorpresa e dispiacere, il nome di Ronny Reich. Ho pensato che forse lui potrebbe raccontare loro chi ha obliterato le vestigia del retaggio ebraico a Mamilla Pool.

Perche' ho sentito la necessità di raccontare la storia del bagno di sangue di Mamilla? Perche' non c'e' nulla di più pericoloso del sentimento di auto-giustificazione e di perpetuo vittimismo rafforzato da una narrativa storica a senso unico. Ancora una volta, gli ebrei sono in buona compagnia. Eric Margolis, del Toronto Sun, scrisse degli armeni infiammati dalla storia del loro olocausto. Negli anni '90 essi massacrarono migliaia dei loro pacifici vicini azeri, e causarono lo sradicamento di quasi 800.000 nativi non armeni. "E' giunto il momento di riconoscere tutti gli orrori del mondo", concluse Margolis.

La storia censurata crea un'immagine distorta della realtà. Il riconoscimento del passato e' un passo necessario sulla strada del buon senso. I tedeschi ed i giapponesi hanno riconosciuto i crimini dei loro padri, hanno preso il controllo delle loro mancanze morali e sono riemersi come persone più umili, meno tronfie, più vicine al resto della razza umana. Noi ebrei non siamo riusciti ad esorcizzare l'arrogante spirito dell' Elezione, e ci troviamo in una situazione disastrosa.
Ecco perché l'idea della supremazia e' ancora con noi, e invoca ancora il genocidio. Nel 1982, Amos Oz incontrò un israeliano [Ariel Sharon, ndt], che condivideva con lo scrittore il sogno di diventare un Hitler ebreo per i palestinesi. Lentamente, questo sogno si sta trasformando in realtà.

Ha'aretz ha pubblicato un annuncio in prima pagina, una fatwa, firmata da un gruppo di rabbini. I rabbini hanno proclamato l'identificazione teologica di Ismaele - quindi degli arabi - con gli Amalechiti. Il nome "Amalek" e' menzionato nella Bibbia come nome di una tribù che causò problemi ai Figli di Israele. In questa storia, il Dio di Israele ordina al Suo popolo di sterminare completamente gli Amalechiti, compreso il bestiame. Re Saul porta a termine il lavoro malamente: li stermina tutti, ma risparmia le ragazze nubili. Questa "debolezza" gli costa la corona. L'obbligo di sterminare gli Amalechiti e' ancora valido tra i principi in cui taluni credono, anche se, per secoli, nessuno ha identificato alcuna nazione vivente con la tribù maledetta.

Vi e' un'eccezione, che dimostra quanto sia pericoloso il decreto. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, alcuni ebrei - tra essi il futuro primo ministro Menachem Begin - identificarono i tedeschi con Amalek. Così, Abba Kovner, un ebreo religioso socialista e acerrimo nemico del Nazismo, nel 1945 tramò un complotto per avvelenare il sistema di rifornimento idrico delle città tedesche, in modo da assassinare "sei milioni di tedeschi". Ottenne il veleno dal futuro presidente di Israele, Efraim Katzir. Si presume che Katzir sapesse che Kovner intendeva avvelenare "solo" alcune migliaia di prigionieri di guerra tedeschi. Il piano fallì, per fortuna, quando Kovner fu fermato in un porto europeo da ufficiali britannici. Questa storia fu pubblicata l'anno scorso in Israele, in una biografia di Kovner scritta da Dina Porat, dirigente del Centro di Ricerca sull'Anti-semitismo dell'Università di Tel Aviv.

In parole povere, la fatwa dei rabbini significa: il nostro dovere religioso e' uccidere tutti gli arabi, inclusi donne e bambini, incluso il bestiame, fino all'ultimo gatto. Il liberale Ha'aretz, il cui proprietario ed editore sono abbastanza versati per comprendere la fatwa, non hanno esitato a pubblicare l'annuncio.

Alcuni attivisti palestinesi mi hanno recentemente criticato per essermi associato al marginale settimanale russo Zavtra e per aver citato il settimanale americano Spotlight. Mi chiedo come mai non mi abbiano condannato per aver scritto in Ha'aretz. Dopo tutto, ne' Zavtra ne' Spotlight hanno mai pubblicato un appello al genocidio.

Non sarebbe cortese citare solo Ha'aretz. Un altro importante giornale ebraico, il Washington Post, ha pubblicato un analogo ed appassionato appello al genocidio da parte di Charles Krauthammer. Questo discepolo di re Saul non può contare sulla conoscenza della Bibbia da parte del suo pubblico, quindi si riferisce al massacro di soldati iracheni da parte del generale Colin Powell. Egli cita dunque Powell, che disse dell'esercito iracheno: "Prima lo isoleremo, poi lo uccideremo". Per Krauthammer, con le sue citazioni accuratamente scelte, una moltitudine di arabi massacrati non giustifica il pronome umano "li". Sono un "lo" [it, in inglese, pronome neutro].
Nell'ultimo stadio della guerra del Golfo [Shamir si riferisce alla Prima Guerra, nel 1991, ndt], un numero incalcolabile di iracheni disarmati ed arresi furono massacrati a sangue freddo dalle Forze aeree USA, ed i loro corpi sepolti da bulldozers nella sabbia del deserto, in immense e sconosciute fosse comuni. Il numero delle vittime di questa ecatombe varia da 100.000 a 500.000. Solo Dio conosce i loro nomi.

Krauthammer vuole ripetere questa prodezza in Palestina. "Essa" e' già isolata, divisa in settanta pezzi dall'esercito israeliano. Ora e' pronta per il grande assassinio. "Uccidila", urla con grande passione. Forse si preoccupa che i persiani fermino ancora una volta il bagno di sangue prima che Mamilla Pool si riempia. Le sue preoccupazioni sono la nostra speranza