Ciao,
posso porre qualche altra domanda/dubbio, visto che mi e' parso che nel thread su comunismo e anarchia non ci fosse molto interesse?
Voglio solo condividere qualche riflessione, per sentire un po' di opinioni che possano servirmi (spero) da spunto per elaborare meglio le idee...
Allora, prima di tutto mi piacerebbe sapere, da chi milita (come me) in RC, cosa intende per comunismo, e che ne pensa del marxismo.
Secondo me, di certo non si puo' dire che Rifondazione sia un partito marxista, ma perche' la domanda mi pare stupida a monte; la stessa etichetta di marxista puo' voler dire tutto e nulla, io credo che nel pensiero di Marx e dei suoi successori/continuatori/esegeti vari ci siano molte cose interessanti, che vanno prese ed elaborate - ma quando ci si definisce tout-court marxista, come se fosse una fede dogmatica, si finisce automaticamente nei guai...
Per cominciare... il pregio del pensiero marxista e' di aver introdotto dei metodi scientifici nella politica - e questo, per esempio, e' una cosa molto positiva, e penso che nonostante la (possibile?) comunione di intenti, la dimensione scientifica, progettuale ed organizzativa del comunismo, insieme alla ricerca del pragmatismo, ci divide dagli anarchici.
Pero'... questo pensiero scientfico non crea una contraddizione con l'utopia di una societa' comunista? Spiego meglio: intanto vi chiedo, secondo voi e' *davvero* possibile una societa' comunista (e intendo in senso pieno, non parlo di Stato Socialista)? Se si ammette che essa e' una utopia - anche se una bellissima utopia, e che di sicuro ci puo' dare una "direzione" verso dove evolvere la nostra societa' - non cozza profondamente con lo spirito scientifico del marxismo?
Insomma, Marx dopo aver fatto un enorme lavoro elaborando i concetti di materialismo storico e dialettico e applicando la scienza alla storia, poi si lancia in una operazione quasi "religiosa" (e quindi in perfetta antitesi con l'approccio scientifico) immaginando la societa' perfetta, comunista - non diversamente dagli utopisti che lui stesso attaccava.
Questo dubbio non e' irrilevante, perche' assieme a molte altre riflessioni (con le quali vi rompero' l'anima piu' avanti) deve servire a farmi capire come collocarmi/ci nella societa' di oggi. Crediamo di poter abbattere lo stato borghese? E' davvero possibile e fattibile, qui e oggi farlo? E abbiamo gli strumenti per costruire qualcosa di diverso, che non diventi come gia' mostrato dalla storia, semplicemente una forma diverso di stato, nominalmente non borghese, ma sempre e comunque espressione di una determinata classe che ha interesse a mantenere il proprio potere (con tutta l'oppressione/repressione che ne segue)? E, se no, quale e' la nostra alternativa? Diventare pienamente socialdemocratici? Da cui la domanda, se e' possibile una via di mezzo - e' possibile riconoscere lo stato borghese e partecipare pienamente alle sue dinamiche politiche, conservando l'ottica rivoluzionaria? E tale ottica rivoluzionaria, se non si riconosce in quelle del passato (e su questo sono d'accordo, la societa' e i tempi cambiano, riproporre un partito leninista non e' possibile, ne' utile), in quale forma e con quale progettualita' ci riteniamo rivoluzionari?
Per ora basta... attendo qualche risposta, poi vado avanti con i miei soliloqui :-)
Ciao,
A.




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