La patacca dello zio Silvio.
Dice Berlusconi che Mussolini era benevolente e mandava la gente in vacanza al confino. Le sottigliezze revisioniste regalate al popolo da chi evidentemente non le ha studiate e chiede, come un giornalista qualsiasi, la speciale autorizzazione per spiegare agli altri quel che lui non sa. Questo giornale si è assunto con umiltà una certa responsabilità nel rileggere la vulgata più conformista della storiografia resistenziale, e nell’incoraggiare la libertà di ricerca contro le censure politicamente corrette (che ora tornano all’appuntamento nelle reazioni alla solita intervista pataccara). Gli infortuni del Grande Autolesionista, che ragiona talvolta con la pancia e dimentica la onorevole funzione della testa nel corpo umano, ci esulcerano. Più rigorosi di lui e da molto più tempo nel combattere le stupidaggini e gli automatismi del comunismo liberal alle vongole, nel contrastare con argomenti seri e con le carte in regola l’aggressione della giustizia faziosa alla politica democratica e a lui stesso, nel far circolare gli argomenti da lui usati contro la mafiosità di certe antimafie, diciamo al Grande Immune Masochista che adesso le sue patacche, anche se corrette da fiere smentite anticomuniste, ci provocano un senso irrecusabile di noia intellettuale. Per lui è un sacrificio adattarsi alle istituzioni, così dice, per noi sta diventando una tortura adattarci al suo pensiero volatile e alla sua forte tendenza all’inazione.
Ora anche Gianni Alemanno e Mirko Tremaglia gli danno più o meno di fascista, e se fosse vero sarebbe una tragedia ma anche una cosa seria. Magari.
La patacca dello zio Tom.
Tom Mockridge è l’uomo di Rupert Murdoch in Italia, ha varato una rete di canali satellitari al cui centro sta l’informazione. Murdoch, si sa, è un duro molto flessibile. A Washington sta con Bush, a Londra sta con Blair, e a Roma ha lottizzato uomini e idee dividendo gli uni e le altre per due missioni: accontentare commercialmente il Cav., che è proprietario di tv e presidente del Consiglio ma nel conflitto di interessi bada sempre al sodo, alla grana, e gratificare politicamente l’Ulivo, che bada a vincere le prossime elezioni e a consolidare la sua presa già piuttosto forte su un vasto settore della società civile e sulle élite. L’operazione promette di riuscire alla perfezione. Richiede per esempio un simpatico e ignorante Corrado Formigli, leale scudiero di Michele Santoro, che in una trasmissione dedicata all’11 settembre prende per buona, neanche fosse Repubblica, la patacca dello zio Osama che passeggia vivo, per la gioia di Guido Rampoldi, vivo come uno dell’Alpitour tra i cocci montagnosi dell’Afghanistan. Poi bisogna dare la parola agli americani, e dunque a Gore Vidal, che è uno scrittore e saggista di genio da quarant’anni a capo del partito antiamericano in America e a Ravello, uno che vuole ancora sapere chi ha abbattuto le Torri, perché ha dei sospetti su quella che chiama la junta di governo del National Security State, uno che odia il sistema politico del suo paese (con le sue buone ragioni americane, ma così remote) dai tempi di Harry Truman. Le patacche sono patacche, e ne paghiamo il costo con un’altra televisione utile soltanto a confermarci nella nostra sciatteria ideologica bipartisan, ma non è colpa di Murdoch o dello zio Tom se siamo un paese di pataccari in cui il potere non esiste, e quel che esiste si divide equamente tra un governo e un’opposizione impegnati in una rissa feroce ma molto apparente. Lui sta con noi, tra di noi, è già in noi.
La patacca dello zio Osama.
Anche noi ogni tanto diamo notizie spionistiche di un Osama vivo. Ma non lo desideriamo vivo, come fanno i liberal e i paciosi. Visto che dimostrò di essere un videoamatore di genio nelle settimane successive all’11 settembre, per noi bin Laden non è né vivo né morto, finché non lo vedremo che parla in sinc, parole sonore corrispondenti ai movimenti labiali, e finché non proverà di poter seppellire gli americani e gli ebrei in data certa, magari con il giornale di oggi tra le mani. I paciosi lo vogliono vivo, perché vogliono Bush morto. Questa patacca si chiama wishful thinking.
La patacca di zio Francesco.
Francesco Merlo si aggiunge alla lista post sciasciana di quelli che dicono “cretine” le Brigate rosse. Ammazzarono con abilità tecnica centinaia di persone e degradarono sottilmente la cultura italiana, fecero ballare le istituzioni e cambiarono il corso della politica italiana, resero accettabile in rilevanti ambienti sociali un’ideologia romantica e mortifera che perdura, avviarono alla morte la Dc e la Prima Repubblica.
Che cretini.
Ferrara
saluti




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