quando i capi non piacciono si spodestano...democraticamente ma lo si fa...


quando i capi non piacciono si spodestano...democraticamente ma lo si fa...
Salerno libera nazione del Sud!


Democraticamente cerchiamo di farlo, ma non dipende solo da capacità soggettive ma anche dalle situazioni oggettive che il periodo storico presentaIn origine postato da Cilento Nazione
quando i capi non piacciono si spodestano...democraticamente ma lo si fa...
L'unico modo per non avere cattivi padroni è non avere padroni


Ciao,In origine postato da ulianov
Marx prima e Lenin poi, forse in maniera più approfondita(Stato e Rivoluzione), dicono chiaramente che il primo passo per la creazione di una società comunista( in cui non ci sarà più il salario in base alla quantità di lavoro, ma da ciascuno secondo le sue capacità ed a ognuno secondo le sue necessità) è la dittatura del proletariato e l'edificazione di uno stato socialista
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Questo perchè non essendo utopisti, Marx e Lenin capivano bene che l'edificazione di una società comunista non potrà certo avvenire sulle ceneri di quella capitalista e che si renderà necessario perciò una fase di transizione (la cui durata non possiamo prevedere essendo marxisti e non maghi)
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Non esisterà più il parlamento borghese ma una repubblica dei soviet, non più un esercito regolare ma milizie popolari. Quindi la creazione della società comunista vera e propria riguarderà le future generazioni nate in un vero stato socialista e prive dei pregiudizi borghesi frutto di questa sovrastruttura, quando e come potrà crearsi una vera società società socialista non sta a noi dirlo per ora.
...
Analizzare le cause della degenerazione sovietica è un altro discorso.
anzitutto, grazie della risposta, e subito un consiglio: lascia stare e non perdere tempo a rispondere alle provocazioni idiote... non so te, io purtroppo sono abbastanza abituato a girare per internet, e ho imparato a non dare considerazione a chi non la merita... e ora torniamo a noi :-)
Dunque, quanto mi riporti e' l'analisi del pensiero marxista... pero' non vengono toccati i dubbi che ho sollevato.
Secondo me hai riportato una contraddizione, quando dici che "come potrà crearsi una vera società società socialista non sta a noi dirlo per ora" perche' sara' frutto delle generazioni nate sotto la dittatura del proletariato. Ma questo non e' per nulla scientifico, perche' vorrebbe dire che il marxismo non ha chiaro l'obiettivo finale e propone: noi vi portiamo fino a un certo punto, poi da li vedete un po' voi come fare.
Ed era fondamentalmente il mio dubbio, ovvero se noi crediamo *realmente* nella possibilita' di una societa' comunista; se non siamo sicuri che possa esistere, e comunque non sappiamo indicare un cammino "scientifico" ad essa, che proposte possiamo fare?
Per conto mio, non saprei che dire... nel senso che la societa' comunista (che, giusto per sottolineare, sarebbe di conseguenza anche anarchica) presuppone la fede nel raziocinio umano: ovvero credere che sia possibile rendere "buoni" tutti gli esseri umani (e badate che sono tanti, piu' di sei miliardi) attraverso il raziocinio ed eliminando la fonte della malvagita' umana, che viene identificata nell'egoismo creato dal concetto di proprieta' privata, sul quale si basa il sistema capitalista. In questa ottica, il procedimento marxista e' impeccabile: andando al potere, il nuovo Stato Socialista provvedera' a modificare la struttura economica, fino alla scomparsa della proprieta' privata, dopodiche' quasi automaticamente la sovrastruttura sociale non avra' piu' bisogno del concetto di Stato, e sara' la societa' comunista.
Il problema e' questa fede razionalista nell'uomo. Mi chiedo: davvero il concetto di proprieta' privata puo' essere estirpato dall'uomo? E' possibile che in parte l'istinto a "possedere" non sia naturale nell'uomo? Guardando gli animali, allo stato selvatico, mi rendo conto che istinti come territorialita' e gerarchia, basati entrambi sulla violenza (violenza diversa da quella dell'uomo, qui il discorso sarebbe lungo e fuorviante) esistono naturalmente... davvero un giorno potra' nascere una generazione nella quale non ci sara' alcun tipo di desiderio di sopraffazione di un uomo sugli altri? Perche' in caso contrario, se ci fosse anche una sola persona "malvagia" o "violenta", ridiventa necessario uno strumento di controllo, che garantisca i piu' deboli - e questo si chiama Stato... non so se ho esposto abbastanza chiaramente il dubbio che mi attanaglia.
Infine, dici che la discussione sullo Stalinismo e' altra cosa. Hai perfettamente ragione, pero' e' un'altra cosa, che andrebbe fatta e purtroppo non ho mai visto ben svolta... l'Unione Sovietica e' stata la maggiore e' piu' importante applicazione dei concetti marxisti, per cui da comunisti, come minimo, dovremmo analizzare a fondo cosa non ha funzionato - io quello che ho visto fino ad ora e' stato da un lato buttare alle ortiche tutto, dall'altro "personalizzare" il problema dicendo semplicemente che era tutta colpa di Stalin che era "cattivo"... in entrambi i casi si elude una discussione seria.
E questa discussione andrebbe fatta... perche' apre una bella falla, che nelle sue previsioni scientifiche non aveva minimamente previsto la possibilita' che la Dittatura del Proletariato si trasformasse in una dittatura personale, ne' che dallo Stato Socialista, che nominalmente aveva il fine di far sparire la divisione fra classi nella societa', nascesse una nuova classe, la Burocrazia, con i suoi interessi a rimanere al potere di uno Stato... insomma queste questioni non sono marginali, sia dal punto di vista filosofico/politico, sia e soprattutto dal punto di vista pragmatico, perche' hanno voluto dire sofferenza, morte e terrore per milioni di persone.
Ah, ultima curiosita', hai detto che sei della minoranza RC, a quale area ti riferisci in particolare (io sinceramente ancora faccio fatica a orientarmi dentro RC, fra tutte le aree sia del partito, sia dei GC!). Ciao,
A.
::: One Solution
Vegan Revolution :::


Ehm, non ho capito; pero' mi sa che hai sbagliato a scrivere perche' se Marx avesse portato il Socialismo da scienza a utopia pura avrebbe fatto un bel danno!In origine postato da Spartakus2oo3
1) Dichiarare che la società comunista è utopia, significa contraddire il materialismo storico dialettico. Il Socialismo è passato dalla scienza all'utopia con Marx.
Comunque, la mia critica e' la stessa che ho riportato a Ulianov: e' possibile essere scientifici, se poi l'obiettivo viene dichiarato utopia e - di conseguenza - non si e' capaci di stabilire scientificamente come arrivarci?
Sarebbe come (azz, perche' mi lancio in metafore strane che poi mi impantano??) se proponessi una bellissima auto che va ad acqua e non inquina, sapendo che non e' possibile farla sul serio... allora poteri costruire l'automobile, che pero' non funziona; non sarebbe carino dire che io l'ho costruita, e ora sta ad altri vedere di farla funzionare ignorando come sia possibile farlo. Ora, potrebbe anche essere una buona idea se comunque tale auto funzionasse in parte e comunque meglio delle altre - pero', fuor di metafora, se tale auto e' stata lo Stato Socialista di stampo sovietico, non ha funzionato benissimo... e allora bisogna ben chiarire come riprovare a ricostruire tutto in futuro.
Il mio dubbio resta; se comunque la fase finale rimane utopistica, e dunque non quantificabile e indicabile scientificamente, non commettiamo lo stesso "peccato" che rinfacciamo agli anarchici?
4)Marx ha immaginato una società comunista come i suoi colleghi utopisti, ma l'ha presentata come ultima fase, la conclusione reale del confiltto tra classi; e a differenza degli anarchici ha sottolineato la fase socialistica precomunista, necessaria per sviluppare gradualmente l'estinzione dello Stato e quindi della lotta fra classi.
Si, ma in che modo non ripetere gli errori del passato? (non e' una domanda retorica, me lo chiedo sul serio).
5) Io rispondi Sì alla tua domanda sulla possibilità di abbattere lo stato borghese e alla possibità di non ripetere gli stessi errori compiuti negli stati del "socialismo reale"
...
Tutto ciò contribuisce allo sviluppo di un movimento reale antimperialista contrapposto a livello mondiale e nazionale, contro il capitalismo. Ciò che manca è un soggetto politico e organizzativo realmente marxista in grado di portare sul piano rivoluzionario il variegato "movimento dei movimenti".
Mi fermo qui perchè non è questa la sede per sviluppare un analisi adeguata sulla fase di involuzione del capitalismo.
E poi... siamo sicuri davvero che il Movimento sia cosi' anticapitalista? La sua composizione e' cosi' variegata e poco chiara, ma credo che la componente chiaramente, e coscientemente, rivoluzionaria non sia poi cosi' ampia... e' davvero possibile che tale movimento sia la base per la costruzione di una societa' diversa, e se si, in quale modo?
Occhei, basta con le domande!
Ehm, felice di risultarti simpatico
7)![]()
Ciao,
A.
::: One Solution
Vegan Revolution :::


Scusa Alberto ho scazzato
eheheh
capita
Volevo dire dall'utopia alla scienza!
![]()


Vado per schemi:In origine postato da Alberto Vegan
Ciao,
anzitutto, grazie della risposta, e subito un consiglio: lascia stare e non perdere tempo a rispondere alle provocazioni idiote... non so te, io purtroppo sono abbastanza abituato a girare per internet, e ho imparato a non dare considerazione a chi non la merita... e ora torniamo a noi :-)
Dunque, quanto mi riporti e' l'analisi del pensiero marxista... pero' non vengono toccati i dubbi che ho sollevato.
Secondo me hai riportato una contraddizione, quando dici che "come potrà crearsi una vera società società socialista non sta a noi dirlo per ora" perche' sara' frutto delle generazioni nate sotto la dittatura del proletariato. Ma questo non e' per nulla scientifico, perche' vorrebbe dire che il marxismo non ha chiaro l'obiettivo finale e propone: noi vi portiamo fino a un certo punto, poi da li vedete un po' voi come fare.
Ed era fondamentalmente il mio dubbio, ovvero se noi crediamo *realmente* nella possibilita' di una societa' comunista; se non siamo sicuri che possa esistere, e comunque non sappiamo indicare un cammino "scientifico" ad essa, che proposte possiamo fare?
Per conto mio, non saprei che dire... nel senso che la societa' comunista (che, giusto per sottolineare, sarebbe di conseguenza anche anarchica) presuppone la fede nel raziocinio umano: ovvero credere che sia possibile rendere "buoni" tutti gli esseri umani (e badate che sono tanti, piu' di sei miliardi) attraverso il raziocinio ed eliminando la fonte della malvagita' umana, che viene identificata nell'egoismo creato dal concetto di proprieta' privata, sul quale si basa il sistema capitalista. In questa ottica, il procedimento marxista e' impeccabile: andando al potere, il nuovo Stato Socialista provvedera' a modificare la struttura economica, fino alla scomparsa della proprieta' privata, dopodiche' quasi automaticamente la sovrastruttura sociale non avra' piu' bisogno del concetto di Stato, e sara' la societa' comunista.
Il problema e' questa fede razionalista nell'uomo. Mi chiedo: davvero il concetto di proprieta' privata puo' essere estirpato dall'uomo? E' possibile che in parte l'istinto a "possedere" non sia naturale nell'uomo? Guardando gli animali, allo stato selvatico, mi rendo conto che istinti come territorialita' e gerarchia, basati entrambi sulla violenza (violenza diversa da quella dell'uomo, qui il discorso sarebbe lungo e fuorviante) esistono naturalmente... davvero un giorno potra' nascere una generazione nella quale non ci sara' alcun tipo di desiderio di sopraffazione di un uomo sugli altri? Perche' in caso contrario, se ci fosse anche una sola persona "malvagia" o "violenta", ridiventa necessario uno strumento di controllo, che garantisca i piu' deboli - e questo si chiama Stato... non so se ho esposto abbastanza chiaramente il dubbio che mi attanaglia.
Infine, dici che la discussione sullo Stalinismo e' altra cosa. Hai perfettamente ragione, pero' e' un'altra cosa, che andrebbe fatta e purtroppo non ho mai visto ben svolta... l'Unione Sovietica e' stata la maggiore e' piu' importante applicazione dei concetti marxisti, per cui da comunisti, come minimo, dovremmo analizzare a fondo cosa non ha funzionato - io quello che ho visto fino ad ora e' stato da un lato buttare alle ortiche tutto, dall'altro "personalizzare" il problema dicendo semplicemente che era tutta colpa di Stalin che era "cattivo"... in entrambi i casi si elude una discussione seria.
E questa discussione andrebbe fatta... perche' apre una bella falla, che nelle sue previsioni scientifiche non aveva minimamente previsto la possibilita' che la Dittatura del Proletariato si trasformasse in una dittatura personale, ne' che dallo Stato Socialista, che nominalmente aveva il fine di far sparire la divisione fra classi nella societa', nascesse una nuova classe, la Burocrazia, con i suoi interessi a rimanere al potere di uno Stato... insomma queste questioni non sono marginali, sia dal punto di vista filosofico/politico, sia e soprattutto dal punto di vista pragmatico, perche' hanno voluto dire sofferenza, morte e terrore per milioni di persone.
Ah, ultima curiosita', hai detto che sei della minoranza RC, a quale area ti riferisci in particolare (io sinceramente ancora faccio fatica a orientarmi dentro RC, fra tutte le aree sia del partito, sia dei GC!). Ciao,
A.
1) Marx ha analizzato la storia umana l'era capitalista da un punto di vista scientifico, ha quindi fornito un metodo di analisi scientifico che si basa sulla concezione materialistica della storia.
La scienza sociale marxista non è una scienza naturale con le sue leggi, finalmente svelate; noi ora sappiamo che se lanciamo un sasso da una certa altezza esso sarà guidato da delle leggi gravitazionali a cui non può certo sfuggire. Così non è per la società. Marx ha detto che la storia è la lotta delle classi, e che la base di ogni avvenimento storico è la base economica ed il modo di produzione esistente il tal periodo, ma certamente esistono svariati fattori, spesso anche soggettivi che influiscono ed indirizzano gli avvenimenti. Ad esempio la rivoluzione in Russia forse non ci sarebbe stata, nonostante la situazione rivoluzionaria, se Lenin non fosse tornato ed avesse pronunciato le Tesi di Aprile, chiaramente quindi alla condizione oggettiva rivoluzionaria si è aggiunto il fattore soggetivo della personalità e della perspicacia di Lenin. Se pensassimo che le cose siano così meccaniche, che gli avvenimenti seguano il loro corso guidati da leggi sociali come quelle naturali, allora saremo solo dei fatalisti che credono che il sistema capitalista perirà da solo a noi spetterebbe il compito di prevedere tutto quello che accadrà,conoscendo oramai le leggi che guidano la società; quindi non ci sarebbe bisogno del partito comunista e dell'avanguardia rivoluzionaria ma semplicemente di scienzati delle leggi sociali.
Marx analizzando il capitale ha detto che questo avrebbe creato il suo becchino:"il proletariato", non ha detto come e quando sarebbe nata la società socialista, è stata poi la comune di Parigi a dargli le prime indicazioni di come sarebbe potuta essere la società socialista, cioè ha imparato dall'esperienza (La teoria e la praxis vanno di pari passo). Noi come comunisti per ora dobbiamo indicare la prospettiva di una società socialista che rappresenterebbe un grossimo passo in avanti nell'amancipazione del proletariato verso una società comunista, ma non possiamo già da ora dire quello che succederà in futuro, ma solo fare delle ipotesi.Ad esempio come possiamo prevedere fin dove può arrivare il progresso tecnologico? Possiamo però certamente affermare che la scienza liberata dai vincoli del profitto darà grandi risultati.
2) il concetto di proprietà privata non è esistito nella storia umana per milioni di anni, ha cominciato a svilupparsi nel momento in cui gli uomini hanno cominciato a produrre un surplus rispetto a quello che bastava per sfamare se e la propria tribù. Quindi il concetto di proprietà privata è antecedente al capitalismo ma è una parte del peiodo della storia umana molto ristretta. La borghesia con la sua sovrastruttura vuol far credere che l'uomo abbia il senso della proprietà privata innato, che l'uomo sia cattivo di natura ma ciò serve solo ai borghesi per continuare a mantenere i loro privilegi. Se l'uomo fosse cattivo di natura si sarebbe estinto da un pezzo, nonsarebbe mai arrivato dove è arrivato. Chiaramente però la creazione di una società socialista non può garantire che non ci saranno più persone che faranno del male a delle altre, ma non sarà certo necessaria un'organizzazione statale per contrastare tali reati, eliminando alla radice causa della violenza umana, certamentenon vedremo comunque più la barbarie in cui siamo costretti a vivere oggi.
3) Se vuoi possiamo discutere sulla degenerazione stalinista però in altra discussione. Tu dici correttamente che è sbaglito buttare tutto alle ortiche, come fa Bertinotti, ma è anche sbagliato dire che la colpa è solo di Stalin, infatti la degenrazione non è avvenuta perchè ha preso il potere Stalin, ma perchè si era rotto l'anello debole del sistema capitalista, cioè la rivoluzione era scoppiata in un paese estremamente arretrato come la Russia ed era necessario che a questa seguisse la rivoluzione in paesi a capitalismo avanzato come ad esempio la Germania o l'Inghilterra. Questo non è avvenuto ed una serie di fattori hanno fatto sì che si creasse una casta burocratica che ha eliminato fisicamente i migliori bolscevichi e praticamente tutte le conquiste democratiche della rivoluzione sia nella società sia nel partito.
4) Io appartengo all'area di FalceMartello. Nella minoranza sono anche due altre aree chiamate entrambe Progetto Comunista, una di queste è quella di Ferrando
L'unico modo per non avere cattivi padroni è non avere padroni


Teoria e prassi vanno di pari passo...anche questo Marx ci ha insegnato. Il marxismo, come tutte le scienze, anhe quelle naturali, è in continua evoluzione, in continuo adattamento alle realtà che mano a mano si presentano.
Non c'è dunque contraddizione fra la scientificità del marxismo e la consapevolezza del futuro comunismo. Il punto è che tutto sta a noi, alle masse. Spesso vi è una travisazione in senso messianico e avventistico del comunismo, come se dovesse cadere dal cielo prima o poi. Il comunismo lo costruiranno le masse e dunque è possibile! Per rifarmi a Hegel... se è razionale è reale! Marx ha semplicemente indicato che una visione sinottica della storia porta a quello, ecco che entra in gioco il concetto filosofico del marxismo... dal comunismo primitivo l'uomo si è diviso in classi, in lotta fra di loro, l'evoluzioni dialettiche dei rapporti fra tali classi sembrano inevitabilmente portare alla scomparsa delle medesime, quando sarà possibile garantire a tutti la soddisfazione dei propri bisogni.... del resto il mondo non è mai stato ricco come oggi: se la ripartizione delle ricchezze fosse equa, tutti potrebbero vivere una vita dignitosa. Dunque i tempi sono ormai maturi...
TUTTO IL POTERE AI SOVIET!


1) Tenendo presente che il socialismo lo costruisce il proletariato, non una cricca di burocrati. Questo basta e avanza.In origine postato da Alberto Vegan
1)Si, ma in che modo non ripetere gli errori del passato? (non e' una domanda retorica, me lo chiedo sul serio).
2)E poi... siamo sicuri davvero che il Movimento sia cosi' anticapitalista? La sua composizione e' cosi' variegata e poco chiara, ma credo che la componente chiaramente, e coscientemente, rivoluzionaria non sia poi cosi' ampia... e' davvero possibile che tale movimento sia la base per la costruzione di una societa' diversa, e se si, in quale modo?
Occhei, basta con le domande!
A.
2) A mio parere, essendo la globalizzazione una struttura difensiva del capitalismo in fase ormai terminale, lottare contro la globalizzazione, anche da un'ottica non necessariamente anti-capitalista, significa lottare contro il capitalismo stesso. Loro credono di poter umanizzare questo sistema, non ci riusciranno e il loro fallimento spianerà la strada al socialismo... nel frattempo lottano con noi contro la barriera più grande al socialismo... la globalizzazione.
Ovviamente acquisire un'egemonia marxista all'interno dei movimenti sarebbe uno strumento decisamente utile!
TUTTO IL POTERE AI SOVIET!


Caro Soviet,In origine postato da soviet999
1) Tenendo presente che il socialismo lo costruisce il proletariato, non una cricca di burocrati. Questo basta e avanza.
2) A mio parere, essendo la globalizzazione una struttura difensiva del capitalismo in fase ormai terminale, lottare contro la globalizzazione, anche da un'ottica non necessariamente anti-capitalista, significa lottare contro il capitalismo stesso. Loro credono di poter umanizzare questo sistema, non ci riusciranno e il loro fallimento spianerà la strada al socialismo... nel frattempo lottano con noi contro la barriera più grande al socialismo... la globalizzazione.
Ovviamente acquisire un'egemonia marxista all'interno dei movimenti sarebbe uno strumento decisamente utile!
io non credo affatto che la globalizzazione sia una barriera al socialismo, penso che una società comunista deve necessariamente essere una società globalizzata. Quelli che lottano realmente contro la globalizzazione come ad esempio quelli di Attac sono solo dei piccoli borghesi che vogliono difendere i loro interessi da quelli delle grandi multinazionali è solo lo scontro tra il garnde capitale ed il piccolo capitale. Io sono per la globalizzazione ma senza padroni. Il movimento noglobal che lotta contro la globalizzazione è vero in realtà lotta contro il capitalismo, ma perchè ne siano coscienti o no è questa la forma che esso ha assunto e non si può certo pensare di tornare indietro o di riformalo.
L'unico modo per non avere cattivi padroni è non avere padroni


Sono d'accordo che marxista può significare tutto o niente. Lo stesso Marx che era un uomo intelligente quando vide che parecchie persone si appropiarono del suo nome per dire e fare schifezze di qualunque tipo ripete: "io so solo che non sono marxista!".In origine postato da Alberto Vegan
Ciao,
posso porre qualche altra domanda/dubbio, visto che mi e' parso che nel thread su comunismo e anarchia non ci fosse molto interesse?
Voglio solo condividere qualche riflessione, per sentire un po' di opinioni che possano servirmi (spero) da spunto per elaborare meglio le idee...
Allora, prima di tutto mi piacerebbe sapere, da chi milita (come me) in RC, cosa intende per comunismo, e che ne pensa del marxismo.
Secondo me, di certo non si puo' dire che Rifondazione sia un partito marxista, ma perche' la domanda mi pare stupida a monte; la stessa etichetta di marxista puo' voler dire tutto e nulla, io credo che nel pensiero di Marx e dei suoi successori/continuatori/esegeti vari ci siano molte cose interessanti, che vanno prese ed elaborate - ma quando ci si definisce tout-court marxista, come se fosse una fede dogmatica, si finisce automaticamente nei guai...
Per cominciare... il pregio del pensiero marxista e' di aver introdotto dei metodi scientifici nella politica - e questo, per esempio, e' una cosa molto positiva, e penso che nonostante la (possibile?) comunione di intenti, la dimensione scientifica, progettuale ed organizzativa del comunismo, insieme alla ricerca del pragmatismo, ci divide dagli anarchici.
Pero'... questo pensiero scientfico non crea una contraddizione con l'utopia di una societa' comunista? Spiego meglio: intanto vi chiedo, secondo voi e' *davvero* possibile una societa' comunista (e intendo in senso pieno, non parlo di Stato Socialista)? Se si ammette che essa e' una utopia - anche se una bellissima utopia, e che di sicuro ci puo' dare una "direzione" verso dove evolvere la nostra societa' - non cozza profondamente con lo spirito scientifico del marxismo?
Insomma, Marx dopo aver fatto un enorme lavoro elaborando i concetti di materialismo storico e dialettico e applicando la scienza alla storia, poi si lancia in una operazione quasi "religiosa" (e quindi in perfetta antitesi con l'approccio scientifico) immaginando la societa' perfetta, comunista - non diversamente dagli utopisti che lui stesso attaccava.
Questo dubbio non e' irrilevante, perche' assieme a molte altre riflessioni (con le quali vi rompero' l'anima piu' avanti) deve servire a farmi capire come collocarmi/ci nella societa' di oggi. Crediamo di poter abbattere lo stato borghese? E' davvero possibile e fattibile, qui e oggi farlo? E abbiamo gli strumenti per costruire qualcosa di diverso, che non diventi come gia' mostrato dalla storia, semplicemente una forma diverso di stato, nominalmente non borghese, ma sempre e comunque espressione di una determinata classe che ha interesse a mantenere il proprio potere (con tutta l'oppressione/repressione che ne segue)? E, se no, quale e' la nostra alternativa? Diventare pienamente socialdemocratici? Da cui la domanda, se e' possibile una via di mezzo - e' possibile riconoscere lo stato borghese e partecipare pienamente alle sue dinamiche politiche, conservando l'ottica rivoluzionaria? E tale ottica rivoluzionaria, se non si riconosce in quelle del passato (e su questo sono d'accordo, la societa' e i tempi cambiano, riproporre un partito leninista non e' possibile, ne' utile), in quale forma e con quale progettualita' ci riteniamo rivoluzionari?
Per ora basta... attendo qualche risposta, poi vado avanti con i miei soliloqui :-)
Ciao,
A.
Credo che il PRC stia giustamente portando avanti una linea di ritorno al pensiero originale a Marx. In questo senso potremmo definirlo un partito marxiano. Il pecorso prevede lo strappo con i vari marxismi che si sono susseguiti nel novecento (altrimenti non ci chiameremo "rifondazione"). Dapprima con il leninismo e poi con tutte quelle sfaccettature nazionali che sono rappresentate nelle culture politiche del togliattismo e del berlinguerismo. In particolare provo a riassumere le distanze che il PRC ha reso dalla tradizione dei marxismi novecentechi e in particolare con quello del Pci:
a) Il giudizio sul '68: il 1968-69 per noi è l'antefatto decisivo di Rifondazione: equivalente non indegno dell'insurrezione tedesca del 1919, o dell'occupazione delle fabbriche italiana del 1920. Un obiettivo che il Pci e il resto dei partiti comunisti europei non mise a tema e, anzi, avversò.
b) Il ripudio di ogni etica lavorista: che alla liberazione del lavoro si aggiunga esplicitamente, in questo testo, la liberazione dal lavoro, è un passo di grande importanza, distante anni luce dal senso comune del Pci e del socialismo reale. Il punto decisivo non sta certo nel progettare una società basata sugli usi e i costumi della merce forza-lavoro, ma nell'abrogare una merce siffatta, riconoscendo nella sua stessa esistenza l'autentica barbarie dei tempi nostri. Inutile dire che l'abbandono di ogni etica del lavoro fa tutt'uno con la centralità attribuita alle condizioni materiali dei lavoratori. Nessuna contraddizione, anzi. Come dimostra la recente proposta di Rifondazione di un 'salario sociale' per i disoccupati. Essa rompe un tabù culturale ("chi non lavora non mangia") di enorme peso; e porta alle estreme conseguenze, dilatandolo su scala sociale, un obiettivo del 1969 operaio, il 'salario sganciato dalla produttività'.
c) Il post-fordismo come inclusione nel processo produttivo della prassi vitale extralavorativa: il post-fordismo è l'epoca della piena sussunzione della società, e della 'vita' stessa, nel modo capitalistico di produzione. È riconosciuta, contro ogni retaggio piccista, la totale compenetrazione tra lavoro e cultura (mentalità, gusti, stili di vita ecc.), lavoro e non-lavoro, struttura e sovrastruttura, economia e società. Altro che alleanza con i 'ceti medi'!
d) L'abbandono di una prospettiva 'socialista': il PRC sta cercando di mettere da parte, perché insieme improponibile e indesiderabile, il socialismo, se con tale termine si intende: la classe operaia che si fa Stato, una più trasparente ed equa applicazione della legge del valore-lavoro, pianificazione economica centralizzata, ecc. La critica comunista del socialismo (non solo del socialismo 'reale', ma anche di quello ideale) è presente in molte culture del PRC. Non è difficile riconoscere, del resto, che lo sviluppo capitalistico contemporaneo attinge risorse e vigore da quelle stesse fonti che, per altro verso, indicano la maturità del comunismo. Come Keynes e Ford delinearono, negli anni Trenta, una sorta di 'socialismo del capitale' (Stato imprenditore, esaltazione della produzione di massa pianificata ecc.), così, ora, il post-fordismo configura un paradossale e talvolta terribile 'comunismo del capitale' (crisi dello Stato-nazione, riduzione drastica del lavoro necessario ecc.).
e) Differente lettura della crisi del capitalismo: nel Pci la crisi del capitalismo era imputata alla irrazionalità 'anarchica' del suo apparato produttivo o alle sue 'arretratezze'. Nei casi più sofisticati, venivano chiamati in causa la sovrapproduzione o la caduta tendenziale del saggio del profitto. Per il PRC il punto di rottura è situato, invece, nel progressivo allargarsi della forbice tra una produzione della ricchezza, sempre più incardinata al sapere, alla scienza, alla cooperazione sociale, e una unità di misura della medesima ricchezza che ancora coincide col tempo di lavoro del singolo, con il valore di scambio, insomma con la forma-merce. È il tema saliente del Frammento sulle macchine, celebre brano dei Grundrisse di Marx: crisi capitalistica come tracollo della stessa legge del valore, non già come risultato degli squilibri interni a quest'ultima.
f) Infine, ma non per ultimo, la questione della libertà, un'idea di 'libertà comunista' lontana dal culto idolatrico dello Stato. Per il PRC la critica del 'socialismo reale' sembra lambire, talvolta, il primato dello Stato, nonché, in generale, ogni temibile proposito di una 'società organica' e centralizzata.
Questi punti sono il risultato di un percorso di Rifondazione che cerca di ritornare al Marx con tutte le sue difficoltà in un paese dove Marx è stato bistratto e dimenticato proprio dalla sinistra stessa. Basta e avanza a considerare Rifondazione, con le sue ragioni e i suoi torti, non già un residuo, ma un'esperienza inedita e perfino eccentrica.
P.G.
"Vogliamo distruggere tutti quei ridicoli monumenti del tipo "a coloro che hanno dato la vita per la patria" che incombono in ogni paese e, al loro posto, costruiremo dei monumenti ai disertori. I monumenti ai disertori rappresentano anche i caduti in guerra perchè ognuno di loro è morto malidicendo la guerra e invidiando la fortuna del disertore. La resistenza nasce dalla diserzione"
Partigiano antifascista, Venezia, 1943