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  1. #1
    stanziale
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    Thumbs up il mio Ministro degli Esteri!

    La mia prefazione alla nuova edizione della ...

    di SERGIO ROMANO


    La mia prefazione alla nuova edizione della Lettera a un amico ebreo è alquanto più lunga del testo apparso nel Corriere del 7 novembre. Nelle pagine non pubblicate ho cercato di spiegare, tra l'altro, che antisemitismo e giudeofobia non sono la stessa cosa, che la Chiesa non è mai stata «antisemita» e che il pregiudizio antiebraico fu fortemente influenzato nelle società europee, dopo la Grande Guerra, dalla sproporzionata presenza di rivoluzionari ebrei in tutti i movimenti bolscevichi, dalla Russia all'Ungheria. Come tutti i pregiudizi di origine religiosa anche quello contro gli ebrei è un fenomeno storico e sociale, provocato da circostanze particolari e destinato a mutare col tempo. Ne avemmo la prova, a contrario, quando la lotta degli ebrei per una patria e la nascita dello Stato d'Israele suscitarono in Europa occidentale e in America una grande ondata di simpatia. E mi spiace, sia detto per inciso, che il governo israeliano e alcuni leader delle comunità ebraiche siano riusciti a dissipare una parte di questo straordinario patrimonio morale.
    Nella mia prefazione ho detto anche che la richiesta di indennizzi a banche e compagnie di assicurazione per fatti accaduti più di cinquant'anni fa mi è sembrata inopportuna, moralmente ingiusta e in qualche caso, purtroppo, screditata dalla voracità degli avvocati. Hanno pagato, in ultima analisi, dirigenti, azionisti e clienti che non hanno alcun rapporto con i dirigenti, gli azionisti e i clienti di allora. Abbiamo assistito a una sorta di vendetta mediterranea in cui il debito di sangue si trasmette da una generazione all'altra e i figli pagano per le colpe dei padri. Ma ho sostenuto queste mie convinzioni senza mai sottovalutare le responsabilità dei governi e l'acquiescenza della pubblica opinione all'epoca delle grandi persecuzioni.
    Il metodo a cui ho cercato di ispirarmi è quello degli storici a cui preme anzitutto valutare, per quanto possibile, il contesto e le circostanze di un particolare avvenimento. Quando Luciano Tas osserva ironicamente che il nazismo, da me definito una «ideologia anticristiana», uccise gli ebrei, non i cristiani, ha ragione. Trascura tuttavia di osservare che ben difficilmente il regime di Hitler avrebbe potuto dichiarare guerra a tutta la società tedesca. La persecuzione delle sette protestanti e il trattamento inflitto a molti sacerdoti dimostrò tuttavia che non avrebbe esitato, appena possibile, a lanciare contro le Chiese cristiane un nuovo, micidiale «Kultur kampf».
    Ecco alcune delle cose che ho cercato di dire nella mia prefazione.
    Temo che non piaceranno ai miei critici. Mi consolo osservando che a molti di essi non piacciono neppure gli atti di contrizione, quando vengono offerti e recitati. Ne abbiamo avuto la prova in questi giorni quando le dichiarazioni di quel poveruomo di Vittorio Emanuele sulle leggi razziali («una macchia indelebile») sono state considerate «tardive». Temo che i miei critici abbiano bisogno di continuare a battersi contro l'antisemitismo e che contribuiscano in tal modo, involontariamente, a tenerlo in vita.

    Sergio Romano

  2. #2
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    Predefinito

    Proprio un bel ministro degli esteri... se c'è un uomo favorevole a ogni processo di centralizzazione politica (a partire da quello europeo, si capisce) è proprio Romano. Complimenti! (Certo che rifarsi a un "conservatore" di un paese senza conservatorismo è davvero l'ultima spiaggia!)
    "Non spargerai false dicerie; non presterai mano al colpevole per essere testimone in favore di un'ingiustizia. Non seguirai la maggioranza per agire male e non deporrai in processo per deviate la maggioranza, per falsare la giustizia. Non favorirai nemmeno il debole nel suo processo" (Esodo 23: 1-3)

  3. #3
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    Predefinito Re: il mio Ministro degli Esteri!

    Originally posted by carbonass
    La mia prefazione alla nuova edizione della ...

    di SERGIO ROMANO


    Solo perchè ti ha pubblicato un paio di lettere.

  4. #4
    stanziale
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    Predefinito

    maledetto asburgo...........
    ma speravo nel Romano
    perchè è l'unico ministro degli esteri
    credibile e in qualche modo critico
    con l'america e israele
    bon
    siamo nelle mani di Frattini............

  5. #5
    stanziale
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    Predefinito ..ma non e' poi tanto male

    SERGIO ROMANO: UN VERO MODERNIZZATORE
    Secondo il professor Sergio Romano, "Carlo Cattaneo rappresentava, come disse anche Salvemini, "l’altro Risorgimento". Non a caso quando Elio Vittorini ha fondato un suo giornale lo ha chiamato "Il Politecnico". Insomma, egli va considerato un modernizzatore in tutti i sensi, sempre pensando, però, ad una Lombardia autonoma (lo scrisse anche in quel suo libro intitolato "Dell’insurrezione di Milano") e non italiana, almeno per come la intendevano i piemontesi.
    Ma perchè l’establishment milanese non gli dà una mano? Per il fatto, e Cattaneo non se ne rese conto, che nel 1848 c’era tra gli aristocratici una grande paura, che tutto scappasse di mano e si verificasse un nuovo 1792. Secondo l’establishment, la libertà e l’ordine sarebbero stati possibili solo grazie ai Savoia. Inoltre, Cattaneo sbaglia completamente i conti con la politica-militare di allora, non rendendosi ben conto quale importanza ricoprissero gli eserciti. Una volta raggiunta l’unificazione - continua l’ambasciatore - il giovane avvocato è scivolato nell’umor nero più totale. E come ricordato dal professor Rumi non va in Parlamento e fugge in Svizzera (tra l’altro l’unico vero paese federalista dell’epoca).
    Ma cosa serve affinchè il federalismo prenda forma? Innanzitutto che esso sia un fenomeno che viene dal basso (il potere centrale non lo elargirà mai!); poi, serve un'élite che ne permetta la realizzazione (e in quegli anni vi erano invece solo nobili austriacanti, papalini, latifondisti meridionali e bottegai ispirati dal classico "Franza o Spagna purchè se magna"). Purtroppo va tenuto conto anche di un’altra cosa: in pieno Risorgimento non è che il federalismo godesse di buona fama. Negli Stati Uniti ci fu la guerra di secessione e la stessa Svizzera si centralizzò, togliendo potere ai Cantoni. Questo concetto, tra l’altro, è tanto vero che se guardiamo bene alla storia, quando venne unificata la penisola, Minghetti pensò bene di tutelare le differenze fra le varie realtà territoriali, ma la sua legge manco venne messa in pratica, dato che i problemi maggiori era difendere il nuovo Stato unitario dai Briganti, dal Papa e dalle ingerenze degli Stati esteri. Infatti, l’Italia si trasformò in uno Stato prefettizio.
    Cattaneo, grande studioso e grande modernizzatore non capì queste cose. Ecco perchè devo definirlo un pessimo politico. È stato, con 100 anni di anticipo, il predecessore di Ferruccio Parri. Possiamo quindi - ha concluso il professor Romano - dire che Cattaneo è stato sconfitto da sé stesso, perchè non è stato in grado di capire le condizioni in cui si svolgevano gli avvenimenti allora, dove non si poteva prescindere dallo Stato anche nelle organizzazioni federali. Purtroppo, devo affermare che ha avuto le idee sbagliate nel momento sbagliato".

 

 

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