....costituzionale

Il capo dello Stato fa bene a difendere il valore del patto costituzionale e a cercare di dare radici storiche alla nascita della Repubblica che ha l’onore di presiedere per volontà di un’ampia maggioranza del Parlamento da quasi quattro anni.
E’ il suo mestiere, visto che l’ufficio del presidente non è quello di un innovatore o di un ingegnere costituzionale, bensì di un custode della Carta e dei suoi valori.
Ma i lagnosi e faziosi lobbisti acquartierati nell’anticamera del Quirinale, insomma quelli che gli tirano sempre la giacca e parlano abusivamente in suo nome, dovrebbero finirla con la loro principale ossessione: la denuncia di una congiura culturale per sovvertire le basi del patriottismo costituzionale orchestrata da quella che chiamano la nuova destra, dai piccoli giornali d’opinione, da un segmento autorevole ma ristretto dell’intellighenzia non totalmente schierata con loro e con la loro rete.
Persino gli americani, che in fatto di patriottismo e di costituzione hanno esperienza solida, riflettono liberamente su principi scritti non cinquant’anni fa ma duecento anni fa, e sul senso di una repubblica emersa da una guerra vittoriosa per l’indipendenza e non, come la nostra, da una sconfitta in guerra e dal lavorio benemerito di partiti oggi tutti scomparsi per mano giudiziaria o ribattezzati di fretta dopo la caduta del Muro di Berlino.
E’ irritante, spocchioso e poco patriottico fare della carta promulgata nel ’48 una prigione intellettuale per dissidenti, brandirla come un organo di censura permanente contro la ricerca storica “revisionista”, umiliarla nell’ufficio volgare di escludere un nemico che è maggioranza politica nel paese e nel Parlamento.
In tutta la sua opera politica, anche nella sua funzione di “conservatore”, Ciampi si guarda bene dall’avallare queste interpretazioni del suo pensiero. Sono atteggiamenti irresponsabili, che soltanto dei parvenu del patriottismo possono coltivare con tanta falsa sicumera. Tutte le costituzioni invecchiano, e vengono emendate quando sia necessario, a eccezione di quella britannica, che infatti non è scritta se non nella tradizione del common law e nel common sense. E tutte le storie vengono riscritte alla luce dei fatti nuovi e delle scoperte di persone libere di ricercare la verità a proposito di quel che è realmente accaduto.
Se Silvio Berlusconi, magari nella sua veste minore o collaterale di presidente del Consiglio e di leader politico, si convincesse, oltre a cantare con il maestro Apicella e a dire fulminanti battute in sintonia con l’uomo della strada, a fare qualche volta due chiacchiere con il pericoloso ceto degli intellettuali non ammaestrati, renderebbe più semplice il compito di tagliare le unghie ai rapaci lobbisti che della Costituzione fanno un uso così poco pulito.

Giuliano Ferrara su il Foglio

saluti