"Intervista al ministro degli Esteri lettone


«L’Europa non si allarga Siamo noi che rientriamo»


DAL NOSTRO INVIATO
RIGA - «L’Unione europea non si "allarga" a oriente. Siamo noi che ritorniamo in famiglia. Per la Lettonia è una sorta di riparazione di una vecchia ingiustizia. Senza la cortina di ferro ci troveremmo in Europa già da tempo. L’Unione è una garanzia di sicurezza e prosperità economica. Nell’epoca della globalizzazione nessun Paese può rimanere isolato».
Siamo europei, ripete Sandra Kalniete, ministro degli Esteri di un piccolo Paese di due milioni e mezzo di abitanti, spiegando che questa semplice considerazione dovrà influenzare il voto dei lettoni che oggi si recano alle urne per il referendum sull’adesione all’Ue. I consensi per l’Unione si mantengono leggermente al di sopra del 50 per cento, ma il «vento estone» dovrebbe spingere verso il sì una buona fetta di incerti. Nata nel 1952 in Siberia durante la deportazione della sua famiglia, Sandra Kalniete vede avverarsi, dopo l’ingresso nella Nato, gli obiettivi per cui si batte dal giorno dell’indipendenza. «Finalmente saremo al sicuro dopo tutti i colpi bassi del ventesimo secolo», esclama.
Dal Gulag all’indipendenza: il capo della diplomazia lettone racconta in un libro la storia del suo Paese attraverso le vicissitudini della propria famiglia: «In scarpette da ballo nelle nevi della Siberia». Le scarpette sono quelle di sua madre, Ligita, arrestata dalla polizia segreta nell’estate del 1941, alla vigilia del suo primo ballo. Ben 160mila lettoni furono deportati in Siberia, una cifra enorme considerate le dimensioni ridotte del Paese, bollati come «nemici del popolo».
Figlia unica («i miei genitori non hanno voluto offrire altri schiavi al regime sovietico»), Sandra aveva quattro anni e mezzo quando mise piede per la prima volta sul suolo lettone. Il ricordo di quel giorno le è rimasto impresso con nitidezza nella memoria - la stazione al confine fra Russia e Lettonia, la madre che scende dal treno e cade in ginocchio - e da lì è partita per rivivere le crudeltà e le sofferenze patite dalla sua famiglia nei lager siberiani.
«Dopo l’indipendenza abbiamo posto in cima alle priorità l’integrazione delle minoranze russofone - spiega il ministro degli Esteri - un impegno che ha fornito risultati più che soddisfacenti. Oggi non esistono conflitti con la comunità russa e se guardiamo a quanto succede nei Balcani c’è veramente di che essere orgogliosi».

Sandro Scabello


Esteri "

Da www.corriere.it